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Venerdì, 13 Febbraio 2015 14:07

La Rivoluzione Islamica dell’Iran (2)

Con la designazione del Generale Zahidi, il fantoccio americano, come Primo Ministro, venne inaugurato una volta ancora un periodo di tradimento e saccheggio delle vaste risorse dell’Iran, questa volta con un’insistenza ancor maggiore. Soltanto nel periodo che va dal 1953 al 1963 (1332-1342 AES) l’ammontare petrolifero saccheggiato dalle compagnie europee ed americane era maggiore dell’ammontare del petrolio estratto saccheggiato complessivamente dai britannici nei precedenti cinquanta anni.

L’economia, l’agricoltura e la cultura iraniana erano sottoposte alle incursioni dirette degli americani e dell’Occidente, e in breve tempo l’Iran si trasformò in una base militare per preservare gli interessi statunitensi nella sensibile regione del Medio Oriente. La responsabilità nell’addestrare le forze armate e le posizioni chiave del paese erano nelle mani dei consiglieri militari americani. Gli accordi economici, militari e politici per la protezione degli interessi illegittimi degli Stati Uniti venivano ratificati uno dopo l’altro dal regime sorto dal colpo di Stato.

La riapparizione circoscritta del Fronte Nazionale e di pochi altri gruppi politici nell’arena politica durante gli anni 1960-1963 (1339-1342 AES) non fu costruttiva e portò in realtà alla frattura di questa organizzazione. L’ala religiosa del Fronte Nazionale si separò nel 1961 (1340 AES) e formò il Movimento di Liberazione dell’Iran.

Gli strateghi della Casa Bianca, per allontanare i disordini popolari e l’influenza comunista, decisero quindi di aggiungere delle riforme seducenti ai programmi dei loro governi-fantoccio. Pertanto in Iran, lo Shah, sotto pressione americana, diede la direzione politica al Dr. Ali Amini. Il nuovo clima politico concepito dagli Stati Uniti mirava a realizzare una serie di riforme superficiali, alla testa delle quali vi era il programma di riforma agraria.

La posizione della Hawza di Qom, che era stata rafforzata dagli sforzi del Grande Ayatullah Ha’iri, dalla potente presenza dell’Ayatullah Burujerdi e da personalità illuminate come l’Imam Khomeyni, venne vista come un ostacolo potenziale sul cammino delle riforme americane. Il regime iraniano, nella sua analisi della situazione dopo la morte dell’Ayatullah Burujerdi e le successive divisioni sorte sul candidato per la posizione di guida religiosa suprema, credeva che si fosse presentata un’opportunità per una rapida applicazione del programma di riforma. Lo Shah, in un viaggio negli Stati Uniti, ottenne l’approvazione della Casa Bianca per i suoi piani di cambiamento del governo e la designazione di Asadullah Alam come Primo Ministro. Nel gennaio del 1962 (Dey del 1340 AES), la proposta di riforma della terra venne approvata. In aggiunta al fondamentale sostegno fornito dagli USA, anche i media di Stato sovietici lodarono le azioni dello Shah.

Nell’Ottobre del 1962 (Mehr 1341 AES) venne approvata anche la proposta dei Consigli Provinciali e Distrettuali. Essenzialmente, il motivo dietro questa proposta era lo sradicamento dell’Islam. Con questa approvazione, le norme islamiche riguardanti gli elettori e candidati alle elezioni venivano rimosse, e il giuramento di fedeltà venne modificato da “giurare sul Sacro Corano” in “giurare sul Libro Sacro”. Il principale obiettivo del regime era quello di stabilire le condizioni e preparare il terreno per la preparazione della successiva e più importante fase della cosiddetta “Rivoluzione Bianca”.

L’Imam si oppose veementemente a questa proposta e invitò i Marja, i centri teologici e la popolazione a sollevarsi e protestare. A seguito degli ammonimenti dell’Imam al governo sotto forma di telegrammi al Primo Ministro e dei suoi discorsi e proclami, e del supporto ricevuto sia dai Marja che dalle dimostrazioni della popolazione a Qom, Teheran ed altre città, il governo di Alam informò i Marja di Qom che la proposta era stata annullata. L’Imam Khomeyni reagì con vigilanza e annunciò che il governo doveva annunciare l’annullamento della proposta in maniera ufficiale e pubblica. Il regime fu costretto ad accettare. Questa fu la prima vittoria politica della nazione iraniana sotto la guida dell’Imam Khomeyni dopo il colpo di Stato del 19 Agosto 1953 (28 Mordad 1331 AES). A seguito di questo evento, il regime dello Shah aumentò la diffusione della compagna propagandistica contro gli ulamà. Gli Stati Uniti continuarono nell’implementare la nuova politica. I principali pilastri della cosiddetta “Rivoluzione Bianca” vennero codificati e messi in atto a seguito del fraudolento referendum del 26 Gennaio 1963 (6 Bahman 1341 AES).

L’Imam Khomeyni, consapevole delle conseguenze di un’intensificazione del dominio americano e preoccupato della futura posizione dei centri teologici, decise di adottare una politica di resistenza e totale opposizione alle nuove politiche del regime dello Shah. Attraverso i suoi potenti messaggi e discorsi, in un periodo in cui la soppressione aveva gettato la sua ombra su ogni aspetto della vita iraniana ed era un’atmosfera di silenzio a prevalere, egli riaccese la fiamma dello zelo rivoluzionario nei cuori della popolazione. In uno dei suoi discorsi, tenuto il 20 Febbraio 1963 (1 Esfand 1341 AES) dopo il mendace referendum, l’Imam disse:

“Non abbiate paura di queste arrugginite e vecchie baionette. Queste baionette verranno presto spezzate. Il regime non si può opporre alla volontà di una grande nazione con le baionette, e presto o tardi verrà sconfitto.”

I giovani studenti delle scuole teologiche (talebeh) e i credenti si prepararono per sollevarsi sul sentiero dell’Imam. Il 22 Marzo 1963 (2 Farvardin 1342 AES), il giorno dell’anniversario del martirio dell’Imam Jafar as-Sadiq (su di lui la pace), in un atto precipitoso e barbarico il regime attaccò la Madrasa Feyzyeh a Qom. L’Imam, in un messaggio successivo a questo attacco, annunciò esplicitamente la sua inflessibile posizione:

“Ho preparato il mio cuore per le baionette dei vostri agenti; ma non sono pronto ad accettare la vostra arroganza e sottomettermi di fronte alla vostra tirannia. Se Dio vuole, spiegherò le norme di Dio in ogni occasione riterrò adatta e finché avrò una penna nella mia mano divulgherò le azioni contrarie agli interessi di questa nazione.”

In un altro messaggio in occasione del quarantesimo giorno trascorso da quel disastro, l’Imam spiegò il legame tra la Rivoluzione Islamica iraniana e gli interessi del mondo islamico:

“Io annuncio ai capi delle nazioni islamiche, sia arabe che non arabe: gli ulamà dell’Islam, le guide religiose, la nazione iraniana, insieme a questo nobile esercito, sono i fratelli delle nazioni islamiche e condividono i loro interessi. Essi aborriscono e sono disgustati dal trattato con Israele, il nemico dell’Islam e dell’Iran. Lo affermo in modo chiaro. Se vogliono, lasciate che gli agenti di Israele vengano a mettere fine alla mia vita.”

La notizia della rivolta dell’Imam si diffuse lungo l’Iran, e l’atmosfera di Qom, di Teheran e molte altre città divenne tesa. Il pomeriggio di Ashura (3 Giugno 1963 d.C.-13 Khordad 1342 AES) arrivò. L’Imam Khomeyni, in un duro discorso, rivelò le relazioni segrete, l’amicizia e gli accordi esistenti tra lo Shah e Israele. La sera del 4 Giugno (14 Khordad), l’abitazione dell’Imam venne circondata dai commando. Il mattino successivo la Guida della rivolta venne arrestata e trasferita a Teheran.

Il grande evento del 15 Khordad 1342 (5 Giugno 1963), che in realtà segnò l’apice del sostegno popolare al movimento dell’Imam Khomeyni, ebbe luogo. Lo slogan “O Khomeyni o morte” risuonò a Qom, Teheran e in altre città dell’Iran.

Le riforme americane, secondo i progetti della Casa Bianca, dovevano essere applicate in differenti aree del mondo – e specialmente in Iran, che aveva il ruolo di isola di stabilità nel turbolento Medio Oriente – in un’atmosfera di pace e tranquillità; quindi ai piani di riforma dello Shah venne dato il nome di “Rivoluzione Bianca”. La rivolta della popolazione il 15 di Khordad, comunque, frantumò tutti i piani del regime. Fu un confronto sanguinoso e diffuso, e per la prima volta nella storia recente dell’Iran avveniva una rivolta totalmente islamica e che, sotto la guida dell’istituzione religiosa, aveva l’obiettivo di rovesciare la monarchia. Dopo le uccisioni del 15 Khordad, un’ondata di arresti ed espulsioni ebbe luogo in tutto il paese. Uno dopo l’altro gli amici dell’Imam vennero imprigionati o mandati in esilio. Persone nobili come Tayyb e Haj Redai, che il 15 Khordad erano in prima linea nelle dimostrazioni popolari nel sud di Teheran, vennero uccise, e il movimento venne apparentemente schiacciato e controllato.

In prigione sotto interrogatorio l’Imam annunciò apertamente che non accettava la classe dirigente e il sistema giudiziario come giusti e legali. Egli rifiutò di rispondere ai loro ripetuti interrogatori. La pressione dell’opinione pubblica e le proteste degli ulamà e della popolazione in differenti zone all’interno e all’esterno del paese obbligarono allora il regime a liberare l’Imam dalla prigionia (2) il 7 Aprile 1964 (18 Farvardin 1343 AES) e trasferirlo a Qom. Le diffuse celebrazioni che ebbero luogo a Qom mostrarono la determinazione dei seminaristi religiosi e della popolazione nel continuare il loro sostegno all’Imam. Il regime dello Shah riteneva che con le spietate uccisioni del 15 Khordad e gli arresti degli elementi attivi del movimento, l’Imam Khomeyni avrebbe abbandonato il movimento e sarebbe rimasto in silenzio. Al contrario, immediatamente dopo il suo rilascio, e in occasione dell’emissione di un decreto che condannava l’Ayatullah Taleghani e Mehdi Bazargan alla detenzione, l’Imam emise un comunicato in cui metteva in guardia contro le azioni illegittime della classe dirigente, il pericolo del riconoscimento di Israele e il dominio sionista negli affari del paese. Inoltre, in due discorsi (3) annunciò la sua determinazione a continuare il Movimento e disse:

“Anche se vogliono impiccare Khomeyni, egli non scenderà a compromessi. Non commettete errori, anche se Khomeyni arriva ad un accordo con voi, la nazione dell’Islam non scenderà a compromessi. Non vi sbagliate, noi siamo nella stessa trincea in cui eravamo. Ci opponiamo ad ogni decreto anti-islamico. Ci opponiamo ad ogni coercizione.”

Lo Shah, in risposta al messaggio di congratulazioni proveniente dal Presidente statunitense a seguito del fraudolento referendum, disse: “Possiamo essere certi della buona volontà dei nostri amici americani nell’applicazione dei nostri piani economici e sociali.” L’applicazione dei nuovi piani non era possibile senza la presenza diretta dei consiglieri militari americani. Comunque, il movimento del 15 Khordad e la continuazione della lotta dell’Imam presentarono un futuro incerto per le riforme del regime. Gli Stati Uniti decisero di rinnovare la retrograda proposta delle Capitolazioni onde salvaguardare la vita dei suoi cittadini e preservare i loro interessi in Iran. Secondo questa proposta, i consiglieri politici e militari statunitensi avrebbero ricevuto l’immunità giudiziaria e in realtà ogni atto illegale e immorale da parte loro sarebbe stato permesso e non sarebbe stato possibile protestare. La proposta di Capitolazione, che era stata già approvata dal governo di Asadullah Alam nell’Ottobre 1963 (Mehr 1342), venne portata una volta ancora in Parlamento dal governo di Hasan Ali Mansur nell’Ottobre 1964 (Mehr 1343) e approvata. Questa proposta era, infatti, un passo aperto e formale verso la distruzione e la vendita dell’indipendenza politica e giudiziaria della nazione.

Appena l’Imam Khomeyni venne informato di questo tradimento iniziò un’ampia battaglia contro la proposta. Egli inviò messaggeri in differenti aree dell’Iran per informare la popolazione della sua decisione di tenere un discorso il 26 Ottobre 1964 (4 Aban 1343 AES) per rivelare i piani del regime. Uno Shah spaventato inviò un proprio rappresentante a Qom, ma l’Imam rifiutò di incontrarlo. Successivamente il rappresentante riuscì ad incontrare il figlio maggiore dell’Imam, il martire Hajj Mustafa, a cui trasmise un messaggio da parte del regime: “Gli Stati Uniti sono in simile potente posizione che ogni attacco contro di loro sarebbe più pericoloso dell’attacco alla prima persona del paese. In questa fase, se l’Ayatullah Khomeyni vuole tenere un discorso, deve stare molto attento a non incrociare le spade con il governo statunitense, perché ciò sarebbe molto pericoloso, avrebbe un effetto molto duro e causerebbe una reazione pesante da parte loro.”

Nonostante le serie minacce del regime, nel giorno stabilito l’Imam tenne il suo famoso discorso contro la Proposta di Capitolazione. Nel suo discorso egli attaccò apertamente il regime, le violazioni anti-islamiche della sovranità e indipendenza dell’Iran, e in un ammonimento agli ulamà, ai Marja, ai centri teologici, all’esercito e alla nazione iraniana dichiarò apertamente:

“Lasciate che il Presidente americano sappia che agli occhi della nazione iraniana egli è oggi la persona più repellente della razza umana…Tutti i nostri problemi sono causati oggi dagli Stati Uniti.”

Oltre a questo discorso, l’Imam Khomeyni emise anche una dura dichiarazione nella quale denunciava la proposta. Una nuova ondata di proteste e opposizione si diffuse in Iran. Il regime dello Shah ritenne che la soluzione fosse l’espulsione dell’Imam.

All’alba del 4 Novembre 1964 (13 Aban 1343 AES) la casa dell’Imam venne una volta ancora circondata da centinaia di commando e paracadutisti. L’Imam venne arrestato e condotto direttamente all’Aeroporto Mehrabad a Teheran e da qui, in base agli accordi presi dal regime, venne inizialmente inviato a Istanbul e poi in esilio a Bursa, una città della Turchia occidentale. Qui, sotto il controllo delle forze di sicurezza dei due paesi, gli venne proibito di tenere ogni forma di attività politica o sociale.

Il 21 Gennaio 1965 (1 Bahman 1343 AES), Muhammad Bukhara’i e i suoi amici – membri dei “Gruppi Islamici Uniti” che erano sostenitori e seguaci dell’Imam – giustiziarono Hasan Ali Mansur per il suo tradimento. Tutti i membri del gruppo furono arrestati; quattro di loro vennero uccisi e il resto imprigionati per un lungo periodo di tempo.

Allontanando l’Imam dal centro della Rivoluzione e con i numerosi arresti dei suoi seguaci, il movimento del 15 Khordad venne controllato. Attraverso il regime Pahlavi gli Stati Uniti apportarono i cambiamenti desiderati nel campo industriale, economico e culturale della nazione e nell’esercito iraniano.

Le continue pressioni esercitate da parte della popolazione e degli ulamà sul regime dello Shah permisero all’Imam di lasciare la Turchia per un luogo di esilio maggiormente favorevole, Najaf, una delle città sante sciite dell’Iraq. Come risultato di questa pressione e delle difficoltà incontrate dal governo turco nel contenere e controllare le attività dell’Imam, tenendo a mente la similitudine tra il clima politico prevalente in Turchia e quello in Iran, il 5 Ottobre 1965 (13 Mehr 1344 AES) venne concessa l’autorizzazione e l’Imam venne condotto a Najaf. Permettendo questa azione, il regime dello Shah ritenne di potersi liberare dalla pressione popolare. Per il regime fu però più importante la convinzione che l’apatia e il mutismo che avevano attanagliato la Hawza di Najaf avrebbero costituito un naturale e importante ostacolo alle attività dell’Imam.

In passato, la Hawza di Najaf aveva svezzato eminenti e combattenti personalità quali lo scomparso Mirza Shirazi (Iddio lo abbia in misericordia) ed aveva costituito una fortezza di difesa dell’Islam contro gli attacchi dei nemici. Comunque, al tempo dell’esilio dell’Imam, il dinamismo stagnava e prevaleva un’aria di apatia e mutismo. L’idea della separazione della religione dalla politica, che nacque dall’influenza dei giorni della propaganda colonialista e dalla politica del regime Baathista in Iraq, lanciò una notevole ombra su questo centro teologico.

Fu difficile e desolante per una personalità combattente come l’Imam, che era così coinvolto nei molteplici problemi del mondo islamico, trovarsi lì e sopportare simile ambiente. Nonostante l’onore di trovarsi così vicino ai luoghi santi e poterli visitare, l’Imam Khomeyni stesso parlò molte volte con asprezza nelle sue opere delle condizioni della Hawza di Najaf.

 

L'Imam Khomeyni durante l'esilio a Najaf al-Ashraf

Nell’entrare nella Hawza di Najaf, l’Imam incontrò tale scoraggiamento, opposizione e gelosia, non dai nemici ma dagli amici ignoranti e dai loro seguaci con idee fossilizzate, che ritenevano che le norme islamiche donatrici di vita dovessero essere confinate a qualche aspetto giuridico relativo all’adorazione e alle transazioni commerciali. Questo stato degli affari continuò in varie forme fino alla sua migrazione a Parigi. Le aperte attività politiche dell’Imam venivano inoltre seriamente ostacolate dal controllo esercitato dagli agenti di sicurezza iraniani e iracheni. Nonostante queste difficili condizioni, il carisma, la conoscenza e la consapevolezza dell’Imam fecero sì che a Najaf l’alto livello delle sue lezioni venisse riconosciuto in un brevissimo lasso di tempo.

Nonostante le difficoltà che aveva affrontato e in aggiunta al suo impegno nell’insegnamento dei corsi di studi avanzati di Fiqh e delle basi teoriche del governo islamico intitolate “Wilayat-e Faqih”, mentre si trovava a Najaf l’Imam Khomeyni monitorò assiduamente le questioni politiche dell’Iran e del mondo islamico, e mantenne i contatti, in vario modo, con i rivoluzionari iraniani, i prigionieri politici e le famiglie della tragedia del 15 di Khordad.

Una volta che l’Imam si stanziò in Iraq, un gruppo di sapienti rivoluzionari dell’Iran riuscì a recarsi a Najaf, mentre altri, avendo ottenuto l’approvazione dell’Imam, rimasero in Iran per potere stabilire le relazioni tra l’Imam e il Movimento all’interno della nazione e salvaguardare tutto ciò che era stato raggiunto con la rivolta del 15 Khordad. La presenza dell’Imam in Iraq presentò l’opportunità per una relazione più diretta e maggiore tra lui e gli studenti e devoti musulmani rispetto al passato; e questo stesso fattore giocò un ruolo significativo nel diffondere le idee dell’Imam e gli obiettivi della lotta nel mondo. Rispetto alle guerre arabo-israeliane e alle violazioni perpetrate dal regime sionista, l’Imam Khomeyni impiegò grandi sforzi nel sostenere la rivolta dei musulmani palestinesi e nel sostenere i fronti degli altri paesi. Numerosi incontri vennero tenuti con i capi delle organizzazioni ribelli palestinesi; alcuni rappresentanti vennero inviati in Libano; e un’importante fatwa storica venne emessa dall’Imam nella quale dichiarava “dovere religioso” fornire pieno sostegno militare, economico e morale alla rivolta palestinese e alle rivolte dei paesi soggetti a invasione. Questa era la prima volta che un tale tentativo su simile ampia scala veniva compiuto da uno dei principali Marja sciiti nel mondo.

Nonostante il soffocante clima sociale all’interno del paese, la comunicazione degli obiettivi del Movimento alle giovani generazioni e alla popolazione in generale nei centri di insegnamento religioso e nelle università veniva tenuta sia dai figli e dagli amici dell’Imam, sia attraverso una riproduzione di massa dei messaggi, libri e trattati dell’Imam. Ovviamente molte di queste persone accettarono l’esilio, l’imprigionamento, gravi torture e il martirio. Il martirio degli Ayatullah Sa’idi e Ghaffari, che morirono sotto le torture degli agenti dello Shah, ne è un chiaro esempio. In differenti occasioni i messaggi e discorsi dell’Imam a Najaf erano il solo mezzo per trasmettere il grido di protesta della nazione iraniana alle orecchie del resto del mondo; contemporaneamente essi preservarono lo spirito della rivoluzione nei cuori del popolo. Questo si poté notare notare durante la formazione del Partito dello Shah “Rastakhiz”; durante il periodo in cui lo Shah e il regime sionista stipularono accordi di mutua cooperazione; e durante le cerimonie per l’infausto incoronamento dei duemilacinquecento anni di regno monarchico e il Festival dell’Arte a Shiraz: questi ultimi eventi ebbero luogo grazie all’estorsione da parte dello Shah di centinaia di milioni di dollari all’oppresso popolo dell’Iran per coprire le spese avvenute, che in realtà rafforzarono la posizione statunitense in Iran e nell’intera regione.

Pressoché ogni anni nell’anniversario del 15 Khordad i giovani studenti rivoluzionari provenienti dai centri di insegnamento religioso commemoravano l’evento di quel giorno, la commemorazione più impressionante delle quali fu quella dei tre giorni di proteste degli studenti religiosi nel 1975 nella Madrasa Feyziyeh. Una volta ancora a Qom si udirono per tre giorni le grida “Morte al governo Pahlavi” e “Lunga vita a Khomeyni”, e contemporaneamente ripresero le tattiche repressive e le misure di precauzione del regime. La rivolta terminò con l’assalto delle squadre speciali in assetto anti-sommossa dal tetto e dall’ingresso della scuola; circa cinquecento studenti religiosi vennero arrestati e la Madrasa Feyziyeh venne chiusa per lungo tempo. Furono solo i messaggi e discorsi dell’Imam a difendere coraggiosamente l’azione dei seminaristi.

Nel frattempo, dopo il soffocamento della rivolta e l’esilio della Guida del Movimento, gli Stati Uniti ripresero rapidamente l’applicazione del loro piano di “riforme” in Iran. In realtà il periodo a cavallo tra il 1961 al 1978 (1340-1357 AES) vide la distruzione dell’agricoltura tradizionale. Una nazione che una volta aveva un surplus nella produzione di molti generi alimentari e nei prodotti agricoli e caseari, era diventata adesso pesantemente dipendente dai mercati stranieri per i bisogni fondamentali della gente; ovvero tutto, dal grano e riso ad altri prodotti. Il regime dello Shah, grazie alla sua estrazione senza tatto del petrolio e agli introiti petroliferi che erano aumentati considerevolmente a causa della crisi energetica, aumentò il numero degli impianti di assemblaggio in varie aree industriali; impianti che costituivano le caratteristiche tipiche, tra le varie altre cose, della grande dipendenza dalle compagnie internazionali. Il consumo, specialmente dei prodotti occidentali, raggiunse il record di ogni tempo. L’incoraggiamento della mentalità occidentale e la cancellazione dell’Islam erano la prima missione della stampa, dei media e delle altre emittenti del paese. Zoroastrismo, Bahaismo e Massoneria venivano ufficialmente ed apertamente propagandati. L’inizio del calendario iraniano venne cambiato dalla migrazione del Profeta (S) al regno monarchico dei re Achemenidi. La peggior forma di despotismo venne imposta alla gente. Non vi era segno di autonomia militare e lo Shah e pochi agenti corrotti avevano il comando assoluto. Le università, spinte verso l’immoralità, diventarono un’arena per le idee xenomaniache e massoniche. L’infernale SAVAK dello Shah dettava le questioni di politica, sicurezza nazionale e ordine sociale alle varie branche governative. Questo periodo nella storia dell’Iran è stato realmente uno dei più cupi del governo dei sovrani narcisisti di questa terra. Oltre l’ottanta per cento dell’introito e dei beni nazionali erano a disposizione di pochi capitalisti che si erano alleati con il regime dello Shah, un considerevole numero dei quali erano Bahai. Un vasta distesa di terreni fertili e terre che si trovavano attorno alle dighe principali dighe erano state ufficialmente consegnate a un piccolo numero dell’entourage e di membri della famiglia dello Shah; e i conflitti interni del regime ruotavano principalmente attorno all’acquisizione della ricchezza e all’incremento del saccheggio del tesoro pubblico.

Tutto ciò portò col tempo alla crescita e all’acuirsi della povertà della maggioranza della popolazione dell’Iran, la cui orribile vista poteva essere osservata in differente sfere della vita del popolo attraverso il paese, e anche in ampie zone di Teheran. In simili circostanze, mentre la popolazione di molte regioni dell’Iran e anche quella di grandi città era priva di acqua potabile, aerei privati portavano regolarmente abiti e cibi europei, e fiori e abbellimenti per i programmi celebrativi dello Shah e della sua corte. La libertà nel vero senso della parola era stata sacrificata per l’egocentrismo e falso orgoglio dello Shah. La mancanza di spazio per la detenzione di un massiccio numero di prigionieri politici costituì un grande problema per la SAVAK. Dure torture iniziavano dalla prima ora di arresto ed erano così selvagge che molte persone persero la loro vita in questo modo. In realtà ciò era noto a livello mondiale. L’aperta censura delle attività della stampa e delle pubblicazioni era travolgente. Secondo i documenti disponibili e le confessioni inquietanti dei più intimi assistenti dello Shah, a quel tempo la politica estera del regime e i suoi principali programmi interni erano entrambi ideati ed eseguiti dagli ambasciatori americano e degli altri paesi occidentali. La portata dell’interferenza statunitense nel destino dell’Iran può essere compresa dall’amaro evento accaduto l’11 Febbraio 1978 (22 Bahman 1357), quando un ampio numero di consiglieri militari e di sicurezza americani, indossando le uniformi militari, sostenevano segretamente e direttamente la repressione della rivolta dai quartieri generali delle forze armate iraniane (4).

Durante il periodo che va dal 15 Khordad 1342 (5 Giugno 1963) fino all’11 Dey 1356 (1 Gennaio 1977), il corso della lotta sperimentò numerose difficoltà e oscillamenti. Successivamente all’esilio dell’Imam, gli elementi significativi del Movimento e in particolare i sapienti rivoluzionari vennero detenuti e inviati in prigione. Gli sforzi pubblici del regime, che avevano l’obiettivo di sradicare gli effetti della rivolta, divennero più intensi.

Il Fronte Nazionale a quel tempo era estremamente legato ai suoi problemi interni e organizzativi. In effetti, la sua coesione era stata stravolta, mentre le parole d’ordine e obiettivi della rivolta totalmente religiosa del 15 Khordad non corrispondevano alla sua posizione politica. Inoltre, il Partito Tudeh, che, prima del Colpo di Stato del 28 Mordad (19 Agosto) aveva fatto una breve apparizione sulla scena politica iraniana mentre godeva del sostegno di governi stranieri, dopo il colpo di Stato e il colpo sofferto dall’ala militare del partito negli anni che vanno dal 1954 al 1978 (1333-1357 AES), non era impegnato in alcuna significativa attività nella nazione. Una volta catturate, un certo numero di figure importanti del partito divennero membri della SAVAK e ottennero alcuni dei posti chiave nel regime dello Shah. Dal 1961 al 1963 (1340-1342 AES) le analisi sulle riforme dello Shah fatte da quei capi di partito che risiedevano fuori dall’Iran erano totalmente conformi alle opinioni espresse da Radio Mosca e dalla Pravda, il giornale di Stato del Partito Comunista sovietico. Questo supporto alle riforme veniva da loro visto come un prerequisito nella fase transitoria degli sviluppi storici dell’economia dell’Iran; e, in accordo con lo Shah e i governi occidentali, essi condannarono la rivolta del 15 Khordad, definendola “un’azione reazionaria ostile alle riforme di modernizzazione”.

Alcuni fattori fecero sì che un certo numero di giovani e persone colte dell’Iran venissero attratti dal pensiero ateo di Marx e in alcuni casi dal Maoismo. Uno di questi fattori era la mancanza di una solida guida politica religiosa prima del 1961 (1340 AES); i progetti culturali del Partito Tudeh e degli altri partiti di sinistra; la nascita e sviluppo dei movimenti marxisti nell’America Latina e Centrale ed altrove; lo spionaggio realizzato dai governi orientali. A seguito di questi tradimenti e compromessi e della successiva sconfitta del Partito Tudeh, un gruppo di sinistra iniziò la lotta armata e creò organizzazioni come “Sharikhe-ye Fedayane Khalq” (l’organizzazione di guerriglia che si sacrifica per il popolo iraniano). Sebbene la loro attività in alcuni casi ferirono il regime dello Shah, molteplici fattori tuttavia spiegano l’inefficacia delle misure adottate dai movimenti di sinistra in Iran: il pensiero e ideologia di questa organizzazione incompatibili con la cultura nazionale iraniana; l’ignorare i fattori sociali e culturali del paese; la scelta di politiche e metodi inappropriati tratti da altre parti del mondo che erano totalmente differenti dall’Iran; la totale dipendenza per il sostegno finanziario e propagandistico dai governi del blocco orientale; e i loro mezzi ed energie che venivano utilizzati in modo errato mentre potevano essere utilizzati in soccorso delle lotte della nazione.

La collocazione della maggior parte dei membri delle forze di sinistra in cima alla lista degli elementi anti-rivoluzionari dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica e la manifesta opposizione di queste forze al governo più popolare del loro tempo furono il risultato delle deviazioni ideologiche, dei grandi errori storici e dell’ampia dipendenza dai governi stranieri. Dissidi interni e contrasti perpetui erano altre caratteristiche tipiche delle organizzazioni di sinistra in Iran, a loro volta conseguenze di idee errate e analisi sbagliate sulle condizioni sociali dell’Iran.

Nel 1961 (1340 AES) un gruppo di studiosi religiosi fuoriuscirono dal Fronte Nazionale e crearono il Movimento di Liberazione (Nehzat-e Azade) nel tentativo di far fronte alle deviazioni della sinistra e attirare i giovani religiosi. La prospettiva religiosa del Movimento di Liberazione e la sua relazione e cooperazione con figure come l’Ayatullah Taleghani non lasciarono al regime dello Shah altra soluzione che intraprendere dei seri passi per frenare la sua attività. Il continuo arresto di alcuni capi del Movimento, dalla creazione dell’organizzazione fino al 1978 (1357 AES), possono essere citati come esempi di questi passi. Le principali attività del Movimento erano limitate ad alcuni incontri universitari e ad assemblee di studiosi e persone colte, sia all’interno che all’esterno del paese. Al pari delle altre organizzazioni politiche di quel tempo, comunque, vi furono vari fattori che impedirono al Movimento di Liberazione di svolgere un ruolo significativo e determinante nella guida della lotta e nel rappresentare un’ampia fascia della popolazione iraniana. Le seguenti questioni possono essere considerate alcuni esempi: ostinazione rispetto al punto di vista del Fronte Nazionale; valutare la situazione politica dell’Iran sulla base delle analisi fatte a suo tempo dal Movimento per la Nazionalizzazione del Petrolio; restrizione delle questioni attinenti la lotta a livello di difficoltà interne; l’indifferenza nel collegare i problemi dell’Iran a quelli del mondo islamico; la disattenzione verso la fermezza della guida dei sapienti religiosi sia nella rivolta del 15 Khordad che in quelle successive; l’adozione di una politica moderata e timida; l’approvazione di alcuni dignitari del sistema monarchico; e sopra ogni altra cosa l’infiltrazione di quegli elementi i cui legami con gli Stati Uniti e l’Occidente vennero poi rivelati dalle prove e documenti emersi dopo l’occupazione del “nido di spie” americano in Iran.

 

Un volume dei documenti segreti rinvenuti nell'ambasciata USA a Tehran dagli studenti rivoluzionari nel 1979

 

Le limitate attività politiche e propagandistiche del Movimento di Liberazione e la mancanza di applicabilità dei programmi annunciati obbligarono un certo numero di giovani e persone colte legati al Movimento a prendere parte alla lotta armata e così nel 1965 (1344 AES) venne fondata l’Organizzazione dei Combattenti del Popolo (Sazman-e Mohajedin-e Khalq). La conoscenza dell’Islam posseduta dai fondatori di questa organizzazione era veramente superficiale, e la sua impostazione, i suoi opuscoli ideologici e di indottrinamento e la sua strategia proposta per la lotta erano desunti direttamente da quelli delle tipiche organizzazioni di sinistra. L’organizzazione dei libri, dei manuali e delle manifestazioni e il tipo di metodo utilizzato dai suoi membri erano una combinazione di pensieri e metodi del Marxismo e del Maoismo e, di facciata, di questione islamiche; oltre a tendenze nazionaliste. Questa organizzazione poté capitalizzare il vuoto esistente e beneficiare sia delle esperienze delle altre organizzazioni sia dall’adozione di una politica più dinamica nella sua opposizione; mentre, travestita da organizzazione apparentemente islamica, poté attirare considerevolmente più giovani e universitari rispetto ad altri partiti e gruppi. Comunque l’estrema confusione ideologica e la complessità e ampia varietà di pensieri combinati in essa, fecero sì che un gran numero di membri chiave dell’organizzazione adottarono formalmente la strada dell’apostasia dopo l’arresto ed esecuzione dei fondatori dell’organizzazione. Durante una purga sanguinosa, gli elementi che insistevano sull’aspetto religioso dell’organizzazione vennero eliminati; venne rilasciata una dichiarazione sul cambiamento dell’orientamento ideologico dell’organizzazione; si aderì apertamente al comunismo e le peggiori organizzazioni di sinistra, come Paykar, vennero create e sviluppate. A seguito del loro arresto, molti membri dell’organizzazione sfuggirono all’esecuzione attraverso la stesura di molte lettere di ritrattazione ed espressione di rimorso. Quando, grazie alla rinnovata lotta popolare nel 1977 e 1978 (1356 e 1357 AES), essi vennero rilasciati dalla prigione, presero in considerazione la riorganizzazione del gruppo disperso; il popolo dell’Iran è ben consapevole della storia cupa dei Munafiqin (5) dopo il trionfo della Rivoluzione. Le sue pagine nere documentano esplosioni e terrorismo indiscriminato; appelli agli Stati Uniti e all’Occidente per ricevere asilo; attività mercenarie al servizio di Saddam durante la guerra; e atti di spionaggio per le potenze straniere.

A questa giuntura devo evidenziare che l’Imam Khomeyni, con la sua incredibile capacità di discernimento, fu l’unico ad essere totalmente consapevolmente sin dall’inizio degli slogan insulsi e della deviazione ideologica di questa organizzazione. A quel tempo molte delle persone a lui vicine e vari sapienti religiosi eminenti gli chiesero di dare la sua approvazione e supporto a questa organizzazione, ma l’Imam rifiutò continuamente; e anche le lunghe discussioni tra lui e gli inviati dell’organizzazione a Najaf non poterono cambiare la ferma posizione che l’Imam aveva adottato nei loro confronti.

 

NOTE
1.Sura 108, versetto 1, Kawthar: la Fontana paradisiaca di grazia e conoscenza illimitata, misericordia e bontà, verità e saggezza, potere e intuizione spirituali, che vennero garantiti al Santo Profeta, l’uomo di Dio, e per certi aspetti, a tutti gli uomini e donne sinceramente devoti a Dio. Questa Fontana disseta la più profonda sete spirituale dell’uomo e conferisce benefici straripanti di ogni tipo. L'esegesi la identifica anche con la pura figlia del Profeta, Fatima Zahra (as).
2.Dopo il suo arresto, l’Imam venne inviato a Teheran e imprigionato il 5 Giugno (15 Khordad). Nella sera dello stesso giorno venne trasferito in una prigione nelle caserme di Qasr e il 25 Giugno 1963 (4 Tir 1342 AES) venne condotto in una cella della caserma Eshrat Abad. Il 2 Agosto 1963 (11 Mordad 1342 AES) venne trasferito in un’abitazione appartenente alla SAVAK nella zona Dawudiyyeh di Teheran. Pochi giorno dopo venne trasferito in un’altra abitazione nel quartiere Qeitariyeh della capitale, dove rimase fino al 7 Aprile 1964 (18 Farvardin 1343 AES) circondato da agenti di sicurezza del regime.
3.10 Aprile 1964 (21 Farvardin 1343 AES) e 15 Maggio 1964 (25 Ordibehesht 1343 AES).
4.Per maggiori informazioni cfr. l’articolo intitolato “Khate Nejat” nella rivista “Hudur” n. 3, 1991.
5.Munafiqin – termine coranico che definisce gli ipocriti. Questa parola, assonante con il termine “mojahedin”, venne adottata dal popolo iraniano per fare riferimento ai membri del Sazman-e Mojahedin-e Khalq le cui azioni e idee venivano viste come ipocrite rispetto all’Islam.

 

Traduzione a cura di Islamshia.org

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