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Giovedì, 21 Maggio 2015 05:21

Introduzione all’ordinamento economico islamico (1)

Introduzione all’ordinamento economico islamico (1)
La Via di Mezzo L’Islam è un sistema di vita onnicomprensivo. Esso non riguarda solo l’innalzamento spirituale degli esseri umani, ma allo stesso tempo si preoccupa del loro benessere materiale e fisico. L’Islam guida i credenti tanto nei campi finanziari ed economici, quanto in quelli che abbracciano la sfera personale ed etica.

 

E’ opportuno descrivere brevemente i tratti salienti del sistema stesso. In ogni caso si deve porre l’accento sul fatto che l’ordinamento economico è solo uno dei tanti aspetti di un sistema di vita globale, non completo di per sé.

L’Islam è un unico sistema di vita nel quale tutti gli aspetti (religiosi, dottrinali, sociali, politici ed etici) sono ben sincronizzati e lavorano in sinergia nel giusto equilibrio. I Musulmani potranno avere successo nella realizzazione della società islamica soltanto se riusciranno a far funzionare tutto il sistema nel suo complesso, e non privilegiando o rifiutando ciò che risulta loro più o meno comodo.

Il modo migliore per descrivere l’ordinamento economico islamico è quello di porre l’accento sulle differenze con altri due sistemi economici: il capitalismo e il comunismo.

Il capitalismo è un’ideologia economica che si fonda sull’idea del possesso privato dei mezzi di produzione e distribuzione. Si tratta di un sistema nel quale il capitalista (colui o coloro i quali hanno la proprietà esclusiva dei mezzi di produzione e distribuzione dei beni e del loro controllo) viene lasciato libero di agire come crede, e nessun tipo di tutela nei confronti dei lavoratori viene assicurata dal governo. Ad esempio, nessun salario minimo viene garantito per legge e tutto viene regolato dal principio della domanda e dell’offerta.

In questo modo il ricco riesce ad accrescere sempre di più i propri averi, mentre i subalterni diventano economicamente sempre più deboli e ricattabili. La povertà viene assimilata alla mancanza di iniziativa personale; la mancanza personale di denaro viene considerata la causa della povertà. Quindi, nel suo sistema ideale, il capitalismo non lascia spazio alla compassione e alla benevolenza verso i poveri ed i bisognosi (1).

Una mentalità simile esisteva anche tra i notabili di Mecca; infatti nel Sacro Corano è scritto:

"E quando si dice loro:- Siate generosi di ciò che Dio vi ha concesso. I miscredenti dicono ai credenti:- Dovremmo nutrire chi sarebbe nutrito da Dio se lo volesse?" (Sura Ya Sin, 36:47).

Per rimediare a tale situazione, qualche pensatore occidentale ha promosso l’idea del comunismo. La dottrina economica del comunismo si basa sulla centralizzazione pubblica dei sistemi di produzione e distribuzione. I comunisti andarono all’estremo opposto dei capitalisti, negando totalmente il concetto di proprietà privata.

Il comunismo fu una reazione ai vizi del capitalismo, ma una reazione che cercava di rimuovere completamente un concetto insito nella nostra natura, ovvero quello della proprietà privata. Ovviamente, non appena alle masse fu data la libertà politica, queste si ribellarono contro il comunismo. Ciò è testimoniato dal crollo di questo sistema in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est.

Sebbene il comunismo abbia fallito, ha avuto un certo impatto nelle politiche economiche di molti paesi. Alcuni paesi capitalisti, per impedire la diffusione del comunismo, hanno modificato il loro sistema economico creando quello che oggi è conosciuto come "Stato sociale" (welfare state). Esso, in teoria, dovrebbe prevenire lo sfruttamento dei lavoratori ed operare in modo da garantire i bisogni primari di tutti i cittadini.

L’Islam è la "Retta Via" e di conseguenza il suo ordinamento economico si basa su criteri ben equilibrati. L’Islam, al contrario del comunismo, riconosce il concetto di proprietà privata; ma, al contrario del capitalismo, limita l’accumulo di eccessiva ricchezza da parte di poche persone.

L’ordinamento economico islamico si fonda sulla credenza che solo Iddio è il vero Proprietario di ogni cosa. Ma Egli ha anche instillato il concetto di proprietà nella nostra natura e di conseguenza ci è permesso "possedere" i "nostri" averi in questo mondo.

Il Sacro Corano dice: "A Dio appartiene tutto ciò che è nei cieli e sulla terra" (Sura al-Baqara, 2:284).

Iddio è il Proprietario dell’intero universo, ed è solo grazie a Lui che ci è consentito di avere in questo mondo: "Egli ha creato per voi tutto quello che c’è sulla terra" (Sura al-Baqara, 2:29).

Ad ogni modo, come si è detto, l’Islam vuole prevenire l’accumulo eccessivo di ricchezze nelle mani di poche persone, che dividerebbe la società in due classi: una affamata e una sovra nutrita. La possibilità che si concretizzi tale situazione è reale: basta osservare gli Stati Uniti d’America, la più ricca nazione al mondo, ed i suoi problemi di povertà, fame, senzatetto, ecc., ci sconvolgeranno.

Il Sacro Corano giustifica il concetto di tassazione dicendo: "... cosicché {la ricchezza} non sia monopolio dei ricchi fra di voi" (Sura al-Hashr, 59:7).

Nel primo periodo della storia islamica una situazione simile si presentò nei fatti. Quando ‘Uthman Ibn ‘Affan divenne califfo, egli divise le ricchezze in modo che i componenti della sua tribù, i Bani Ummaya, in breve tempo, divennero i Musulmani più ricchi della Comunità Islamica (Ummah).

L’Imam ‘Ali Ibn Abu Talib (as), in un famoso sermone, spiega le ragioni per cui egli era riluttante ad accettare il califfato dopo l’omicidio di ‘Uthman. L’Imam (as) dice:

“... e non ci fosse stata l’ampia presenza di persone che hanno prestato giuramento di fedeltà, e se non ci fosse stato il chiaro argomento degli amici, e se Dio non si fosse fatto promettere dai sapienti di non tacere dinanzi alla voracità degli iniqui e alla fame degli oppressi, avrei di sicuro gettato le redini del cammello del califfato sulla sua gobba...” (2)

La massima priorità del califfato dell’Imam ‘Ali (as) fu subito quella di ristabilire la giustizia sociale nella Comunità Islamica. Non è un caso che la forte opposizione ad ‘Ali (as) fu intrapresa da parte di coloro che avevano acquisito dei privilegi speciali durante i califfati precedenti.

L’Islam non solo insegna l’uguaglianza tra i Musulmani davanti ad Allah (SwT), ma promuove anche l’uguaglianza sul campo economico. Tuttavia “uguaglianza” nell’Islam non significa “uniformità”. L’Islam mira ad elevare ogni credente al livello di Ghina, cioè l’essere liberi dal bisogno. Ed è questa uguaglianza ciò a cui mira l’Islam nel suo ordinamento economico.
http://www.islamshia.org/item/878-introduzione-all-ordinamento-economico-islamico-s-m-rizvi.html

 

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