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Venerdì, 07 Agosto 2015 04:09

Lezioni di Conoscenza (2)

Individuazione la quale è del tutto congetturale, sino a quella superiore soglia presenziale, che imporrà dipoi, a chi l’avrà conseguita, il dovere del segreto nei confronti dei non iniziati, e qui diciamo d’iniziazione autentica, non certo formale, oppure addirittura caricaturale. Trattandosi quivi di realtà eminenti, e niente affatto di mere cerimonie esteriori, quantunque la via abbia ad avvalersi imprescindibilmente anche delle cerimonie, dei riti, e più in generale dei segni.


Il Maestro Ĥaqīqī è una di quelle persone, in cui i suoi discepoli riconoscono uno dei possibili tramiti con la Guida Occulta del Tempo, a sua volta un Waly, sebbene egli non ne dica nulla. Tenendo peraltro conto del fatto che non tutti gli approssimati sono maºşūm, infallibili ed impeccabili, come i XIV Puri. Questi ultimi sono il vertice dell’intimità, sulla soglia stessa dell’Infinità Divina, che è appunto “Luce su luce”, come recita il Sacro Corano, XXIV, 35.

Ma la loro luce, scaturigine immediata di quella superna, si riflette in tutta una costellazione di luci subordinate, che ne presentano il fulgore a noi, uomini comuni. Allievo prediletto degli Ayatollah, “Segni d’Iddio”, Nejabat, Intimo di rango, e di Dastġayb, testimone a costo della vita della sua fedeltà all’Islam, ed anch’egli Intimo d’Iddio Altissimo, il suo impegno nel magistero iniziatico e morale è noto a tutti, così a Širaz, così come in tutto l’Iran.

Autore di diversi libri, in particolare la serie dedicata alla purificazione, “tazakkī”, ed all’irradiazione, “tajall”, d’indole questi ultimi più squisitamente conoscitiva ed “irfanica”, egli è assai amato dai suoi discepoli. Due volte la settimana, il Maestro Ĥqīqī tiene nella Husseynia di “Tutti i Martiri”, dedicata nella fattispecie ai caduti della Rivoluzione islamica e della Guerra Imposta, due lezioni di circa un’ora su argomenti eminentemente conoscitivi e morali.

Perché qui la morale, come appunto dicevamo, non è certo fine a sé stessa, vale a dire, confinata alla vigilanza sulle passioni, ma è esplicitamente orientata nel verso del fine attuativo della conoscenza superna, vale a dire, quella conoscenza per eccellenza, la quale concerne eminentemente i nomi d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato. Il suo discorso incomincia di solito da un verso coranico, o da una narrazione dei Puri, sviluppandosi con citazioni ed osservazioni su Molla Sadra, Ibn Arabi, Hafez, Rumi, ed altri grandi sapienti.

A fondamento di tutto questo sta il famoso invito coranico a quel che è stabilito, con l’interdizione di quel che è proibito, “amru-l-maºrūf”, e “nahyu-l-Munkār”. Il Maestro ama anche citare un detto del celebre Ayatollah Bahjat, sommo ºārif, uomo di conoscenza, di recente scomparso, che rispose, a chi gli chiedeva d’essere istruito per poter percorrere il seyru-s-sulūk, la via dell’ascesa iniziatica ai segreti divini, che la sola norma che valeva, era quella di non peccare, via questa nel contempo e facilissima, e difficilissima.

 

Mahrum Ayatollah al-Udhma Bahjat (ra)

Perché sono appunto queste le norme, le pietre di confronto per distinguere, come dicevamo poc’anzi, il Maestro ama ripeterlo, i Maestri autentici, che hanno qualcosa da insegnare, dai tanti ciarlatani che preferiscono stupire i loro accoliti, come dei saltimbanchi, con qualche preteso prodigio, prerogativa che nulla ha a che vedere col dono dell’insegnamento o della guida iniziatica; oppure che si spacciano per depositari di chissà quali improbabili segreti, secondo il loro solito, vieto copione, ma non del fulgore manifesto della conoscenza superna, ad indicarne la via, che si apre a chi sia capace di purificarsi.

La cosa peraltro per noi sconcertante e rimarchevole, è che a queste riunioni, che pure trattano argomenti elevati, sottili, e complessi, partecipa un pubblico composito e variegato, anche persone comuni, d’ogni estrazione sociale, professionale, e culturale, la qual cosa sarebbe certamente inconcepibile in Occidente, nella fattispecie nel nostro disgraziato paese, con le sue buffonerie ed i suoi vaniloqui, con il suo vano intellettualismo e la sua ignoranza sesquipedale.

Il che la dice lunga sulla forza dell’Islam in Iran, placida ma inconculcabile, a dispetto del vociare della propaganda avversa, che è a fondamento, a cominciare appunto dal suo aspetto più squisitamente sapienziale ed iniziatico, della Rivoluzione Islamica; checché ne dicano i detrattori interessati, che preferiscono chiudere gli occhi davanti a tutti questi fatti incontestabili, per continuare a crogiolarsi nella loro ignoranza colpevole, e nelle loro empie illusioni.

Questo a prescindere da tutte le difficoltà di fatto, e di principio, che continueranno sino alla rettificazione, che procederà dal palesamento della Guida Ben Guidata, che Iddio Altissimo voglia affrettarcene la gioia. Difficoltà dovute alla ricettività della sostanza, e non alla forma, di per sé perfetta. Realtà questa, del fondamento ultimo trascendente, interiore, e sapienziale, o per dirla altrimenti, iniziatico della Rivoluzione Islamica, di cui è stato garante ieri l’Imam Ķomeynī, che Iddio n’esalti la stazione, ed oggi il suo degno successore, l’Ayatollah Ķameneī, che Iddio lo conservi ed umili i suoi nemici.

Entrambi uomini di conoscenza, o gnostici, o ºārif, oltre che giurisperiti e Guide pubbliche, a riprova dell’aspetto fondante trascendente, sapienziale ed, iniziatico della loro funzione esterna ed apparente. Il Maestro Ĥaqīqī è peraltro un fedelissimo di questa Rivoluzione, come tali furono i suoi Maestri Nejabat e Dastġayb. Anche se le sue lezioni sono d’indole squisitamente dottrinale e sapienziale, il Maestro non manca, quando se ne presenti l’occasione di professare la sua completa adesione alla linea della Rivoluzione Islamica.

Così come non mancano neppure, nei suoi discorsi, di quando in quando, i riferimenti ad argomenti d’attualità primo fra tutti la sua completa avversione e condanna dell’abominio di Israele, dell’America, e della famiglia Saud coi suoi scherani wahabiti. Il tutto sempre significativamente, vale la pena ripeterlo, nel quadro di un’esposizione squisitamente dottrinale e sapienziale, ovverosia nell’ambito dell’ºirfān nażarī, la conoscenza dottrinale.

Altro punto fondamentale dell’esposizione del Maestro Ĥaqīqī, è il richiamo alla necessità del rapporto con i nomi d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, chiave della purità e della prossimità divina. Dov’è da rilevarsi che, secondo la dottrina sapienziale sciita, e non soltanto, i nomi procedono dal Livello Essenziale, inattingibile a noi in quanto tali, ad un livello esternato, personificato dai Puri, che sono appunto, com’è riportato nei loro detti i “nomi più belli” di cui il Sacro Corano, secondo quanto afferma l’Imam Ķomeynī nel suo commento all’Aprente, che Iddio Altissimo n’estenda l’ombra.

Ora questo rapporto non è soltanto un rilievo dottrinale, ma assume anche un aspetto operativo, che ha le sue conseguenze appunto sul piano morale, vale a dire, dell’aķlāq irfanico. Perché nella dottrina sapienziale sciita, e non soltanto, la morale non è qualcosa di a sé stante, ma ha invece anche un corrispettivo iniziatico e sapienziale, come appunto dicevamo. Il contatto con i nomi dunque ha un aspetto operativo, che avvia sul sentiero iniziatico, al seyr o solūk.

Essendo ciascun nome un’efficienza quanto al creato, il cui irraggiarsi produttivo può essere percorso a ritroso secondo la dottrina dei quattro viaggi dell’intelletto di Molla Sadra, vale a dire, anche nel verso della discesa iniziatica successiva e all’ascesa iniziatica, ed alla discesa creativa che la precedono, nel senso di un ulteriore livello perfettivo dell’intelletto umano, solo in apparenza discendente, inteso in senso realizzativo, presenziale e sapienziale.

Intelletto che, vale la pena ripeterlo, ben lungi dalle sue banali ricadute razionalistiche, razionali in senso diviso, è la prima profusione divina, al di sopra del mondo e del tempo, increata quanto a questi, ma creata quanto all’Essenza Divina; identificatesi con la luce muhammadica nella sua quintessenza, che è tale delle persone dei Puri. L’intelligenza umana ha un fine precipuo trascendente, che dà un senso intellegibile ed iniziatico al comportamento della creatura umana, secondo i gradi di perfezione di cui più volte il Sacro Corano.

Questo, come dicevamo, è il punto fondamentale, peraltro strettamente legato all’aspetto esterno dell’Annunzio divino, al magistero dei Fuqahā', dei giurisperiti. Dato che il momento primario dell’Annunzio stesso, è quello trascendente da parte dell’Essenza tramite gli stessi nomi nei confronti dell’universo tutto, com’ebbe ad osservare l’Imam Ķomeynī nella sua Mişbāĥ. La questione dei nomi ci fu peraltro chiarita personalmente dal Maestro.

Le riunioni suddette sono precedute e seguite da colloqui personali con chi ne faccia richiesta. Le due sedute sono integrate, una volta la settimana, da incontri più ristretti di più lunga durata, ai quali abbiamo l’onore di partecipare, cui sono presenti una trentina di persone, invece del paio di centinaia delle sedute suddette, presiedute dal figlio del Maestro, lo Hojatoleslam Alì Aġa, dove si trattano questioni più particolari; ultima in ordine di tempo, rispetto alla scrittura di queste righe, quella del significato del “ricordo” coranico, il “đikr”, equivalente all’”αναμνησις” platonica, nel suo senso trascendente.

Altra seduta è quella di ºirfān operativo, di conoscenza attuativa, alla quale chi scrive non se la sente di partecipare, per difficoltà linguistiche, dato che esse prevedono comunicazioni per iscritto sulla propria condizione personale, delle quali non ci sentiamo ancora all’altezza. Vale la pena notare come il momento culminante delle une e delle altre sedute, prima oppure dopo, secondo il tempo dell’anno, è la preghiera comunitaria, guidata dal Maestro o dal figlio. Sedute completate, com’è l’usanza sciita, per le occasioni dolorose o gaudiose, dal cordoglio salmodiato, o da celebrazioni festose in versi.

Quello che ci sembra opportuno sottolineare in questa sede, a proposito di questa nostra esperienza di vita, è che qui ci troviamo in presenza di un movimento autenticamente iniziatico, sulla via della conoscenza trascendente, in tutta correttezza dottrinale ed operativa, il che ne garantisce tutta l’efficacia, la quale non va certo ricercata in stranezze d’accatto, o banalità, o in una pretesa regolarità formale, e non sostanziale, che lasciano il tempo che trovano, contro quello che pretenderebbero pretestuosamente certuni.

Il tutto in linea col magistero autentico delle Genti della Dimora del Vaticinio, della Famiglia del Nunzio divino, la benedizione d’Iddio Altissimo su tutti loro. Perché l’ascesa non va ricercata nella stranezza di chi fa mostra di sé, o nell’infrangere di chi devia, od in una formalità esteriore caricaturale, ma invece nell’altezza di chi procede conducendo, sia pure in tutta umiltà, dando l’esempio di vita donde proceda l’insegnamento, com’è appunto il caso del Maestro Ĥaqīqī, che quivi cogliamo l’occasione di ringraziare per tutto il suo prodigarsi a pro del suo prossimo sulla via della conoscenza divina.

 

A cura di Islamshia.org

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