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Martedì, 26 Gennaio 2016 12:49

Parte (702): sura Al Qasas (Il Racconto), versetti 86-88

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.

 

Oggi concludiamo la lettura della sura Al Qasas (Il Racconto), la 28esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 88 versetti. Quasi metà di questa sura narra vicende inerenti alla vita di uno dei grandi profeti del Signore ovvero Mosè (la pace sìa con lui).

Il nome della sura proviene dal 25esimo versetto, quando Mosè (la pace sìa con lui), fa cenno alla storia della sua vita.

Ma ora ecco il versetto numero 86 della sura del Racconto:

وَمَا کُنتَ تَرْجُوا أَن یُلْقَى إِلَیْکَ الْکِتَابُ إِلَّا رَحْمَةً مِّن رَّبِّکَ فَلَا تَکُونَنَّ ظَهِیرًا لِّلْکَافِرِینَ

Tu non speravi che ti sarebbe stato rivelato il Libro. È stato solo per la misericordia del tuo Signore. Dunque, non essere mai un sostegno per i miscredenti; (28:86)



Nel versetto precedente a questo, ispirato al profeta dell'Islam Mohammad (s), mentre era in fuga dalla Mecca a Medina, gli si promette il ritorno nella sua città; un ritorno che come abbiamo detto si realizzò anni dopo, quando i musulmani conquistarono la Mecca senza spargimento di sangue.

Per rincuorare il suo messaggero, Dio, nel versetto appena letto, ricorda che anche l'ispirazione del Corano e' un miracolo in cui Mohammad (s) non sperava; allo stesso modo, intende ricordare Iddio l'Altissimo, i musulmani otterranno la vittoria tornando alla Mecca.

Visto che il Signore e' stato così Magnanime nei tuoi confronti, ricorda il versetto rivolgendosi al profeta dell'Islam, non arrenderti mai alle richieste ingiuste dei miscredenti; dichiara apertamente la tua opposizione alla loro volontà e fa' sì che tutti apprendano di questa tua posizione.

Nei versetti precedenti abbiamo letto che a Mosè venne annunciata la sua missione profetica quando si allontanò dalla sua famiglia, nel deserto, sperando di trovare un fuoco per riscaldarli. Su Mohammad (s), invece, si narra che si ritirava in una grotta sulle montagne della Mecca per pregare il Signore ed era lì che ricevette, senza poterlo immaginare, allo stesso modo di Mosè, la missione di guidare la gente al culto dell'unico Dio. Da questo versetto apprendiamo che:

Primo – Una delle scuse dei miscredenti per il rifiuto della fede era perchè non fossero loro a ricevere il messaggio divino. Il Corano risponde ricordando che nemmeno i profeti, che vivevano nella maniera più pura, si aspettavano una cosa del genere da Dio e che quindi da parte dei peccatori, tale pretesa, e' davvero azzardata.

Secondo – Nella dottrina dei profeti, ogni azione che rafforzi i peccatori e porti acqua al loro mulino e' assolutamente proibita.

Ed ora leggiamo il versetto numero 87 della sura del Racconto:

وَلَا یَصُدُّنَّکَ عَنْ آیَاتِ اللَّـهِ بَعْدَ إِذْ أُنزِلَتْ إِلَیْکَ وَادْعُ إِلَى رَبِّکَ وَلَا تَکُونَنَّ مِنَ الْمُشْرِکِینَ

e non ti distolgano dai segni di Allah dopo che sono stati fatti scendere su di te. Invita al tuo Signore e non essere uno degli associatori. (28:87)


Non seguire i miscredenti, per il profeta dell'Islam, significa anche non rinunciare alla propria missione; ed e' esattamente ciò che gli viene ordinato da questo versetto. Secondo le testimonianze storiche, ogni volta che il profeta dell'Islam riferiva alla gente i versetti del Corano, il verbo divino, i miscredenti lo accusavano di essere un poeta, un mago o un menzognero. Questo versetto ricorda al profeta che non deve rinunciare allo svolgimento del suo dovere per timore di tali accuse; se si fosse ritirato dopo aver ricevuto il messaggio divino, anche il profeta sarebbe stato tra i miscredenti. Egli però non smise di guidare la comunità, con affetto e amore, fino alla fine della sua benedetta vita.

Da questo versetto possiamo apprendere tante cose. Alcune le citiamo noi:

Primo – I nemici della regione non si arresero nemmeno dinanzi al profeta in persona. Non ci dobbiamo quindi meravigliare dell'ostilità che oggi alcuni gruppi e alcune persone nutrono nei confronti della religione divina. E di conseguenza, non dobbiamo nemmeno rinunciare all'invito del prossimo all'Islam.

Secondo – Anche i profeti avevano i loro doveri e ricevevano moniti dal Signore affinchè potessere svolgere al meglio il loro compito.

Terzo – I profeti invitavano la gente ad adorare Dio e non ad adorare la loro persona stessa. Erano loro in primis a lottare contro la divinizzazione degli esseri umani.

Ed ora leggiamo l'ultimo versetto della sura del Racconto o al Qasas:



وَلَا تَدْعُ مَعَ اللَّـهِ إِلَـهًا آخَرَ لَا إِلَـهَ إِلَّا هُوَ کُلُّ شَیْءٍ هَالِکٌ إِلَّا وَجْهَهُ لَهُ الْحُکْمُ وَإِلَیْهِ تُرْجَعُونَ

Non invocare nessun altro dio insieme con Allah. Non c'è dio all'infuori di Lui. Tutto perirà, eccetto il Suo Volto. A lui appartiene il giudizio e a Lui sarete ricondotti. (28:88)



Nei versetti precedenti, Dio distoglie il profeta da qualsiasi titubanza nello svolgimento della sua missione profetica e lo invita a invitare la gente con convinzione, senza temere l'ostilità dei miscredenti.

Con questo versetto termina, in maniera sublime e imponente, la sura del Racconto; l'ultimo ordine e' di non adorare, mai e poi mai, nessun'altra cosa o persona alla pari di Dio; lui e' l'unico essere che merita l'adorazione, e tranne Lui, tutto avrà una fine. Il destino degli uomini e nelle sue mani perchè sarà Lui il giudice del Giorno della Resurrezione e al suo cospetto verranno ricondotti gli uomini.

Interpretando a loro modo questo versetto, gli estremisti wahabiti, sostengono che la devozione per i profeti o gli Imam sia una sorta di idolatria, o equivalga ad associare altre divinità a Dio. Nella dottrina sciita, invece, il fare appello al profeta o all'Imam Alì (la pace sia con loro), equivale al chiedere la loro intercessione presso Dio, intercessione che esiste, ed avviene, secondo le spiegazioni date dal Corano stesso.

Ed ora ecco in breve alcune conclusioni che si possono trarre da questo versetto:

Primo – Il vero monoteista e' libero dall'adorazione di qualsiasi cosa che non sia Dio. Tale persona e' noncurante anche nei confronti delle potenze e delle forze materiali che sostengono di dominare il mondo e tutti gli uomini.

Secondo – La vita mondana e ciò che c'è in questa vita e' destinato a non esserci, presto o tardi; solo ciò che assume direzione divina diviene eterno e immortale.

Terzo – La morte non è la fine ed il confluire nel nulla ma è il ritorno all'origine del Creato.

Davood Abbasi

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