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L’adorazione (ibadat) e la Preghiera (Salat) (2)

La prima disposizione (vale a dire la Preghiera) riguarda la relazione tra la creatura e Dio, e la seconda (la zakat o carità) mostra la relazione della creatura con le altre.

Così un musulmano ha una doppia responsabilità permanente: verso Dio da una parte e verso gli esseri umani e la sua società dall’altra. Nessuna società islamica può essere costruita senza adorazione, Preghiera, digiuno e ricordo (dhikr) di Dio. Parimenti nessuna società sana può esistere veramente senza ordinare il bene e vietare il male e senza relazioni amichevoli tra le persone, anche se ogni persona fosse pia.

Se guardate da una prospettiva ‘Ali ibn Abi Talib (as) lo vedete come il più pio degli uomini, al punto che i suoi atti di adorazione sono proverbiali. Una devozione non limitata ai riti esterni ma accompagnata da amore, gioia e lacrime. Dopo la sua morte un uomo chiamato Zirar si incontrò con Mu’awiah, che sapeva fosse uno dei compagni e seguaci di ‘Ali, e gli chiese di descriverlo. Disse allora Zirar: “Una notte lo vidi nel suo mihrab assorto nell’adorazione e nella preghiera. Tremava per il timore di Dio come un uomo morso da un serpente e singhiozzava con profonda tristezza dicendo: “O fuoco dell’Inferno!”.” Si dice che Mu’awiah pianse nell’ascoltare ciò.

Dopo la morte di ‘Ali (as), Mu’awiah si incontrò con Addas ibn Hatam e cercò di provocarlo contro l’Imam, chiedendogli dei suoi tre figli che erano morti lottando insieme ad ‘Ali (as). Desiderava ascoltare da Addas una maledizione contro l’Imam, e per questo gli chiese: “’Ali non è stato giusto tenendo lontani dal campo di battaglia i suoi figli Hasan e Husayn ma mandando a morire i tuoi figli”. Addas rispose: “Sono io ad esser stato ingiusto verso di lui. Se fossi giusto, non dovrei essere vivo mentre lui si trova sottoterra.” Vedendo frustrata la sua intenzione, Mu’awiah chiese allora ad Addas di descrivergli ‘Ali (as). Questi lo fece e quando finì la narrazione, notò le lacrime che scorrevano tra la barba di Mu’awiah, che mentre si asciugava con la manica diceva: “Ohi! Il tempo è troppo sterile per produrre un altro uomo come ‘Ali”. Vedete come la verità viene alla luce da sola.

Ma ‘Ali fu solo un uomo pio, sempre chiuso in moschea? No. Lo vediamo anche come l’uomo più preoccupato per le questioni sociali, come una persona sempre ben consapevole della situazione dei poveri e bisognosi, così come di tutti coloro che gli facevano giungere la loro denuncia. Sebbene fosse il califfo, camminava tra la gente, percorreva i mercati e si informava delle questioni di tutti. Una volta incontrò con alcuni commercianti e gridò loro: “Andate prima ad apprendere le norme islamiche sul commercio”. In altre parole, prima di occuparsi del commercio essi dovevano conoscere le disposizioni divine che lo regolano e che stabiliscono ciò che è lecito ed illecito in questa attività. Si narra inoltre che a chi chiedeva l’elemosina, quando vedeva che questa persona era capace di lavorare e invece aveva scelto come attività quella di mendicare, diceva: “Vai a cercare il tuo onore e dignità, vai a cercare il tuo lavoro e sostentamento”. Questo è l’esempio completo di un vero musulmano. Nell’adorazione è il più pio; nella posizione di giudice è il più giusto; nel campo di battaglia è un combattente coraggioso e un comandante di primo grado, che presentava sé stesso come una persona che aveva esperienza con il combattimento sin dalla gioventù; quando teneva un discorso era il migliore degli oratori; quando insegnava, era il migliore maestro, ed eccelleva in qualsiasi virtù. Questo è l’esempio completo dell’Islam.

L’Islam non ha mai approvato un’accettazione parziale delle sue disposizioni e norme, il prenderne alcune e lasciarne altre. Questo è un cammino errato che hanno intrapreso alcuni presunti asceti che considerano l’Islam composto unicamente dalle invocazioni; ed è anche l’errore di coloro che trascurano totalmente e negano l’adorazione e la sua importanza e si vogliono dedicare solo alle questioni sociali dell’Islam.

Dice il Sacro Corano: “Muhammad è il Messaggero di Dio e coloro che sono con lui sono duri con i miscredenti e misericordiosi fra loro” (48: 29). In questo versetto vengono ritratte fedelmente le caratteristiche di una Comunità islamica. Nella prima parte si evidenzia l’importanza della fede e del seguire il Profeta (S), e nella seconda la questione di rimanere fermi contro i miscredenti. Insomma, questi apparenti devoti che fanno della moschea la loro casa mentre un soldato da solo può spingere mille di loro, non sono musulmani. La caratteristica più importante di un musulmano secondo il Sacro Corano è mostrare fermezza e forza contro il nemico.

Dice il Sacro Corano: “Non perdetevi d'animo, non vi affliggete: se siete credenti avrete il sopravvento” (3:13). Non esiste la debolezza nell’Islam. Will Durant, nel suo “Storia della Civiltà”, dice che nessuna religione quanto l’Islam sollecita i suoi seguaci ad essere forti e fermi.

 

Piegare il collo, vestirsi in modo disordinato e in maniera sporca, fare la vittima e camminare trascinandosi, pretendendo di essere indifferenti e lontani da tutto ciò che ci circonda, sospira e geme, tutto questo è contrario all’Islam. Dice il Sacro Corano: “e proclama la grazia del tuo Signore.”(93:11). Dio ci ha donato benedizioni come salute e forza. Perchè allora dobbiamo mostrarci invalidi? Questa è ingratitudine. ‘Ali (as) non fu mai una persona così. Egli si erse fermo e risoluto contro i miscredenti.

E quanto all’essere amorevoli e compassionevoli con gli altri? A volte incontriamo alcuni di questi presunti devoti che non sono mai gentili e che in generale sono asociali e scontrosi. Non ridono mai e sorridono raramente, come se tutta l’umanità fosse in debito con loro. Non sono musulmani, si ritengono tali!

Essere duri con i miscredenti e benevoli con i musulmani è sufficiente per essere musulmano? La risposta è no. Il versetto continua così:Li vedrai inchinarsi e prosternarsi, bramando la grazia di Allah e il Suo compiacimento. Il loro segno è, sui loro volti, la traccia della prosternazione” (48:29) Esso parla chiaramente a coloro che hanno questa tenacia contro l’empietà e compassione con i credenti, sebbene siano gente di preghiera, nella quale si immergono così profondamente e con tanto ardore che sui loro volti può essere notato il segno della loro virtù e devozione.

Narrò il Profeta (S) che i discepoli di Gesù (as) gli chiesero chi bisognasse frequentare, ed egli rispose: “Sedetevi con coloro che, nel guardarli, vi ricordano Dio, nell’ascoltarli aumentano la vostra conoscenza e la cui condotta vi conduce a fare del bene”. Il versetto precedente continua: “un seme che fa uscire il suo germoglio, poi lo rafforza e lo ingrossa, ed esso si erge sul suo stelo nell'ammirazione dei seminatori. Tramite loro Allah fa corrucciare i miscredenti. (48:29)

Una nazione, una comunità, che possiede tutti gli attributi qui menzionati, sarà senza dubbio prospera. Adesso ditemi: perchè i musulmani sono diventati così decadenti, docili e miserabili? Quali delle qualità menzionate in questi versetti possediamo realmente? Cosa dobbiamo aspettare? Sebbene ammettiamo che l’Islam sia una dottrina sociale, perchè dobbiamo sottovalutare l’adorazione, la Preghiera e la comunione con Dio? Vi assicuro che prendere la Preghiera alla leggera è una mancanza tanto grave quanto ignorarla.

Quando morì l’Imam Ja’far as-Sadiq (as), Abu Bassir andò ad offrire le proprie condoglianze a Umm al-Hanida. Quest’ultima pianse e così fece anche Abu Bassir. Umm al-Hanida allora gli narrò quanto era accaduto negli ultimi momenti della vita dell’Imam. Gli disse che egli era entrato in estasi, poi aprì gli occhi e chiese che tutti i parenti fossero presenti. Quando tutti si erano lì riuniti, l’Imam gli rivolse la seguente raccomandazione e poi morì: “Coloro che prendono la Preghiera (as-Salat) alla leggera, non godranno mai della nostra intercessione”. Osservate bene che egli non parlò di coloro che ignorano in modo assoluto la Preghiera, giacché la conseguenza di ciò è ovvia. Cosa significa ‘prendere alla leggera la Preghiera’? Significa che nonostante si abbia tempo e possibilità di fare la Preghiera con calma e tranquillità, una persona non la compie e la posticipa fino all’ultimo momento (prima della fine del suo tempo), realizzandola poi con fretta e senza attenzione, senza avere sufficiente tranquillità e concentrazione, mettendo via subito il tappetino senza recitare le formule e riti meritori introduttivi e conclusivi. Realizzare la Preghiera come una consuetudine, questo significa prenderla alla leggera.

Questo tipo di approccio alla Preghiera è molto diverso da quello della persona che va ella stessa verso la Preghiera, che all’inizio del suo tempo stabilito si reca a fare l’abluzione con tutta calma e tranquillità, che recita l’Adhan (Chiamata alla Preghiera) e l’Iqamah, che realizza la Salat con tranquillità e presenza del cuore, e dopo averla completata non corre via ma rimane per recitare le invocazioni meritorie e ildhikr. Questo è il segno che dimostra che la Preghiera in quella casa viene rispettata.

L’esperienza dimostra che i figli di coloro che prendono alla leggera la loro Preghiera, che la posticipano fino alla fine del suo tempo prestabilito e la recitano in modo affrettato, abbandoneranno la Preghiera. Se volete essere davvero tra le Genti della Preghiera ed avere figli devoti, dovete rispettare la Preghiera. Non dico che dovete fare la Preghiera, ma molto di più. Bisognerebbe scegliere un posto nella propria casa dedicato agli atti di adorazione come la Preghiera, o se è possibile una stanza speciale separata per tale fine, come faceva il Profeta (S); se non avete però una stanza da riservare alla Preghiera, scegliete un punto nella vostra stanza dove realizzarla. Quando fate l’abluzione, non realizzatela in fretta. Stendete un tappetino pulito, con un tabsih per il dhikr di Dio. Noi pretendiamo di essere Sciiti di ’Ali (as). ‘Ali (as) è colui che iniziava l’abluzione dicendo: “Col Nome di Dio e con Dio. Mio Dio, annoverami tra coloro che si pentono e purificano”.

Due notti fa ho parlato riguardo il pentimento (tawba) ed ho spiegato che esso significa purificare sé stessi. ‘Ali (as) nella sua abluzione, mentre passava l’acqua sul proprio viso - poiché l’acqua è il segreto della purificazione egli si ricordava della tawba - implorava Dio affinché illuminasse il suo volto nel Giorno della Resurrezione, Giorno in cui secondo quanto afferma il Sacro Corano ci saranno volti oscurati dalla vergogna e dal peccato. Nel purificare la sua mano si ricorda della purificazione dello spirito. Quindi ci sta dicendo che quando, mediante l’acqua che Iddio ci ha donato come mezzo di purificazione, purifichiamo le nostre mani dobbiamo comprendere che vi è anche un altro livello di purificazione e un altro tipo di acqua che purifica lo spirito, e quell’acqua è quella della tawba.

 

Poi, nel compiere l’abluzione della mano destra, diceva: “Dio mio! Colloca (il libro) delle azioni nella mia mano destra” (perchè le azioni dei giusti verranno consegnate nella mano destra), e nel fare l’abluzione della sinistra diceva: “Dio mio! Non darmi il libro nella mano sinistra, nè dalle spalle e non permettere che la mia mano venga legata al mio collo. Cerco rifugio in Te dal fuoco dell’Inferno!”. Poi, nel passare la sua mano umida sui capelli diceva: “Sommergimi nella Tua misericordia e nelle Tue benedizioni!”. E in ultimo, quando passava la mano sui piedi, diceva: “Dio mio! Dirigi saldamente i miei passi lungo quel sentiero in cui in quel Giorno le gambe tremeranno e fai sì che le mie azioni avvengano in quella Via nella quale vi è il Tuo compiacimento”.

Un’abluzione così, accompagnata da concentrazione, invocazioni e suppliche possiede un valore e un merito molto differente da quelle che abitualmente realizziamo noi. Non dovremmo prendere alla leggera tutti questi riti e limitarci solamente all’esecuzione di quanto strettamente obbligatorio (wajibat).

Andiamo allora a vedere cosa dicono i Marja Taqlid (le massime autorità sciite nella giurisprudenza, n.d.t.). Dobbiamo ripetere la frase “Glorificato sia Dio. La lode appartiene a Dio. Non c’è altra divinità al di fuori di Dio. Dio è Grande” tre volte o è sufficiente una sola volta? Il Mujtahid deve ovviamente dare la sua fatwa e naturalmente dirà che basta una volta, e che è precauzione meritoria (ihtiat mustahab) ripeterla tre volte. Siccome hanno detto che è sufficiente una volta, dobbiamo allora limitarci a questo? Quando il Mujtahid ci dice che recitarlo una volta è obbligatorio e tre è meritorio, dovremmo approffitare dell’opportunità (per ricevere la ricompensa) e recitarlo tre volte.

Analogamente anche il digiuno può essere preso alla leggera. Lo dico scherzando, ma se fossi Dio non accetterei tali digiuni. Conosco alcune persone che rimangono sveglie tutte le notti del mese di Ramadan non per gli atti di devozione e le preghiere, ma per bere thé, fumare e mangiare frutta. All’alba compiono la Preghiera prescritta e poi vanno a dormire; dormono tutto il giorno e si svegliano solo poco prima del tramonto del sole per offrire le loro Preghiere obbligatorie rapidamente (prima che finisca il loro orario) ed essere pronti a rompere immediatamente il digiuno. Che tipo di digiuno è questo in cui si rimane svegli la notte e si dorme il giorno per non patire la fame? Non si tratta di un’offesa al digiuno? Secondo me è come insultarlo. E’ come dire al digiuno “Ti odio così tanto che non voglio vederti”.

E lo stesso accade se andiamo al Pellegrinaggio e realizziamo tutti i riti con leggerezza, nello stesso modo in cui effettuiamo le Preghiere e il digiuno.

Lo stesso potrebbe dirsi della Chiamata alla Preghiera (Adhan), che può essere presa alla leggera. E’ noto che l’Adhan deve essere recitato con voce melodica, per attrarre e invitare la gente alla Preghiera; anche il Corano deve essere recitato chiaramente, con una voce piacevole e sonora. Alcune persone possiedono una voce bella e melodica, ma se gli si chiede di recitare la Chiamata alla Preghiera, considerano disdicevole il venir conosciuti come muaddhin (la persona che recita la Chiamata alla Preghiera nella moschea). Signori! Dovete sentirvi onorati di essere muaddhin. ‘Ali (as) lo faceva anche da califfo! Non esiste nessuna digrazia legata a questo compito, né alcuna nobiltà nell’evitarlo.

Vediamo quindi che nessun atto di adorazione deve essere preso alla leggera. Il merito dell’Islam è radicato nella sua completezza ed equilibrio, non nell’essere assorbito nella devozione al punto di ignorare ogni altra responsabilità, né nel coinvolgersi così tanto negli affari sociali da dimenticare gli atti di adorazione e umiliare i riti. Poiché la Preghiera è a nostro beneficio ed è il mezzo di avvicinamento a Dio, se trascuriamo e neghiamo l’adorazione falliremo anche negli altri doveri. L’adorazione è il potere esecutivo e la garanzia del rispetto delle altre norme islamiche.

Termino qui il mio discorso invocando Dio di annoverarci tra i veri devoti, di donarci la comprensione dell’Islam per renderci musulmani con il cuore. Che ci doni intenzioni pure, perdoni i nostri errori in queste notti benedette e che doni la salvezza ai nostri defunti.

 

NOTE

1) Il "Mafatih a-Jinan" (Le chiavi del Paradiso) è una celebre raccolta di preghiere, invocazioni e altri atti devozionali prescritti per ogni giorno della setimana e ogni mese del calendario islamico realizzata da Shaykh Abbas al-Qummi. L'autore era un uomo molto pio e scrisse varie opere riportando le tradizioni del Profeta Muhammad (S) e della sua famiglia. Quando iniziò a scrivere il "Mafatih al-Jinan", alcuni sapienti di Qom lo esortarono ad utilizzare la sua vasta conoscenza per commentare opere giuridiche complesse come il "Kifayatul-Usul" di Akhund Khorasani o "al-Makasib" di Shaykh Murtada Ansari. Una volta uno di loro gli disse: "Hai intenzione di scrivere soltanto un libro di invocazioni?". Egli rispose dicendo: "Continuerò a scrivere il Mafatih in quanto ho dedicato la ricompensa per la stesura di questa opera all'anima di Fatima Zahra (as) e, con le sue benedizioni, diverrà le chiavi del paradiso".

 

*Tratto da “Goftaraye Manavi” (Discorsi spirituali), una raccolta di sermoni dell’Ayatullah Shahid Motahhari.

 

Traduzione a cura di Islamshia.org

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