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Domenica, 08 Novembre 2015 03:52

Uno dei più famosi sermoni pronunciati dal venerato Imam Sajjad(as) alla corte degli Omayadi

Uno dei più famosi sermoni pronunciati dal venerato Imam Sajjad(as) alla corte degli Omayadi
«O gente, voglio presentarmi a chi non mi conosce: io sono °Alì, figlio di Husseyn, figlio d’°Alì Ibn Abitalib (la pace sia su di loro); io sono il figlio di chi è stato offeso, depredato dei suoi beni, di colui la cui famiglia è stata fatta prigioniera.

Io sono il figlio di chi è stato ingiustamente decapitato sulle sponde del fiume Eufrate, io sono il figlio di chi è stato ucciso con difficoltà e noi ci vantiamo di ciò. O gente, vi scongiuro di confessare che siete stati voi a scrivere a mio padre, a ingannarlo e poi a ucciderlo quando vi è venuto incontro. Possa la rovina essere su di voi per quanto avete fatto! Non capite nulla! Con quale faccia incontrerete l’Inviato di Dio: pensate a quando vi dirà: “Avete ucciso i miei parenti e mi avete mancato di rispetto; voi non appartenete al mio popolo”». A questo punto i presenti iniziarono a piangere; i lamenti provenivano da ogni parte e alcuni dicevano ad altri: “Vi siete rovinati e non ve ne siete neanche accorti”. Il nobile Imam disse allora: “Che Iddio benedica chi accetta il mio consiglio e osserva il mio testamento in Dio, nel suo Inviato e nella famiglia del suo Inviato. In effetti, noi abbiamo nell’Inviato di Dio un buon esempio da seguire”. A sentire queste parole un lume di speranza si accese nei cuori di quella gente. Gli promisero cosí ubbidienza e fedeltà, gli promisero di combattere contro i suoi nemici e fare amicizia con i suoi amici e di vendicarsi di Yazid; gli promisero che dal quel momento in poi avrebbero odiato chiunque avesse compiuto ingiustizia nei suoi confronti. L’Imam (as), sconcertato, rispose: “Giammai, Giammai! O traditori, o impostori! Oltre all’inganno non esiste altra qualità in voi. Volete forse fare con me ciò che avete fatto con i miei padri? Giuro su Dio che non accetterò mai la vostra proposta, poiché le ferite che ha subito il mio cuore a causa dell’uccisione di mio padre e della sua famiglia non sono ancora guarite; non ho ancora dimenticato le sventure che colpirono l’Inviato di Dio, mio padre ed i miei fratelli, ho ancora un amaro ricordo di esse. Queste disgrazie mi hanno stretto il petto e il cuore, il mio petto è ancora travagliato dalle pene che mi hanno procurato. Evitate di aiutarci e di farci guerra”. Recitò quindi i seguenti versi: “Non c’è da meravigliarsi se Husseyn è stato ucciso, poiché anche suo padre °Alì Ibn Abitàlib, che era migliore, che era piú nobile di lui, fu ucciso. O gente di Kufa non siate quindi felici per le disgrazie che hanno colpito Husseyn. In verità, egli fu colpito dalla maggiore delle disgrazie. Che io sia sacrificato per lui, che è stato ucciso sulla riva del fiume Eufrate. Certamente la punizione dei suoi assassini è il fuoco dell’Inferno”. Disse dunque: “Noi saremo interamente contenti di voi se vi asterrete dall’aiutarci e dal combatterci”. Dopo la vicenda di Karbalà questo probo imam non aveva libertà d’azione e non poteva liberamente diffondere tra la gente le conoscenze e le norme islamiche. Si ritirò perciò in adorazione di Dio e, quando fu possibile, si dedicò all’insegnamento ed all’istruzione. Trasmetteva le conoscenze ed il sapere religioso sottoforma di preghiere. Il famoso libro As-sahifatu-s-sajjàdiyyah è una raccolta delle sue preziose preghiere, tra le più belle che si trovino nella tradizione islamica. L’imam As-sajjad raggiunse il martirio a Medina, all’età di cinquantasette anni, nel mese di muharram dell’anno 95 (e.l.), e fu sepolto nel cimitero Baghí di questa sacra città.

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