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Sabato, 02 Luglio 2016 07:05

Parte (710): sura Al-Ankabut (Il Ragno), versetti 36-40

Parte (710): sura Al-Ankabut (Il Ragno), versetti 36-40
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 36 e 37 dalla sura del Ragno: وَإِلَى مَدْیَنَ أَخَاهُمْ شُعَیْبًا فَقَالَ یَا قَوْمِ اعْبُدُوا اللَّـهَ وَارْجُوا الْیَوْمَ الْآخِرَ وَلَا تَعْثَوْا فِی الْأَرْضِ مُفْسِدِینَ E a Madyan inviammo il loro fratello Shuaib, e disse: o mio popolo! Adorate Allah ed abbiate speranza nell’ultimo giorno e non spargete la corruzione sulla terra.(29:36) فَکَذَّبُوهُ فَأَخَذَتْهُمُ الرَّجْفَةُ فَأَصْبَحُوا فِی دَارِهِمْ جَاثِمِینَ Lo trattarono da bugiardo. Li colpì il cataclisma e il mattino li trovò che giacevano senza vita, nelle loro case.(29:37) Nel programma precedente abbiamo parlato delle vicende della vita di Lot e del suo popolo. Quì invece inizia la storia di un altro messaggero del Signore, Shuaib (la pace sìa con lui), che come abbiamo letto invitò la gente all’adorazione dell’unico Dio ricordando che i peccati e la disobbedienza al Signore non procurano altro che infelicità, in questa e nell’altra vita. Purtroppo, come in tanti altri casi, il popolo di Shuaib lo accusò di essere un menzognero ignorando i suoi consigli fraterni. Il Corano spiega che la conseguenza di tale comportamento fu un doloroso castigo che si abbattè su tale popolo, quello di Madyan. Da questi versetti possiamo trarre diverse conclusioni tra le quali citiamo le seguenti: Primo – L’adorazione dell’unico Dio e’ il primo e maggiore insegnamento dei profeti. Secondo – I profeti si comportavano in modo sublime con la gente ed erano talmente buoni ed affettuosi da apparire dei fratelli; non erano mai superbi e vanitosi. Terzo – A richiamare sulla gente il castigo divino non sono i peccati ma la ripetizione di essi per ostilità ed indifferenza per le leggi del Signore. Ed ora leggiamo il versetto numero 38: وَعَادًا وَثَمُودَ وَقَد تَّبَیَّنَ لَکُم مِّن مَّسَاکِنِهِمْ وَ زَیَّنَ لَهُمُ الشَّیْطَانُ أَعْمَالَهُمْ فَصَدَّهُمْ عَنِ السَّبِیلِ وَکَانُوا مُسْتَبْصِرِینَ Ugualmente [accadde] agli ‘Âd e i Thamûd; prova ne siano, per voi, le loro abitazioni [distrutte]. E Satana abbellì agli occhi loro le loro azioni e impedì loro di camminar sulla via [retta], nonostante fossero lucidi.(29:38) Questo versetto parla del triste destino di altri due popoli, gli Ad ed i Thamud che ebbero tra di loro due profeti, Hud e Salih (la pace sia con loro), ma non li seguirono. Questi due popoli di cui si parla anche in altre parti del Corano, trattarono come dei bugiardi i propri profeti e si opposero volontariamente e consapevolmente agli ordini del Signore. Il versetto si rivolge a questo punto agli abitanti della Mecca e ricorda loro che le case distrutte di questi popoli sono vicine; uno di questi era dell’odierno Yemen e l’altro dell’odierna Siria, quindi zone che gli arabi della Mecca visitavano per i loro viaggi commerciali organizzati nell’ambito delle grandi carovane. “Vedete e traete le giuste conclusioni”, dice in parole povere il Corano, che ricorda che l’aver seguito Satana fu il motivo della disgrazia di questi popoli. Viene ribadito un concetto importante: il fatto che Satana abbellisca agli occhi delle persone i peccati. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – I reperti storici dei popoli del passato sono un grande patrimonio e vanno conservati, anche da un punto di vista unicamente religioso. L’Islam ricorda che riflettendo sul destino dei popoli passati si può vivere meglio e soprattutto si possono non commettere i loro errori. Secondo – Satana abbellisce ciò che bello non è; per esempio essere superbi e vantarsi della propria potenza e della propria ricchezza sono azioni riprovevoli che però Satana rende “belle” agli occhi dell’uomo. Ed ora leggiamo i versetti 39 e 40 della sura del Ragno: وَ قَارُونَ وَ فِرْعَوْنَ وَ هَامَانَ وَلَقَدْ جَاءَهُم مُّوسَى بِالْبَیِّنَاتِ فَاسْتَکْبَرُوا فِی الْأَرْضِ وَمَا کَانُوا سَابِقِینَ Ugualmente [accadde] a Qârûn e Faraone e Hâmân, quando Mosè portò loro le prove chiare, e furono superbi sulla terra ma non poterono sfuggirci.(29:39) فَکُلًّا أَخَذْنَا بِذَنبِهِ فَمِنْهُم مَّنْ أَرْسَلْنَا عَلَیْهِ حَاصِبًا وَمِنْهُم مَّنْ أَخَذَتْهُ الصَّیْحَةُ وَمِنْهُم مَّنْ خَسَفْنَا بِهِ الْأَرْضَ وَمِنْهُم مَّنْ أَغْرَقْنَا وَمَا کَانَ اللَّـهُ لِیَظْلِمَهُمْ وَلَـکِن کَانُوا أَنفُسَهُمْ یَظْلِمُونَ Ognuno colpimmo per il suo peccato: contro alcuni mandammo una tempesta di sabbia, altri furono trafitti dal Grido, altri facemmo inghiottire dalla terra e altri annegammo. Ed Allah non voleva far loro torto: furono loro a far torto a loro stessi.(29:40) Quì il Corano nomina alcuni dei prepotenti della storia; Qarun, il ricco del periodo di Mosè che si sentiva invincibile; il Faraone che faceva del male alla gente credendosi una divinità; il suo ministro Haman, complice nei crimini del Faraone. Mosè (la pace sìa con lui), cercò di guidare sulla retta via tutti e tre ma nessuno di loro diede ascolto; non accettarono i propri errori e si ostinarono a peccare e ad essere ingiusti fin quando alla fine, vennero puniti. Qarun venne inghiottito dalla terra con tutto il suo palazzo e la sua ricchezza, il Nilo annegò invece il Faraone ed il suo ministro Haman. Gli Ad vennero colpiti da una tempesta di sabbia che durò per sette notti e sette giorni e li spazzò via. I Thamud vennero puniti con un suono terrificante che giunse dal cielo e li uccide; il popolo di Noè annegò. Sono tutti castighi divini riservati alla gente in questa vita. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La conseguenza dell’insolenza e della disobbedienza dinanzi a Dio non e’ altro che la distruzione. Il potere e la ricchezza non possono salvare i malfattori. Secondo – Il potere di Dio e’ al di sopra di ogni potere e nessuno ha la capacità di tenerGli testa; chi si oppone al bene e a coloro che sostengono il bene si mette contro Dio e quindi va incontro ad una sconfitta sicura. Terzo – Il castigo divino non e’ di un’unica forma ed Egli è libero di castigare come vuole chiunque sia arrivato a meritarselo. Quarto – Il destino di ogni persona dipende dalle sue azioni. Abbasi Davood

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