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Sabato, 08 Marzo 2014 05:16

Il Profeta Ibrahim: l'eroe del Corano (seconda prate)

Il Profeta Ibrahim: l'eroe del Corano (seconda prate)
Comunque, la tecnica utilizzata da Ibrahim (A) per predicare pubblicamente il messaggio Islamico inizialmente non venne protratta in maniera diretta: “Quando calò la notte, egli vide una stella e disse:- Questo è il mio Signore!

Ma quando scomparve disse:- Non mi piace chi scompare-. Poi, quando vide crescere la luna disse:- Questo è il mio Signore!-. Ma quando scomparve disse:- Se il mio Signore non mi avesse guidato, sarei stato uno dei traviati-. Poi vide sorgere il sole e disse:- Questo è i mio Signore! Questo è più grande!-. Ma quando scomparve disse:- O popol mio! Invero ripudio ciò che [Gli] attribuite. Invero volgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra come un hanif e non sono uno dei politeisti” (al-An’am: 76-79).

Alcuni interpreti hanno cercato di commentare questi versetti fornendo una spiegazione assai pedagogica ed affermando che Ibrahim (A) stesse, lentamente e gradualmente, scoprendo la verità. Ovviamente è assai difficile ritenere che un profeta d’Iddio sia soggetto ad un determinato processo nel bel mezzo della sua missione. Inoltre Ibrahim (A) era già un monoteista in accordo ai versetti sopra menzionati: “Invero mi è giunta una conoscenza che non è arrivata a te. Seguimi affinché ti guida sulla retta via” (Maryam: 43) e “E così mostrammo ad Ibrahim il malakut dei cieli e della terra affinché fosse tra coloro che possiedono la certezza” (al-An’am: 75).

Ciò che piuttosto Ibrahim (A) stava cercando di fare era mostrare alla sua gente la verità in accordo alla loro percezione comune, al fine di rivelargli ch’egli non fosse altro che un “hanif”, che significa “una persona che si mantiene salda sulla retta via”.

Dopo aver ricevuto il messaggio divino da parte di Ibrahim (A), le genti di Babilonia rimasero sbalordite e obiettarono contro il profeta2 fino a che non lo portarono davanti alla corte del perfido re Nimrod: “Non hai visto colui che obiettò con Ibrahim riguardo al suo Signore poiché Iddio gli ebbe conferito il regno? Quando Ibrahim disse:- Il mio Signore è colui che dà la vita e dà la morte-. Egli rispose:- Io dò la vita e la morte-. Ibrahim disse: -Invero Iddio fa sorgere il sole da oriente, tu fallo sorgere da occidente-. Quindi il miscredente rimase esterrefatto” (al-Baqarah: 258).

Fu così che Ibrahim (A) continuò a diffondere il messaggio divino dicendo: “Cosa sono queste immagini alle quali siete così attaccati?” (al-Anbiya’: 52). Le genti gli risposero: “Abbiamo visto i nostri padri adorarle” (al-Anbiya’: 52).

A questo punto Ibrahim (A) escogitò un piano3 contro i politeisti. A Babilonia esisteva una tradizione superstiziosa in accordo alla quale, in un determinato giorno dell’anno, l’intera popolazione doveva lasciare la città poiché se vi fosse rimasta sarebbe andata incontro alla sfortuna. Facendo uso delle tecniche astronomiche del suo tempo, Ibrahim (A) osservò le stelle e da esse dedusse che egli si sarebbe ammalato proprio quel giorno particolare4 . Di conseguenza egli rimase solo nella sua città. La prima cosa che fece fu quella di dirigersi verso il tempio degli idoli per distruggerli: “Poi andò dai loro idoli e disse:- Non mangiate? Perché non parlate?-. Poi li colpì e li distrusse con violenza” (al-Saffat: 91-93).

Quando le genti fecero ritorno nella città trovarono il tempio distrutto ed accusarono Ibrahim (A), che era l’unico presente. Ibrahim (A) non distrusse comunque l’idolo maggiore e si prese gioco dei politeisti dicendo: “Piuttosto è stato l’idolo più grande di essi! Chiedete loro, casomai riuscissero a parlare” (Anbiya’: 63). Le autorità idolatre andarono su tutte le furie e dissero: “Costruite qualcosa per lui affinché lo gettiate in un grande fuoco!” (al-Saffat: 97). Ma non appena Ibrahim (A) entrò nel fuoco, Iddio lo rese freddo: “Dicemmo:- O fuoco! Raffredati e metti al sicuro Ibrahim!-” (al-Anbiya’: 69).

Dopo quest’episodio, Ibrahim (A) fuggì da Babilonia con il profeta Lut (A), che sempre lo aveva sostenuto, e si diresse verso la terra santa della Palestina: “Lo facemmo giungere con Lut in una terra che abbiamo benedetto per tutte le nazioni” (al-Anbiya’: 71). Le terre di Mecca e Palestina possiedono un’importanza particolare nella tradizione Islamica, poiché sono state benedette direttamente da Iddio senza l’intermediazione di un profeta o un Imam (come, ad esempio, Medina, Kufa, Karbala, Najaf, ecc.).

In questo periodo, Iddio mostrò altri Suoi segni ad Ibrahim (A) come narra il versetto seguente: “E quando Ibrahim disse:- Mio Signore! Mostrami come ridai vita ai morti-. Egli disse:- Non credi [forse]?.. Egli disse:- Si, ma affinché il mio cuore si tranquillizzi-. Egli disse:- Prendi quattro uccelli. Tagliali a pezzi e piazzali ognuno di loro su di una montagna, poi chiamali: giungeranno a te di corsa-” (al-Baqarah: 260). Nel frattempo Lut (A) era stato mandato nella città di Sodoma per diffondere il messaggio divino.

 

Fonte: islamshia.org

 

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