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Domenica, 07 Luglio 2013 05:03

Ramadan, il mese di Dio (seconda parte)

Ramadan, il mese di Dio (seconda parte)
Fra i fattori che accrescono la resistenza dell'uomo di fronte al peccato e alla trasgressione vi è il digiuno.
Quando l'uomo per alcune ore si astiene dal cibo e da altri atti determinati facendo questo per Dio, trova la forza per resistere ai peccati, e allora non si corrompe con essi, non mente, non pratica la maldicenza, non commette tradimento, eccetera. Quando l'uomo secondo il comandamento divino sopporta per ore la fame, trova la forza per non appropriarsi dei beni altrui. Quando per tutto il giorno in nome di Dio riesce a controllare i propri istinti passionali, anche quelli leciti, trova la forza di astenersi, nei restanti momenti, dalle passioni illecite. Quando nel momento della sete può chiudere la bocca di fronte a buona acqua, trova poi la forza di non prestare la bocca alla menzogna per interesse e di astenersi dall'offendere e ingiuriare il prossimo per ira.

La purezza: il digiuno rende l'uomo più puro ed è esso stesso segno della purezza dell'uomo. La Nobile Fatima Zahra (su di lei la pace), amata figlia dell'Inviato di Dio, a proposito del senso e della filosofia del digiuno disse:

"Dio Altissimo ha prescritto il digiuno al fine di rinsaldare la purezza dell'uomo"

Perché nel digiuno non esiste la dimensione dell'ipocrisia e della finzione e l’uomo per tutto il giorno, anzi, per tutto il mese, pratica l’astinenza per Dio. Per questo motivo, Dio Altissimo, in un hadith del Profeta dell’Islam dice:

“Solo per Me è il digiuno e solo Io ne do la ricompensa”

Un individuo che pratica il digiuno e, preso dai morsi della fame, si trovi solo in una stanza vicino ad ogni genere di alimenti e di bevande, pratica l’astinenza e sopporta la fame e la sete solo per Dio. Un giovane appena sposato che nel mese di Ramadan durante il giorno pur trovandosi accanto alla moglie sappia controllare il proprio istinto, si astiene dal piacere solo per Dio. E per tutto il mese di Ramadan durante il giorno rispetta le proibizioni divine.

Lo stato interiore e spirituale che per effetto del digiuno viene suscitato nell’uomo puro è indescrivibile. Nelle ore in cui l’uomo pratica per Dio l’astinenza, con labbro assetato, ventre affamato, sguardo distolto dalla passionalità, orecchio precluso al futile piacere, esistono momenti in cui lo spirito dell’uomo spicca il volo verso la sommità dei cieli e con cuore ricolmo di amore grida a Dio che tutto questo è fatto per Lui e solo per Suo precetto.

L’aiuto ai bisognosi: il digiuno è l’esperienza della fame. Nella vita di ogni individuo il digiuno è testimonianza, anzi, esperienza diretta della povertà e dell’indigenza. E non per un solo giorno, ma per un mese intero. Il digiuno ravviva negli uomini il ricordo degli umili e dei bisognosi, dell’orfano che vive nella povertà e nell’indigenza, dell’anziano bisognoso che non ha la forza di lavorare o è disoccupato, delle genti che hanno subito il colonialismo e le cui ricchezze sono state depredate, dei popoli portati all’indigenza che vivono nelle peggiori condizioni di povertà.

Domandarono all’Imam Husayn (su di lui la pace) perché Dio avesse imposto il digiuno. L’Imam rispose:

“Affinché il ricco provi la fame e provveda ai bisognosi”

Simili argomenti sono stati tramandati a nome dell’Imam Rida (su di lui la pace) e dell’Imam ‘Askari (su di lui la pace)

Il Nobile Profeta raccomandò ai musulmani di aiutare i poveri e i bisognosi in particolare durante il mese di Ramadan

- Il digiuno salva l’uomo dall’inferno. Disse l’Imam Sadiq (su di lui la pace): “Il digiuno è uno scudo contro le fiamme dell’inferno”

- Il digiuno procura all’uomo la migliore delle condizioni. Come disse il Nobile Profeta (S): “Colui che digiuna si trova in stato di adorazione, anche dormendo nel suo letto, finché non faccia maldicenza nei confronti di un musulmano”.

Fonte: islamshia.org

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