Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Martedì, 27 Ottobre 2015 13:05

Come si vive nell islam 30

Come si vive nell islam 30
Restando fermi sul principio inscindibile della superiorita’ assoluta della Volonta’ Divina, nella puntata precedente abbiamo detto che, il singolo musulmano è tenuto ad adeguarsi alla volonta’ e decisione della comunita’, perché non si tratta più di considerazioni o di decisioni individuali, ma di una questione che riceve una risposta massiccia.

 

L’altro punto importante della vita sociale dei musulmani e’ la collaborazione e fiducia reciproca tra chi si trova al potere legislativo o esecutivo e il resto della popolazione. In base a tale principio e’ evidente che il potere nel governo Islamico è un deposito fiduciario pubblico, che è affidato ai governanti dalla parola di Dio Altissimo e in via subordinata, dal consenso comunitario del popolo.

Essendo Dio Stesso, il Supremo Sovrano dello Stato, chi lo rappresenta nella carica più elevata deve essere fedele all'Autorità che gli affida tale carica, deve essere un credente in Dio Onnisciente, nella parola ma soprattutto nelle azioni. E quando la gran parta della

popolazione è musulmana, chi assume la carica di presidente o comunque di governante deve essere un autentico musulmano.

Quanto si e’ detto fin’ora, sono misure importantissime

adottate allo scopo di servire il bene comune e di adempiere a tutti i doveri dello Stato verso Dio Altissimo e verso la comunita’ islamica e quindi verso ogni cittadino musulmano. Non dobbiamo pero’ dimenticare che esse sono pure intese ad assicurare e ad onorare i diritti di quelle persone che all’interno della comunita’ islamica rappresentano le minoranze religiose o razziali.

E' una disgrazia e ingiustizia per l'umanità che questo sistema altamente qualificato e funzionante di governo islamico, sia stato cosi’ scarsamente compreso e malamente distorto.

La realtà è che questo tipo di governo non discrimina le

minoranze, ma anzi protegge e difende i loro diritti.

Chiunque voglia essere un cittadino all’interno del governo Islamico, un cittadino rispettoso della sua legge e quindi della Legge Divina, è benvenuto in tale Stato e condivide con gli altri i doveri e le prerogative di una cittadinanza responsabile e rispettato nei suoi diritti.

Il fatto che egli sia un non musulmano non umilia la sua condizione né lo fa' retrocedere al rango di cittadino di seconda classe, finché egli obbedisce alla Legge del governo islamico, obbediente a sua volta’ soltanto alla legge e alla Volonta’ di Dio Onnipotente, che è valida per tutti quanti, ed esercita i propri diritti in maniera responsabile.

Per comprendere meglio le condizioni generali che I cittadini apparteneti alle minoranze religiose devono avere nella comunita’ islamica possiamo citare un esempio pratico.

Se un non musulmano vuole versare le tasse islamiche, zakat e Khums, e altre imposte dalla legge islamica, al pari degli altri cittadini musulmani, per far fronte alle necessità dello Stato e per ricambiare la sicurezza e il benessere che lo Stato gli garantisce, può benissimo farlo.

Ma se pensa che versare le tasse islamiche siano contarie o anche umiliante per la sua dignità di non musulmano, o offensivo per i suoi sentimenti religiosi, dato che egli non è un

musulmano, allora può pagare le tasse in maniera diversa, in forma di Tributi, che in termini islamici viene chiamata la Giazyah.

In tal modo egli gode di una libertà di scelta che persino i musulmani stessi non hanno.

In cambio del suo contributo alle esigenze del govern islamico, egli ha pieno diritto ad esser protetto e garantito dai funzionari dello Stato e dalla comunità.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna