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Giovedì, 06 Agosto 2015 06:57

Lezioni di Conoscenza (1)

Lezioni di Conoscenza (1)
La città persiana di Shiraz, oltre che per le sue bellezze naturali ed artistiche, è nota anche per essere uno dei massimi centri della conoscenza superna, e dottrinale e realizzativa, la cosiddetta “gnosi” con termine ellenico; in arabo ed in persiano “ºirfān", infinito della prima forma del verbo arabo “ºarafa”, conoscere, con un senso d’immediatezza nei confronti del corrispettivo, ma non univoco “ºalima”, che presuppone più propriamente una qualche mediazione.

Oltre alle tombe monumentali di Hāfez e Sadī, celeberrimi tra tutti gli uomini di conoscenza, essa fu sede anche di Baba Ķūi, e di molti altri approssimati ad Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, in arabo Awlīā', plurale di Walī, che riposano nei suoi cimiteri, a volte preziose opere d’arte, come quello famoso del giardino degli Haft Tanān, alla lettera, in lingua persiana, dei “Sette Corpi”. E come ricorda la splendida Madraseie Ķan, dove Molla Sadra, tornato in patria, insegnò durante i suoi ultimi anni di vita.

Sotto l’aspetto dottrinale, che integra ed esplica quello operativo, che peraltro gli fu tutt’altro che estraneo, celeberrimo tra i suoi figli fu appunto Muhammad Širazī, detto Sadra Mutaºallim, “Capo dei Maestri”, o Molla Sadra, sommo uomo di conoscenza e di pensiero, quantunque quasi del tutto sconosciuto in Occidente, a tutto suo biasimo e disdoro. Ma anche per fortuna, saremmo tentati di aggiungere, date le inevitabili conseguenti incomprensioni e profanazioni del suo pensiero e della sua conoscenza che vi avverrebbero.

Molla Sadra fu all’origine di una corrente d’interpretazione dell’Islam che, fiorita nel secolo XVI dell’era volgare, il suo tempo, è andata continuando sino all’età contemporanea, e prosegue tuttora, rendendosi promotrice, con la figura eccelsa dell’Imam Ķomeinī, che Iddio Altissimo n’esalti la stazione, come con il suo successore, presente Guida dei Musulmani, Alì Ķameney, che Iddio lo conservi ed umili i suoi nemici, della Rivoluzione Islamica in Iran.

Evento questo cruciale del nostro tempo, a riprova dell’universalità dell’Islam, dai suoi fastigi nelle altitudini della conoscenza iniziatica, realizzativa e presenziale, sino alle sue applicazioni attuative d’ordine pubblico e comunitario. Širaz anche in questi ultimi anni è stata al centro di questa eminenza realizzativa, con le figure degli Ayatollah Nejābat e Dastġeyb, trucidato quest’ultimo dagli scherani dell’empietà per il suo agire di musulmano rivoluzionario.

 

Il martire Ayatollah Dasthgheib, ucciso barbaramente dal gruppetto terroristico MKO nel 1981 dopo aver condotto la Preghiera del Venerdì a Shiraz

È in questa sede di un allievo di Nejabat che vorremo brevemente trattare, dell’Ustād, vale a dire, Maestro, o Professore, com’è che lo designano con rispetto ed affetto i suoi discepoli, Maĥmūd Ĥaqīqī. Uno degli allievi prediletti del grande Nejabat, egli ne ha continuato indefessamente l’opera, proseguendola tuttora, a dispetto della sua età oramai avanzata. Egli tiene, due volte la settimana, lezioni di “aķlāq”, alla lettera, di morale, alle quali chi scrive ha l’onore di partecipare da alcuni anni, dopo la sua venuta a Širaz appunto.

Non bisogna qui farsi fuorviare dal termine “aķlāq”, che nel mondo sciiita, nella fattispecie, ha invece un significato affatto particolare. Vale a dire, nel mondo dei seguaci della Genti della Famiglia del Nunzio divino, delle Genti della Dimora del Vaticinio, che sono i Cinque del Mantello, i celebri del famoso Ĥadīŧu-l-Kisā', la “narrazione del mantello”, così come i loro successori benedetti ed immacolati, la pace d’Iddio Altissimo su tutti quanti loro. Detto che fu l’occasione di cui Iddio, sia magnificato ed esaltato, si avvalse per rivelare il celebre verso della purità del Sacro Corano, XXXIII, 33, che li concerne.

Sequela di luce, quella dei XIV Puri, che si termina nella Guida Occulta ed Attesa, presente nel nostro mondo, in tutta la sua compiutezza di Uomo Perfetto ed Universale, quindi anche sotto lo stesso riguardo sensibile, quantunque non percepito. Guida che n’eredita le prerogative giuridiche ed esistenziali, non l’ufficio promulgativo, così come di Cardine Vicario del nostro mondo, di Guida della comunità, d’interprete della lettera della Scrittura e della Legge, e di unico iniziatore ai segreti della conoscenza divina.

A rigore, nell’ambito dei seguaci della famiglia del Nunzio divino, l’unico iniziatore ai segreti suddetti è la Guida del tempo, e pertanto oggigiorno il XII Successore ed Erede del Nunzio divino, quantunque in istato di occultamento. Laonde questa iniziazione e trasmissione è nella fattispecie discendente, per così dire verticale, in tal senso diretta, non orizzontale come nella confraternite sufiche, “ţurūq”, plurale di ţarīqaħ, le quali l’hanno avuta per lo più da uno della sequela dei Puri, ma per il tramite di una catena di Maestri, di Šayķ, plurale Šuyūķ, non sempre in possesso delle dovute qualifiche.

Ciò non toglie che anche nel mondo sciita vi siano delle confraternite esterne, nulla lo vieta, a rigore, anche se sono ben poche nei confronti di quelle sunnite, come spiega ºllāmaħ Tabatabai. Ma il fatto è che, sempre a rigore, l’unica autentica iniziazione è quella, anche se implicita, della Guida occulta e presente del nostro tempo, che dà valore anche alle altre, derivate e non tralignate, ma in questo modo, niente affatto primarie, non necessariamente valide.

Nell’ambito delle confraternite dei Dervisci, in persiano “poveri”, vale a dire, i sufi sciiti, si ha come una ricaduta visibile e sensibile del principio occulto, tramite tutta una serie di intermediari, i “Pīr”, in lingua persiana “vecchio”, tramite i quali si viene a contatto nei loro centri, che fanno a loro volta capo ai “Quţb”, i “cardini”, o “poli”, viventi in luoghi per lo più lontani e quasi inaccessibili, il contatto coi quali diventa assai difficile, ma per ragioni contingenti.

Costoro si oppongono all’irradiarsi diretto della luce dell’Uomo Perfetto ed Universale, vivente e presente nel nostro mondo, ma che si manifesta direttamente in un dominio che rimane ancora nascosto, mercé del preteso ostendersi dell’occulto di per sé, non grazie alla legislazione ed alla normativa esterna, che ne sono il supporto, a cui sovrappongono il costituirsi e l’articolarsi dei loro gruppi, anch’essi esterni, ma con pretese affatto interne e trascendenti.

Il che ha dato luogo, anche nel recentissimo passato, a tutta un serie di errori dottrinali ed operativi, conseguenza di questo allontanamento dalla legittima fonte superna della luce iniziatica. Dando origine, sempre in tempi da poco trascorsi, ad eventi incresciosi, quale quelli di Qom, con la conseguente chiusura di un centro illegale istallatosi presso il Santuario, non da parte delle forze dell’ordine iraniane, si badi bene, ben più prudenti delle nostre, ma della stessa popolazione, urtata anche da certi abusi propagandistici del gruppo in questione.

E qui vorremmo sfatare, con la nostra testimonianza personale, una diceria interessata, che ha preso maggior vigore in Occidente dopo gli eventi suddetti di Qom. È assolutamente falsa la frottola invereconda, per cui in Iran i movimenti dervisci sarebbero fuori legge. Chi scrive queste righe vive a Širaz, proprio nelle vicinanze di un loro centro, la cui attività è assolutamente libera, senza essere sottoposta a nessuna restrizione! Altro che le moschee nostrane, sottoposte invece ad una stretta ed oppressiva vigilanza poliziesca!

Che poi i movimenti dei dervisci sarebbero gli interpreti più autentici della spiritualità sciita, costituendone l’aspetto più interno ed elevato, è tutto da provare. Semmai, come dicevamo, essi rappresentano una deviazione dalla più autentica linea iniziatica, la quale ha il suo centro, principio e temine, forma e sostanza, nella Guida Occulta ed Attesa, che Iddio Altissimo ce ne voglia affrettare la gioia. Senza renderla visibile, essi ne visualizzano i tramiti, che è il medesimo.

La propaganda di costoro è a volte erronea e fuorviante, come in una loro pubblicazione sul preteso significato interno della Walāyaħ, della prossimità divina, che ha libero corso in Iran, dove, dopo avere accusato la ĥawzaħ, il centro d’insegnamento religioso, d’averla esteriorizzata, ci si dà a sproloquiare che un Sufi non avrebbe bisogno di preghiera, perché tutta la sua vita sarebbe dedicata a Iddio, sia magnificato ed esaltato! Tutto, tranne il fondamento di tutto!

Così come nella loro propaganda nelle scuole di Qom, dove giungevano ad affermare che “Se Alì fosse Iddio, che bel Dio sarebbe”! E via dicendo. Autentica bestemmia o sproloquio dal punto di vista dell’Islam. O come le pretesa di certuni, per cui lo Šayķ, il Maestro, o capo della confraternita, sarebbe superiore alla Legge rivelata, alla šarīºaħ, contro l’esempio del Nunzio divino e di tutti i Puri. Anche se non vogliamo certo qui fare di ogni erba un fascio.

Il fatto è che, a dispetto di “Pīr” e di “Quţb”, l’unico autentico iniziatore e Maestro, dicevamo, è la Guida Occulta ed Attesa, l’Uomo Perfetto ed Universale, Fulcro Vicario, per incombenza divina, del nostro mondo e del nostro tempo. O coloro, a loro volta nascosti, oltre che rarissimi, che hanno con lui un rapporto diretto, cui è stato ingiunto il segreto su questo loro rapporto. Chi dice, mente. Che costituiscono un mondo vietato ai nostri sguardi, il cui esternarsi sono appunto i Maestri di “aķlāq”, di morale volta alla conoscenza presenziale.

La ricerca di un maestro autentico è un’incombenza primaria nella ricerca di detta conoscenza. A questo medesimo riguardo, prima dell’attuarsi di quella certezza, che si avrà luogo in quel mondo nascosto di quanti hanno rapporti certi, mediati od immediati che essi siano, con la Guida Ben Guidata, la pace su di lei, è nostro compito avvalerci di tutte le nostre facoltà umane, dall’argomentare, al “gusto” conoscitivo immediato, di cui gli uomini di conoscenza, per individuare quel Maestro, il quale ci porterà per mano sulle vie dell’ascesa.

Individuazione la quale è del tutto congetturale, sino a quella superiore soglia presenziale, che imporrà dipoi, a chi l’avrà conseguita, il dovere del segreto nei confronti dei non iniziati, e qui diciamo d’iniziazione autentica, non certo formale, oppure addirittura caricaturale. Trattandosi quivi di realtà eminenti, e niente affatto di mere cerimonie esteriori, quantunque la via abbia ad avvalersi imprescindibilmente anche delle cerimonie, dei riti, e più in generale dei segni.

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