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Domenica, 02 Marzo 2014 05:03

Il Profeta Ibrahim: l'eroe del Corano (prima prate)

Il Profeta Ibrahim: l'eroe del Corano (prima prate)
“E quando Ibrahim venne messo alla prova dal suo Signore attraverso [alcune] parole ed egli le portò a compimento, Egli disse:- Invero ti nomino Imam per gli uomini-” (al-Baqarah: 124)

 

Il sacro Corano afferma che il profeta Ibrahim (A) è stato la prima persona a chiamare “musulmani” (muslim) i seguaci della religione divina: “Ibrahim: egli vi ha chiamato musulmani” (al-Hajj: 78).

Secondo le tradizioni egli trascorse la sua infanzia in una caverna a causa della persecuzione inflittagli dal re del suo tempo, il quale lo vide in sogno come portavoce di un messaggio assolutamente antitetico al suo. Quando divenne adolescente, Ibrahim (A) cercò di convincere i membri della sua famiglia a non adorare gli idoli: “Quando disse a suo padre:- Padre! Perché adori ciò che non sente e non vede e non ti è utile in nessun modo? Padre! Invero mi è giunta una conoscenza che non è arrivata a te. Seguimi affinché ti guida sulla retta via. Padre! Non adorare Satana. Invero Satana disobbedisce al Clemente. Padre! Temo che ti giunga una punizione dal Clemente e che tu diventi un complice di Satana-” (Maryam: 42-45).

In accordo alla dottrina sciita, l’albero genealogico dei profeti, dalla parte paterna, non include dei politeisti1 . Di conseguenza il “padre” di Ibrahim (A), chiamato Azar, citato nel versetto, non può essere il suo vero padre. Ciò non solo viene provato dalle tradizioni degli Imam dell’Ahl al-Bayt, ma dal sacro Corano stesso. Bisogna innanzitutto tenere in considerazione che il termine arabo “abat”, che viene generalmente tradotto come “padre”, può significare anche “zio” o “padre adottivo”. Il problema, nel nostro caso, consiste nell’individuare se lo abat di Ibrahim (A) fosse suo padre naturale oppure no.

Il “padre” di Ibrahim (A) risponde all’invito divino nel seguente modo: “Ibrahim! Stai forse rinunciando ai miei dei? Se non desisti, ti lapiderò. Tieniti lontano da me per un periodo” (Maryam:46). A questo punto Ibrahim (A) disse: “La pace sia con te! Chiederò al mio Signore di perdonarti. Invero egli è benevolo nei miei confronti. Io mi dissocio da voi e da tutto ciò che invocate all’infuori d’Iddio” (Maryam: 47-48).

In genere l’Islam proibisce l’atto di chiedere perdono per i politeisti: “Il Profeta e i credenti non possono chiedere perdono per i politeisti, anche se tra questi vi sono i propri parenti, dopo che è diventato palese che essi risiederanno all’inferno. La richiesta di perdono di Ibrahim per suo padre avvenne soltanto per mantenere una promessa che egli fece con lui. Quando divenne palese che egli era un nemico d’Iddio, lo ripudiò” (al-Tawbah: 113-114).

Ciò significa che nel caso di Ibrahim (A) si è trattato di un’eccezione e ciò viene testimoniato anche nel versetto seguente: “Vi è certamente un buon esempio per voi in Ibrahim e in coloro che erano con lui quando dissero alla loro gente:- Invero vi ripudiamo e [ripudiamo] ciò che adorate all’infuori d’Iddio- eccezion fatta per Ibrahim quando disse a suo padre:- Chiederò perdono per te nonostante io non abbia alcun potere innanzi a Iddio-” (al-Mumtahnah: 4).

L’atto del ripudio (tabarra’) indica un dissociamento totale che dovrà essere mantenuto fino al Giorno della Resurrezione. Degno di nota è il fatto che la prima volta Ibrahim (A) disse a suo “padre” “io mi dissocio da voi” (a’tazilukum) senza implicare nessun ripudio. E’ stato soltanto quando lo stato di ottusità del “padre” di Ibrahim divenne chiaro che egli gli disse: “Quando divenne palese che egli era un nemico d’Iddio, lo ripudiò [tabarra’a minhu]” (al-Tawbah:114). Dopo il ripudio, infatti, non è permesso, in nessun modo, chiedere perdono per un politeista, poiché esso altro non è che una maledizione.

Il punto cruciale della discussione risiede nella seguente invocazione che Ibrahim (A) compie negli ultimi momenti della sua vita: “O mio Signore! Perdona me, i miei genitori e tutti i credenti nel Giorno del Rendiconto” (Ibrahim: 74). Questa ultima invocazione di Ibrahim (A) non è conforme all’idea che il suo vero padre fosse un politeista, poiché tale atto, dopo averlo ripudiato, gli era proibito.

Durante la sua predicazione ad Azar, Iddio mostrò ad Ibrahim il malakut dei cieli e della terra, il regno superiore in cui ogni cosa viene vista provenire direttamente da Iddio: “Quando Ibrahim disse ad Azar, suo padre:- Consideri gli idoli invece d’Iddio? Invero noto te e la tua gente in errore evidente-. E così mostrammo ad Ibrahim il malakut dei cieli e della terra affinché fosse tra coloro che possiedono la certezza” (al-An’am:75).

 

Fonte: islamshia.org

 

 

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