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Domenica, 30 Agosto 2015 09:15

Come si vive nell’Islam? (22)

Come si vive nell’Islam? (22)
Amici come sicuramente ricorderete nella puntata precedente vi abbiamo detto come il Sacro Corano nella Sura al araf versetti 128-129 riferisce agli uomini un interessante discorso avvenuto fra Mosè e la sua gente dove egli dice al suo polpolo Invocate l'aiuto di Dio e aspettate con pazienza e costanza, perché la terra è di Dio.

Questo discorso fra Mosè e la sua gente non comporta in alcun modo il riconoscimento di una categoria privilegiata di uomini in grazia della loro origine razziale o della loro identità etnica. Né significa affatto che il Qur’an approvi la condotta e le concezioni dei seguaci di Mosè nei secoli successivi. Il tono del

testo contiene rimprovero e critica verso i dubbiosi e afferma che ogni cosa sulla terra appartiene a DIO, i1 quale distribuisce tutto fra i Suoi servi sotto specie di depositi ereditari e oggetti di prova. Il Sacro Corano nella Sura Al Hadid versetti 5-10 ritorna su questo punto e dice:

“A Lui appartiene il dominio dei cieli e della terra e tutte le cose sono rinviate a Dio... Credete in Dio e nel Suo Messaggero e spendete (in carità) parte delle sostanze di cui vi ha fatti eredi. Quelli di voi che credono e spendono (In carità), per loro c'è un grande compenso. E qual motivo avete per non spendere nella causa di Dio? Ché a Dio appartiene l’eredità dei cieli e della terra.”

Diversamente dal comunismo, l'Islam sostituisce all'artificiale egemonia totalitaria dello Stato comunista la benefica egemonia di Dio l’Onnipotente; alla teoria comunista della lotta di classe, sostituisce l'etica integra della responsabilità reciproca e della mutua cooperazione.

D'altro canto, dà le più grandi garanzie contro l'avarizia capitalista e l'impietoso sfruttamento dei proprietari. L'ordinamento economico dell'Islam garantisce pieno riconoscimento dell'entità "indipendente" della persona e delle sue naturali aspirazioni al lavoro e alla proprietà. Tuttavia esso non concepisce la persona umana come assolutamente autonoma da Dio l’Altissimo o dall'universo. Non minimiza l'uomo o il suo capitale, né sottovaluta il proletariato o abolisce l'impresa personale. Accetta l'uomo nella maniera in cui è stato creato e lo tratta in conformità, facendo concessioni alle sue aspirazioni naturali e al suo limitato potere. L'uomo è uomo, e deve essere accettato e considerato come tale. Non è né un dio né un semidio, che possa arrogarsi poteri assoluti e indiscutibile infallibilità.

Né è un essere senza valore e senza significato. E' un essere che deve venire riconosciuto nella sua condizione effettiva e nella sua natura, che non va né esagerata né eccessivamente deprezzata.

L’uomo dunque non si trova né al di sopra né al di fuori del resto dell'universo, ma è una parte di un ordine integrale, un elemento della struttura universale. Benché l’uomo sia incoraggiato a operare, sia libero di intraprendere, abbia il diritto di guadagnare e possedere, il fatto che egli sia un semplice fiduciario fornisce la misura necessaria per collocare nella giusta luce le sue proprietà e i suoi affari.

Egli ha il potere di guadagnare, di investire e di spendere. Tuttavia, nel fare ciò è guidato da elevati principi che lo salvano dalle deviazioni. Per illustrare questo punto può bastare un esempio.

I proprietari non sono assolutamente liberi di spendere il loro denaro o di maneggiare la loro proprietà nel nodo che più piace loro. Vi sono certe norme che debbono essere seguite nello spendere.

Secondo le parole del Sacro Corano , Dio l’altissimo ordina al proprietario di adempiere ai suoi obblighi finanziari verso i suoi simili e di essere moderato nelle sue spese private. All'uomo viene sempre ricordato che è Dio il Vero Provveditore, il Vero Proprietario.

Ecco l'affermazione dal nobile Corano a questo riguardo:

“E rendete i giusti diritti ai parenti, ai bisognosi, al viandante. Ma non dissipate (la vostra ricchezza) come i prodighi. In verità i prodighi sono fratelli dei malvagi e il malvagio è ingrato verso il suo Signore. Non fate in modo che la vostra mano vi rimanga attaccata al collo (come quella degli avari), né protendetela con la palma aperta al massimo (come fanno gli stolti prodighi), Per non andare incontro al rimprovero e alla miseria. In verità il vostro Signore provvede abbondantemente a sostentare chi Egli vuole, e vi provvede in giusta misura. Ché Egli conosce ed osserva tutti i Suoi servi”.

Scaro Corano, Sura Isra, versetti 26-27, 29-30.

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