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Domenica, 11 Agosto 2013 11:10

Parte (566): sura Al-Anbiya (dei Profeti), versetti 83-88

Prosegue su Radio Italia IRIB la lettura e l’interpretazione del Corano, il testo sacro di oltre un miliardo di musulmani in tutto il mondo.

 

Amici da molte settimane abbiamo avviato la lettura della 21esima sura o brano del Corano, la sura Al-Anbiya o dei Profeti, rivelata a Mohammad (la pace sia con lui) prima dell’Egira e cioè quando si trovava nella città di Mecca.

Abbiamo detto che il nome dato alla sura e’ dovuto al fatto che in essa vengono citati ben 16 messaggeri del Signore e si parla dei fatti della loro vita.

Finora in questa sura abbiamo letto approposito di diversi profeti come Abramo, Lot, Noè, Davide, Salomone, . Ora proseguiamo la lettura della sura dei profeti con i versetti numero 83 ed 84:

وَ أَیُّوبَ إِذْ نَادَى رَبَّهُ أَنِّی مَسَّنِیَ الضُّرُّ وَ أَنتَ أَرْحَمُ الرَّاحِمِینَ

E si rivolse Giobbe al suo Signore: “Il male mi ha colpito, ma Tu sei il più misericordioso dei misericordiosi!”. (21:83)

فَاسْتَجَبْنَا لَهُ فَکَشَفْنَا مَا بِهِ مِن ضُرٍّ وَآتَیْنَاهُ أَهْلَهُ وَمِثْلَهُم مَّعَهُمْ رَحْمَةً مِّنْ عِندِنَا وَ ذِکْرَى لِلْعَابِدِینَ

Gli rispondemmo e lo sollevammo dal male che lo affliggeva e gli restituimmo la sua famiglia e un'altra ancora, segno di misericordia da parte Nostra e Monito per coloro che [Ci] adorano. (21:84)

Il Corano quì inizia a parlare di Giobbe, il decimo profeta di cui si parla nella sura dei Profeti. Secondo altre spiegazioni date dal profeta e dai suoi discendenti che ci aiutano a completare le conoscenze sul profeta Giobbe, egli venne messo alla prova da Dio sia in una situazione di riccchezza e sia in condizioni di povertà. Giobbe era molto ricco ma nonostante ciò non dimenticò mai Dio e mai fu superbo. In seguito Dio lo mise alla prova con una serie di problemi e gli tolse la sua ricchezza e persino i suoi figli. Nonostante tutti questi problemi Giobbe non fu mai ingrato e ringraziò sempre Dio per ciò che gli aveva dato. Ma la sua prova non finì quì. Lui si ammalò gravemente e perse addirittura la capacità di muoversi, ma più aumentavano i suoi problemi più lui esprimeva la sua gratitudine per Dio. Alla fine la gente iniziò a prenderlo in giro e gli disse che lui aveva senz’altro fatto qualcosa di molto brutto per meritarsi tutti quei problemi. A questo punto Giobbe pregò Dio chiedendo di essere liberato da quei problemi. Dio ascoltò la sua preghiera ed i suoi problemi si risolsero uno dopo l’altro. I suoi figli morti resuscitarono ed anzi ne ebbe anche di altri. Ulteriori dettagli sulla vita di questo profeta nella sura “Sad”. Da questi versetti apprendiamo che:

1- I profeti, come gli altri esseri umani, vengono messi alla prova e le prove che loro devono superare sono ben più difficili di quelle a cui viene sottoposta la gente comune.

2- Bisogna rispettare l’educazione nel momento in cui preghiamo e ci rivolgiamo al Signore, anche se siamo afflitti da dolore e difficoltà.

3- Persino i credenti hanno bisogno di ricevere consigli e indicazioni.

Ed ora leggiamo i versetti 85 e 86:

وَإِسْمَاعِیلَ وَإِدْرِیسَ وَذَا الْکِفْلِ کُلٌّ مِّنَ الصَّابِرِینَ

E Ismaele e Idris e Dhû 'l-Kifl! Tutti furono perseveranti, (21:85)

وَأَدْخَلْنَاهُمْ فِی رَحْمَتِنَا إِنَّهُم مِّنَ الصَّالِحِینَ

che facemmo beneficiare della Nostra misericordia: tutti erano dei devoti (21:86)

Dopo aver parlato di Giobbe che nella cultura islamica e’ in qualche modo il simbolo della pazienza, il Corano cita anche altre tre profeti per la loro perseveranza. Sono personaggi che grazie alla saggezza riuscirono a vincere i loro problemi personali e a sconfiggere i loro nemici esterni. Ed anche per questo vennero prescelti da Dio e collocati tra i beneficiari della Sua immensa Misericordia.

Ismaele fu colui che si arrese al volere di Dio al punto da essere disposto a farsi sacrificare dal padre. Idris era nonno di Noè ed il Corano spiega che avesse una posizione molto elevata. Dhû 'l-Kifl e’, sulla base dei riferimenti storici, uno dei profeti vissuti tra il popolo di Israele prima dell’arrivo di Gesù.

Da questi versetti apprendiamo che:

1) Dobbiamo ricordare coloro che nel corso della loro vita hanno sopportato tante difficoltà per il bene della gente e dobbiamo collocarli come nostre guide.

2) Gli uomini pazienti e benefattori vengono premiati da Dio.

Ed ora i versetti 87 e 88:

وَذَا النُّونِ إِذ ذَّهَبَ مُغَاضِبًا فَظَنَّ أَن لَّن نَّقْدِرَ عَلَیْهِ فَنَادَى فِی الظُّلُمَاتِ أَن لَّا إِلَهَ إِلَّا أَنتَ سُبْحَانَکَ إِنِّی کُنتُ مِنَ الظَّالِمِینَ

E l'Uomo del Pesce, quando se ne andò irritato. Pensava che non potessimo niente contro di lui. Poi implorò così nelle tenebre: “Non c'è altro dio all'infuori di Te! Gloria a Te! Io sono stato un ingiusto!”. (21:87)

فَاسْتَجَبْنَا لَهُ وَنَجَّیْنَاهُ مِنَ الْغَمِّ وَکَذَلِکَ نُنجِی الْمُؤْمِنِینَ

Gli rispondemmo e lo salvammo dalla disperazione. Così salviamo coloro che credono. (21:88)

Quì si fa riferimento alla vita di Giona, che per anni invitò la gente all’adorazione dell’unico Dio. Dopo anni però solo qualche persona accettò la sua parola e così lui si arrabbiò e dopo aver maledetto il suo popolo li lasciò. Dio lo punì per aver abbandonato a metà la missione che gli era stata affidata; la nave sulla quale lui era salito venne attaccata da un’orca ed il capitano della nave decise di gettare in mare una persona per distogliere l’attenzione dell’animale dalla nave intera. Tirarono a sorte e così uscì il nome di Giona; lui venne gettato in mare e l’orca lo inghiottì ma per volere di Dio Giona rimase vivo nello stomaco dell’animale. Nello spazio angusto e buio dello stomaco dell’orca, Giona chiese perdono al Signore e così Egli lo perdonò e lo fece uscire salvo. Per questo Giona assunse l’appellativo di Zunnun (Proprietario del Pesce) e così viene nominato anche nel versetto che abbiamo letto poco fa’.

Da questi versetti apprendiamo che:

1) Quando le grandi persone sbagliano devono anche subirne le grandi conseguenze. La rabbia di Giona e l’abbandono della sua missione era un comportamento sbagliato ed affrettato che venne punito da Dio.

2) Quando ci accorgiamo di aver commesso un errore la miglior cosa da fare e’ ammettere il nostro errore.

3) Il Corano non e’ un testo di storia da leggere per gli appassionati di questa scienza. E’ un libro di guida per gli uomini e le storie che racconta servono a fare capire all’uomo quali siano le tradizioni divine nei confronti dell’uomo.

 

Davood Abbasi

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