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Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco il versetto numero 27 della sura del Ragno: وَوَهَبْنَا لَهُ إِسْحَاقَ وَیَعْقُوبَ وَجَعَلْنَا فِی ذُرِّیَّتِهِ النُّبُوَّةَ وَالْکِتَابَ وَآتَیْنَاهُ أَجْرَهُ فِی الدُّنْیَا وَإِنَّهُ فِی الْآخِرَةِ لَمِنَ الصَّالِحِینَ Concedemmo [ad Abramo] Isacco e Giacobbe e nella sua progenie stabilimmo la profezia e il Libro. Gli pagammo la sua mercede in questa vita e nell'altra sarà tra i giusti.(29:27)  Il versetto spiega che dopo che Abramo migrò per sostenere la causa divina, Dio lo premiò con grandi doni; ebbe una nobile progenie che proseguirono la sua opera e furono profeti divini e rappresentarono la luce della fede tra le genti. Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Aronne e Salomone, furono tutti della stirpe di Abramo. In pratica il nome di questo profeta divenne eterno ed e’ questo l’effetto di ogni buon figlio; lui può essere motivo di felicità dei genitori in vita e mantenere vivo il nome dei genitori dopo la loro morte. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – I figli benefattori sono un dono divino che Dio elargisce alle persone benefattrici. Secondo – Uno dei premi che Dio dà in questa vita a chi compie il bene, e’ proprio una buona progenie. Terzo – Al contrario di quanto sostengono certe sette deviate, questa vita e l’altra vita possono essere costruite nel migliore dei modi ed insieme. Nella cultura islamica si dice che non bisogna sacrificare l’aldilà per questa vita ma non bisogna nemmeno abbandonare la vita mondana per ottenere la beatitudine nell’aldilà. Ed ora leggiamo i versetti 28 e 29 della sura Ankabut: وَلُوطًا إِذْ قَالَ لِقَوْمِهِ إِنَّکُمْ لَتَأْتُونَ الْفَاحِشَةَ مَا سَبَقَکُم بِهَا مِنْ أَحَدٍ مِّنَ الْعَالَمِینَ E quando Lot disse al suo popolo: “Davvero commettete una turpitudine che mai nessuno al mondo ha commesso prima di voi.(29:28) أَئِنَّکُمْ لَتَأْتُونَ الرِّجَالَ وَتَقْطَعُونَ السَّبِیلَ وَتَأْتُونَ فِی نَادِیکُمُ الْمُنکَرَ فَمَا کَانَ جَوَابَ قَوْمِهِ إِلَّا أَن قَالُوا ائْتِنَا بِعَذَابِ اللَّـهِ إِن کُنتَ مِنَ الصَّادِقِینَ Concupite i maschi, vi date al brigantaggio e perpetrate le azioni più nefande nelle vostre riunioni”. La sola risposta del suo popolo fu: “Attira su di noi il castigo di Allah, se sei uno che dice il vero!”.(29:29) Da quì in poi la sura si sposta dalla vita di Abramo alle vicende inerenti la vita di Lot che viveva nel suo stesso periodo. Il popolo di Lot però non solo non accettava il suo invito ad adorare Dio ma addirittura minacciava di morte o di esilio il profeta. Lot, profeta del signore, ammoniva la gente e ricordava che il sesso tra uomini era un peccato molto brutto che minacciava l’esistenza stessa del genere umano, ma il suo popolo proseguiva con tale pratica e rispondeva con insolenza chiedendo a Lot di invocare su di loro il castigo divino dal quale lui metteva in guardia. In altre parole davano del bugiardo a Lot e gli chiedevano di non dar loro fastidio. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – I leaders religiosi non sono solo responsabili di invitare la gente a Dio ma devono anche combattere contro i fenomeni negativi della società. Secondo – Anche se la corruzione dilaga in una società non bisogna rinunciare all’espressione della verità e bisogna distogliere il prossimo dal peccato e dall’errore. Terzo – I profeti divini incoraggiavano l’uomo ad esaudire le proprie necessità sessuali attraverso la via legale e naturale condannando sempre le deviazioni come l’omosessualità. Quarto – Il peccato e’ considerato una questione individuale fino a quando rimane segreto, ma quando diventa un qualcosa di palese e visibile diventa un problema sociale e quindi e’ dovere di tutti fare qualcosa per combatterlo. Quinto – L’omosessualità, oggi autorizzata in alcuni paesi occidentali, è sempre stata considerata un fenomeno brutto dalle religioni divine ed i profeti hanno sempre avuto la missione di opporsi a simili deviazioni. Ed ora leggiamo il versetto 30 della sura Ankabut: قَالَ رَبِّ انصُرْنِی عَلَى الْقَوْمِ الْمُفْسِدِینَ Disse: “Mio Signore, dammi la vittoria su questo popolo di perversi!”.(29:30) Quando quel popolo di peccatori accusò Lot di essere un menzognero, lui si rifugiò in Dio chiedendo un miracolo che potesse dimostrare la sua sincerità e dare la giusta lezione a quella gente. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – Nella cultura islamica, l’omosessualità viene considerata un modo per diffondere la corruzione sulla terra e chi commette palesemente questo peccato viene condannato alla pena capitale. Secondo – Dobbiamo resistere con decisione alla diffusione della corruzione nella società e dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci. Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco il versetto numero 24 della sura del Ragno: فَمَا کَانَ جَوَابَ قَوْمِهِ إِلَّا أَن قَالُوا اقْتُلُوهُ أَوْ حَرِّقُوهُ فَأَنجَاهُ اللَّـهُ مِنَ النَّارِ إِنَّ فِی ذَلِکَ لَآیَاتٍ لِّقَوْمٍ یُؤْمِنُونَ La sola risposta del suo popolo fu: “Uccidetelo o bruciatelo”; ma Allah lo salvò dal fuoco. Questi sono segni per un popolo che crede.(29:24) Dopo aver parlato della vita di Noè, la sura del Ragno ha parlato della vita di Abramo e di ciò che egli diceva alla sua gente per convincerla ad abbandonare l’idolatria. Questo versetto ricorda che la reazione della gente di Abramo fu violenta e intollerante; decisero di mettere al rogo il povero Abramo che però venne salvato dal Signore; il grande fuoco che avevano preparato per buttarci dentro Abramo venne trasformato per miracolo in un giardino fiorito. Questa vicenda della vita del buon Abramo e’ sicuramente un’ottima lezione per i credenti che devono vedere la potenza di Dio al di sopra di qualsiasi altra forza senza farsi intimidire dalle minacce dei tiranni di questo mondo. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – I nemici della religione non hanno ragionamenti validi ed usano solo la persecuzioni, la tortura e la violenza. Loro non vogliono scoprire la verità, di solito cercano solo di salvaguardare il proprio dominio, il proprio potere e la propria ricchezza. Secondo – Il fatto che i credenti siano in inferiorità numerica rispetto ai loro nemici non dà loro l’autorizzazione per arrendersi ai prepotenti ed agli ingiusti. Abramo era uno solo ma rimase in piedi dinanzi agli sviati ed ai rinnegatori e Dio lo aiutò. Terzo – La volontà di Dio sta al di sopra di quella di tutti gli altri esseri. Egli ha dato al fuoco la proprietà di essere caldo ed incandescente e quando vuole può sottrarre al fuoco tale sua caratteristica. Ed ora leggiamo il versetto 25 della sura Ankabut o del Ragno: وَقَالَ إِنَّمَا اتَّخَذْتُم مِّن دُونِ اللَّـهِ أَوْثَانًا مَّوَدَّةَ بَیْنِکُمْ فِی الْحَیَوةِ الدُّنْیَا ثُمَّ یَوْمَ الْقِیَامَةِ یَکْفُرُ بَعْضُکُم بِبَعْضٍ وَیَلْعَنُ بَعْضُکُم بَعْضًا وَمَأْوَاکُمُ النَّارُ وَمَا لَکُم مِّن نَّاصِرِینَ Disse: “Invero, non avete adottato gli idoli, all'infuori di Allah, se non per amore reciproco in questo mondo. Poi, nel Giorno della Resurrezione, gli uni disconosceranno gli altri e gli uni malediranno gli altri; vostra dimora sarà il fuoco e non avrete chi vi soccorrerà”.(29:25) Dopo essere stato salvato dal rogo, Abramo non si fermò e continuò a porre domande sulla dottrina diffusa al suo tempo ovvero quella dell’adorazione degli idoli. Ai suoi tempi ogni tribù ne aveva uno per se e lo riteneva come uno dei simboli della propria identità. In pratica l’adorazione dell’idolo comune era un collante per tenere insieme la tribù; così facendo, inoltre, si pensava di rispettare anche i propri padri, che avevano adorato gli stessi idoli. Abramo disse loro che questo legame tribale stabilito sulla base dell’adorazione degli idoli nel Giorno del Giudizio si scioglierà ed allora ognuno sarà pronto ad accusare gli altri della colpa di avergli insegnato ad adorare gli idoli. Nel Giorno del Giudizio, i peccatori accuseranno le loro guide ed i loro capi addossando loro la responsabilità della propria perdizione; ma e’ chiaro che i loro capi non accetteranno tale responsabilità dicendo di non aver costretto nessuno. Abramo ricordava quindi che gli stessi antenati che la gente pensa di seguire e rispettare con l’adorazione degli idoli, nell’altro mondo diranno che ciò non riguarda loro e che i loro discendenti avevano tutta la libertà di scegliere; anzi, li criticheranno per aver proseguito le loro tradizioni errate. Da questo versetto possiamo trarre tante conclusioni tra le quali possiamo citare queste: Primo – L’asse dell’unità e dell’identità di una società deve essere un qualcosa di giusto e ragionevole. Non come gli associatori del periodo di Abramo che avevano posto l’adorazione degli dèi come collante delle proprie tribù e come legame coi propri antenati. Secondo – La ragione e la logica deve avere la meglio sui sentimenti; non devono essere i legami sentimentali a determinare la posizione ed il credo dell’uomo. Terzo – Le amicizie mondane che si basano su concetti ingiusti, nell’altra vita non solo non serviranno ma si trasformeranno in odio e rancore. Ed ora leggiamo il versetto numero 26 della sura del Ragno: فَآمَنَ لَهُ لُوطٌ وَقَالَ إِنِّی مُهَاجِرٌ إِلَى رَبِّی إِنَّهُ هُوَ الْعَزِیزُ الْحَکِیمُ Lot credette in lui e disse: “Sì, emigro verso il mio Signore; Egli è l'Eccelso, il Saggio”.(29:26) Abramo uscì indenne dal fuoco in cui lo aveva gettato il tiranno del suo tempo, Nemrud; dopo aver assistito a quel miracolo il primo a credere in lui fu uno dei suoi parenti, Lot, che successivamente venne prescelto da Dio come uno suoi messaggeri e venne incaricato a sua volta di invitare la gente a seguire la religione portata da Abramo. Abramo (la pace sìa con lui), quando vide che nonostante la trasformazione del fuoco in giardino, nessuno era disposto a credere in lui, dichiarò di voler lasciare la terra dei suoi padri e di volere immigrare per volere di Dio. Questa migrazione lo salvava dalle minacce e dalle insidie della sua gente e gli permetteva anche di proseguire la sua missione e di invitare altre popolazioni all’adorazione del Signore. Anche il profeta dell’Islam, Mohammad (s), dopo la migrazione dalla Mecca a Medina, riuscì a sottrarsi alle persecuzioni ed in più iniziò l’invito all’Islam rivolto alla gente di Medina.   Da questo versetto apprendiamo che: Primo – I profeti non sono come i re che di solito cercano di sconfiggersi a vicenda e di accrescere il proprio potere; i profeti si aiutano e pensano alla diffusione della religione divina. Anche Lot decise di seguire Abramo e lo sostenne in tutti i modi. Secondo – Gli uomini di Dio, non sono legati alla loro terra e se necessario sono pronti a lasciare la propria città e la propria casa per effettuare al meglio la propria missione.   Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 19 e 20 della sura del Ragno: أَوَلَمْ یَرَوْا کَیْفَ یُبْدِئُ اللَّـهُ الْخَلْقَ ثُمَّ یُعِیدُهُ إِنَّ ذَلِکَ عَلَى اللَّـهِ یَسِیرٌ Non vedono come Allah inizia la creazione e poi la fa ritornare? Ciò è facile per Allah.(29:19) قُلْ سِیرُوا فِی الْأَرْضِ فَانظُرُوا کَیْفَ بَدَأَ الْخَلْقَ ثُمَّ اللَّـهُ یُنشِئُ النَّشْأَةَ الْآخِرَةَ إِنَّ اللَّـهَ عَلَى کُلِّ شَیْءٍ قَدِیرٌ Di': “Percorrete la terra e guardate come Egli ha dato inizio alla creazione. Poi sarà Allah a dare origine all'ultima generazione. Allah è onnipotente”.(29:20) Nella puntata precedente abbiamo letto versetti che parlavano del dialogo tra Abramo (la pace sìa con lui) ed i miscredenti del suo tempo e del fatto che il nobile profeta cercasse di distogliere la sua gente dall’adorazione di statue e di idoli di pietra e di legno. I due versetti appena letti parlano della questione della Resurrezione e dell’altra vita, ovvero proprio quelle cose che i miscredenti dell’era di Abramo rinnegavano categoricamente; ciò però non fu una peculiarità di quel tempo ed anche al tempo del profeta dell’Islam o addirittura ai giorni nostri, queste persone non mancano. Questi versetti chiedono ai miscredenti di consultare un attimo la loro ragione e di chiedersi se la ricreazione degli esseri viventi sia veramente improbabile per un Dio che ha già creato una prima volta ciò che esiste dal nulla. Il Corano invita inoltre queste persone a guardarsi semplicemente intorno e a riflettere per capire che il Creatore e’ capace di fare qualsiasi cosa e che la Resurrezione degli uomini, non e’ una cosa tanto difficile ed improbabile. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – Il Corano invita sempre gli uomini a pensare e a comprendere le verità del Creato. Secondo – La Creazione e’ il simbolo della Scienza e della Potenza infinita del Signore nel dare la vita agli esseri. Terzo – Nell’Islam si raccomanda di viaggiare e di fare turismo attento e mirato per studiare la natura e i reperti delle civiltà passate per poter trarre giuste lezioni di vita dal destino che hanno avuto. Quarto – Il motivo migliore per credere nella possibilità della Resurrezione nel Giorno del Giudizio e’ ricordarsi che Dio e’ stato capace di creare già una prima volta e che quindi per Egli non e’ affatto impossibile farlo una seconda volta. Ed ora leggiamo i versetti  21 e 22 della sura del Ragno o Ankabut: یُعَذِّبُ مَن یَشَاءُ وَیَرْحَمُ مَن یَشَاءُ وَإِلَیْهِ تُقْلَبُونَ Castiga chi vuole e usa misericordia a chi vuole. A Lui sarete ricondotti.(29:21) وَمَا أَنتُم بِمُعْجِزِینَ فِی الْأَرْضِ وَلَا فِی السَّمَاءِ وَمَا لَکُم مِّن دُونِ اللَّـهِ مِن وَلِیٍّ وَلَا نَصِیرٍ Non potrete sminuire la Sua potenza, né sulla terra, né in cielo; all'infuori di Allah, non c'è per voi né padrone, né difensore.(29:22) Se la vita terrena e’ l’occasione per coltivare e piantare, quella dell’aldilà e’ il momento per raccogliere. Nel Giorno del Giudizio il Giudice sarà Colui che e’ al corrente di ogni nostra singola azione e che quindi premierà o castigherà a seconda di ciò che ogni persona ha compiuto in vita. Un concetto chiave in questo discorso e’ che nessuno può pensare di scampare al Signore o di poter rimanere nascosto alla sua infinita sapienza. Non e’ solo la Terra il suo dominio ma anche il profondo dei mari e l’alto dei cieli. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La promessa di Dio circa la premiazione o la punizione nell’altra vita viene sempre citata in questo modo in modo che i benefattori ripongano speranza nella sua Misericordia ed i malfattori abbiano timore del Suo castigo. Secondo – La volontà di Dio nei confronti dei suoi Servi, in base ai versetti coranici, si basa su una giustizia e saggezza assoluta ed Egli non sarà mai ingiusto con nessuno. Terzo – La volontà dell’uomo non può mai sopraffare quella divina, qualunque sia il livello di progresso raggiunto dall’essere umano. Ed ora ascoltiamo il versetto numero 23: وَالَّذِینَ کَفَرُوا بِآیَاتِ اللَّـهِ وَلِقَائِهِ أُولَـئِکَ یَئِسُوا مِن رَّحْمَتِی وَأُولَـئِکَ لَهُمْ عَذَابٌ أَلِیمٌ Quelli che non credono nei segni di Allah e nell'incontro con Lui, non hanno speranza nella Mia misericordia. Avranno doloroso castigo.(29:23) Nei versetti precedenti il Corano ricordava che alcuni avrebbero ricevuto un piacevole compenso per le loro buone azioni mentre altri sarebbero stati castigati per le proprie malefatte. Questo versetto, approposito di quelle persone che non credono nel Perdono e nella Misericordia divina ricorda: chiunque rimanga indifferente ai segni divini in questo creato, o che definisca menzogna i versetti del Corano per ostinazione, a seconda dell’interpretazione che si può dare del versetto, dovrà aspettarsi un duro castigo nell’altra vita. Ciò per aver rinnegato sia l’origine del Creato che il giorno finale della Resurrezione. Dalla lettura di questo versetto possiamo trarre le seguenti conclusioni: Primo – La Misericordia divina non ha limiti e chiunque può beneficiarne tanto quanto la propria capacità; la miscredenza e il rinnegare l’esistenza di Dio, chiudono purtroppo agli uomini la possibilità di usufruire di questa fonte immensa di bene. Se una palla che non ha buchi viene buttata persino in un oceano, e’ chiaro che mai una goccia d’acqua entrerà all’interno di essa. Anche la miscredenza e’ un qualcosa di simile ed impedisce alla Misericordia divina di raggiungere l’uomo. Secondo – L’unico gruppo che non crede nella Misericordia immensa del Signore e’ quello dei miscredenti e dei rinnegatori. Questa assenza di speranza, fa’ sì che non la ricevino veramente.   Davood Abbasi
)Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 14 e 15 della sura del Ragno: وَلَقَدْ أَرْسَلْنَا نُوحًا إِلَى قَوْمِهِ فَلَبِثَ فِیهِمْ أَلْفَ سَنَةٍ إِلَّا خَمْسِینَ عَامًا فَأَخَذَهُمُ الطُّوفَانُ وَهُمْ ظَالِمُون E già inviammo Noè al suo popolo; ed allora rimase con loro mille anni meno cinquant'anni. Li colpì poi il Diluvio perché erano ingiusti. (29:14) فَأَنجَیْنَاهُ وَأَصْحَابَ السَّفِینَةِ وَجَعَلْنَاهَا آیَةً لِّلْعَالَمِینَ Salvammo lui e i compagni dell'Arca. Ne facemmo un segno per gli abitanti del mondo.(29:15) Da quì nella sura del Ragno si inizia a parlare delle vicende inerenti ai popoli del passato ed ai profeti che li hanno guidati come Noè, Abramo e Mosè (la pace sìa con loro). In ogni caso di parlera’ della fede o al contrario della miscredenza di questi popoli. In base ai versetti che abbiamo appena letto, il magnanimo Noè (la pace sìa con lui), per ben mille anni s’impegnò nell’invito della gente all’adorazione dell’unico e vero Dio ma dopo questo lunghissimo periodo di tempo, solo pochi accettarono il suo invito e la maggiorparte della gente rinnegò Dio e si ostinò ad opporsi a lui. E così, per volere del Signore, il Diluvio Universale colpì quella gente e rimasero in vita solo i benefattori ed i credenti; il Corano sottolinea che così fu affinchè tutti i popoli successivi potessero prendere una lezione e sapere che il destino di chi si e’ oppone alla volontà divina ed alla giustizia non è altro che la distruzione. Da questi versetti possiamo trarre diverse conclusioni tra le quali citiamo le più importanti: Primo – La fede e la miscredenza hanno un ruolo principale nella salvezza o nella distruzione delle popolazioni e delle nazioni sulla terra. Secondo – Dal punto di vista coranico vivere a lungo e’ possibile e si e’ anche verificato nel corso della storia come per Noè. Per tale motivo credere nel fatto che l’ultimo Imam, l’Imam Mahdì (che Dio affretti la sua parusia), sia vivo da 1200 anni fà a questa parte, cosa che fà parte del credo sciita, non è un qualcosa di contrario ai precetti islamici. Terzo – La storia di Noè c’insegna che nell’invito alla fede ed alla religione divina la pazienza e’ la virtù più importante e non bisogna mai pretendere che tutti accettino il messaggio divino. Ed ora leggiamo i versetti numero 16 e 17: وَ إِبْرَاهِیمَ إِذْ قَالَ لِقَوْمِهِ اعْبُدُوا اللَّهَ وَاتَّقُوهُ ذَلِکُمْ خَیْرٌ لَّکُمْ إِن کُنتُمْ تَعْلَمُونَ E [ricorda] Abramo, quando disse al suo popolo: “Adorate Allah e temeteLo. È il bene per voi, se lo sapeste!”. (29:16) إِنَّمَا تَعْبُدُونَ مِن دُونِ اللَّـهِ أَوْثَانًا وَتَخْلُقُونَ إِفْکًا إِنَّ الَّذِینَ تَعْبُدُونَ مِن دُونِ اللَّـهِ لَا یَمْلِکُونَ لَکُمْ رِزْقًا فَابْتَغُوا عِندَ اللَّـهِ الرِّزْقَ وَاعْبُدُوهُ وَاشْکُرُوا لَهُ إِلَیْهِ تُرْجَعُونَ Voi adorate idoli in luogo di Allah e inventate una menzogna. Coloro che adorate all'infuori di Allah, non sono in grado di provvedere a voi in nulla. Cercate provvidenza presso Allah, adorateLo e siateGli riconoscenti: a Lui sarete ricondotti.(29:17) Dopo Noè, Abramo è il secondo dei cinque grandi profeti della storia umana che invitò la gente ad adorare l’unico Dio e ad abbandonare il culto delle statue e degli dèi. Abramo (la pace sìa con lui), aveva capito che una delle motivazioni dell’idolatria era la povertà della gente che adorando le statue degli dèi sperava in una vita migliore; il buon Abramo diceva alla gente che se l’adorazione degli idoli avveniva per ingraziarseli e guadagnarsi da vivere, ebbene, quei pezzi di pietra e di legno non avevano nessun ruolo nella loro vita. Abramo ricordava invece che adorando Dio, intanto non avrebbero più esaltato degli inutili oggetti come degli dèi, e poi avrebbero realmente potuto chiedere a chi e’ davvero in grado di dare a loro qualcosa e migliorare la loro vita; in più, Abramo, sottolineava che questo Dio era lo stesso verso il quale sarebbero stati condotti dopo la morte. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – L’adorazione del Signore non può essere accompagnata dai peccati e non è utile se non aiuta ad abbandonarli. Secondo – Coloro che al posto di Dio ritengono altri influenti nella loro situazione economica, sono affetti da un tipo di idolatria. Terzo – L’Islam invita la gente a impegnarsi e a creare benessere per la propria vita terrena ed allo stesso tempo ringraziare Dio per i suoi doni ed adorare solo ed unicamente Lui. Ed ora giungiamo al 18esimo versetto della sura del Ragno o Al Ankabut:  وَإِن تُکَذِّبُوا فَقَدْ کَذَّبَ أُمَمٌ مِّن قَبْلِکُمْ وَمَا عَلَى الرَّسُولِ إِلَّا الْبَلَاغُ الْمُبِینُ E se tacciate di menzogna, già altre comunità lo fecero prima di voi. Al Messaggero non [incombe] che la trasmissione esplicita. (29:18) Questi versetti riferiscono le parole del buon Abramo (la pace sìa con lui) a coloro che rinnegavano la fede. A loro si rivolge dicendo di non aspettarsi che tutti abbiano fede nel Signore, dato che nemmeno i profeti precedenti erano riusciti in questo. Abramo (la pace sìa con lui) sottolinea che il suo dovere è trasmettere e riferire ciò che gli viene rivelato da Dio; il suo dovere, in altre parole, e’ quello di riferire il messaggio ma non ha la responsabilità di costringere tutti alla fede. Anche se nessuno accettasse il suo invito, ciò non sarebbe un male per lui. Dio ha voluto lasciare liberi gli uomini nella scelta della fede. Da questo versetto possiamo trarre molteplici conclusioni tra le quali noi citiamo le seguenti: Primo – I messaggeri del Signore non costringevano mai nessuno ad accettare la fede e consideravano il proprio dovere quello di riferire la parola divina. Secondo – I fedeli non devono pretendere che tutti accettino la fede ed entrino nella comunità. Il dovere dei fedeli ed agire bene, non quello di costringere gli altri alla fede. E’ chiaro che non saranno certo i fedeli a rispondere delle malefatte dei miscredenti.   Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
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