Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Giovedì, 30 Maggio 2013 06:06

Unità (Tawhid) (1)

Unità (Tawhid) (1)
L'Unità d'Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, è uno dei pilastri della Rivelazione e del culto divino, nella fattispecie della via della purezza e dell'integrità muhammadica propria ai retti seguaci degli Imam immacolati della Dimora del Vaticinio, la pace su tutti quanti loro. Procedendo dalle altezze inaccessibile della Santissima Essenza, essa si riflette e si articola in primo luogo nell'unicità superna degli Attributi e degli Atti.

 

 

Quivi di già l'Unità accenna ad una pluralità, e la produce, identificandosi essa con i singoli elementi di un'articolazione, che essa risolve senza residuo nella sua semplicità, facendoli sussistere in quanto tali, in questa medesima identità semplice, che conferisce loro la massima intensione nel loro massimo estendersi, per procedere quindi al dominio del molteplice, secondo le sue varie configurazioni e le sue varie modalità.

 

Non è certo questo il luogo atto all'esposizione ed alla disamina accurata di un siffatto argomento, altrove già trattato, e da altri, ben più qualificati che noi non siamo. Quel che qui ci interessa prendere in considerazione, sono le conseguenze ultime, concrete, d'ordine fattivo, di questa dottrina e realtà fondamentale, conseguenze che sono sfortunatamente sin troppo sovente trascurate, per non dire neglette.

 

Quel che vogliamo qui dire con tutto questo, è che invero Iddio, l'Altissimo, l'Uno, il Reale, sia benedetto e glorificato, a procedere dalle Sue altezze supreme inattingibili, ha voluto fare dono di questa quintessenza dei Suoi tesori sublimi sino all'ultima delle particole create, imponendola d'altra parte come compito e meta a quanti seguano la Sua via, sia nell'ambito personale, che nel dominio comunitario di questo nostro basso mondo.

 

"Di', Egli, Iddio, è Uno, Iddio l'Eterno", così recita Egli stesso, l'Altissimo, sia magnificat ed esaltato nel Sacro Corano (XXII, 1-2): quello ch'Egli stesso ci dice, ingiunge a noi di proclamarlo, per bocca del Suo Messaggero ed Inviato benedetto, di quegli che per noi è l'esemplare, è il modello reale e compiuto d'ogni nostro atto e portamento, del nostro stesso essere, e di tutto quel che ne procede identificandoglisi, ond'abbia a giungere al suo fastigio.

 

Quel che vogliamo con ciò osservare, sottolineare, e ribadire, è che Iddio Altissimo, ne sia esaltato l'Essere, dopo d'averci creato, ciascheduno e tutti quanti, uno, esige da noi appunto l'unità, come destinazione e fine del nostro essere, in ogni sua guisa. Che cosa significa invero tutto questo? Significa che l'unità è il principio, la condizione, il mezzo, la sussistenza, il compito, il fine, la destinazione, la realtà stessa della nostra esistenza.

 

Egli, l'Altissimo, l'Uno, ha voluto che lo seguissimo, che lo adorassimo nella prostrazione, per adergerci ed esaltarci, Egli ci ha imposto un modello effettuale a cui conformarci, realizzando l'unità in quanto ufficio attuativo, quella medesima unità che è, nell'articolazione dei suoi svariati livelli, la condizione e la ragione, il concomitante che si converte, e l'identità stessa del nostro essere, dell'essere, e dell'Essere stesso Suo Divino.

 

Qualunque realtà del modo, sia presa in senso composito che in senso diviso, è una; uno è l'universo, unico nei suoi vari aspetti, segni, "versi" volti all'Uno, che riflettono a distanza infinita, senza nessun supporto previo, la Luce Divina. Uno è l'Uomo, anche nella sussistenza effettuale della sua insussistente alterità da Quegli al cui riflesso egli è conforme, e deve conformarsi, realizzando così la sua destinazione, ovverosia quello ch'egli è ab aeterno.

 

Una è la natura creata, al di là dei suoi vari aspetti ed articolazioni, che anch'essa si sottomette ed adora, nella sua unicità, con gloria, lode e preghiera, Iddio Altissimo, l'Uno, il Reale, sia magnificato ed esaltato, in una guisa a suo modo percettibile, anche se noi non ce ne avvediamo (S.C., XVII, 44). Uno è l'insieme degli ordini delle sostanze celestiali, delle intelligenze superne, materiate dei raggi del Suo splendore, che esse riflettono da presso la sua stessa sussistenza, moltiplicandolo nella sua unicità.

 

Uno è l'ordine dei gradi dei geni, o dei demoni, sostanziati dalla vampa che procede dal suo fulgore, sino a riflettersi nell'unicità variegata, molteplicemente atteggiatesi, delle nostre produzioni immaginali e mentali. Uno è il Giardino superno, con i suoi frutti e con i suoi gradi d'approssimazione all'Unità inattingibile, che all'Uno sono volti, e da Esso procedono.

 

Ed una è la presenza della Sua Collera, inscindibile dall'Unicità complessiva e dal Nome Supremo, che sostiene da tergo il precipitare delle voragini infernali nell'insussistenza del nulla, al limitare della dissoluzione assoluta, dell'assoluta insussistenza ed annichilazione, nel cui luogo Egli compare empiendolo, nel luogo del nulla, che non è, cedendo il campo all'Uno, all'Essere che è, nella figura e nella guisa di Chi punisce.

 

Ed una è, ed ha da essere, la comunità dei credenti, al di là di ogni traviamento e tradimento, d'ogni errore od omissione, alla medesima stregua del Messaggio d'Iddio Altissimo, l'Uno, il Reale, sia magnificato ed esaltato, e del Suo culto e della Sua Legge, che si attuano nell'unicità del circolo del Vaticinio, della Rivelazione, che da Lui direttamente discendono, e della Guida Imamica, della tradizione, che presso di noi siamo tenuti ad osservare e preservare.

 

Abbiamo già detto poc'anzi, che fine di queste nostre brevi note è di mettere a fuoco, quelle che sono le questioni d'ordine concreto e fattivo sottese alla dottrina ed alla realtà stessa dell'Unità Divina, nel suo esternarsi al nostro livello d'esistenza. Questioni fattive che sono invero di due sorte, personale e comunitaria, che definiscono due compiti, complementari ed intimamente uniti tra loro.

 

Noi già ben sappiamo, com'è che il culto divino consista nell'adempimento del Messaggio Rivelato, del comando dell'Uno, di sottometterGlisi e d'adorarLo, d'attuarLo nella nostra sia pure infinita distanza, riconoscendo la nostra nullità al suo cospetto, e riconoscendo il dono di cui Egli ci ha degnati, e dell'esistenza, e della sua perfezione finale, che è tutto ciò che noi siamo, o possiamo essere, come nostro ufficio e compito.

 

È necessario a questa medesima stregua realizzare la nostra persona come puro segno d'Iddio, sia magnificato ed esaltato, liberandola dalle sue concrezioni limitative, come mero "verso" del Suo orientamento, se ci è permesso di rendere, con un'ambiguità di locuzione propria alla nostra lingua, il duplice senso del termine arabo ãyaħ, designante la minima partizione coranica, e nella nostra loquela, la partizione di un carme, oltre che con il significato appunto di "segno".

 

Significato immediatamente letterale, almeno quanto a noi, quanto al nostro stato presente, nel senso appunto e di questa medesima partizione e degli altri sensi immediati, e significativo ed attuativo nel senso della trascendenza, per cui essa, ma non soltanto essa, al di là della sua centralità, ma tutto quanto il creato, consiste, nella sua stessa sussistenza, del suo orientamento a Lui, "verso" Lui, l'Uno, in quanto appunto "universo".

 

AdorateMi, questa è la sua ingiunzione, come vi ho ingiunto d'adorarMi, siateMi servi, sottomessi, umili, poveri al Mio cospetto, d'assoluta povertà, tutto da Me aspettando, tutto da Me ricevendo, il che altro non è che la nostra immensa ricchezza, il che non è se non il dono della Sua stessa Unità, della Sua Essenza, quale Egli stesso ce l'ha nominata con la Sua favella: "Egli, Iddio, è Uno".

fonte:islamsciita.org

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna