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Martedì, 19 Gennaio 2016 09:16

Parte (701): sura Al Qasas (Il Racconto), versetti 83-85

Parte (701): sura Al Qasas (Il Racconto), versetti 83-85
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
Da tante puntate abbiamo iniziato la lettura della sura Al Qasas (Il Racconto), la 28esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 88 versetti. Quasi metà di questa sura narra vicende inerenti alla vita di uno dei grandi profeti del Signore ovvero Mosè (la pace sìa con lui).

Il nome della sura proviene dal 25esimo versetto, quando Mosè (la pace sìa con lui), fa cenno alla storia della sua vita.

Ma ora ecco il versetto numero 83 della sura del Racconto:

تِلْکَ الدَّارُ الْآخِرَةُ نَجْعَلُهَا لِلَّذِینَ لَا یُرِیدُونَ عُلُوًّا فِی الْأَرْضِ وَلَا فَسَادًا وَالْعَاقِبَةُ لِلْمُتَّقِینَ


Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L'esito finale appartiene ai timorati [di Allah]. (28:83)


Nei versetti precedenti abbiamo letto approposito della vita di Qarun, il ricco signore contemporaneo di Mosè che divenuto ingrato e ribelle nei confronti del Signore venne punito e venne inghiottito dalla terra insieme a tutte le sue ricchezze, a seguito di un terremoto. Questo versetto, trae conclusione dalla storia della sua vita e ricorda che coloro che si ritengono superiori agli altri, devono sapere che il loro posto, nell'aldilà, sarà in mezzo al fuoco, dato che il Paradiso e' riservato ai puri ed ai timorati.

La superbia e' la caratteristica più palese delle persone ricche e potenti che pensano solo a questa vita; la superbia di queste persone le trascina alla fine verso un brutto destino. L'Imam Alì (la pace sìa con lui), durante il suo governo sulla comunità islamica disse: "Io non ho usato il potere come mezzo di supremazia ed allo stesso modo i ricchi non devono usare i loro soldi per dominare sulla gente".

Da questo versetto apprendiamo che:

Primo – La ricchezza e il potere non portano automaticamente la corruzione a meno che non vengano accompagnati dalla superbia e dal sentimento di superiorità.

Secondo – Il vero pio e timorato è colui che riesce ad essere umile e non si mostra superbo e che non vuole dominare sugli altri.

Ed ora leggiamo il versetto 84 della sura:

مَن جَاءَ بِالْحَسَنَةِ فَلَهُ خَیْرٌ مِّنْهَا وَمَن جَاءَ بِالسَّیِّئَةِ فَلَا یُجْزَى الَّذِینَ عَمِلُوا السَّیِّئَاتِ إِلَّا مَا کَانُوا یَعْمَلُونَ


Chi verrà con il bene, avrà meglio ancora; chi verrà con il male, [sappia che] coloro che avranno commesso il male, saranno ricompensati per ciò che avranno fatto. (28:84)


Questo versetto ci espone la legge che regola il compenso o la punizione delle azioni umane nell'altra vita; le buone azioni verranno premiate con un qualcosa di ancora più prezioso del loro valore mentre le cattive azioni verranno compensate solo con ciò a cui equivalgono, senza eccedere. Le buone azioni vengono premiate abbondantemente per via dell'ipseità di Dio, che e' Benevolo ed Amorevole, che premia certe volte dieci, cento, settecento volte ciò che una persona si merita o altre volte premia con un qualcosa di infinitamente migliore un'azione compiuta da un benefattore. Gli esegeti del Corano spiegano però che nello svolgimento di una buona azione e' molto importante l'intenzione della persona ed il fatto che essa la compia per compiacimento del Signore; e' chiaro quindi che considerando questi parametri, un'unica azione può venir premiata diversamente da Dio. Per le cattive azioni invece, Dio non accresce la loro punizione, e castiga chi le ha commesse solo tanto quanto il loro peso negativo. Un particolare a cui hanno fatto attenzione gli studiosi, e' che il versetto non dice che Dio castiga i peccatori, ma dice che la loro punizione e' il loro peccato stesso. In pratica, e' la loro stessa azione che nell'aldilà assume le sembianze di un flagello e li tormenta.  Da questo versetto apprendiamo che:

Primo – Le buone azioni, chiunque sia a compierle, sono positive e verranno premiate nell'aldilà.

Secondo – Compiere buone azioni è importante ma non sufficiente. E' importante riuscire a portare intatte fino all'altra vita le nostre buone azioni. Molte volte alcuni errori annullano le buone azioni oppure ci sono difetti che viziano le stesse buone azioni e fanno sì che esse non abbiano valore. Ad esempio chi dona qualcosa e poi lo fa notare a chi ha ricevuto il dono, cancella l'effetto positivo della sua buona azione.

Terzo – Dio usa la Sua Generosità immensa per premiare e la sua giustizia per punire.

Ed ora leggiamo il versetto 85 della sura al Qasas o del Racconto:

إِنَّ الَّذِی فَرَضَ عَلَیْکَ الْقُرْآنَ لَرَادُّکَ إِلَى مَعَادٍ قُل رَّبِّی أَعْلَمُ مَن جَاءَ بِالْهُدَى وَمَنْ هُوَ فِی ضَلَالٍ مُّبِینٍ


In verità Colui che ti ha imposto il Corano ti ricondurrà al luogo del ritorno. Di': "Il mio Signore conosce meglio chi viene con la Guida e chi è in manifesto errore". (28:85)


Con questo versetto inizia la parte finale della sura del Racconto, in cui Dio si rivolge direttamente al profeta dell'Islam e gli ordina di migrare dalla Mecca a Medina. I politeisti della Mecca, ricchi e potenti, impedivano alla gente di convertirsi al Monoteismo e torturavano ed uccidevano i neo-musulmani. I pochi musulmani esistenti vennero colpiti con uno spietato embargo per ben tre anni e dopo che anche questa loro idea fallì, decisero di assassinare il profeta dell'Islam. Fu allora che Dio informò il profeta di questa loro congiura ordinandogli di effettuare quella migrazione o hijra, italianizzata in egira, che fu anche l'inizio della datazione islamica. Da una parte il profeta era legato alla sua città natia, La Mecca, dall'altra sapeva di doverla lasciare per adempire all'ordine di Dio e svolgere la sua sacra missione. Questo versetto vuole tranquillizzare il profeta e dice che il Dio che gli ha inviato il Corano e gli ha ordinato di migrare, lo riporterà nella sua città d'origine, e in un modo in cui nessuno, nemmeno i politeisti, possano nuocergli.

Il Signore ordina inoltre al profeta di rispondere a coloro che lo rinnegano e dire che Dio e' al corrente della sua sincerità e che sono smarriti, coloro che non sono disposti a riconoscere i chiari segni divini. Da questo versetto apprendiamo che:

Primo – L'ispirazione dei versetti del Corano al profeta e la loro comunicazione alla gente, suscitò l'opposizione dei politeisti che portò come conseguenza la migrazione del profeta dalla Mecca a Medina; Dio però promise al profeta di farlo rientrare nella sua città e ciò si verificò alcuni anni dopo quando i musulmani conquistarono La Mecca senza spargimento di sangue.

Secondo – Eseguire i propri doveri religiosi non significa solo pregare e fare il digiuno, ma significa anche leggere e presentare al prossimo il Corano.


Davood Abbasi

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