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Venerdì, 26 Aprile 2013 12:52

La figura del Bicorne nel Corano

La figura del Bicorne nel Corano
Col Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso 83. Ti interrogheranno a proposito del Bicorne. Di': “Vi racconterò qualcosa sul suo conto”.

 

84. In verità, gli abbiamo dato ampi mezzi sulla terra e modo di riuscire in ogni impresa.

85. Egli seguì una via.

86. Quando giunse all'[estremo] occidente, vide il sole che tramontava in una sorgente ribollente e nei pressi c'era un popolo. Dicemmo: “O Bicorne, puoi punirli oppure esercitare benevolenza nei loro confronti”.

87. Disse: “Puniremo chi avrà agito ingiustamente e poi sarà ricondotto al suo Signore che gli infliggerà un terribile castigo.

88. E chi crede e compie il bene avrà la migliore delle ricompense e gli daremo ordini facili”.

89. Seguì poi una via.

90. E, quando giunse dove sorge il sole, trovò che sorgeva su di un popolo cui non avevamo fornito alcunché per ripararsene.

91. Così avvenne e Noi abbracciavamo nella Nostra scienza tutto quello che era presso di lui.

92. Seguì poi una via.

93. Quando giunse alle due barriere, trovò, tra di loro, un popolo che quasi non comprendeva alcun linguaggio.

94. Dissero: “O Bicorne, invero Gog e Magog portano grande disordine sulla terra! Ti pagheremo un tributo se erigerai una barriera tra noi e loro”.

95. Disse: “Ciò che il mio Signore mi ha concesso è assai migliore. Voi aiutatemi con energia e porrò una diga tra voi e loro.

96. Portatemi masse di ferro”. Quando poi ne ebbe colmato il valico [tra le due montagne] disse: “Soffiate!”. Quando fu incandescente, disse: “Portatemi rame, affinché io lo versi sopra”.

97. Così non poterono scalarlo e neppure aprirvi un varco.

98. Disse: “Ecco una misericordia che proviene dal mio Signore. Quando verrà la promessa del mio Signore, sarà ridotta in polvere; e la promessa del mio Signore è veridica”.

Questi sono alcuni versetti del Sacro Corano, precisamente del capitolo XVIII, “Al-Kahf” (La Caverna). In questi passi si parla di un personaggio che non viene nominato direttamente, ma si cita solo un suo soprannome, ovvero il “Bicorne” (Dhul Qarnayn). Ma chi è questo Bicorne di cui si tratta nel Sacro Corano? Esistono diverse interpretazioni. Una, quella a quanto pare più diffusa in un certo contesto e anche tra gli studiosi in Italia, è che il Bicorne sarebbe Alessandro Magno. Ciò è confermato da Hamza Piccardo nell’edizione del Corano curato dallo stesso, nel quale, in una nota a piè pagina, rifacendosi a una tradizione del Santo Profeta (pace su di lui e sulla sua famiglia) tramandata dal Tabari, conferma che “il Bicorne è il greco che fondò Alessandria”. In questa sede a noi non interessa entrare nel merito della discussione sulla reale identità del Bicorne, ma vorremmo solo, per così dire, mettere più carne al fuoco e presentare anche un’altra interpretazione, forse meno conosciuta agli studiosi e agli appassionati di Islam di lingua italiana. Essa è l’interpretazione di diversi sapienti del passato ed anche di alcuni sapienti contemporanei, tra i quali l’Allamah Tabataba’i e l’Ayatullah Makarem Shirazi.

Il grande filosofo e commentatore del Corano Allamah Tabataba’i, nel suo celebre commentario “Al-Mizan”, analizzando i versetti del capitolo “La Caverna”, esprime il seguente concetto:

“Molti studiosi sostengono che il Bicorne era in realtà Ciro della dinastia achemenide, quel sovrano che unì le varie regioni dell’altopiano iranico (Media e Persia), che conquistò Babilonia, nonché l’estremo occidente, per poi nuovamente dirigersi verso oriente.”

Passando poi all’analisi delle caratteristiche umane e spirituali del Bicorne, Allamah Tabataba’i puntualizza:

“Ciò che il Corano dice riguardo al Bicorne è del tutto conciliabile con la figura di Ciro il Grande; il Bicorne infatti è presentato come un uomo pio e credente nel Dio Unico, ma non solo. Egli è anche un sovrano che ama la giustizia e rispetta i propri sudditi, e coi nemici e i prevaricatori usa l’astuzia e l’intelligenza. Tutte queste caratteristiche sono riscontrabili nella figura di Ciro il Grande.”

Allamah Tabataba’i nella sua analisi prende in considerazione anche alcuni brani dell’Antico Testamento, nei quali Ciro il Grande viene riconosciuto come un grande sovrano, amante della giustizia, pio, onesto e liberatore dei popoli. Ciò avviene ad esempio nel libro di “Daniele.” Lo stesso Allamah dice:

“Considerando il grande orgoglio che hanno gli ebrei riguardo alla propria religione e alla difficoltà che hanno nel riconoscere qualche validità alla bontà degli altri popoli, se Ciro non fosse stato un sovrano magnanimo nei loro confronti e nei confronti dei vari popoli dell’impero, sicuramente esso non sarebbe stato ricordato da loro come un uomo guidato da Dio”.

“Inoltre i reperti archeologici in possesso di noi moderni – continua Allamah Tabataba’i – dimostrano indubbiamente che Ciro della dinastia achemenide aderiva al Tawhid (credenza nell’Unità e Unicità Divina).”

Riguardo poi al perché Ciro il Grande è stato definito nel Sacro Corano il Bicorne, la spiegazione è che, da alcuni scavi archeologici fatti in Iran diverso tempo fa, in particolare nel sud del paese, è stata ritrovata un’antica statua di Ciro, con in testa una sorta di corona o elmo, con due corna.

Ciò è confermato anche da Allamah Tabataba’i. Da ciò presumibilmente deriva il nome di Bicorne. Inoltre nell’Antico Testamento il profeta Daniele racconta che una volta ebbe una visione in sonno, nella quale vi era un animale bicorne che venne attaccato da un animale con un solo corno, e quest’ultimo prevalse sul primo. Poi l’Arcangelo Gabriele venne da Daniele per interpretare la visione, dicendogli che il bicorne rappresentava Ciro, mentre l’animale unicorno era Alessandro il Macedone. Inoltre Gabriele disse a Daniele che Ciro era bicorne, in quanto ogni corno rappresentava un regno iranico (Media e Persia). Anche questo è confermato da Allamah Tabataba’i nel commentario del Sacro Corano “Al-Mizan”.

In un’edizione del Corano tradotto in persiano, e pubblicato nel 2008, l’Ayatullah Makarem Shirazi, una delle maggiori “fonti di imitazione” (Marja Taqlid) viventi, commentando i suddetti versetti esprime il seguente concetto:

“Sulla figura del Bicorne si sono dette molte cose e le discussioni non mancano. Tra le varie opinioni quella più aderente al testo coranico è che il Bicorne sia Ciro il Grande, della dinastia persiana degli Achemenidi. In base alla storia, Ciro fece dei viaggi verso diverse regioni del mondo, sia verso nord, che verso occidente e oriente. Ciò conferma i viaggi del Bicorne e anche i suoi itinerari, visto che da un punto di vista iranocentrico, a occidente c’è la penisola anatolica, oggetto di spedizione militare da parte di Ciro il Grande. Arrivato in quella zona, ovvero nell’attuale Turchia, si trovò dinnanzi ad uno spettacolo particolare. Egli vide dei piccoli golfi, tipici della regione di Smirne, e in quelle acque ebbe l’impressione che il sole stesse sprofondando in quelle acque, e ciò dimostra che il sole stava tramontando. E’ noto a tutti infatti che il sole tramonta a occidente, non a oriente. Sarebbe quindi del tutto lecito pensare che il Bicorne, ovvero Ciro il Grande, nella sua campagna di espansione verso ovest, abbia avuto a che fare con un tale panorama.”

L’Ayatullah Makarem Shirazi prosegue nella sua analisi dicendo:

“Ma questo non è tutto. Infatti il Sacro Corano descrive anche di un altro incontro fatto dal Bicorne, quello con una popolazione che non comprendeva la lingua dei persiani, coi quali quindi era difficile dialogare. In ogni caso, forse grazie al linguaggio dei gesti, o per via di alcuni interpreti, questo popolo arrivò ad invocare l’aiuto del condottiero (Ciro il Grande) contro alcuni nemici (Gog e Magog).”

L’Ayatullah Makarem Shirazi spiega che presumibilmente questo popolo col quale Ciro non riusciva bene a dialogare era di origine caucasica, e che Gog e Magog rappresentavano dei popoli asiatici che creavano problemi ai caucasici, per via di frequenti invasioni e scorribande. Proprio per questo Ciro decise di aiutare questo popolo indifeso, e di arginare, forse anche con la costruzione di una sorta di muraglia (barriera dice il testo coranico). Non a caso poi si parla di zona montuosa, che effettivamente ricorda molto la geografia fisica della regione caucasica.

Tutto ciò per dire che le interpretazioni sulla figura del Bicorne sono molteplici, e che per arrivare ad una conclusione plausibile, bisogna anche ricordare le diverse ipotesi. Inoltre, la figura di Ciro il Grande, è in modo univoco, approssimabile più di altri a personaggi storici aventi uno spirito filantropico e umanitario, visto che egli, dove andava, da buon imperatore e sovrano, non imponeva la propria cultura, ma rispettava le usanze altrui, al contrario di altri re e sovrani, ossessionati dal voler “civilizzare” l’esistente. Per dirla con Julius Evola, “l’Imperialismo impone, l’Impero compone”. Non bisogna poi dimenticare il fatto che Ciro il Grande aderiva alla religione zoroastriana o comunque ad una scuola simile, ovvero una dottrina religiosa monoteistica, e alcuni ulamà riconoscono i suoi seguaci annoverabili tra le "Genti del Libro” (Ahl al-Kitab), gergo coranico col quale si sottolineano gli appartenenti alle religioni monoteistiche. Questa caratteristica, non trascurabile, non è riscontrabile in altri sovrani dell’antichità, che possano essere avvicinati alla figura del Bicorne.

 

fonte:islamsciita

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