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Sabato, 02 Luglio 2016 07:45

Parte (714): sura Al-Ankabut (Il Ragno), versetti 56-61

Parte (714): sura  Al-Ankabut (Il Ragno), versetti 56-61
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. A Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 56 e 57 dalla sura del Ragno: یَا عِبَادِیَ الَّذِینَ آمَنُوا إِنَّ أَرْضِی وَاسِعَةٌ فَإِیَّایَ فَاعْبُدُونِ O Miei servi credenti! In verità è grande la Mia terra! AdorateMi!(29:56) کُلُّ نَفْسٍ ذَائِقَةُ الْمَوْتِ ثُمَّ إِلَیْنَا تُرْجَعُونَ Ogni anima assaggerà la morte e poi a noi verrete ricondotti.(29:57) Uno degli ordini impartiti dall’Islam per salvaguardare la fede e’ quello di migrare. Agli albori dell’Islam, i musulmani erano sotto la forte pressione dei pagani e per questo il profeta ed i suoi seguaci decisero di migrare dalla Mecca a Medina. Questi versetti ricordano come principio generale il fatto che l’amore per la patria non deve distogliere dallo sviluppo e soprattutto dalla fede in Dio. La vita mondana e’ limitata e per questo raccogliere ricchezza non deve essere l’unico obbiettivo; bisogna ricordarsi pure dell’aldilà e sapere che e’ quella l’eterna dimora e che per questo lasciarsi imprigionare dalla propria terra non ha senso. Da questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni: Primo – Quando scegliamo il luogo dove vivere, esso deve anche permetterci di salvaguardare la nostra fede. Secondo – I fedeli hanno il dovere di migrare, qualora ciò sia necessario per salvaguardare la loro fede. Terzo – Coloro che si smarriranno per l’eccessiva affezione alla propria patria, nel Giorno del Giudizio non avranno modo di giustificarsi. Quarto -  La morte raggiungerà tutti e nessuno potrà sottrarsi ad essa. Per questo nella programmazione della propria vita, bisogna anche considerare il periodo che segue alla morte. Ed ora leggiamo i versetti 58 e 59: وَالَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ لَنُبَوِّئَنَّهُم مِّنَ الْجَنَّةِ غُرَفًا تَجْرِی مِن تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ خَالِدِینَ فِیهَا نِعْمَ أَجْرُ الْعَامِلِینَ Quanto a coloro che credono e operano il bene, li porremo in alti luoghi del Paradiso sotto i quali scorrono i ruscelli e vi rimarranno in perpetuo. Quanto è meraviglioso il premio di chi opera [il bene],(29:58) الَّذِینَ صَبَرُوا وَعَلَى رَبِّهِمْ یَتَوَکَّلُونَ di coloro che perseverano e hanno fiducia nel loro Signore!(29:59) Coloro che migrano per salvaguardare la loro fede verranno premiati da Dio con case eccelse e splendidi doni. Questi versetti parlano di tre delle caratteristiche di coloro che raggiungono il paradiso: la pazienza, l’affidamento a Dio e le buone azioni. Bisogna soffermarsi sul fatto che secondo il Corano l’accoppiata fede e buone azioni ha valore presso il Signore; le buone azioni senza fede non valgono ed allo stesso modo non vale nemmeno la fede quando non viene accompagnata da buone azioni. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La condizione per raggiungere il paradiso ed i suoi doni sono la fede e le buone azioni. Secondo – Ciò che i fedeli perdono in questa vita per essere buoni verrà dato loro nell’aldilà dal Signore, anzi, otterranno un qualcosa di migliore di ciò a cui hanno rinunciato in questa vita. Terzo – La pazienza e la resistenza e’ il segreto per la vittoria sui problemi ed il successo. I fedeli molte volte vengono minacciati per la loro fede ed e’ chiaro che devono essere molto pazienti e resistenti.   Ed ora leggiamo il versetto numero 60: وَکَأَیِّن مِّن دَابَّةٍ لَّا تَحْمِلُ رِزْقَهَا اللَّـهُ یَرْزُقُهَا وَإِیَّاکُمْ وَهُوَ السَّمِیعُ الْعَلِیمُ Quanti esseri viventi non si preoccupano del loro nutrimento! È Allah che nutre loro e voi. È Lui che tutto ascolta e conosce.(29:60) Questo versetto ricorda che e’ Dio a provvedere al nutrimento dei suoi servi; ciò vuole tranquillizzare coloro che temono di perdere il proprio lavoro a seguito di una migrazione, che ha come motivazione la volontà di salvaguardare la fede. Dio nutre molti esseri sulla terra e nei cieli; esistono pure animali che non sono in grado di provvedere da soli al loro nutrimento ma riescono lo stesso a sopravvivere grazie alla volontà del Signore. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La migrazione, quando avviene per salvaguardare la fede ed esaudire la volontà divina, non deve preoccuparci; Dio provvederà ad aiutarci anche a trovare il giusto sostegno economico per la vita. Secondo – Il fedele ripone fiducia in Dio in ogni situazione e non rinuncia ai suoi doveri per la paura di rimanere povero. Terzo -  Dio, che e’ il Creatore degli esseri, e’ pure il garante del loro sostentamento. Ed ora leggiamo il versetto numero 61 della sura del Ragno o Al Ankabut: وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّنْ خَلَقَ السَّمَوَاتِ وَالْأَرْضَ وَسَخَّرَ الشَّمْسَ وَالْقَمَرَ لَیَقُولُنَّ اللَّـهُ فَأَنَّى یُؤْفَکُونَ “Chi ha creato i cieli e la terra e ha sottomesso il sole e la luna?”. Certamente risponderanno: “Allah”. Perché poi si distolgono [dalla retta via]?(29:61) I politeisti contemporanei del profeta dell’Islam riconoscevano Dio come Creatore ma poi pensavano che esistessero pure altri dei minori responsabili della gestione di diversi fenomeni naturali, pianeti, ecc… La questione ci sembra un pò assurda ma riflettendo si comprende che anche oggi molte persone pensano allo stesso modo; nel senso che riconoscono il fatto che Dio e’ il Creatore, ma non lo ritengono Colui che amministra le sorti del Creato. Queste persone, pertanto, pensano che gli uomini non abbiano bisogno di Dio e delle Sue leggi e che possano comportarsi come vogliono nella loro vita. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – Nelle questioni ideologiche, bisogna sempre iniziare la discussione con il prossimo dai punti comuni; il comune denominatore tra i primi musulmani ed i pagani era il fatto di riconoscere Dio come Creatore di tutto ciò che esiste Secondo – Tutti, in qualsiasi condizione, possono sbagliare e allontanarsi dalla ragione. Riconoscere Dio come Creatore ma non amministratore del Creato e’ una deviazione ideologica        Davood Abbasi

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