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Venerdì, 27 Giugno 2014 08:15

La differenza tra disvelamento(kashf) e fantasia(wahmiyyat)2

La differenza tra disvelamento(kashf) e fantasia(wahmiyyat)2
Qui un’altra distinzione bisogna che venga eseguita tra il riflettere (fikr) e il contemplare (ru’yah). Riflettendo l’uomo può rinvenire connessioni e similitudini tra le cose e trovare armoniose relazioni che aumentano la sua comprensione. Ma la riflessione può essere sia corretta che non corretta.

E’ responsabilità del salik riconoscere queste limitazioni cosicché egli non attribuisca al pensiero un posto (assiologico) che non gli compete. Contemplare da un lato è come riflettere e in ciò può essere relazionato all’immaginazione connessa o all’immaginazione disconnessa. Se la contemplazione è relazionata all’immaginazione connessa la persona sta contemplando nel mondo imaginale (‘alam al-mithal) che è il reame che condivide una parte con il mondo corporeo e l’altra parte la condivide con il mondo intelligibile (‘alam al-uqul). Nell’ alam al-uqul non ci sono figure o immagini, né distanza né tempo, ma a causa della connessione dell’ alam al-mithal al mondo corporeo le immagini che uno contempla nel mondo imaginale sono possibili. C’è una similitudine tra ciò che uno contempla nel mondo corporeo e ciò che vede nel mondo imaginale ma allo stesso tempo ci sono anche differenze ed è ciò che permette alle realtà del mondo intelligibile di essere tradotte in immagini nel mondo imaginale, ed anche ciò che permette alle immagini del mondo imaginale di essere spiegate nel mondo corporeo. Dopo che una persona è sicura di aver visto qualcosa, l’argomentazione se ciò che ha visto sia connesso alla realtà o no, porta alla prossima questione. Più la sua costituzione è squilibrata, più è improbabile che abbia visto qualcosa di reale. Le contemplazioni dei Profeti (as) e degli Infallibili (as) sono le visioni più affidabili, poiché essi (as) avevano la costituzione più bilanciata. Se la sua mente è stabile quindi, se la persona vede i Ma’sumin (as) può essere sicuro che ha avuto una visione veritiera e se essi (as) hanno parlato con lui allora è sicuro di aver ascoltato la verità. Questo perché nessun’altra creazione ha autorità su di loro (as) ed essi (as) sono sempre con la verità. Dopo di Essi (as) se una persona vede qualcuno le cui sembianze non possono essere assunte da Satana, come le sembianze del proprio Shaykh, allora può essere tranquilla che ciò che ha visto è vero. Se una persona è in dubbio rispetto a ciò che ha visto in visione, mentre non è uno che dubita eccessivamente, allora quello è segno che la visione possa non essere veritiera. Comunque dopo di ciò l’area di trattazione è complicata e il salik necessita di riferirsi allo suo proprio Shaykh per conoscere ciò che è stato una vera visione e ciò che non lo è. Quindi Shaykh Hasan Ramadani Khursani (uno degli studenti dell’Ayatullah Hasanzadeh Amuli) scrive nella sua glossa sul Tamhid al-Qawa’id di Ibn Turka Isfahani:

“Sapendo che l’autore, dopo aver chiarificato la verità dei sentieri della purificazione ed esaminato i principi delle realizzazioni della Gente del Disvelamento e della Gente della Prova, inteso ad indicare che nello stesso modo che nel sentiero della teorizzazione, è necessario per il teorizzatore avere delle regole che lo prevengano dal commettere errori nel pensiero –che è la scienza della logica- così anche, nel sentiero della purificazione è necessario per il salik avere una misura con la quale poter distinguere tra veri disvelamenti e false immaginazioni. In breve ciò che Ibn Turka significa qui è che se il salik ha un perfetto Shaykh, che perfeziona gli altri, allora la sua misura è il suo Shaykh e il suo Murshid, come gli si presenta con i suoi stati e le sue visioni così il suo Shaykh lo guida in ogni stazione in conformità a ciò che vede in lui e in accordo alle sue capacità, e lo salva dalla distruzione e dalle tenebre della sua fantasia.”(2)

Ma cosa succede se il salik non ha uno Shaykh? O se il suo Shaykh si aspetta di più da lui che il semplice riferire ogni cosa senza riflettere? Ramadani continua:

“Ma se il salik non ha lo Shaykh prima di intraprendere il sentiero della purificazione, deve prima acquisire le scienze intellettuali cosicché possa acquisire i tratti della comprensione... cosicché egli è in grado di distinguere tra vero e falso e tra vere visioni e ciò che è falsa immaginazione.” (3)

E’ opinione di alcuni gnostici che le scienze esteriori possono aiutare un salik a distinguere tra vere e false esperienze, ed è vero, ma deve essere ancora ricordato che non tutte le esperienze possono essere giudicate per mezzo di ciò. Piuttosto quegli aspetti che sono discussi nelle scienze intellettuali e nelle scienze trasmesse possono essere giudicati usando quelle scienze come base. Per esempio una persona potrebbe avere un’esperienza riguardo la realtà di laylatul-qadr (la notte del Decreto), e potrebbe anche trovare ciò che ha sperimentato negli ahadith in termini chiari o come indicazioni e questo aiuterebbe il salik a convalidare la sua esperienza. Ma questo è la quinta essenza della gnosi che muove dalle indicazioni esteriori presenti in forma apparente nelle parole dei Profeti (S) e dei Ma’sumin (as), a ciò che essi (as) realmente si riferivano. L’esteriore è completamente connesso con l’interiore, che è una delle più grandi prove della verità della religione dell’Islam. Per questa ragione Sadr al-Din al-Qunawi afferma nel Miftah al-Ghayb:

“Questi principi –intendo i principi della conoscenza divina- e anche i rispettivi argomenti, per una persona che non li conosce in modo appropriato, deve impararli da un ‘arif realizzato fino a quando la parte della verità e della correttezza gli divenga chiara, o per mezzo di una prova intellettuale... o da una corretta trasmissione (di ahadith o di altre fonti affidabili)... non ha bisogno dei metodi esteriori come il qiyas (analogia n.d.t.) o premesse o simili. E Dio sa meglio.” (4)

Piuttosto per l’ ‘arif esperto è la sua esperienza che lo aiuta a verificare le scienze intellettuali o trasmesse ed è perciò che gli ‘urafa usano ahadith che i muhadithin (scolarchi di tradizioni) vi si affiderebbero qualche volta con cautela. E’ anche perciò che la maggior parte delle conclusioni delle scienze intellettuali (teologia, filosofia, gnosi teoretica) sono state prima spiegate dagli urafa.

Così colui che approfitta del fatto di avere uno Shaykh che lo guida, ma anche aumenta le sue capacità intelletuali studiando le scienze religiose e mantiene una bilanciata costituzione fisica e spirituale sarà capace di distinguere effettivamente veri disvelamenti da false immaginazioni, siano esse visioni non veritiere o fantasie.

 

Tipi di disvelamento

Mukashafa (5):

E quando l’aspetto interiore dell’uomo si connette con l’aspetto interno della creazione, ha tre stadi:

  1. Quando avviene alcune volte ed altre no
  2. Quando è costante
  3. Mukashafa delle realtà in atto che conduce alla Mushahadah. Non ci sono tracce (rusum) in modo da sperimentare piacere, il quale causerebbe l’interruzione della mukashafa per il salik.

 

Mushahadah (6):

Mushahadah è il calare dei veli ed è al di sopra di alcuni livelli della mukashafa siccome in alcune mukashafat ci sono alcune tracce residue (rasm), mentre la mushahadah riguarda l’essenza. E’ la testimonianza dell’essenza senza alcun tipo di velo in accordo a coloro che credono nella possibilità di testimoniare l’essenza (detto da loro altrimenti testimonianza dei Nomi). La mukashafa è perciò uno stadio introduttivo prima della mushahada, la quale ha tre stadi:

  1. Una Mushahada della conoscenza con la presenza del conosciuto ed è un bagliore di luce.
  2. Una Mushahada che è mu’ayanah che è la luce continua della mushahada dello stadio precedente.
  3. Una Mushahada jam’ (onnicomprensiva) che è una completa immersione dove il salik vede la Verità per mezzo della Verità.

 

Mu’ayanah (7):

Testimonianza. Ci sono tre tipi di mu’ayanah:

  1. Mu’ayanah con gli occhi e non con il cuore.
  2. Mu’ayanah con il cuore che è la vera conoscenza ed è ottenuta dopo aver purificato la propria interiorità. E’ la conoscenza di qualcosa per mezzo dei suoi attributi che non lascia spazio a dubbi
  3. Mu’ayanah dell’occhio dello spirito. Questa testimonianza è pura da qualsiasi dubbio e non ha veli. E’ dove lo spirito vede la Verità per mezzo della luce della Verità. E’ il livello dell’amore divino per uno che è al livello del fana’ (estinzione) e dell’ Haqq al-yaqin.

 

Ru’ya Sadiqah: è un sogno che corrisponde alla realtà.

Khlasah: è un’improvvisa e subitanea visione mentre si è svegli del mondo invisibile.


Note

1: Vedere Qaysari, D. Sharh Fusus al-Hikam, 3° ed., Tehran: Sharikat Intisharat ‘Ilmi wa Farhangi, 1386sh, 99-101

2: Vedere Ibn Turka, S. Al-Tamhid fi Sharh Qawa’d al-Tawhid con le glosse di Khurasani, H, Beirut: Mu’assasah Umm al-Qura li-Tahqiq wa al-Nashr, 2003, 588

3: Ibid.

4: Vedere Qunawi, S. Miftah al-Ghayb, 3° ed., Tehran: Intisharat Mawla, 1388sh, 7

5: Vedere Qasani, K. Sharh Manazil al-Sa’irin, Qum: Manshurat-e Bidar, 1385sh, 701-707

6: Ibid, 708-715

7: Ibid, 716-719. Vedere anche Sajjadi, J. Farhang-e Istilahat wa Ta’birat-e ‘Irfani, 9° ed., Tehran: Intisharat Tura, 1389sh, 728-729

 

Traduzione a cura di Islamshia.org 

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