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Giovedì, 15 Ottobre 2015 07:29

Come si vive nell'Islam 26

Abbiamo detto che il contratto politico nell'Islam non è un semplice contratto fra amministrazione e popolo. E' un patto che vede da una parte governanti e governati e dall’altra parte Allah Onnipotente.

Restando fermi su questo principio dobbiamo dire che se i governati o qualunque membro della comunità non rendesse a tali governanti il dovuto appoggio e la dovuta collaborazione, un atto del genere sarebbe ritenuto un’offesa irresponsabile non solo contro il governo bensi contro Dio Stesso.

Nella stessa misura, anzi nella misura maggiore, se il governo si allontana dal Sentiero di Dio o non osserva la Legge Divina, esso non soltanto commette il medesimo peccato contro Dio l’Altissimo, ma non ha nemmeno più il diritto all’appoggio e alla lealtà del popolo.

A questo proposito il Sacro Corano nella Sura An Nisa versetto 59 dice:

“O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorità. Se siete discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. E' la cosa migliore e l'interpretazione più sicura.”

L'obbedienza verso coloro che detengono l'autorità è condizionata dalla loro stessa obbedienza alla Legge

di Dio Onnipotente e del Suo Messaggero. In una delle sue

proclamazioni conclusive, il nobile Profeta dell’Islam, Mohammad disse che non c'è alcuna obbedienza

o lealtà verso alcun essere umano, che esso sia del governo o sia del popolo, se lui stesso non e’ obbediente ad Allah Onnisciente e non è vincolato dalla Sua Legge.

Chi si trova a guidare la ummah islamica si mette nella posizione del successore del Profeta Muhammad e quindi dovrebbero dichiarare e mettere in atto nei loro proclami

politici e iniziative, di essere obbediti e aiutati dal popolo

finché rimarranno obbedienti a Dio e alla Sua Legge, mentre non avranno piu’ alcun diritto all'obbedienza da parte del popolo qualora si fossero allontanati dalla Via di Dio.

Gli uomini del Governo islamico e i capi politici devono essere selezionati fra i cittadini meglio qualificati sulla base dei meriti della virtù, dell'adeguatezza e della competenza.

A tale scopo, l'origine etnica, il prestigio familiare, le condizioni economiche non rendono più o meno qualificati per i pubblici uffici i potenziali candidati. Tali fattori non aumentano né diminuiscono i meriti dell'individuo.

Ogni persona che intende prendere una posizione operativa o legislativa nel governo, deve essere giudicato per i suoi propri

Meriti, mentre prestigio famigliare, ricchezza, razza ed età non costituiscono, in quanto tali, elemento determinante.

I candidati possono essere riconosciuti dal popolo mediante

Le loro stesse azioni o parole oppure possono essere scelti e investiti dalle guide del popolo, le quali sono riconosciute come guide dal consenso universale dei vari settori della comunità. Così il governo Islamico può avere consigli rappresentativi o autorita’ municipali finché vuole e fino a quando e’ necessario. Il diritto all'elezione o alla selezione e il governo dello Stato sono anzittutto sottoposti alla normativa della Legge di Dio e devono mirare al bene della comunità intesa come realtà integrale.

A tale proposito Il Profeta Mohammad disse:

"Chi affida a un uomo un pubblico ufficio quando nella comunità c'è un uomo migliore di quello, costui ha tradito la fiducia di Allah , del Suo Messaggero e dei Musulmani".

In senso politico, ciò significa che il popolo non può, moralmente parlando, essere indifferente al fatti d’interesse pubblico e che esso deve effettuare la sua scelta dopo accurata accertamento e dopo profonda meditazione. In tal modo lo Stato può esercitare la miglior salvaguardia della sicurezza comunitaria, in maniera responsabile: cosa, questa, che non si verifica negli Stati democratici contemporanei.

 

 

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