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Domenica, 20 Dicembre 2015 05:08

Il martirio dell’Imam al- ‘Askari

Il martirio dell’Imam al- ‘Askari
L’Imam Hasan ibn ‘Ali (A), detto anche “al-‘Askari”, nacque il 10 di Rabi’ al-Thani dell’anno 232 dell’Egira. Sua madre era una schiava di nome Hudhaytha. Egli visse fino all’età di undici anni con suo padre a Medina e, in seguito, con lui si trasferì a Samarra.

L’Imam Hasan ibn ‘Ali (A), detto anche “al-‘Askari”, nacque il 10 di Rabi’ al-Thani dell’anno 232 dell’Egira. Sua madre era una schiava di nome Hudhaytha. Egli visse fino all’età di undici anni con suo padre a Medina e, in seguito, con lui si trasferì a Samarra. Visse tutta la sua vita in prigione o in libertà vigilata.

Il califfo Abbasside al-Mu’taz venne succeduto da al-Muhtadi ma, dopo poco più di undici mesi, il califfo al-Mu’tamad salì al trono. Tutti questi califfi ritennero necessario tenere imprigionato l’Imam non solo per timore dell’organizzazione segreta sciita ma anche a motivo di tutte quelle tradizioni profetiche che vedevano nel dodicesimo “emiro”, “califfo” o “Imam” il salvatore dell’umanità che avrebbe guidato e vinto la rivoluzione finale contro gli oppressori, ossia l’Imam atteso dagli sciiti.

Per questo motivo gli Abbassidi isolarono l’undicesimo Imam e lo misero sotto stretta sorveglianza. Nel frattempo i soldi del khums venivano gestiti direttamente dai rappresentanti degli Imam, in accordo alle direttive già fornite in precedenza dall’Imam al-Hadi (A). Era assai raro che uno sciita potesse avere accesso alla prigione di Samarra per poter comunicare con l’Imam al-‘Askari (A); ciò avveniva per lo più per risolvere questioni inerenti allo studio delle scienze Islamiche. Gli stessi rappresentanti dell’Imam vivevano in uno stato di continuo pericolo. Per esempio, ‘Uthman ibn Sa’id e suo figlio Muhammad ibn ‘Uthman aprirono un’impresa commerciale attraverso la quale vendevano oli ma che, in realtà, nascondeva una vera e propria attività clandestina sciita.

Nello stesso tempo, quando al-Mu’tamad chiedeva informazioni ai suoi uomini che facevano visita all’Imam, questi rispondevano che non faceva altro che ricordare Iddio con il continuo movimento della sua lingua, digiunare di giorno e pregare di notte. Questo era lo stesso periodo in cui emerse la celebre figura di Ishaq al-Kindi. Questi volle scrivere un libro sul sacro Corano ma l’Imam al-‘Askari (A), dopo una discussione avuta con alcuni suoi studenti che gli fecero visita, gli consigliò di non sprecare il suo tempo poiché partiva da presupposti sbagliati. In seguito a questo colloquio, al-Kindi deciderà di bruciare tutte le copie dove aveva preservato queste sue idee.

Una volta alcune autorità Abbassidi decisero di affidare la custodia dell’Imam al-‘Askari (A) a Salih ibn Wasif. Questi mandò due uomini crudeli per torturarlo ma, quando tornarono, notò che erano diventati degli uomini religiosi a motivo dell’influenza dell’Imam.

Si narra che l’Imam al-Hadi (A) ordinò al suo schiavo Bashar di partire per Baghdad, comprare una schiava che gli avrebbe descritto e portarla da lui. Dopo aver preso una lettera che avrebbe dovuto consegnare alla schiava, arrivò a Baghdad e notò una prigioniera bizantina che, senza timore alcuno, si rifiutava di vendersi come schiava ad ogni potenziale acquirente. Bashar consegnò la lettera a quella fanciulla la quale, dopo averla letta, si dichiarò disposta a farsi vendere come schiava. Il mercante non potette fare altro che assecondare i suoi desideri.

Questa donna coraggiosa si chiamava Narjis ed era dal suo lato materno una discendente di Simon Pietro. Ella apparteneva alla classe nobile bizantina ed era stata catturata nel corso di una guerra di questi ultimi contro i musulmani. Quando aveva tredici anni l’imperatore di Bisanzio voleva darla in sposa a suo nipote ma, il giorno stesso del matrimonio, giunsero due scosse di terremoto che impedirono la cerimonia. La notte successiva Gesù e i suoi dodici apostoli gli apparvero in sogno assieme all’Inviato d’Iddio (S) il quale la chiese in sposa per l’Imam al-Askari (A). Gesù chiese il permesso a Simon Pietro il quale acconsentì. Dopo quella notte Narjis iniziò a coltivare dentro sé un profondo amore per l’Imam al-‘Askari (A) al punto tale di avere difficoltà a bere e mangiare e rimanere paralizzata, a causa della debolezza, per un determinato periodo di tempo. Dopo 14 notti Mari, la madre di Gesù, le apparve in sogno assieme a Fatima Zahra (A). Narjis chiese a quest’ultima il motivo per cui non potesse ancora vedere il suo futuro marito, al ché le venne risposto che per far ciò sarebbe stato necessario abbracciare l’Islam. E fu così che Narjis pronunciò la testimonianza di fede e divenne musulmana. Finalmente, attraverso la lettera di Bashar, Narjis capì che si sarebbe presto incontrata di persona con il suo futuro marito.

Quando Narjis giunse a Samarra, si incontrò prima con l’Imam al-Hadi (A) il quale fece poi chiamare sua sorella Hakimah. Hakimah si prese cura di Narjis e le insegnò tutto quello che doveva apprendere riguardo ai segreti dell’Ahl al-Bayt. Sarà proprio grazie ad Hakimah che si verranno a sapere le vicende relative alla nascita del dodicesimo Imam.

Nonostante la sua prigionia, l’Imam al-Askari (A) divenne molto popolare tra gli esegeti sciiti, la cui aspirazione maggiore era quella di poter accedere alla conoscenza coranica dell’Imam. Per esempio, Abu ‘Ali al-Hasan ibn Khalid scrisse un commentario coranico, che purtroppo non è giunto fino ai giorni nostri, alla luce degli insegnamenti dettatigli dall’Imam al-Askari (A). Comunque ci sono pervenuti altri documenti che riportano gli insegnamenti dell’Imam reperibili nelle raccolte di tradizioni e nelle opere storiche anche se, ovviamente, non eccedono in numero.

Al fine di impedire la diffusione degli insegnamenti dell’Ahl al-Bayt, il califfo Abbasside al-Mu’tamad decise di farlo avvelenare. Egli morì il giorno 8 di Rabi’ al-Awwal dell’anno 260 dell’Egira e venne seppellito a Samarra accanto a suo padre.

fonte: http://www.islamshia.org

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