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Venerdì, 24 Aprile 2015 03:54

Sull'hadith "Io sono la città della conoscenza e 'Ali ne è la porta"(2)

Sull'hadith "Io sono la città della conoscenza e 'Ali ne è la porta"(2)
In molte opere classiche della letteratura Islamica viene riportato che il nobile Profeta (S) abbia detto: “Io sono la città della conoscenza e ‘Ali ne è la porta”. Questa Tradizione viene spesso utilizzata dagli Sciiti in riferimento all’autorità e al rango di ‘Ali Ibn Abi Talib (as).

Uno dei significati attribuiti a questa Tradizione attiene all'elevata conoscenza dell’Imam ‘Ali (as). In maniera analoga Ibn Hisham, il quale dovette riassumere la “Sirah” di Ibn Ishaq poiché la versione integrale conteneva concetti scomodi per i Banu ‘Umayyah, nella sua versione ridotta della “Sirah” di Ibn Ishaq riporta la seguente Tradizione: “Non c’è spada all’infuori di zulfiqar (la spada dell’Imam ‘Ali), e non c’è fata (giovane nel pieno del suo vigore e coraggio, cavaliere) all’infuori di ‘Ali”. Questa espressione non vuole certo dire che non vi fossero spade e giovani vigorosi a combattere in nome dell’Islam, ma vuole bensì riporre l’attenzione sulla manifestazione migliore e senza pari di fede, coraggio e fedeltà. Similmente vi sono varie persone che possiedono conoscenza e saggezza ma nessuna di queste può essere paragonata alla conoscenza e alla saggezza di ‘Ali Ibn Abi Talib (as).

Un altro significato attribuito alla Tradizione si riferisce alla comprensione della conoscenza di ‘Ali (as) e non alla mera trasmissione, orale o scritta che sia. In questo caso l’Imam ‘Ali (as) sarebbe l’interprete della conoscenza apportata dal nobile Profeta (S). Infatti la possibilità che gli individui abbiano udito le sue parole non assicura la loro comprensione corretta.

Infine il terzo significato degno di nota, e forse il più importante, concerne il livello dell’Imam ‘Ali (as) che, dopo il nobile Profeta (S), non ha eguali nella storia dell’umanità. In una Tradizione il nobile Profeta (S) afferma: “La shari’ah sono i miei detti, la tariqah sono le mie azioni e la haqiqah sono i miei stati”. Ciò che viene fornito alla persona quando abbraccia l’Islam, nel suo stadio iniziale, è la parte più superficiale della religione, ma attraverso uno sforzo sincero un viaggiatore spirituale sarà in grado di testimoniare i vari gradi e livelli della conoscenza metafisica. Questo principio viene condiviso da tutte le religioni di origini divine e forme tradizionali.

Certo che ci si potrebbe chiedere il motivo per cui un Musulmano, ad un certo punto, affermi di aver testimoniato l'unicità e unità divina (tawhid), un Cristiano la trinità o un Buddista il nirvana. Anche all’interno di una stessa comunità vi possono essere divergenze riguardo alla testimonianza della verità. Per esempio una persona come Abu Sufyan che ha combattuto contro il nobile Profeta (S) fino all’ultimo momento ed ha accettato formalmente l’Islam soltanto quando la sua vita ed i suoi averi vennero messi a rischio, avrà certamente una predisposizione interiore differente da quella di Salman al-Farsi il cui percorso spirituale ha subito ben altro tragitto.

Il fatto è che la verità è molto profonda e raggiungere le sue vette richiede uno sforzo notevole non privo di pericoli e insidie. E’ in un tale contesto che “’Ali è la porta della conoscenza” e il punto di riferimento in grado di evitare lo smarrimento religioso e spirituale degli individui.

Non ci sono dubbi sul fatto che, tra i Compagni del nobile Profeta (S), l’Imam ‘Ali (as) fosse il più sapiente nell’esegesi del Corano, nella giurisprudenza e addirittura nella recitazione coranica. A tal riguardo si ricordi che la versione della lettura del Corano che oggigiorno viene fatta circolare in tutti i paesi Islamici è quella riportata da Hafs Ibn Sulayman, il quale l'ha riportata da ‘Asim al-Kufi, il quale l'ha riportata da ‘Abd al-Rahman al-Sullami, il quale l'ha riportata da ‘Ali Ibn Abi Talib (as), il quale l'ha riportata dal nobile Profeta (S). Tutte le altre letture non vengono più utilizzate.

Sia in accordo alle fonti Sunnite che quelle Sciite una parte essenziale della conoscenza dell’Imam ‘Ali (as) è stata trasmessa nel “Kitab al-‘Ali” (Libro di ‘Ali). Una delle ultime tracce, se non proprio l’ultima, del “Kitab al-’Ali” risale all’Imam al-Hadi (as). Muhammad Ibn Faraj riporta che Abu Du’ama si recò dall’Imam al-Hadi (as) quando quest’ultimo era ammalato. Mentre stava per salutarlo prima di andarsene, l’Imam gli disse di volergli fare un regalo in segno di gratitudine per la sua visita. Questo dono consisteva di una Tradizione che citò dai suoi padri fino ad arrivare al nobile Profeta (S). Egli disse: “La fede è ciò che vi è nel cuore e viene testimoniata dalle azioni, l’Islam viene [invece] pronunciato dalla lingua ed è ciò che permette la stipulazione dei matrimoni [tra i membri della comunità Islamica]”. Abu Du’ama disse di non sapere cosa fosse migliore: la catena di trasmissione o il contenuto della Tradizione. Allora l’Imam al-Hadi (as) disse: “Questa Tradizione è stata scritta per mano di ‘Ali in un libro che adesso è con me”.

Purtroppo non vi è più traccia del “Kitab al-‘Ali” ma la sua conoscenza ci viene comunque trasmessa attraverso altre raccolte tra cui l’opera letteraria araba che, dopo il Corano, possiede il livello più alto di eloquenza linguistica e profondità di contenuti: il “Nahj al-Balaghah” raccolto da Sharif al-Radhi. In questo capolavoro sono stati preservati molti dei suoi sermoni, delle sue lettere e dei suoi detti da cui se ne ricavano lezioni metafisiche, teologiche, storiche ed etiche di un livello tale che nessun altro essere umano, fino ad oggi, è mai riuscito a mettere per iscritto. Ecco dunque la porta della conoscenza a portata di mano la quale, attraverso l’analisi intellettuale e la riflessione spirituale, è in grado di farci accedere alla città profetica della vera conoscenza.

 

Islamshia.org

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