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Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Oggi concludiamo la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro testo, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco il versetto numero 67 dalla sura del Ragno: أَوَلَمْ یَرَ‌وْا أَنَّا جَعَلْنَا حَرَ‌مًا آمِنًا وَیُتَخَطَّفُ النَّاسُ مِنْ حَوْلِهِمْ أَفَبِالْبَاطِلِ یُؤْمِنُونَ وَبِنِعْمَةِ اللَّـهِ یَکْفُرُ‌ونَ Non vedono forse che abbiamo dato loro un [territorio] inviolabile, mentre tutt'attorno la gente è depredata? Crederanno dunque al falso e disconosceranno i favori di Allah?(29:67) Nel periodo in cui la razzia ed il saccheggio era all’ordine del giorno tra gli arabi, e i membri delle diverse tribù si attaccavano uccidendosi a vicenda, Dio aveva reso sicura ed inviolabile la città della Mecca. Anche perchè una volta un condottiero yemenita dal nome Abrahè, aveva cercato di conquistarla con un’armata di elefanti ma era stato punito con una pioggia di pietre lanciate dal cielo da stormi di uccelli. Il versetto chiede ai contemporanei del profeta se siano grati o meno per il dono della sicurezza dato loro e che se vogliano quindi essere riconoscenti a Dio o proseguire con l’adorazione delle statue insulse degli dèi. Da questo versetto possiamo trarre le seguenti conclusioni: 1)   La sicurezza e’ uno dei grandi doni divini e ringraziare Dio per essa, e’ sinonimo di fede. 2)   Il ricordo dei doni del Signore e’ un modo per invitare la gente all’adorazione dell’unico Dio.   Ed ora leggiamo il versetto 68, il penultimo della sura del Ragno: وَمَنْ أَظْلَمُ مِمَّنِ افْتَرَ‌ى عَلَى اللَّـهِ کَذِبًا أَوْ کَذَّبَ بِالْحَقِّ لَمَّا جَاءَهُ أَلَیْسَ فِی جَهَنَّمَ مَثْوًى لِّلْکَافِرِ‌ینَ Chi è peggior ingiusto di colui che inventa una menzogna contro Allah o che smentisce la Verità quando essa gli è giunta? Non c'è forse nell'Inferno una dimora per i miscredenti?(29:68) Nella cultura umana, l’ingiustizia si palesa nelle relazioni sociali, precisamente laddove qualcuno inizi a calpestare i diritti altrui. Nella cultura religiosa, però, anche se questo stesso tipo di ingiustizia viene biasimato, ciò che si intende per ingiustizia e’ un qualcosa di più generale; si intende soprattutto l’ingiustizia nei confronti di Dio, ovvero l’adorazione di persone o cose all’infuori di Lui. Ciò e’ una forma di ingiustizia perchè e’ chiaro che nessuno tranne Dio merita di essere adorato; l’altra espressione dell’ingiustizia, nel suo senso religioso, e’ tacciare di menzogna i profeti divini; ciò perchè costoro hanno profuso grandi sforzi per la guida dell’uomo e la loro presenza sulla terra e’ stato un dono divino. E’ chiaro che se l’ingiustizia nei confronti delle persone semplici viene punita nell’altra vita, quella nei confronti dei profeti e di Dio stesso avrà una punizione ancor più dura. Bisogna anche ricordare che l’idolatria, non e’ solo quella delle persone che adorano le statue. Una persona che pensa solo ad un qualcosa al punto di adorarla, in pratica commette lo stesso peccato. Ci sono quindi gli adoratori di soldi, coloro che adorano la carriera, coloro che adorano i loro piaceri ed ecc... Anche i fedeli sono minacciati da questi tipi di idolatria e quindi non devono mai sentirsi al sicuro e devono cercare di ripulire l’anima da tutto ciò che li distoglie dal ricordo di Dio. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – Il peggior tipo di ingiustizia e’ quella culturale, quella in cui le idee giuste vengono soppresse e rinnegate e sostituite dalle nozioni false ed inesatte. Le persone ingiuste che rinnegano la verità, naturalmente non saranno mai disposte ad arrendersi al verdetto della giustizia. Secondo – Aggiungere qualcosa alla religione o introdurre in essa i propri gusti e’ un qualcosa di illegale ed una sorta di calunnia nei confronti di Dio. Bisogna essere sottomessi agli ordini della religione, e non cercare di cambiare la religione a nostro piacimento. Ed ora leggiamo il versetto numero 69, l’ultimo della sura del Ragno: وَالَّذِینَ جَاهَدُوا فِینَا لَنَهْدِیَنَّهُمْ سُبُلَنَا وَإِنَّ اللَّـهَ لَمَعَ الْمُحْسِنِینَ Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie. In verità Allah è con coloro che fanno il bene.(29:69) Questo versetto, l’ultimo della sura del Ragno, parla della questione dello sgorzo sulla via del Signore, ciò che viene detto jihad. Questo termine ha un significato molto esteso che può comprendere dallo sforzo per il non peccare fino allo zelo per la lotta contro i nemici. In pratica nella cultura islamica, la jihad viene suddivisa in jihad contro il nemico interno e contro il nemico esterno. Il fedele deve opporsi all’esterno del suo essere con i nemici del Signore ed all’interno del suo essere con le sue voglie basse.  Un’altro concetto sul cui si sofferma il versetto e’ lo zelo per amore di Dio. Molti combattono e si impegnano, ma magari per diventare famosi o per questione di soldi e di potere. Ciò non viene accettato da Dio come buona azione; affinchè venga riconosciuta come jihad, un’azione deve tener presente solo la soddisfazione del Signore. Il versetto poi ricorda che sulla via dei fedeli ci saranno sicuramente dei problemi e che per questo Dio promette di guidare sulla giusta via e quindi di aiutare coloro che si batteranno per Lui. Da questo versetto possiano trarre la seguente conclusione: Primo – Dio, oltre alla guida generale che ha dato agli uomini con la creazione, guida in maniera particolare e specifica le persone che si impegnano sulla sua via e che sono meritevoli. Secondo – Dio ci aiuta in maniera particolare nelle buone azioni che abbiamo iniziato e non ci abbandona mai. Terzo – Dio e’ come se ci prendesse per mano quando stiamo compiendo un qualcosa di giusto, che compiamo per suo piacere e per suo amore.   Davood Abbassi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco il versetto numero 62 dalla sura del Ragno: اللَّـهُ یَبْسُطُ الرِّ‌زْقَ لِمَن یَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ وَیَقْدِرُ‌ لَهُ إِنَّ اللَّـهَ بِکُلِّ شَیْءٍ عَلِیمٌ Allah provvede con larghezza a chi vuole tra i Suoi servi, oppure lesina. In verità Allah conosce ogni cosa.(29:62) Per capire meglio il senso di questo versetto, dobbiamo spiegare in quali condizioni venne ispirato al profeta. I primi musulmani, nella città della Mecca, vennero perseguitati a lungo dagli idolatri e subirono per circa tre anni anche un terribile boicottaggio. Nonostante ciò, quando il profeta stabilì contatti con Medina e disse che lì i musulmani sarebbero stati ben accetti ed avrebbero potuto vivere in pace, alcuni musulmani della Mecca non era disposti a lasciare la città per via della professione e degli affari. Questo versetto si riferisce a loro e chiede di non abbandonare la fede ed i propri ideali per i soldi; ciò per il semplice fatto che e' Dio colui che da' la ricchezza. Il senso della frase finale, "Dio conosce ogni cosa", e' che se Egli e' al corrente dei sacrifici che i fedeli faranno e che quindi li ricompenserà senza ombra di dubbio. Da questo versetto concludiamo che: Primo – Ogni persona ha il dovere di darsi da fare per provvedere alle sue necessità economiche ma il dovere di ognuno e' fare del proprio meglio; e' poi il Signore a guidare e a dare di più a chi vuole e di meno a chi vuole, in base alla Sua infinita saggezza. Secondo – Le differenze esistenti nella vita tra ricchi e poveri, sono affini ad altre differente fisiche o mentali esistenti tra gli uomini che sono dettate dalla volontà divina e che sono un qualcosa di necessario per la società umana. Ed ora leggiamo i versetti 63 e 64: وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّن نَزَّلَ مِنَ السَّمَاءِ مَاءً فَأَحْیَا بِهِ الْأَرْ‌ضَ مِن بَعْدِ مَوْتِهَا لَیَقُولُنَّ اللَّـهُ قُلِ الْحَمْدُ لِلَّـهِ بَلْ أَکْثَرُ‌هُمْ لَا یَعْقِلُونَ Se domandi loro: “Chi fa scendere l'acqua dal cielo e ridà vita alla terra che già era morta?”. Certamente risponderanno: “Allah”. Di': “La lode appartiene ad Allah!”. Ma la maggior parte di loro non ragiona.(29:63) وَمَا هَـذِهِ الْحَیَاةُ الدُّنْیَا إِلَّا لَهْوٌ وَلَعِبٌ وَإِنَّ الدَّارَ‌ الْآخِرَ‌ةَ لَهِیَ الْحَیَوَانُ لَوْ کَانُوا یَعْلَمُونَ Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la [vera] vita, se solo lo sapessero!(29:64) Persino i politeisti della Mecca riconoscevano che fosse il Dio di Abramo a far scendere la pioggia e a salvare la terra dalla morte ma adoravano anche le statue degli idoli perchè le ritenevano partecipi nell'amministrazione dell'Universo. Se pure gli idolatri riconoscevano l'esistenza di Dio, questo e' il senso del versetto, come mai i fedeli temono la povertà e per questo si rifiutano di lasciare la loro città, La Mecca, per raggiungere Medina, e poter professare liberi la propria fede? Come abbiamo accennato prima, questi versetti vennero ispirati al profeta quando in pratica erano iniziate le migrazioni dei primi musulmani dalla Mecca a Medina, per scampare alle persecuzioni, un periodo in cui alcuni musulmani erano ancora titubanti e magari preferivano vivere tra gli idolatri e nascondere la propria fede per non perdere le proprie proprietà e ricchezze. I versetti ricordano tra l'altro a queste persone che la vita terrena e' solo un gioco in cui le ricchezze, casa, automobile, fabbrica ed ecc… sono solo dei grossi giocattoli. Nei giochi dei bambini uno e' il re e un'altro il visir, uno e' il dottore e l'altro il paziente, una e' la mamma e l'altra la figlia. Alla fine del gioco, e' chiaro che tutti questi ruoli erano immaginari e non corrispondevano a nulla di vero. Anche in questa vita ognuno ottiene una posizione, un titolo, ma poi alla fine dei suoi giorni si accorge che e' stato un gioco, proprio come quello dell'infanzia. Se non e' un gioco, dove sono oggi i grandi re della storia o i grandi condottieri? Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La fede in Dio e' un qualcosa di insito nell'anima e se le persone smarrite smettessero di peccare, riuscirebbero perfettamente a sentire l'esistenza del Signore. Secondo – Molte persone fingono di ignorare e si ostinano a non voler riflettere sulla vita e l'origine di essa. Terzo – Ignorare il Giorno del Giudizio fà sì che le persone si immergano in questa vita materiale. Quarto – La vera vita e' quella dell'altro mondo ed ognuno, in quella vita, raggiunge la vera posizione che si merita e nessuna ingiustizia viene fatta. Ed ora leggiamo i versetti 65 e 66 della sura Al-Ankabut o del Ragno: فَإِذَا رَ‌کِبُوا فِی الْفُلْکِ دَعَوُا اللَّـهَ مُخْلِصِینَ لَهُ الدِّینَ فَلَمَّا نَجَّاهُمْ إِلَى الْبَرِّ‌ إِذَا هُمْ یُشْرِ‌کُونَ Quando salgono su una nave, invocano Allah rendendoGli un culto sincero. Quando poi Egli li mette in salvo sulla terraferma, Gli attribuiscono dei consoci,(29:65) لِیَکْفُرُ‌وا بِمَا آتَیْنَاهُمْ وَلِیَتَمَتَّعُوا فَسَوْفَ یَعْلَمُونَ per disconoscere quel che Noi abbiamo concesso loro e per effimeri godimenti: ben presto sapranno.(29:66) Quando gli esseri umani si sentono in pericolo, quando perdono ogni speranza, che cosa fanno? Non pensano forse al Signore? Non lo invocano sinceramente, indipendentemente dal fatto che siano fedeli o meno? Quando la nave sta colando a picco, dice il Corano usando uno splendido esempio, la gente invoca Dio dal profondo del proprio cuore. Lo fà, ai giorni nostri, magari anche quando sta' precipitando un aereo. Ma quando gli uomini raggiungono la salvezza, si dimenticano di colui che li ha salvati, e Gli sono ingrati. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – L'ignoranza ed il torpore addormentano l'anima e gli uomini dimenticano Dio ma dinanzi a fatti pericolosi ed importanti, tutto ciò viene messo da parte ed allora, si risveglia in loro il ricordo del Signore. Secondo – La preghiera sincera e fatta dal profondo del cuore si realizza, anche quella del miscredente. Terzo – La miscredenza, e' un tipo di ingratitudine e di insolenza nei confronti del Signore mentre il Monoteismo, e' un modo per ringraziarLo per i doni che ci ha elargito.Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. A Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 56 e 57 dalla sura del Ragno: یَا عِبَادِیَ الَّذِینَ آمَنُوا إِنَّ أَرْضِی وَاسِعَةٌ فَإِیَّایَ فَاعْبُدُونِ O Miei servi credenti! In verità è grande la Mia terra! AdorateMi!(29:56) کُلُّ نَفْسٍ ذَائِقَةُ الْمَوْتِ ثُمَّ إِلَیْنَا تُرْجَعُونَ Ogni anima assaggerà la morte e poi a noi verrete ricondotti.(29:57) Uno degli ordini impartiti dall’Islam per salvaguardare la fede e’ quello di migrare. Agli albori dell’Islam, i musulmani erano sotto la forte pressione dei pagani e per questo il profeta ed i suoi seguaci decisero di migrare dalla Mecca a Medina. Questi versetti ricordano come principio generale il fatto che l’amore per la patria non deve distogliere dallo sviluppo e soprattutto dalla fede in Dio. La vita mondana e’ limitata e per questo raccogliere ricchezza non deve essere l’unico obbiettivo; bisogna ricordarsi pure dell’aldilà e sapere che e’ quella l’eterna dimora e che per questo lasciarsi imprigionare dalla propria terra non ha senso. Da questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni: Primo – Quando scegliamo il luogo dove vivere, esso deve anche permetterci di salvaguardare la nostra fede. Secondo – I fedeli hanno il dovere di migrare, qualora ciò sia necessario per salvaguardare la loro fede. Terzo – Coloro che si smarriranno per l’eccessiva affezione alla propria patria, nel Giorno del Giudizio non avranno modo di giustificarsi. Quarto -  La morte raggiungerà tutti e nessuno potrà sottrarsi ad essa. Per questo nella programmazione della propria vita, bisogna anche considerare il periodo che segue alla morte. Ed ora leggiamo i versetti 58 e 59: وَالَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ لَنُبَوِّئَنَّهُم مِّنَ الْجَنَّةِ غُرَفًا تَجْرِی مِن تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ خَالِدِینَ فِیهَا نِعْمَ أَجْرُ الْعَامِلِینَ Quanto a coloro che credono e operano il bene, li porremo in alti luoghi del Paradiso sotto i quali scorrono i ruscelli e vi rimarranno in perpetuo. Quanto è meraviglioso il premio di chi opera [il bene],(29:58) الَّذِینَ صَبَرُوا وَعَلَى رَبِّهِمْ یَتَوَکَّلُونَ di coloro che perseverano e hanno fiducia nel loro Signore!(29:59) Coloro che migrano per salvaguardare la loro fede verranno premiati da Dio con case eccelse e splendidi doni. Questi versetti parlano di tre delle caratteristiche di coloro che raggiungono il paradiso: la pazienza, l’affidamento a Dio e le buone azioni. Bisogna soffermarsi sul fatto che secondo il Corano l’accoppiata fede e buone azioni ha valore presso il Signore; le buone azioni senza fede non valgono ed allo stesso modo non vale nemmeno la fede quando non viene accompagnata da buone azioni. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La condizione per raggiungere il paradiso ed i suoi doni sono la fede e le buone azioni. Secondo – Ciò che i fedeli perdono in questa vita per essere buoni verrà dato loro nell’aldilà dal Signore, anzi, otterranno un qualcosa di migliore di ciò a cui hanno rinunciato in questa vita. Terzo – La pazienza e la resistenza e’ il segreto per la vittoria sui problemi ed il successo. I fedeli molte volte vengono minacciati per la loro fede ed e’ chiaro che devono essere molto pazienti e resistenti.   Ed ora leggiamo il versetto numero 60: وَکَأَیِّن مِّن دَابَّةٍ لَّا تَحْمِلُ رِزْقَهَا اللَّـهُ یَرْزُقُهَا وَإِیَّاکُمْ وَهُوَ السَّمِیعُ الْعَلِیمُ Quanti esseri viventi non si preoccupano del loro nutrimento! È Allah che nutre loro e voi. È Lui che tutto ascolta e conosce.(29:60) Questo versetto ricorda che e’ Dio a provvedere al nutrimento dei suoi servi; ciò vuole tranquillizzare coloro che temono di perdere il proprio lavoro a seguito di una migrazione, che ha come motivazione la volontà di salvaguardare la fede. Dio nutre molti esseri sulla terra e nei cieli; esistono pure animali che non sono in grado di provvedere da soli al loro nutrimento ma riescono lo stesso a sopravvivere grazie alla volontà del Signore. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – La migrazione, quando avviene per salvaguardare la fede ed esaudire la volontà divina, non deve preoccuparci; Dio provvederà ad aiutarci anche a trovare il giusto sostegno economico per la vita. Secondo – Il fedele ripone fiducia in Dio in ogni situazione e non rinuncia ai suoi doveri per la paura di rimanere povero. Terzo -  Dio, che e’ il Creatore degli esseri, e’ pure il garante del loro sostentamento. Ed ora leggiamo il versetto numero 61 della sura del Ragno o Al Ankabut: وَلَئِن سَأَلْتَهُم مَّنْ خَلَقَ السَّمَوَاتِ وَالْأَرْضَ وَسَخَّرَ الشَّمْسَ وَالْقَمَرَ لَیَقُولُنَّ اللَّـهُ فَأَنَّى یُؤْفَکُونَ “Chi ha creato i cieli e la terra e ha sottomesso il sole e la luna?”. Certamente risponderanno: “Allah”. Perché poi si distolgono [dalla retta via]?(29:61) I politeisti contemporanei del profeta dell’Islam riconoscevano Dio come Creatore ma poi pensavano che esistessero pure altri dei minori responsabili della gestione di diversi fenomeni naturali, pianeti, ecc… La questione ci sembra un pò assurda ma riflettendo si comprende che anche oggi molte persone pensano allo stesso modo; nel senso che riconoscono il fatto che Dio e’ il Creatore, ma non lo ritengono Colui che amministra le sorti del Creato. Queste persone, pertanto, pensano che gli uomini non abbiano bisogno di Dio e delle Sue leggi e che possano comportarsi come vogliono nella loro vita. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – Nelle questioni ideologiche, bisogna sempre iniziare la discussione con il prossimo dai punti comuni; il comune denominatore tra i primi musulmani ed i pagani era il fatto di riconoscere Dio come Creatore di tutto ciò che esiste Secondo – Tutti, in qualsiasi condizione, possono sbagliare e allontanarsi dalla ragione. Riconoscere Dio come Creatore ma non amministratore del Creato e’ una deviazione ideologica        Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco i versetti numero 50 e 51 dalla sura del Ragno: وَقَالُوا لَوْلَا أُنزِلَ عَلَیْهِ آیَاتٌ مِّن رَّ‌بِّهِ قُلْ إِنَّمَا الْآیَاتُ عِندَ اللَّـهِ وَإِنَّمَا أَنَا نَذِیرٌ‌ مُّبِینٌ E dissero: “Perché non sono stati fatti scendere su di lui segni da parte del suo Signore?”. Di': “I segni sono solo presso Allah. Io non sono che un ammonitore esplicito”. (29:50) أَوَلَمْ یَکْفِهِمْ أَنَّا أَنزَلْنَا عَلَیْکَ الْکِتَابَ یُتْلَى عَلَیْهِمْ إِنَّ فِی ذَلِکَ لَرَ‌حْمَةً وَذِکْرَ‌ى لِقَوْمٍ یُؤْمِنُونَ Non basta loro che ti abbiamo rivelato il Libro che recitano? Questa è davvero una misericordia e un Monito per coloro che credono!(29:51) Anche se i pagani contemporanei del profeta dell'Islam avevano ben capito che lui era un messaggero divino, cercavano di far capricci per non ammettere tale verità e poter difendere i propri interessi mondani che la religione monoteista minacciava. Per questo andavan dicendo che il profeta era un bugiardo e che lui non aveva fatto miracoli simili a quelli di Gesù e Mosè (la pace sia con loro). Perchè quando gli chiediamo un miracolo lui non e' in grado? Perche' non fa sgorgare sorgenti nel deserto? Come mai non ha ricevuto tavole della legge dal Signore? A questi capricci il Corano risponde ricordando che come fece parte della gente dei tempi di Mosè e Gesù, anche alla vista di questi miracoli non avrebbero creduto lo stesso. In più, il miracolo eterno del profeta dell'Islam e' proprio il Corano, che nessuno e' mai riuscito ad eguagliare nella bellezza estetica e nei contenuti. L'altra questione da spiegare e' che i miracoli non arrivano su ordinazione degli uomini ma si verificano quando e' il Signore a volerlo. I contemporanei del profeta, con la loro visione del mondo infantile, volevano miracoli effimeri e materiali mentre il Corano e' un miracolo spirituale eterno. Un testo ineguagliabile trasmesso agli uomini da un messaggero che non sapeva nemmeno leggere e scrivere. Riassumendo possiamo dire: Primo – Il miracolo dell'ultimo dei profeti ha avuto l'identità di un libro scritto, che e' eterno ed universale. Secondo – Il Corano e' un testo completo che risponde a tutte le necessita' spirituali dell'uomo ed e' comprensibile in tutte le ere ed in qualsiasi luogo. Terzo – Il Corano allontana gli esseri umani dall'ignoranza, e li conduce verso la beatitudine e la grazia divini. Ed ora passiamo alla lettura dei versetti 52 e 53: قُلْ کَفَى بِاللَّـهِ بَیْنِی وَبَیْنَکُمْ شَهِیدًا یَعْلَمُ مَا فِی السَّمَوَاتِ وَالْأَرْ‌ضِ وَالَّذِینَ آمَنُوا بِالْبَاطِلِ وَکَفَرُ‌وا بِاللَّـهِ أُولَـئِکَ هُمُ الْخَاسِرُ‌ونَ Di': “Mi basta Allah come testimone tra me e voi, Lui che conosce tutto ciò che è nei cieli e sulla terra. Coloro che credono alla falsità e negano Allah saranno i perdenti”.(29:52) وَیَسْتَعْجِلُونَکَ بِالْعَذَابِ وَلَوْلَا أَجَلٌ مُّسَمًّى لَّجَاءَهُمُ الْعَذَابُ وَلَیَأْتِیَنَّهُم بَغْتَةً وَهُمْ لَا یَشْعُرُ‌ونَ Ti chiedono di affrettare il castigo. Se non ci fosse un termine stabilito, già sarebbe giunto il castigo. Verrà loro all'improvviso, senza che ne abbiano sentore.(29:53) In questi versetti da una parte viene rasserenato il profeta dell'Islam; a lui si ricorda che se viene accusato di essere un menzognero, Dio assiste al suo impegno e lo sostiene. Con un'altra chiave di lettura, e' il profeta che parla ai miscredenti e ricorda loro che Dio e' al corrente di ogni cosa ed anche della veridicità delle sue parole. Secondo il Corano, i pagani, come sfida al profeta, gli chiedevano di colpirli subito con il castigo divino; quì si ricorda che quella gente ignora che Dio dà agli uomini quella finestra di tempo che e' la vita per scegliere e che il castigo, qualora qualcuno se lo meriti, arriverà al momento giusto. Da questi versetti possiamo trarre svariate conclusion tra le quali quelle seguenti: Primo – La mancanza di fede dei rinnegatori non deve demoralizzare i credenti che devono sempre ricordarsi che Dio e' presente e che sa' e vede tutto e che alla fine a rimetterci per il loro operato saranno gli infedeli. Secondo – Dio conferma la sincerità del suo profeta. Terzo – Il castigo divino e' diretto da saggezza e rigore e non e' improvviso e frettoloso. In più il castigo dipende dalla volonta' divina e non scatta certo con le insulse sfide di persone ignoranti e ostili al bene. Ed ora i versetti 54 e 55 della sura del Ragno o Al-Ankabut: یَسْتَعْجِلُونَکَ بِالْعَذَابِ وَإِنَّ جَهَنَّمَ لَمُحِیطَةٌ بِالْکَافِرِ‌ینَ Ti chiedono di far affrettare il castigo mentre l'Inferno circonda già i miscredenti.(29:54) یَوْمَ یَغْشَاهُمُ الْعَذَابُ مِن فَوْقِهِمْ وَمِن تَحْتِ أَرْ‌جُلِهِمْ وَیَقُولُ ذُوقُوا مَا کُنتُمْ تَعْمَلُونَ nel Giorno in cui il castigo li avvolgerà da sopra e da sotto i piedi e dirà loro: “Gustate [le conseguenze di] quello che avete fatto!”.(29:55) Riferendosi ancora alle affermazioni derisorie dei miscredenti che invitavano il profeta a far scendere su di loro al più presto il castigo divino, questo versetto coranico da una risposta toccante; i peccatori vivono già nell'inferno, ma non se ne accorgono. Fare del male, versare sangue innocente, usurpare i diritti altrui, vivere nella paura e nell'ansia, non sono forse già l'inferno? Il castigo, vuole ricordare il Corano, non si palesa solo sottoforma di ciclone, sisma e alluvione ma anche sottoforma di problemi sociali. Il vero castigo però arriverà nell'altra vita, quando il fuoco vi circonderà da tutte le parti. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – Il ritardo nel castigo dei malfattori e' dovuto al fatto che Dio vuole dare loro la possibilità di pentirsi. Secondo – Ogni azione ha una parvenza occulta che si vedrà solo nell'altra vita. L'inferno e' costituito proprio dalla parvenza occulta delle nostre azioni. Davood Abbasi
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Andiamo avanti con la lettura della sura Al-Ankabut (Il Ragno), la 29esima del sacro Corano, meccana per la maggiorparte e composta da 69 versetti. Il nome della sura proviene dal 41esimo versetto, quando coloro che si rifugiano in altri all’infuori di Dio vengono paragonati al ragno che ha fatto per se una casa e la crede resistente. Ma ora ecco il versetto numero 46 dalla sura del Ragno: وَلَا تُجَادِلُوا أَهْلَ الْکِتَابِ إِلَّا بِالَّتِی هِیَ أَحْسَنُ إِلَّا الَّذِینَ ظَلَمُوا مِنْهُمْ وَقُولُوا آمَنَّا بِالَّذِی أُنزِلَ إِلَیْنَا وَأُنزِلَ إِلَیْکُمْ وَإِلَـهُنَا وَإِلَـهُکُمْ وَاحِدٌ وَنَحْنُ لَهُ مُسْلِمُونَ E non dialogate con la gente della Scrittura se non con belle maniere, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo”.(29:46) In questo versetto il Corano insegna ai musulmani come si devono comportare con la Gente della Scrittura ovvero con i cristiani e gli ebrei. Il Corano in primo luogo ricorda che nel dialogo interreligioso con queste persone bisogna essere rispettosi e cercare di stabilire un rapporto amichevole e basato sull’educazione. Il dialogo non deve avvenire con lo scopo di dimostrare la propria superiorità; ciò che e’ fondamentale è essere ragionevoli. Il Corano ricorda però che questa regola vale solo per coloro che sono disposti a rispettare a loro volta i musulmani ed e’ chiaro che non bisogna accettare offese e rinunciare al dialogo con persone incapaci di stabilire un rapporto civile. Per quanto riguarda il dialogo interreligioso tra le fedi abramitiche il Corano dà un consiglio: invece che iniziare dai punti di divergenza bisogna soffermarsi sui punti in comune in modo da creare fratellanza ed unità. I musulmani vengono invitati a ricordare che il Dio di cui parlano tutte le fedi abramitiche e’ lo stesso e di testimoniare la propria obbedienza ad Egli. Da questo versetto possiamo trarre la seguente conclusione: Primo – Nel dialogo con i non musulmani, i musulmani non sono affatto autorizzati ad offendere. Ogni dialogo interreligioso deve basarsi su ragionamenti chiari e assennati e deve avere scopi benevoli. E’ chiaro che questa regola vale anche all’interno dell’Islam stesso e pure tra le diverse confessioni islamiche. Secondo – Lo scambio di opinioni tra le religioni divine sulla base dei punti in comune e’ un qualcosa che e’ stato raccomandato dall’Islam. Terzo – La fede in Dio e nel suo profeta non basta, bisogna anche essere ubbidienti e seguire i loro comandamenti e insegnamenti. Ed ora leggiamo il versetto 47 della sura del Ragno: وَکَذَلِکَ أَنزَلْنَا إِلَیْکَ الْکِتَابَ فَالَّذِینَ آتَیْنَاهُمُ الْکِتَابَ یُؤْمِنُونَ بِهِ وَمِنْ هَـؤُلَاءِ مَن یُؤْمِنُ بِهِ وَمَا یَجْحَدُ بِآیَاتِنَا إِلَّا الْکَافِرُ‌ونَ Così abbiamo fatto scendere su di te il Libro. Coloro ai quali abbiamo dato il Libro credono in esso e anche tra loro c'è chi crede. Solo i miscredenti negano i Nostri segni.(29:47) Dio ha inviato la Torah a Mosè, il Vangelo a Gesù e il Corano a Mohammad e l’origine del messaggio di tutti i profeti e’ l’unico Dio. Quindi tra di loro non ci sono incongruenze; i musulmani, almeno, hanno il dovere di riconoscere e rispettare i profeti precedenti a Mohammad e di credere anche nella provenienza divina dei loro testi sacri e ciò sarebbe giusto che lo facessero dal canto loro anche ebrei e cristiani, anche perchè l’Islam e’ coerente con le tradizioni passate. Il Corano ricorda che non solo tra ebrei e cristiani ma persino tra i rinnegatori di Dio coloro che sono veramente alla ricerca della verità si accorgeranno dell’autenticità del messaggio dell’Islam e saranno credenti. Certo ci sono anche coloro che comprendono la veridicità del messaggio dell’Islam ma per interessi non sono disposti a riconoscere tale realtà e si ostinano ad opporsi alla religione. Il modo di agire di queste persone e’ ridicolo come quello di una persona che usa una tenda spessa per casa sua ed in tal modo si illude di poter nascondere il sole. Da questo versetto apprendiamo che: Primo – Il Corano, rispetta le rivelazioni fatte ai profeti precedenti ed invita i monoteisti a seguire la rivelazioni divina e divenire quindi musulmani. Secondo – Chi e’ veramente obbediente al Signore non e’ come un tifoso che tifi per una squadra. Se viene inviato un nuovo profeta che porta nuove leggi, lo segue serenamente senza insistere sulla fedeltà alle leggi del profeta precedente. Ed ora leggiamo i versetti 48 e 49 della sura del Ragno: وَمَا کُنتَ تَتْلُوا مِن قَبْلِهِ مِن کِتَابٍ وَلَا تَخُطُّهُ بِیَمِینِکَ إِذًا لَّارْ‌تَابَ الْمُبْطِلُونَ Prima di questo non recitavi alcun Libro e non scrivevi con la tua destra; [ché altrimenti] coloro che negano la verità avrebbero avuto dubbi.(29:48) بَلْ هُوَ آیَاتٌ بَیِّنَاتٌ فِی صُدُورِ‌ الَّذِینَ أُوتُوا الْعِلْمَ وَمَا یَجْحَدُ بِآیَاتِنَا إِلَّا الظَّالِمُونَ Sono invece chiari segni [custoditi] nei cuori di coloro ai quali è stata data la scienza. E a negare i Nostri segni non sono altri che gli ingiusti.(29:49) Il Corano e’ in sintonia con le rivelazioni sacre passate e questa e’ gia’ una dimostrazione della sua autenticità; ma in realtà vi sono anche tante altre prove. Ad esempio il primo dei due versetti appena letti ricorda che il profeta non sapeva leggere e scrivere e ciò, rivela il Corano stesso, fu volontà del Signore affinchè nessuno potesse pensare che quelle parole così belle e che ancora oggi sono la versione più sublime di lingua araba, fossero state inventate o scritte dal profeta; tra l’altro lui non avrebbe nemmeno potuto studiare le sacre scritture precedenti; nel Corano tra l’altro vi sono rivelati concetti che sono stati scoperti secoli dopo o ci sono fatti annunciati che si sono verificati negli anni successivi all’ispirazione e quindi e’ sicuro che tutto ciò non poteva essere opera di un essere umano. I segni della verità sono indicati in questo testo e coloro che lo rinnegano, ribadisce il versetto, fanno solo del male a se stessi. Da questi versetti apprendiamo che: Primo – Alle volte, per volontà di Dio, una persona analfabeta può cambiare in bene la storia della civiltà umana ed al contrario, una persona acculturata, con idee errate come il secolarismo, può deviare dal suo cammino giusto l’intera società mondiale. Secondo – Bisogna sempre stare attenti a non dare appigli ai nemici ed ai critici. Terzo – Coloro che sono veramente saggi, capiscono bene il messaggio del Corano e si accorgono che non può essere opera della mente umana.Davood Abbasi  
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