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Domenica, 06 Gennaio 2013 11:16

Parte (490): sura Al-Kahf (della Caverna) , versetti 18-26

Cari amici ringraziamo Dio l’Altissimo che ci ha dato la fortuna di essere con voi ed iniziare oggi la lettura della 18esima sura del Corano, la sura Al-Kahf o della Caverna, nella quale vi è riportata l’avvincente vicenda storica di un gruppo di giovani cristiani che per scampare alle persecuzioni degli idolatri, si nascosero in una caverna. Per volere di Dio, dormirono per 300 anni e dopo il loro risveglio videro che il culto dell’unico Dio aveva sostituito permanentemente il paganesimo e che i fedeli non venivano più perseguitati. La vicenda è riportata pure nei testi storici ebraici ed è una delle storie più emozionanti del sacro Corano. In questa sura vi è pure un’altra vicenda di rilievo, l’incontro di Mosè (la pace sìa con lui) con Khidr (la pace sìa con lui), un’altro profeta con un livello di conoscenza e di potere più elevato che sorprende Mosè con le sue azioni. Riprendiamo la nostra lettura da dove eravamo giunti e cioè dal versetto numero 22:   سَيَقُولُونَ ثَلَاثَةٌ رَابِعُهُمْ كَلْبُهُمْ وَيَقُولُونَ خَمْسَةٌ سَادِسُهُمْ كَلْبُهُمْ رَجْمًا بِالْغَيْبِ ۖ وَيَقُولُونَ سَبْعَةٌ وَثَامِنُهُمْ كَلْبُهُمْ ۚ قُلْ رَبِّي أَعْلَمُ بِعِدَّتِهِمْ مَا يَعْلَمُهُمْ إِلَّا قَلِيلٌ ۗ فَلَا تُمَارِ فِيهِمْ إِلَّا مِرَاءً ظَاهِرًا وَلَا تَسْتَفْتِ فِيهِمْ مِنْهُمْ أَحَدًا Diranno: “Erano tre, e il quarto era il cane”. Diranno congetturando sull'ignoto: “Cinque, sesto il cane” e diranno: “Sette, e l'ottavo era il cane”. Di': “Il mio Signore meglio conosce il loro numero. Ben pochi lo conoscono”. Non discutere di ciò, eccetto per quanto è palese e non chiedere a nessuno un parere in proposito. (18:22)   Dopo aver raccontato la vicenda dei Compagni della Caverna, il Corano ricorda che la gente si dibatterà sul loro numero ma che la cosa importante fu il gesto e l’obbiettivo dei Compagni della Caverna e non cose marginali come il loro numero. Che fossero 3, 5 o 7 non importa, importa il fatto che furono disposti a rinunciare ad ogni cosa per la propria fede. Dio ordina al profeta di non discutere nemmeno con la gente su questi argomenti inutili e di attirare quindi la loro attenzione sui concetti importanti e sulle lezioni che si possono trarre da questa vicenda reale. Questo versetto ci insegna che: 1) Non dobbiamo esprimerci su ciò che non sappiamo basandoci sulle ipotesi e non dobbiamo dibattere su questioni inutili. 2) Nello studio della storia, dobbiamo concentrarci sugli obbiettivi delle azioni e dei movimenti umani e non sul numero delle persone o su altre questioni marginali e di minore importanza. Ed ora leggiamo i versetti 23 e 24:   وَلَا تَقُولَنَّ لِشَيْءٍ إِنِّي فَاعِلٌ ذَٰلِكَ غَدًا Non dire mai di nessuna cosa: “Sicuramente domani farò questo...” (18:23)     إِلَّا أَنْ يَشَاءَ اللَّهُ ۚ وَاذْكُرْ رَبَّكَ إِذَا نَسِيتَ وَقُلْ عَسَىٰ أَنْ يَهْدِيَنِ رَبِّي لِأَقْرَبَ مِنْ هَٰذَا رَشَدًا senza dire “se Allah vuole”. Ricordati del tuo Signore quando avrai dimenticato [di dirlo] e di': “Spero che il mio Signore mi guidi in una direzione ancora migliore”. (18:24)     Questi due versetti insegnano una regola generale, che come potete apprendere viene prima di tutti comunicata al profeta dell’Islam. Non bisogna mai dire che domani si farà una qualsiasi cosa, senza dire Inshallah, ovvero se Allah vuole. Ciò per fare intendere a chi ascolta, ed anche alla persona stessa che parla, che tutto s’avvera solo con il volere del Signore. In altre parole, “se Dio vuole” è caratteristico del linguaggio dei profeti, ed il Corano riferisce che messaggeri di Dio come Giobbe, Shuaib, Khizr e Ismaele si esprimevano in tal modo. Certo il buon fedele deve essere attento a dire sempre con attenzione e a mente lucida questa formula evitando che divenga solo un modo di dire. Da questi due versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni: 1) Non dobbiamo fidarci al 100% delle nostre capacità. Dobbiamo sempre ricordarci che ogni cosa si avvera solo con la volontà di Dio. 2) Se pure i profeti avevano bisogno di Dio nella loro vita, cosa bisogna dire della gente normale? Per questo dobbiamo sempre pregare Dio affinchè ci guidi verso la salvezza e la felicità. Ed ora leggiamo i versetti 25 e 26:   وَلَبِثُوا فِي كَهْفِهِمْ ثَلَاثَ مِائَةٍ سِنِينَ وَازْدَادُوا تِسْعًا Rimasero trecento anni nella loro caverna, e ne aggiungono altri nove. (18:25)   قُلِ اللَّهُ أَعْلَمُ بِمَا لَبِثُوا ۖ لَهُ غَيْبُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ ۖ أَبْصِرْ بِهِ وَأَسْمِعْ ۚ مَا لَهُمْ مِنْ دُونِهِ مِنْ وَلِيٍّ وَلَا يُشْرِكُ فِي حُكْمِهِ أَحَدًا Di': “Allah sa meglio quanto rimasero”. Appartiene a Lui il segreto dei cieli e della terra. Ha il miglior udito e la migliore vista. All'infuori di Lui non avranno patrono alcuno ed Egli non associa nessuno al Suo giudizio. (18:26)   Questi versetti parlano nuovamente della vicenda dei Compagni della Caverna e spiegano che tra la gente ci sono divergenze sugli anni che loro dormirono nella caverna. Secondo il Corano furono 309 anni gli anni del lungo sonno di quegli uomini, ma in ogni caso ne loro ne la gente sapeva precisamente quanti anni avevano dormito e di ciò era al corrente solo Dio. La questione centrale è che il sonno di circa 300 anni di questi uomini fu un miracolo eterno che Dio volle mostrare alla gente affinchè essa sappia che rivivere nell’altro mondo è cosa facile. Infine queste sono le conclusioni che possiamo trarre dalla riflessione su questo versetto: 1) Il periodo preciso del sonno dei Compagni della Caverna era importante e per questo il Corano lo cita con precisione, per dimostrare la potenza senza limiti del Signore. 2) Dio comanda ogni cosa ed è al corrente di ogni cosa e per questo non si può fuggire dal suo potere e rifugiarsi da qualcun’altro. Al contrario si può fuggire da tutti e rifugiarsi da lui.   Davood Abbasi    

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