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Lunedì, 22 Febbraio 2016 06:18

Giustizia e violenza

Giustizia e violenza
Quello che segue è l’intervenuto tenuto dall’Hujjatulislam Abolfazl Emami, Guida religiosa del Centro Islamico Imam Mahdi, in occasione del Convegno “Islam e violenza”, tenutosi il 23 gennaio scorso a Roma presso la Link Campus University.

 

Suddivisione dei concetti morali in fondamentali e subordinati

Alcuni concetti etici sono fondamentali e alcuni subordinati. I concetti subordinati sono quelli che di per sé e nella loro essenza non hanno valenza positiva o negativa e pertanto non è detto che siano positivi o negativi in qualsiasi contesto, ma in certe circostanze sono positivi e in altre negativi. A titolo d'esempio, possiamo definire positiva la violenza o la non violenza? In realtà nessuna delle due è sempre positiva o sempre negativa. Nessun sistema legislativo o politico del mondo può affermare che la violenza è sempre negativa. Tuttavia si può sostenere che la violenza è normalmente negativa.

Possiamo altresì affermare che la giustizia è uno dei concetti etici fondamentali e pertanto è di per sé, nella sua essenza e in ogni circostanza, positiva, mentre la violenza è un concetto subordinato e normalmente negativo, a meno che non sia, in determinati casi, referente ed esempio di giustizia.

Il concetto di giustizia

Se ora ci venisse chiesto “che cos'è la giustizia?” cosa si potrebbe rispondere? Sono state proposte varie definizioni di giustizia.

Per esempio secondo Aristotele essa è il giusto mezzo tra un difetto e un eccesso; tuttavia questa definizione porta a un circolo vizioso, poiché i due concetti di "difetto" ed "eccesso" devono essere definiti in base al concetto di giustizia. Infatti il difetto è una deficienza rispetto al giusto mezzo e l'eccesso è un'eccedenza rispetto al giusto mezzo, tuttavia non è stato definito quale sia questo giusto mezzo. Pertanto questa definizione è sbagliata.

Il Principe dei Credenti, Alì ibn Abi Talib (AS), definì la giustizia come "porre ogni cosa al suo posto". Non è tuttavia facile stabilire quale sia il posto di ogni cosa e pertanto è Iddio - Creatore di tutto il Creato e Colui che conosce il posto di ogni cosa - a definire i referenti della giustizia.

La questione non è tuttavia risolta, poiché molti sbagliano nel comprendere queste questioni e per esempio forniscono un'interpretazione che non rispecchia il vero significato del Corano. Altri ancora, considerata la difficoltà nell'attenersi alla giustizia, soprattutto quando questa ostacola i loro interessi, non solo non la mettono in pratica, ma addirittura la osteggiano.

La questione si risolve solo nel caso in cui, prima di tutto, si conosca qual è la visione corretta della giustizia in tutti i campi: economico, culturale e politico; tuttavia arrivare al referente corretto di giustizia attraverso la scienza che viene prodotta nel mondo odierno sembra molto difficile; in secondo luogo, devono esserci persone disposte a porre in atto la giustizia, anche se così facendo fossero costrette a rinunciare ai propri interessi illegittimi e, in terzo luogo, le persone predisposte a mettere in atto la giustizia siano efficienti e possano contrastare i difficili ostacoli imposti da coloro che sono alla ricerca dei propri interessi, anche se dovessero sacrificare la propria vita.

Oggi vediamo che vi sono sì individui pronti a sacrificarsi, ma non per la realizzazione della giustizia, bensì per la violenza intesa come oppressione, per il terrorismo e per l'uccisione che scaturiscono dal pensiero takfiri, in base al quale viene considerato infedele chiunque non condivida quel pensiero.

I seguaci di tale pensiero hanno ucciso decine di migliaia di donne e bambini innocenti in Siria, in Iraq, nello Yemen e in Libano.

Chiediamoci: che livello di conoscenze islamiche possa possedere un Abu Bakr al-Baghdadi? Il miracolo dell'Islam è il terrorismo o è il Corano e la logica? Lo slogan dell'Islam è "Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso" o "Nel nome di Dio, vendicatore e superbo"?

Nell'invitare me stesso e anche tutti voi a rispettare la virtù e l'onestà nella propria vita e a temere di compiere oppressione nei confronti dei servi di Dio, vi propongo la discussione concernente un versetto del Corano che è stato frainteso e, a causa di tale fraintendimento, è stato seminato il terreno per la violenza sistematica.

I parametri della civiltà islamica e il modello per realizzarla: il nostro esempio è il Profeta della misericordia per tutta l'umanità

Iddio nel Sacro Corano dice: "Muhammad è il Messaggero di Dio e quanti sono con lui sono duri con i kuffar e compassionevoli fra loro" (Corano 48:29).

Alcuni di quelli che spiegano il rapporto tra i musulmani e i kafir (sing. di kuffar), sostengono che i non musulmani sono da considerarsi kafir e pertanto è necessario essere duri con loro; in base ad altri versetti sostengono che esseri duri con i kafir voglia dire ucciderli.

Tuttavia un altro versetto del Corano recita: "Non ti mandammo se non come misericordia per le creature"(Corano 21:107). In altre parole il Profeta è una misericordia per tutte le creature, non solo per i musulmani.

Quest'affermazione contiene forse una contraddizione? O a che fare con la questione degli attributi di Dio, quale misericordioso nei confronti di tutte le Sue creature (rahmaniyyah) e dei credenti in particolare (rahimiyyah)? Alla fine, qual è il comportamento islamico corretto nei confronti dei non musulmani? Bisogna essere duri o benevoli?

Per risolvere quello che in apparenza può sembrare un paradosso, esaminiamo alcuni versetti del Corano che ci aiuteranno a comprendere come il Profeta (S) si comportava con coloro che non erano musulmani.

In alcuni di questi versetti Dio mostra la Sua compassione nei confronti del Profeta (S) a causa della sua profonda benevolenza verso coloro che non erano musulmani, per esempio il versetto 26 della terza sura recita: "Stai quasi per morire dal dolore a causa del fatto che non hanno prestato fede"(Corano 26:3) e un altro simile nella sura al-Kahf (18), versetto 6.

Il Profeta (S) moriva quasi di dolore semplicemente perché avrebbe voluto che si convertissero un paio di musulmani o la sua sofferenza era per loro stessi? Il fatto che si incrementi il numero dei musulmani risolve i problemi? Anche qualora, Dio non voglia, diventassero terroristi? Senza dubbio un buon cristiano o un buon zoroastriano è migliore di cento cattivi musulmani o takfiri.

Ciò diventa ancor più chiaro nel consultare un altro versetto del Corano, dove Iddio spiega a cosa è dovuta tanta sofferenza del Profeta (S). Egli prova compassione per loro stessi: "Ora vi è giunto un Messaggero scelto tra voi; gli è gravosa la pena che soffrite, brama il vostro bene, è dolce e misericordioso verso i credenti" (Corano 9:128)

Questo versetto dimostra che la misericordia del Profeta (S) nei confronti dei credenti, non dei musulmani in generale, è notevole, tuttavia egli è buono anche nei confronti di coloro che non sono musulmani e soffre a causa di ciò per cui loro soffrono. Quindi il Profeta (S) è sempre in pena per coloro che non sono musulmani e che soffrono in questo mondo, nel barzakh o nell'aldilà, e questa pena per i non credenti lo ha portato più volte vicino alla morte.

Siffatta persona può forse essere dura e spietata nei confronti dei non musulmani da poter affermare che il versetto precedente chiede a coloro che sono con Muhammad (S) di essere duri con i non musulmani, considerando kafir qualsiasi non musulmano?

Sicuramente ciò è sbagliato e dobbiamo essere consapevoli del fatto che il Profeta (S) non solo era buono con i non musulmani, ma se una spina si conficcava nel loro piede, il Profeta (S) soffriva più di loro e provava più pena di quanta potesse provarne una madre o un padre compassionevole.

Allora cosa intende il versetto con l'"essere duri verso i kuffar"? In breve possiamo rispondere che, prima di tutto, "kafir" nel suo significato lessicale e per come viene usato nel sacro Corano, negli hadith e dalle persone razionali, indica "colui che conosce la verità e la copre" (1).

Quindi se una persona non ha conosciuto la verità, e pertanto non ha avuto l'opportunità di poterla accettare e non è musulmana, non è da considerarsi kafir. In base a ciò possiamo affermare che più del 99% dei non musulmani non è kafir. Capire se una persona sia kafir è difficile, e forse ancor più difficile del capire se una persona sia veramente credente.

Qualcuno potrebbe ribattere che se trovare un kafir è così difficile, allora questo versetto a cosa serve? Questo versetto era in realtà molto utile all'inizio dell'era islamica e lo sarebbe anche qualora si verificasse una situazione simile.

 

In quel contesto vi erano numerosi kafir. Infatti il Profeta (S) aveva vissuto in mezzo a loro, aveva fatto molti miracoli e quindi per i meccani era chiara quale fosse la verità; nonostante ciò si organizzarono e fecero tutto il possibile per coprire la verità e mettere in atto la falsità.

Per chiarire la questione facciamo riferimento ai versetti 98-99 della Sura delle Donne che recitano: "Eccezion fatta per i mustadh'af tra gli uomini, le donne e i bambini sprovvisti di ogni mezzo, che non hanno trovato via alcuna; forse a questi Allah perdonerà. Allah è indulgente, perdonatore".

Riporto al riguardo un hadith narrato da Zurarah. Zurarah era uno dei compagni speciali del sesto Imam, Ja'far al-Sadiq (AS). Ebbene, Zurarah narra che stava facendo una suddivisione delle persone in due gruppi, dicendo: "Chiunque è con noi, gli vogliamo bene, e chiunque non è con noi, non lo apprezziamo". In quel momento l'Imam Sadiq (AS) disse: "Zurarah, Iddio si è espresso in modo più preciso di te, quando disse: 'Eccezion fatta per i mustadh'af tra gli uomini, le donne e i bambini sprovvisti di ogni mezzo, che non hanno trovato via alcuna', oppure quando disse 'coloro che sono stati lasciati al giudizio divino'…" e altri versetti che l'Imam Sadiq (As) citò per confutare l'affermazione di Zurarah. La discussione si fece più vivace, allora l'Imam Sadiq (AS) disse: "Zurarah, spetta a Dio far entrare in Paradiso colui che è sviato (mustadh'af)" (2).

Si rende tuttavia necessario fare più ricerche se pure al singolo kafir si applica la durezza con cui bisogna rivolgersi ai kuffar. Infatti il versetto afferma che bisogna essere duri con i kuffar, plurale di kafir; in arabo esistono però diversi tipi di plurale, di cui uno è il plurale usato quando fa riferimento all'intero gruppo, e se fosse questo il caso anche nel suddetto versetto, esso richiederebbe di essere duri con i kafir che agiscono e coprono la verità in gruppo.

Quindi, prima di tutto, il termine kafir non indica il non musulmano.In secondo luogo, ogni kafir non costituisce un esempio di kuffar; kuffar si applica a tre o più persone, e sembra inoltre che faccia riferimento a un gruppo organizzato ma sicuramente non si riferisce al singolo individuo. Di solito nelle nostre relazioni sociali abbiamo a che fare con il singolo kafir.

Terzo punto, kuffar fa riferimento a un insieme di persone che in quanto gruppo organizzato copre e nasconde la verità, non un gruppo che sia semplicemente composto da tre o più kafir ma non si siano organizzati a tale scopo. Infatti il versetto riguarda una sentenza che riguarda un caso particolare in circostanze particolari (hukm). L'hukm di questo versetto riguarda coloro che vivevano secondo il sistema tribale ed è chiaro che la tribù è un gruppo organizzato politicamente e socialmente.

In quarto luogo, il versetto riguarda delle circostanze particolari ed è applicabile solo ai kuffar in quelle particolari condizioni e ai musulmani che vivevano in quelle circostanze.

Il Profeta (S) possedeva due livelli di misericordia e benevolenza: uno per i credenti e uno per i non credenti. I non credenti si suddividono in tre gruppi: i musulmani che non sono credenti e i non musulmani, che a loro volta si suddividono in seguaci dei Libri celesti non credenti (3) e coloro che non sono né seguaci dei Libri celesti né credenti.

Questo metodo è stato messo in atto dalla Repubblica Islamica dell'Iran, la quale non si comporta male nemmeno verso i non musulmani che è molto probabile siano kafir, anzi protegge le loro vite, i loro beni e ne garantisce la sicurezza.

Pertanto come dice l'Imam Khamenei: "[…] nuova civiltà islamica non significa invadere gli altri Stati, calpestare i diritti degli esseri umani e imporre la propria etica e la propria cultura alle altre nazioni, come ha fatto la civiltà occidentale; significa invece donare le virtù divine all'umanità e seminare il terreno affinché gli esseri umani stessi possano distinguere la retta via […] per raggiungere questo scopo, non c'è speranza nei politici del mondo islamico, sono i sapienti della religione e i veri intellettuali, che non hanno l'Occidente come punto di riferimento, che devono chiarire la situazione alla Nazione Islamica e sapere che è possibile creare questa civiltà […] nel creare la nuova civiltà islamica non dobbiamo guardare agli occidentali e considerare importante il loro sorriso o il loro broncio, dobbiamo invece muoverci sul retto sentiero, facendo affidamento sulle nostre potenzialità e capacità".

NOTE

È interessante come l'arabo "kafartu", proveniente dalla stessa radice di "kafir", sia simile all'italiano "coperto".

Muhammad ibn Ya'qub, al-Kafi, v. 4, p. 135-137.

In base a quello che ci dice il Corano, le genti del Libro credenti sono considerate alla stregua dei musulmani credenti: "In verità, coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell'Ultimo Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti" (2:62 e 5:69).

Fonte: islamshia.org

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