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Martedì, 03 Novembre 2015 12:11

Come si vive nell’Islam 31

Amici come sicuramente ricorderete nella punta precedente, trattando il tema della vita politica e delle tasse islamiche abbiamo detto che Se un non musulmano vuole versare le tasse islamiche, zakat e Khums, e altre imposte dalla legge islamica, al pari degli altri cittadini musulmani, per far fronte alle necessità dello Stato e per ricambiare la sicurezza e il benessere che lo Stato gli garantisce, può benissimo farlo.

 

Ma se pensa che versare le tasse islamiche siano contarie o anche umiliante per la sua dignità di non musulmano, o offensivo per i suoi sentimenti religiosi, dato che egli non è un

musulmano, allora può pagare le tasse in maniera diversa, in forma di Tributi, che in termini islamici viene chiamata la Giazyah.

Analogamente, se un tale cittadino vuole regolare la propria

vita personale (per quanto concerne matrimonio, divorzio, alimentazione, eredità e così via) secondo la Legge Islamica, il suo desiderio deve essere accolto e i suoi diritti debbono essere rispettati.

Ma se vuole regolare questi affari secondo il suo proprio punto di vista religioso, è assolutamente libero di farlo e nessuno può impedirgli di esercitare i suoi diritti sotto questo rispetto. Così, nelle cose personali o sentimentali, può ricorrere agli insegnamenti della sua religione o alle norme pubbliche. Per quanto invece concerne i domìni di pubblico interesse e i rapporti con il resto della popolazione, deve rimettersi alla Legge dello Stato, la Legge di Dio Altissimo. E questo indipendentemente dalla sua scelta, egli ha in ogni caso il diritto di esser protetto e garantito, né più né meno degli altri cittadini. Tutto ciò che abbiamo detto fin’ora non è il sogno di un paradiso in terra che deve ancora venire. E' l'insegnamento del nobile Corano, la prassi del nobile Profeta dell’Islam Mohammad e quindi la norma della storia islamica.

Come la storia rammenta il Profeta dell’Islam e I suoi nobili discendenti, siano lodati dal Signore, ricevettero l'istruzione

politica dal Corano e successivamente dal Profeta in persona, il quale a sua volta era stato istruito da Dio Altissimo.

Questi insegnamenti sono registrati nel Sacro Corano in

versettì come quelli riportati nella Sura Mohammad versetti 8 e 9:

“Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità.

Allah vi proibisce soltanto di essere alleati di coloro che vi hanno combattuto per la vostra religione, che vi hanno scacciato dalle vostre case, o che hanno contribuito alla vostra espulsione.  Coloro che li prendono per alleati, sono essi gli ingiusti. “

Infine, possiamo dire che è un errore categorico paragonare il Governo Islamico e la sua necessità di avere un capo musulmano con lo Stato secolare, nel quale è teoricamente concepibile che vi sia un capo di Stato appartenente a un gruppo minoritario.

Il paragone è errato e deviante per varie ragioni. Primo, esso presuppone che il secolarismo, per quanto superficiale, sia migliore della dottrina islamica. Una tale supposizione o premessa è pretestuosa. Secondo, i doveri e i diritti di un capo di Stato sotto l'Islam sono del tutto diversi da quelli delLa sua controparte nel regime secolare, come è stato rilevato più sopra. Terzo, lo spirito secolare moderno è qualcosa di totalmente estraneo all'Islam.

Inoltre, il capo di uno Stato secolare, "laico", può appartenere

a una minoranza razziale, etnica, religiosa. Ma deve inevitabilmente appartenere a una fazione maggioritaria. Si ha così il risultato pratico che una maggioranza politica sostituisce la maggioranza religiosa, e ciò costituisce difficilmente un vantaggio per le condizioni della minoranza, in quanto tale. Ancora: la tesi secolare, nella sua integrità, presuppone che la guida dello Stato sia un diritto o un privilegio che possa venir conferito o tolto all’individuo.

La posizione Islamica è radicalmente diversa. Nell’Islam, la direzione dello Stato comporta innanzitutto e in primo luogo degli obblighi, dei doveri, delle dure responsabilità. Sarebbe quindi ingiusto che l’Islam imponesse tali responsabilità a persone non musulmane.

 

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