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Venerdì, 05 Aprile 2013 13:28

La filosofia e le scienze

La filosofia e le scienze
Nel precedente capitolo abbiamo detto che, a volte, il termine «filosofia» è usato nelle costruzioni genitive come «filosofia della morale», «filosofia del diritto», ecc. Spiegheremo ora questa tipologia d’uso.
Questo tipo di espressione è a volte utilizzata da coloro che restringono il termine «scienza» alle scienze empiriche, e coloro che usano il termine «filosofia» per i campi delle scienze umane che non sono suscettibili di essere dimostrate attraverso l’esperienza sensibile. Invece di dire la «scienza della teologia», per esempio, alcuni dicono la «filosofia della teologia», ossia l’uso del termine «filosofia» nelle suddette forme è meramente sotteso a indicare la specifica materia sotto discussione, e i suoi temi principali.

 

 

Allo stesso modo, coloro che considerano i problemi che sono allo stesso tempo scientifici e valutative come non-scientifiche, e che sostengono non esservi alcuna base oggettiva per esse nella realtà, ma le considerano governate meramente dai desideri e dalle inclinazioni dei soggetti, a volte considerano questi tipi di problemi come appartenenti al dominio della filosofia. Così, per esempio, invece di parlare di «scienza della morale» dicono «filosofia della morale» (o «filosofia morale»), e invece di parlare di «scienza della politica» dicono la «filosofia della politica» (o «filosofia politica»).

A volte questo tipo di espressione è utilizzata in un altro senso, e cioè per spiegare i principi delle altre scienze. Inoltre anche gli argomenti come la storia, i fondatori, gli obiettivi, i metodi di ricerca e la direzione dello sviluppo di una scienza vengono discussi sotto questa voce.

Questo tipo di espressione non è peculiare ai positivisti e a quelli a loro simili, ma utilizzano questo tipo di espressione anche quelli che considerano la conoscenza filosofica e valutativa come una «scienza» e quelli che considerano i loro metodi di ricerca e di esame come «scientifici». A volte, al fine di evitare confusione con l’uso precedente, essi aggiungono il termine «scienza» alla costruzione genitiva. Per esempio, essi dicono «filosofia della scienza della storia» di contro alla «filosofia della storia», oppure dicono la «filosofia della scienza della morale» di contro alla «filosofia della morale» nel senso precedentemente inteso.

 

La metafisica

 

Uno dei termini utilizzati in opposizione al termine «scienza» è il termine «metafisica». È necessario perciò spiegare meglio questo termine. Esso deriva dal greco metataphysica ed è stato tradotto in arabo come mā ba‘d al-ṭabī‘ah («quello che viene dopo la fisica»).

Stando a quello che è stato narrato dagli storici della filosofia, questo termine fu inizialmente utilizzato come titolo per uno dei libri di Aristotele, considerato il seguito della Fisica, e che includeva le discussioni generale riguardanti l’esistenza. Nell’era islamica questo libro venne denominato umūr ‘ammah (tematiche generali), e alcuni dei filosofi islamici lo hanno considerato appropriato da usare nell’espressione mā qabl al-ṭabī‘ah («quello che è prioritario rispetto alla fisica»).

Apparentemente questa discussione è differente da quella della teologia o uthūlūjiyyah, ma nei libri dei filosofi islamici queste discussioni sono state congiunte, e al loro insieme essi hanno dato il nome di «divinità in senso generale». Allo stesso modo la teologia viene specificata con l’espressione «divinità in senso specifico».

Alcuni hanno considerato il termine metafisica equivalente a «transfisico», ossia ciò che va oltre la fisica, e considerano l’uso di questo nome per questa parte dell’antica filosofia come un esempio di utilizzo di un termine generale per qualcosa di più specifico, perché nella divinità, in senso generale, vengono discussi Dio e le cose occulte, o “astratte” (oltre la fisica).

 

Comunque sembra che il primo significato sia quello corretto.

 

A ogni modo la metafisica è utilizzata per indicare l’insieme dei problemi teoretici intellettuali, che sono una parte della filosofia (nel senso generale). Oggigiorno il termine filosofia è a volte ristretto a questi problemi, e uno dei nuovi significati del termine «filosofia» è proprio metafisica. Il motivo per cui i positivisti considerano questi tipi di problemi come non-scientifici è che essi non sono suscettibili di verifica attraverso l’esperienza sensibile.

 

Allo stesso modo Kant considerava la ragione teoretica come insufficiente per la verifica di questi problemi che egli definì «dialettici», o discutibili da due punti di vista.

 

Scienza, filosofia, metafisica e la relazione tra esse

 

Tenendo a mente i differenti significati citati per i termini scienza e filosofia, è chiaro che la relazione tra scienza, filosofia e metafisica differisce a seconda di questi differenti significati. Se per «scienza» intendiamo preparazione, in un senso generico, o se intendiamo un gruppo di relative proposizioni, essa è un qualcosa di più generale della filosofia, perché includerebbe allora anche proposizioni particolari e le scienze convenzionali. Se invece intendiamo proposizioni reali universali, essa equivale alla filosofia nel suo senso antico. Se, ancora, intendiamo proposizioni empiriche, essa diviene un qualcosa di più specifico della filosofia nel suo senso antico, e diviene l’opposto del moderno significato di filosofia (cioè l’insieme di proposizioni non-empiriche). Allo stesso modo la metafisica è una parte della filosofia nel suo senso antico, e gli equivale in uno dei suoi significati più antichi.

Si potrebbe notare che il contrasto tra la scienza e la filosofia nel suo significato moderno, come intenso dai positivisti e dai loro consimili, è utilizzato per denigrare il valore dei problemi filosofici e per negare la nobiltà e lo status dell’intelletto e il valore della conoscenza intellettuale, e ciò non è corretto. Quando si parlerà dell’epistemologia sarà chiarito che il valore della conoscenza intellettuale non è soltanto per nulla inferiore alla conoscenza sensibile ed empirica, ma anzi si trova persino a un livello più alto di queste. Anche il valore della stessa conoscenza sperimentale si dimostrerà dipendere dal valore della conoscenza intellettuale dalle proposizioni filosofiche.

 

Quindi la restrizione del termine scienza alla conoscenza empirica e del termine filosofia a quella non-empirica è accettabile solo se si tratta di una questione meramente terminologica, ma non si dovrebbe valutare il contrasto tra questi due termini per pretendere che i problemi della filosofia e della metafisica sono solo inutili speculazioni. Allo stesso modo, l’appellativo di «scientifico» non assegna alcun vantaggio ad alcun tipo di tendenza filosofica, e fondamentalmente questo appellativo è come una etichetta che non misura la struttura della filosofia, e che può essere considerato un segno dell’ignoranza e della demagogia di coloro che la denigrano. L’affermazione per cui i principi di una filosofia come quelli del materialismo dialettico sono ottenuti da leggi empiriche è errata, perché le leggi di nessuna scienza sono generalizzabili a qualsiasi altra scienza, figuriamoci a tutta l’esistenza. Per esempio, le leggi della psicologia e della biologia non possono essere generalizzate alla fisica, alla chimica o alla matematica, e viceversa. Le leggi di queste scienze non hanno alcun utilizzo al di fuori del loro proprio dominio.

 

La divisione e la classificazione delle scienze

 

La questione che sarà di seguito affrontata riguarda qual è fondamentalmente il criterio per discernere le scienze una dall’altra. La risposta è che i problemi riconoscibili formano un ampio spettro, e attraverso dentro questo spettro alcuni problemi hanno una relazione prossima a un altro, mentre altri ne sono completamente estranei.

 

D’altra parte l’acquisizione di alcune forme di conoscenza dipende da quella di un'altra, e quantomeno la comprensione di una forma può aiutare nella comprensione dell’altra, mentre per altri tipi di conoscenza questa sorta di relazioni non esiste.

 

Rispetto al fatto che l’acquisizione di tutti i tipi di conoscenza è per uno studioso impossibile, e ammesso che lo fosse, non tutti hanno la motivazione per ottenerla. Allo stesso modo, i talenti e le inclinazioni degli individui rispetto all’acquisizione dei differenti tipi di argomenti sono differenti, e dato che alcuni tipi di conoscenza sono in relazione ad altri e che l’acquisizione di alcune dipende dalla acquisizione di altre, per questo motivo i maestri da lungo tempo hanno deciso di classificare insieme in maniera appropriata i relativi temi, per determinare così le specifiche scienze e i tipi di conoscenza. Le diverse scienze sono classificate e si chiarisce la propedeuticità di ognuna di esse per le altre, e di conseguenza si determinano le loro relative priorità cosicché, per prima cosa, colui che possiede uno specifico talento e inclinazione sarà in grado di individuare quello che cerca tra gli insiemi di innumerevoli problemi, e può trovare la via per raggiungere la sua meta. Secondariamente, colui che volesse acquisire un differente campo di conoscenza dovrebbe essere in grado di capire da dove cominciare, in modo tale che possa prepararsi la strada per raggiungere la conoscenza di quest’altro campo e che la sua acquisizione sia facilitata.

 

In questo modo le scienze sono state divise in diverse parti, ognuna delle quali, a sua volta, è stata posizionata in una specifica categoria e in uno specifico livello, che include una divisione generale in scienze teoretiche e scienze pratiche; le scienze teoretiche sono divise in scienze naturali, matematica e teologia, mentre le scienze pratiche sono divise in etica, economia e politica, che sono state prima menzionate.

 

Il criterio per distinguere le scienze

Ora che è stata chiarita la necessità di classificare le scienze, sorge un’altra questione. Quali sono i criteri e i parametri per la classificazione delle scienze e per distinguerle una dall’altra?

 

La risposta è che le scienze possono essere classificate secondo diversi parametri, i più importanti dei quali sono:

1.Secondo i metodi e le procedure di ricerca. Precedentemente abbiamo detto che tutti i problemi non possono essere oggetto di studio e ricerca attraverso un singolo metodo, e abbiamo anche detto che tutte le scienze, rispetto ai loro metodi generali di ricerca, possono essere suddivise in tre gruppi: 1.Le scienze razionali, che possono essere investigate solo attraverso i mezzi delle dimostrazioni razionali e inferenze mentali, come la logica e la filosofia divina.

2.Le scienze empiriche, verificabili attraverso metodi empirici, come la fisica, la chimica e la biologia.

3.Le scienze umanistiche, che possono essere investigate sulla base delle documentazioni storiche e letterarie, come la storia, la biografia (`ilm al-rijal) e la giurisprudenza islamica (`ilm al-fiqh).

 

2.Secondo gli obiettivi e i telos. Un altro criterio in base al quale le scienze possono essere classificate è quello basato sui benefici e gli effetti che risultano da esse. Ci sono obiettivi e fini che studiosi prendono in considerazione quando imparano tali scienze, come gli obiettivi materiali e spirituali, o i fini sociali e individuali. È ovvio che chi desidera trovare la strada per la realizzazione della sua perfezione spirituale necessita dello studio di varie materie, che non sono necessarie per chi invece è interessato a ottenere ricchezza attraverso l’agricoltura o l’industria. Allo stesso modo una guida della società necessita di un altro tipo di conoscenza. Perciò le scienze debbono essere classificate secondo questi differenti fini.

3.Secondo il soggetto. Il terzo criterio secondo cui le scienze possono essere distinte e separate è quello del loro soggetto. Partendo dal fatto che ogni problema concerne un particolare soggetto, e un insieme di problemi possono essere posti sotto un tema complessivo, quest’ultimo può servire da perno intorno al quale ruotano le varie questioni subordinate, come i numeri sono il soggetto dell’aritmetica, il volume (le quantità continue) è il soggetto della geometria e il corpo umano è il soggetto della scienza della medicina.

La classificazione delle scienze secondo il loro soggetto fornisce una via migliore per assicurarsi la meta e la motivazione per separare le scienze, dal momento che attraverso l’utilizzo di questo metodo le relazioni e l’armonia tra i diversi problemi, e il loro ordine e arrangiamento preservato meglio. Per questo motivo da sempre esso è stato suggerito dai grandi filosofi e scienziati. Ciò non toglie che nella suddivisione possono essere presi in considerazione altri criteri. Per esempio, uno può stabilire una scienza chiamata teologia, i cui problemi ruotano intorno al tema di Dio. Poi essa può essere suddivisa in diverse branche filosofiche, gnostiche o religiose, ognuna delle quali può essere approfondita attraverso una specifica procedura. In realtà il criterio di questa suddivisione sarebbe il metodo di ricerca. Allo stesso modo il soggetto della matematica può essere suddiviso in varie branche, ognuna delle quali può essere individuata sulla base di un fine specifico, come la matematica finalizzata alla fisica e quella finalizzata all’economia. In questo modo si determina la composizione di differenti criteri.

 

La totalità e l’universale

Il tema complessivo che viene preso in considerazione per i soggetti di un problema e sulla base del quale la scienza si presenta con il significato di un insieme di problemi correlati, a volte è un tema universale che ha molti casi particolari, e a volte prende la forma di una totalità che ha molte parti. Un esempio del primo tipo è il tema del numero o la quantità, che hanno diversi tipi e classi, ognuna dei quali è composto dal soggetto di uno specifico problema. Un esempio del secondo tipo è il corpo di un uomo che ha numerosi organi, membra e apparati, ognuno dei quali è soggetto di una sezione della scienza della medicina.

La differenza basilare tra questi due tipi di soggetti è che nel primo tipo il tema cardine della scienza si applica singolarmente ai soggetti dei suoi problemi, al contrario di quello che avviene nel secondo tipo, in cui il tema cardine non si applica singolarmente ai soggetti dei suoi problemi, ma piuttosto è fondato sull’insieme delle parti.

 

Le branche delle scienze

 

Da quello che è stato appena detto si evince che la classificazione delle scienze si applica per facilitarne l’insegnamento, per portare gli obiettivi dell’educazione alla massima estensione. All’inizio, quando la conoscenza umana era limitata era possibile classificare tutta la scienza in pochi gruppi. Per esempio, era possibile considerare la zoologia una singola scienza che avrebbe potuto anche includere i problemi relativi all’uomo. A ogni modo gradualmente, quando il cerchio dei problemi si è allargato, in particolare dopo l’introduzione di vari strumenti scientifici per la ricerca sui problemi empirici, le scienze empiriche più di altre, furono suddivise in varie branche, e ogni scienza fu divisa in più scienze specifiche. Questo processo è peraltro ancora in corso.

 

In generale, la suddivisione delle scienze assume diverse forme:

 

1.Una forma è quella in cui le piccole parti sono prese dal soggetto nella sua totalità, e ogni parte diviene il soggetto di una nuova branca nata dalla scienza madre, come l’endocrinologia e la ge-netica. È chiaro che questo tipo di divisione è riservato alle scienze in cui la relazione tra il soggetto della scienza e il soggetto dei suoi problemi è la relazione tra il tutto e le sue parti.

2.Un’altra forma è quella in cui più tipi particolari e più classi limitate sono derivate dal tema cardine, come l’entomologia e la batteriologia. Questa sorta di suddivisione avviene nelle scienze in cui la relazione tra il soggetto della scienza e il soggetto dei suoi problemi è quella tra l’universale e il particolare, non tra il tutto e le sue parti.

3.Un’altra forma è quella in cui i vari metodi di ricerca sono considerati un criterio secondario e, sebbene si conservi l’unità del soggetto, emergono comunque nuove branche. Questo avviene in casi in cui i problemi di una scienza possono essere investigati e risolti in differenti modi, come nella teologia filosofica, nella teologia gnostica e nella teologia religiosa.

4.Un'altra forma è quella in cui un fine differente può essere considerato come un sottocriterio, e i problemi adatti a ogni fine vengono affrontati da una specifica branca della scienza madre, co-me è stato detto nel caso della matematica.

fonte:islasciita

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