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Martedì, 10 Novembre 2015 11:53

Come si vive nell’Islam 34

Amici come sicuramente ricorderete nella puntata precedente trattando il tema delle tasse islamiche e il divieto di usura nell’islam, abbiamo detto che quest’ultimo viene considerato come “un bene che non può essere considerato legittimo e portare frutto a prescindere dall’attività umana, ovvero la ricchezza che non può essere destinata solamente a offrire profitti ed accumularsi, ma che deve essere speso per soddisfare bisogni individuali o sociali, propri o altrui in maniera dignitosa e soprattutto lecita, soprattutto perche’ si tratta di un tipo di denaro privo di alcun valore morale e islamico, ma che trova il suo scopo, la sua utilità, soltanto nel divenire un mezzo per fini personali e illeggittimi.

 

La storia economica è costellata di “ipocriti”, come li definisce il Sacro Corano in una Sura denominata proprio Ipocriti, Munafeghin, che hanno svuotato l’ideale islamico di giustizia economica della propria essenza, lasciandone forme vane e paradossali.

Possiamo dire dunque che nonostante i principi del divieto islamico del ribah ovvero l’usura e l’obbligo morale delle tasse islamiche, zakah e khoms, tali principi e insegnamenti si sono mantenuti intatti nel tempo, per quanto certe pratiche possano averli ostacolati con tattiche ed astuzie apparentemente legali e legislazioni immorali.

Non si deve e non si puo’ d’altronde dimenticare che anche la storia economica di altre civilizzazioni sia costellata di ipocrisie analoghe, benchè si levino alte le voci di chi vorrebbe una maggiore coscienza e responsabilità rispetto alle generazioni future anche remote, e rispetto alla natura circostante e alla società in cui viviamo.

La crisi finanziaria in corso dal 2008 sembra ricordare ad ogni credo economico che nessuna economia può risultare sostenibile, nè efficiente senza dare espressione alle esigenze individuali e sociali di fraternità, di unità e di solidarietà che avrebbero dovuto esprimersi attraverso l’intervento statale nell’economia e nella finanza .

Un sistema bancario e una finanza basati sulla riba non potevano causare un altro tipo di risultato rispetto alla situazione disastrosa dell’economia mondiale. La presenza vigile della Sharia e quindi dei principi morali ed etiche nella legislazione finanziaria e’ l’unica via che rimane al mondo interno per salvarsi dalla crisi economica globale.

Sono trascorsi  ormai oltre 15 anni da quando I media internazionali hanno deciso, o forse meglio dire hanno avuto l’autorizazione di ammettere e annunciare una profonda crisi nel settore finanziario e di conseguenza in altri campi tra cui bancario, industrilale, commerciale e persino culturale.  Ma e’ fondamentale sapere che quel catastrofe economico non era nato da un giorno all’altro, bensi’ era il frutto inevitabile di un sistema economico di usura e di servilismo ai grandi poteri finanziari e politici.

Tale crisi non rimette in discussione soltanto le speculazioni che caratterizzano i mercati finanziari ed il ruolo di questi ultimi nel sistema economico e sociale, ma anche il ruolo dello stato e di quella sua funzione basata sull’aumento costante del debito pubblico, mentre il singolo risparmiatore detiene infatti tale debito ricavandone un certo tasso di interesse e mantenendo intatto il capitale nominale. E’ piu’ che evidente che a quel punto l’economia sociale beneficia di una redistribuzione di ricchezza che non è nè voluta nè cosciente, ma si traveste da debito dipeso dall’inflazione.

Probabilmente sotto l’influsso dell’esperienza occidentale, anche la maggior parte delle teorie economiche, ispirate ai principi islamici attribuiscono ogni finalità solidale al loro sistema di governo. La duplice crisi a cui stiamo assistendo invita invece a ripensare i modi e le forme individuali e sociali che possano assumere l’equità, la solidarietà, la simpatia sociale, ovvero l’assistenza, la sanità, l’educazione, solo per nominare i territori di maggiore interesse. Nuovi studi ed esperienze potranno rinnovare queste finalità, articolando quella fraternità che in primis l’economia islamica pone quale principio fondatore della relazione fra economia ed altri campi della vita.

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