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Giovedì, 15 Ottobre 2015 07:32

Come si vive nell'Islam 27

Come si vive nell'Islam 27
Amici, nella puntata precedente abbiamo detto che il diritto all'elezione o alla selezione e il governo dello Stato sono anzittutto sottoposti alla normativa della Legge di Dio e devono mirare al bene della comunità intesa come realtà integrale.

Dopo che il popolo ha espresso il suo parere attraverso il plebiscito o mediante la selezione dei suoi uomini digoverno, ogni cittadino è tenuto a sorvegliare, con i  mezzi che ha a disposizione, il funzionamento del governo e a controllare il modo in cui vengono trattati gli affari di pubblico interesse,

quando vede che c'è qualcosa di sbagliato. Se il governo tradisce la fiducia di Dio Onnipotente e quella del pubblico, allora non ha più nessun diritto ne’ leggittimita’ di continuare a svolgere il suo compito, A quel punto dovrebbe correggere il suo errore a in mancanza di una effettiva modifica deve sostituito con un altro, e questo compito spetta al popolo.

E’ dunque responsabilità diogni cittadino vedere che ciò sia fatto nell’interesse generale.

Stando ai principi sociali degli insegnamenti islamici e in base a quanto abbiamo detto, il metodo del potere ereditario o del governo a vita è perciò inapplicabile in uno Governo Islamico.

Benché le autorita’ governative siano riconosciute e nominate dal popolo, la loro prima responsabilità è di fronte a Dio l’Altissimo; poi, di fronte al popolo. La carica del governo islamico non e’ semplicemente decorativa né la sua funzione è astratta.

Un funzionario del governo islamico non è una marionetta che abbia soltanto il ruolo di firmare pezzi di carta o di eseguire invariabilmente la "volontà della nazione", sia essa giusta o sbagliata.

Egli deve esercitare il potere per conto del popolo

e per il bene del popolo in conformità con la Legge di Divina, perché le sua responsabilità è duplice. Da una parte egli è responsabile di fronte a Dio Onnisciente della sua condotta ma dall'altra è responsabile dinanzi al popolo, che ha riposto in lui la sua fiducia. Sarà pienamente responsabile davanti a Dio del modo in cui avrà trattato il popolo o i rappresentanti di esso.

Ma governante e governati dovranno render pienamente conto a Dio Altissimo del modo in cui avranno trattato il nobile Corano, del modo in cui avranno considerato la Legge di Dio, che Egli ha data loro come forza vincolante.

E' sulla base della responsabilità verso il popolo che il governante deve occuparsi delle questioni pubbliche, nell'interesse comune, ed è sulla base della sua responsabilità verso Dio che egli deve fare così, secondo la Legge di Dio. Quindi l'ordinamento politico dell'Islam è fondamentalmente diverso da tutti gli altri sistemi e ideologie politiche note al genere umano, e il governante non deve governare il popolo secondo i desideri particolari del primo o del secondo di questo partito o di quell’altra.

Egli deve servire il popolo facendo della giustizia una legge comune, facendo della genuina obbedienza al Signore Sovrano dell'universo una regolare funzione dello Stato e facendo di un'etica sana ed integra un nobile compito della direzione dello Stato.

Benché il Qur’an sia la costituzione del Governo Islamico,

i musulmani hanno da Dio Altissimo l'ordine di affrontare le loro questioni comuni mediante metodi consultivi.

Ciò dà spazio a consigli legislativi e corpi consultivi sul piano locale, nazionale e internazionale.

Ogni cittadino nello Stato Islamico ha il dovere di

dare il suo parere più saggio circa le questioni comuni e deve

avere il diritto di farlo. Per assicurare l'adempimento di questo obbligo in modo pratico e vantaggioso, i governanti devono

ricercare il consiglio delle persone più istruite e fornite di

esperienza che vi siano nello Stato. 

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