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Venerdì, 06 Febbraio 2015 04:34

Riflessione su Bismillah(2)

veniamo ora ad analizzare le singole parole incluse nella basmala. Innanzitutto essa inizia mediante l’espressione “con il nome”. Il “nome”, come ogni nome che si rispetti, indica la realtà che da esso viene indicata (musamma). Nella lingua araba il termine “ism” (nome) può essere un derivato di “sima”, che significa “segno oppure “samu” che significa “altura”; in entrambi i casi si tratta di un’etimologia indicante un fenomeno di rilievo e quindi atto a farsi riconoscere.

Secondo i linguisti il nome e ciò che viene da esso indicato non sono la stessa cosa in quanto il primo è una forma di indicazione convenzionale del secondo. Secondo gli gnostici (°urafa), comunque, il nome non è un fenomeno meramente astratto e convenzionale bensì avente una realtà vera e propria presente nel mondo attuale, un vero e proprio attributo di ciò che indica poiché ne è una manifestazione dell’essenza. Per esempio il termine “sapiente” indica colui che possiede la qualità della sapienza; secondo i linguisti “sapiente” è un termine convenzionale attraverso il quale si è capaci di comprendere il significato in esso racchiuso ma per gli gnostici si tratta dell’attributo stesso del sapiente e non di un segno che lo indica.

     Da quanto detto risulta evidente che abbiamo distinto i nomi in due categorie: i nomi convenzionali (al-asma’ al-lafziyya) e i nomi effettuali (al-asma’ al-°ayniyya). Il nome inteso dai linguisti è un segno convenzionale che ci porta a far intendere il nome così come viene percepito dagli gnostici; in altre parole, il nome dei linguisti è il nome del nome degli gnostici. Questo induce i due gruppi a differire anche nell’interpretazione di alcune tradizioni come quelle in cui i membri dell’Ahl al-Bayt vengono definiti “nomi di Allah”. Per esempio nel “Kitab al-Kafi” di Shaykh al-Kulayni si narra che l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, nel commentare il versetto coranico che afferma ‘ad Allah appartengono i nomi più belli, invocatelo con quelli’ (7:180) abbia detto: “Per Allah! Noi siamo i nomi più belli ed Allah non accetta le azioni dei servi che non li conoscono”. Secondo i linguisti l’espressione “noi siamo i nomi più belli” sarebbe un’indicazione del fatto che i membri dell’Ahl al-Bayt siano la porta, ossia il mezzo di intermediazione, attraverso la quale si accede al regno di Allah. Per lo gnostico, invece, il nome è l’attributo stesso e dunque la tradizione menzionata vorrebbe dire che i membri dell’Ahl al-Bayt sono di fatto la manifestazione del regno di Allah.

     Dopodiché, nella basmala vengono menzionati tre nomi divini: Allah, il Misericorde e il Misericordioso. Per quanto concerne il nome “Allah”, esso indica Colui che è degno di essere adorato nonché la meta e il fine dei devoti. E’ dunque assai difficile trovare un termine adatto che renda giustizia al suo significato. Quando una persona adora Allah si sta avvicinando alla sua meta che è Allah. La radice morfologica di “Allah” può risalire sia al verbo “aliha”(adorare) che a “walaha” (confondere). Nel primo caso, la parola “Allah” sarebbe un sostantivo attivo (al-ism al-fa°il) con il significato di sostantivo passivo (al-ism al-maf°ul) come nel caso del termine “kitab” (libro) che letteralmente significa “colui che scrive” ma il cui utilizzo indica il “maktub” ossia “laddove è scritto”. In tal caso “Allah” vorrebbe dire “Colui che viene adorato”. Nel secondo caso, invece, il significato del termine “Allah” avrebbe a che fare con uno stato di confusione e stordimento ed infatti l’intelletto umano, limitato com’è, viene ammaliato ed estasiato quando cerca di comprendere o relazionarsi con l’Assoluto infinito: così come una goccia non può bagnare l’intero oceano, l’essere umano non può penetrare l’essenza di Allah. Ricordiamo, per esempio, quando il profeta Musa, su di lui la pace, chiese ad Allah di farsi vedere, questi non ricevette risposta affermativa ma Allah decise di mostrarSi al monte: “E quando Musa venne al Nostro luogo di convegno e il suo Signore gli ebbe parlato, disse:- O Signor mio, mostraTi a me affinché ti guardi-. Rispose:- No, tu non Mi vedrai ma guarda il monte, se rimane al suo posto tu Mi vedrai-. Non appena il suo Signore si manifestò sul monte esso divenne polvere e Musa cadde folgorato”(7:143). Entrambe le opinioni sono accettabili: il significato del termine “Allah” è “Colui che viene adorato” e quando lo si adora nel senso più profondo si viene rapiti dall’estasi divina.

     Qualora poi volessimo chiederci se “Allah” sia un nome proprio o un nome comune, diremmo che si tratta di un nome proprio non applicabile ad alcun altro ente. Il sacro Corano afferma: “Se domandi loro:- Chi ha creato i cieli e la terra?-. Risponderanno:- Allah-” (31:25)e “E consegnano ad Allah una parte di quello che Lui ha prodotto dai campi e dai greggi e dicono:- Questo per Allah- secondo le loro pretese -e questo per i nostri associati-” (6:136).Il credo in Allah era presente anche tra i politeisti: questi Lo consideravano come il Creatore dell’universo ma Gli attribuivano consoci. Comunque sia, anche dai loro detti se ne potrebbe dedurre che il termine “Allah” sia un nome proprio e specifico riferito alla Sua santa essenza. Oltre a ciò, se consideriamo le caratteristiche linguistiche della parola in questione, notiamo che essa non viene mai usata come aggettivo dopo la menzione di un altro dei Suoi nomi. Per esempio non è linguisticamente corretto dire “ar-Rahimu aliha [o walaha])” (il Misericordioso adora [o confonde], “al-°Alimu aliha [o walaha]” (Il Sapiente adora [o confonde]) o “al-Ghafuru aliha [o walaha]” (Il Perdonatore adora [o confonde]). Piuttosto si dice: “Allahu Rahim” (Allah è Misericordioso), “Allahu °Alim” (Allah è Sapiente) e “Allahu Ghafur” (Allah è Perdonatore), e così per tutti gli altri nomi. Dato che questo santo nome non diviene mai aggettivo, se ne deduce che “Allah” sia un nome proprio. Volendo poi analizzare ancora più a fondo la questione potremmo dire che “Allah” è il nome che abbraccia tutti gli altri nomi mentre gli altri nomi non abbracciano “Allah”. Non è dunque sorprendente che nel “Tafsir al-°Ayyashi” di Shaykh al-°Ayyashi si narra che l’Imam ar-Rida, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala] è vicina al Nome Supremo di Allah più della vicinanza dell’iride dell’occhio al bianco”.

     Nelle opere dei filosofi, notiamo che Allah viene descritto con un altro appellativo ossia quello di “Essere Necessario” (wajib al-wujud). I filosofi dividono l’essere in necessario, che deve e non può non esistere, e contingente o possibile, e che quindi può e non può esistere. Ora, anche “Essere Necessario” altro non è che una descrizione particolare di Allah ma non riesce ad esprimerne la santa essenza.

     “Misericorde” (Rahman) e “Misericordioso” (Rahim) sono i due nomi che immediatamente succedono ad “Allah” nella basmala ed entrambi sono manifestazione della misericordia divina la quale abbraccia l’intera creazione essendone, oltretutto, la fonte e la causa. La misericordia divina avvolge tutte le sfere dell’esistenza: i minerali, i vegetali, gli animali, gli umani, i jinn, gli angeli, eccetera. Tutto ciò di cui usufruiamo è una misericordia proveniente dal Misericorde e Misericordioso. Nei riguardi delle espressioni “il Misericorde il Misericordioso” è opportuno fare alcune precisazioni. La provvidenza raggiunge il creato per mezzo della grazia divina, e ciò è quanto definiamo “espressione della misericordia di Allah”. La misericordia talvolta discende come “atto del Misericorde” e talvolta come “atto del Misericordioso” nonostante entrambi questi nomi si riferiscano alla medesima unica ed eterna realtà che è Allah. La misericordia del Misericorde (rahmatur-rahmaniyya) discende su tutti gli esseri ed abbraccia ogni cosa esistente, e ciò include anche tutti quei favori concessi ai miscredenti: “Egli è Colui che ha perfezionato ogni cosa che ha creato” (32:7). La misericordia del Misericordioso (rahmatur-rahimiyya) invece è una misericordia particolare destinata ai credenti sia in questo mondo che in quello futuro ed in genere implica tutte quelle benedizioni che guidano verso la beatitudine celeste e il mondo spirituale o sono frutti della fede: “Egli è misericordioso verso i credenti”(33:43). Nel seguente versetto coranico, invece, viene citata la misericordia divina di entrambi i casi: “La Mia misericordia abbraccia ogni cosa, la riserverò a coloro che si avvedono, pagano la zakat, e a coloro che sono certi dei Nostri segni” (7:156). Come è possibile notare, nella prima parte del versetto si fa menzione di una misericordia generale che abbraccia tutto e tutti, ma nella seconda parte di una misericordia riservata non a chiunque. Nonostante ciò, nel “Tafsir al-°Askari” dell’Imam al-°Askari, su di lui la pace, si evince che, in alcuni casi, la misericordia del Misericordioso può discendere anche sui miscredenti quando afferma: “Egli è Misericordioso con i Suoi servi credenti alleggerendogli il fardello dell’obbedienza e con i Suoi servi miscredenti accompagnandoli e invitandoli a ciò che più gli si confà”. L’invito e il sostegno di Allah all’umanità verso la beatitudine è dunque un atto proveniente dal Misericordioso così come lo è l’allontanamento dei rinnegatori dall’oggetto da questi rinnegato. L’espressione “ciò che più gli si confà” può dunque indicare sia l’ingresso alla fede che alla miscredenza, entrambi i casi presentati come atto di misericordia del Misericordioso (nel primo caso per la delizia raggiunta e nel secondo per il distacco avvenuto dagli uomini di fede): “Allah è Dolce e Misericordioso con gli uomini”(2:143).

     In una nobile tradizione riportata nel “Majma° al-Bayan” di Shaykh at-Tabrisi si narra che l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, disse: “Il Misericorde è un nome particolare per un attributo generale e il Misericordioso è un nome generale per un attributo particolare”. Il nome particolare qui indica l’atto divino protratto solo in questo mondo, mentre l’attributo generale che esso viene concesso sia a credenti che miscredenti; il nome particolare invece indica l’atto divino protratto in questo mondo e nell’avvenire mentre l’attributo particolare si riferisce alla misericordia concessa ai soli credenti. Secondo un’altra prospettiva si potrebbe dire anche che “il nome particolare per un attributo generale” sia la profusione divina ontologia (al-ifada al-takwiniyya) inerente l’autorità ontologica concessaci, attraverso la quale possiamo agire - nel disegno divino - secondo le nostre intenzioni: mangiare, bere, dormire, eccetera; mentre “il nome generale per un attributo particolare” sarebbe la profusione divina legislativa (al-ifada at-tashri°iyya) rispettata dai soli credenti osservanti della Legge di Allah.

     Poscia, l’atto del Misericorde testimonia la quantità di misericordia che Allah elargisce mentre l’atto del Misericordioso è testimonianza della permanenza della misericordia nell’eternità. Nei confronti della quantità il sacro Corano si esprime dicendo: “Dì- Il Misericorde prolunghi [il tempo per] chi si trova in traviamento-”(19:75). Riguardo alla permanenza invece citiamo nuovamente il seguente versetto: “Egli è Misericordioso verso i credenti”(33:43).   

     Altro punto degno di considerazione è il fatto che se Allah inizia il Libro Scritturale con “Misericorde e Misericordioso”, ciò significa che Egli inizia anche il Libro Ontologico con le medesime qualità. Allah ha iniziato la creazione come atto di misericordia la quale viene testimoniata nel disegno del creato. Non è un caso che ogni sura del Libro Scritturale, all’infuori di una, inizi menzionando i suddetti attributi: trecentotredici sure la cui origine marca la Sua misericordia e una sura la cui origine marca la Sua ira. La sura at-Bara°a, l’unica infatti a non iniziare con la basmala, si presenta all’inizio come una dichiarazione di guerra contro i politeisti che opprimevamo, perseguitavano e uccidevano i musulmani, ed i primi versetti furono dunque rivelati per intimorire i nemici dell’Islam ed estirpare in loro il senso di sicurezza. A questo punto possiamo dire che se il rapporto tra misericordia e ira divina nel Libro Scritturale è di trecentotredici a uno, così lo sarà nell’intera creazione.

     E sia lode ad Allah il più Misericordioso dei misericordiosi.

 

A cura di Islamshia.org

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