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Sabato, 27 Dicembre 2014 06:59

La storia di Bilal

   La storia di Bilal
Bilal fu il primo africano ad accettare l’Islam. I suoi genitori erano stati condotti in Arabia come schiavi dall’Etiopia. Erano al servizio di Umayyah bin Khalaf. Bilal nacque in schiavitù e anche lui serviva lo stesso padrone dei genitori.

 

All’età di circa quarant’anni, attratto dagli insegnamenti del profeta Muhammad (saw) che aveva iniziato da poco ad insegnare la nuova religione dell’Islam, Bilal si convertì e divenne musulmano.

Umayyah bin Khalaf non era musulmano e ogni volta che lui e la sua famiglia si recavano ad adorare gli idoli, Bilal pregava Allah così come gli aveva insegnato l’Islam.

Agli albori dell’Islam i componenti della tribù dei Quraish erano forti e numerosi e non mostravano alcuna simpatia per questa nuova religione e per il suo Profeta (saw), anzi opprimevano coloro che la accettavano.

Un giorno, Umayyah bin Khalaf, venuto a sapere che Bilal pregava di nascosto, lo fece chiamare e gli chiese: “Bilal, è vero che adori il Dio di Muhammad?”.

Bilal non aveva alcuna paura e rispose: “Sì, adoro Allah, l’unico Dio”.

Umayyah s’adirò moltissimo e iniziò a torturare Bilal. Fu legato con delle corde e fatto sdraiare sulla sabbia bollente del deserto a mezzogiorno. Gli fu chiesto di dimenticare il Dio dell’Islam e di adorare i ‘grandi’ idoli Lat e Uzza, ma Bilal credeva fermamente nel nuovo credo e non si lasciò intimorire. Si rifiutava di adorare gli idoli e continuava a gridare: “Ahad, Ahad”, che vuol dire “Unico, Unico”. Le torture s’intensificarono; infierirono sul suo povero corpo già martoriato con del ferro rovente, ma Bilal continuava a resistere. Un giorno, sempre legato e sdraiato sulla sabbia sotto il sole cocente, gli appoggiarono un masso pesante sul petto. Bilal non ce la faceva più a sopportare quel peso e quel calore e perse i sensi. Al tramonto il caldo diminuì e Bilal riprese conoscenza; il masso non era più appoggiato sul suo petto. Domandandosi chi fosse venuto a liberarlo da quella sofferenza, aprì lentamente gli occhi e vide il volto splendente e sorridente del Profeta (saw). Il profeta Muhammad (saw) aveva sentito parlare e poi visto di persona le torture subite da Bilal. Soffriva anche lui nel veder soffrire a quel modo un vero credente come Bilal e provava pietà per lui. Disse quindi ad Abu Bakr di comperare Bilal e liberarlo così dalla schiavitù. Già altre volte il Profeta (saw) aveva fatto liberare molti schiavi allo stesso modo.

Bilal, il primo schiavo africano ad accettare l’Islam, aveva una grande fede in Allah e amava molto il Profeta (saw). Il suo carattere era puro e ben presto si guadagnò il rispetto del Profeta e degli altri grandi musulmani dell’epoca. Al Profeta (saw) piaceva la dolce voce di Bilal e gli diede l’incarico di recitare l’azan per chiamare la gente alla preghiera diventando così il primo muezzin.

Per tutta la sua vita Bilal rimase vicino al Profeta (saw) e fu al suo fianco in ogni occasione.Quando il Profeta (saw) morì, Bilal divenne triste e mantenne lo stesso stato d’animo fino alla fine dei suoi giorni. Dopo la morte del Profeta (saw) non se la sentì più di restare a Medina e si trasferì a Damasco, in Siria. Lì morì dopo circa otto o dieci anni. La sua tomba si trova nel cimitero musulmano di Damasco e la gente si reca tuttora a visitarlo.

 

Fonte: aspettandoilsole.org

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