Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Sabato, 01 Novembre 2014 05:44

Karbala (prima parte)

Karbala (prima parte)
Quel che ha sempre stupito gli osservatori esterni a proposito delle commemorazioni dei luttuosi eventi di Karbala, è il fatto che esse siano invariabilmente contraddistinte da una tensione spirituale, etica, eroica, e persino emotiva che nulla sembrerebbe a prima vista poter avere a che vedere con una vicenda la quale, da un punto di vista veramente storico, resterebbe inevitabilmente sepolta nel più lontano passato.

Superstizione, fanatismo, oscurantismo, e via dicendo: queste sono le solite frasi fatte che vien sempre voglia di ripetere da tutti coloro che, del tutto incapaci di cogliere il senso intimo, eppure palese, di questo evento e di questi riti la cui tensione anche soltanto emotiva veramente sconvolgente ed affatto incomprensibile per un profano, non sanno fare di meglio che ricorrere ai più vieti luoghi comuni del secolarismo progressista e modernista, assolutamente insignificanti, ma dal sicuro impatto emotivo su chi sia a ciò predisposto, ed oltre a ciò, in sovrappiù, anche a certi paragoni equivoci, spuri, se non addirittura oltraggiosi, con talune torbide fenomenologie della decadenza occidentale.

Ma qual’è allora la spiegazione di uno spettacolo tanto sconvolgente per una mentalità mondana? Com’è che milioni e milioni di fedeli di tutto il mondo islamico si riuniscono per celebrare all’unisono, con i toni altamente drammatici di una partecipazione e di una presenza reale, oseremo dire persino tangibile, quella che all’occhio miope, di un osservatore laico potrebbe non sembrare null’altro che una sanguinosa disfatta lontana nel tempo, più da dimenticare che da celebrare?

Quella che ci sembra essere la nota distintiva indiscutibile di questa partecipazione, non soltanto per un musulmano sciita, ma anche per un osservatore estraneo, è invero, come si è già accennato, una presenza reale: la presenza reale e perenne dell’Imam Husayn (as) e dei seguaci che ne condivisero il sacrificio nella pianura di Karbala, al cospetto delle moltitudini di fedeli che ancor oggi nel celebrano il martirio con un fervore indomito, non attenuato dal trascorrere dei secoli. Questa presenza è un elemento decisivo di spiegazione per chi, alla ricerca di una ragione sufficiente di tutto ciò, non si accontenti delle frasi fatte, dei soliti luoghi comuni, o di argomentazioni pseudoscientifiche, o di termini di paragone inaccettabili; giacché, al di là di ogni malafede e incomprensione da parte di chi non possa e non voglia comprendere, quel che abbiamo al nostro cospetto in occasione di questo anniversario d’Ashura sempre ripetuto con pur sempre commovente dedizione ed ardore, è lo spettacolo di una comunità di credenti perennemente fecondata dal sangue dei martiri, che esso cementa, fortifica, edifica, estendendola nel mondo ed elevandola verso Dio, nella conformità della Sua Legge, imprescindibile sì, ed eterna, ma pur sempre in procinto di essere disattesa dal torpore dei deboli e degli ignavi e dalla malizia degli increduli e degli ipocriti.

Nulla pertanto ch’abbia alcunché a che vedere con gli empiti emozionali e subrazionali di tutta una fenomenologia o settaria e pseudoreligiosa, o laica e materialista, particolarmente diffusa nell’Occidente contemporaneo, del tutto incapace di sottrarsi ai suoi idoli ributtanti, e vittima predestinata di una forza disgregatrice subumana la cui ragione sufficiente va ricercata non in alto, ma in basso, da dove essa procede e dove essa riconduce. La presenza reale e propiziatrice dell’Imam Husayn (A) nella prossimità divina è invece quel che consente ai credenti la partecipazione santificante al suo stesso martirio, al suo sacrificio rigeneratore, giacché, come ci dice il Sacro Corano, “Di coloro che sono caduti sulla Via di Dio, non dite che sono morti, perché essi invece sono vivi, ma voi non ve ne avvedete” (II, 154).

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna