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Martedì, 11 Agosto 2015 09:02

Intervista a Seyyed Nasrallah sul martirio del figlio Hadi (1997)

Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

Il 13 Settembre 1997, Seyyed Hadi Nasrallah, figlio del Segretario Generale di Hezbollah, insieme a due suoi compagni, Haitham Mughnieh e Ali Kawtharani, veniva martirizzato durante uno scontro a fuoco con l’esercito israeliano nel sud del Libano, nell’area occupata allora dai sionisti. L’intervista che segue è stata rilasciata da Seyyed Hassan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah, al quotidiano tedesco Hamburg Der Spiegel (20 Ottobre 1997, p. 204-208), soltanto un mese dopo il martirio del figlio Hadi. In occasione dell’anniversario del martirio di Seyyed Hadi Nasrallah - nonostante siano passati diversi anni e la stessa situazione politico-militare nella regione sia cambiata notevolmente - riteniamo comunque interessante proporre le sue parole ai nostri lettori.

Associazione Islamica "Imam Mahdi" (aj)

Elias– Vostra Eminenza, vostro figlio diciottenne Hadi è stato ucciso dai soldati israeliani durante un’operazione di Hezbollah a metà settembre. Cosa sentite per questa perdita? Odio o tristezza?

Nasrallah- Mio figlio non è stato ucciso mentre bighellonava per la strada. Affrontava il nemico con una pistola in pugno, marciava verso il fronte con determinazione e fiducia in sé stesso, ispirato dal desiderio di distruggere il nemico. La sua morte non è una vittoria per Israele, ma una vittoria per Hezbollah. Siamo orgogliosi di questa morte. Come Segretario Generale di Hezbollah, sono felice.

Elias – E’ felice anche come padre che ha perso il figlio?

Nasrallah – Mentirei se cercassi di farle credere che la perdita di mio figlio non faccia male, ma bisogna guardare alle cose in questo modo: è morto da martire; e questa è la gioia più grande che un padre possa provare. Noi li rispettiamo ed onoriamo profondamente; sono come santi per noi.

Elias – Le sue ragioni politiche sono più forti dei suoi sentimenti paterni?

Nasrallah – Amico, ascolti attentamente: ciò che sto per dire adesso, ha una base religiosa: noi crediamo in Dio e, in base al nostro credo, i martiri cominciano una nuova vita, molto migliore, in paradiso. Essi hanno un posto speciale presso Dio. Durante il Giudizio Finale, quando il bene ed il male staranno di fronte a Dio, i martiri avranno il permesso di intercedere per i membri della propria famiglia.

Elias – Significa che suo figlio si è sacrificato per il bene della propria famiglia?

Nasrallah – Hadi certamente ci porterà in Paradiso. Tutte le famiglie dei martiri sperimenteranno questa gioia. E’ la gioia più grande per noi, lasciare la nostra breve vita sulla terra e vivere al fianco di Dio, del Suo rappresentante e dei successori del Suo rappresentante. Ringrazio Dio per aver fatto di me il membro della famiglia di un martire.

Elias – Lei ha incoraggiato suo figlio?

Nasrallah – Egli ha preso una decisione completamente autonoma e volontariamente. Hadi era determinato ad esser accettato nei ranghi delle unità speciali, l’èlite della Resistenza libanese, ad ogni costo. Questi uomini ricevono un addestramento militare particolarmente severo, che richiede ben trentasei mesi. La mia sola parte in questo è stata che mia moglie ed io non ci siamo opposti sulla via di questa decisione, ma l’abbiamo rispettata.

Elias – Tre anni di addestramento significano che suo figlio è diventato un combattente quando aveva quindici anni. Una decisione tanto grave, può essere lasciata ad un bambino? Non ha avuto alcun indugio?

Nasrallah - No. Noi consideriamo i nostri figli a quell’età quali uomini in grado di fare le proprie scelte. E devo ammettere che sono stato davvero contento della sua decisione. Il sentiero della Resistenza è tortuoso e insidioso. Ciascuno di questi giovani conosce che il sentiero che intraprende è quello del martirio. Ciascuno di loro si aspetta di morire e desidera il martirio. Non abbiamo paura della morte, ma l’amiamo e la bramiamo.

Elias – Gli israeliani hanno gioito quando suo figlio è morto. Per loro, la sua morte è una vittoria nella lotta contro il terrorismo.

Nasrallah – I sionisti non dovrebbero gioire troppo presto. Dovrebbero comprendere propriamente il martirio di mio figlio Hadi. Loro affrontano combattenti della Resistenza che non hanno paura della morte, ma la provocano. I dirigenti di Hezbollah non conducono una confortevole vita nel lusso. Mi consenta di dirle un segreto: mio figlio Hadi non è il solo figlio di un dirigente di Hezbollah che combatte nella Resistenza. Molti figli di dirigenti di Hezbollah combattono in prima linea al fronte.

Elias – Dopo la morte di suo figlio lei ha minacciato che uno scontro spietato scoppierà ora tra Hezbollah e Israele. Cosa intende con ciò? Prenderà i politici israeliani o i loro figli come obiettivi?

Nasrallah – Noi non siamo assassini, ma uomini della Resistenza. Inseguiremo il nemico dappertutto. Tutti i metodi sono leciti in una guerra spietata. Trasformeremo il suolo sotto i piedi degli occupanti in un inferno. La Palestina può essere liberata soltanto da uomini che sono preparati a morire come martiri – a morire come ha fatto mio figlio.

Elias – Le sue emozioni non stanno prendendo il sopravvento su di lei? Hezbollah è solo un piccolo movimento di resistenza ed Israele è una delle maggiori potenze militari del Medio Oriente.

Nasrallah – Lei non sembra osservare ciò che avviene al confine tra il Libano e l’entità sionista.

Elias – Attacchi missilistici, imboscate, seguiti da azioni di rappresaglia da parte d’Israele. Questo va avanti da anni.

Nasrallah – Come interpreta il comportamento sionista dopo ogni disfatta militare nei territori occupati nel Libano meridionale? Le lamentele all’interno della società sionista non possono più essere ignorate. Netanyahu ha recentemente affermato: “Sono pronto a ritirarmi dal Libano meridionale, se qualcuno garantisce che Hezbollah non ci segua nel nord d’Israele”. Pensi solo cosa significano queste parole provenienti dal Capo di Stato di ciò che lei considera una delle maggiori potenze militari della regione.

Elias – Netanyahu deve prendere in considerazione i sentimenti della popolazione che – a differenza sua – non vuole continuare a sacrificare i propri figli.

Nasrallah – Netanyahu non richiede più un accordo di pace con il Libano, né richiede una zona di sicurezza, vuole soltanto che lo lasciamo solo. Vuole una garanzia che noi non lo inseguiremo nel nord di Israele. Ma io posso dire a Netanyahu che non conosciamo un Israele settentrionale; si chiama: Palestina occupata settentrionale. Mai riconosceremo l’esistenza di un Israele settentrionale.

Elias – Ciò significa che continuerete la lotta, se Israele si ritirerà dal Libano meridionale?

Nasrallah – Riflettiamo razionalmente. Poniamo che l’inferno ghiacci e che Israele dica inimmaginabilmente la verità, ovvero che si ritiri dal Libano meridionale e dalle alture siriane del Golan. Poniamo pure che i confini restino cauti. Crede che ci sarà riconciliazione e pace tra Arabi e Giudei?

Elias – Perché gli Arabi ed i Giudei non dovrebbero essere capaci di vivere in pace?

Nasrallah – Persino se tutto ciò accadesse, non ci sarebbe riconciliazione né pace fin quando la Palestina sarà occupata dal nemico sionista. L’entità giudaica è il simbolo del terrorismo. Essa è uno stato terrorista quantunque e comunque. Non ci può essere alcuna pace con un’entità che fa giungere Giudei da tutto il mondo in Palestina e deruba i Palestinesi della loro terra e della loro casa.

Elias – Il diritto di Israele ad esistere è stato riconosciuto da molti Stati arabi. Non riconoscerete mai uno Stato israeliano?

Nasrallah – Esattamente. La Palestina appartiene ai Palestinesi, non ai Giudei. Solo le nostre armi ed i nostri martiri porteranno pace alla regione. Sono finiti i tempi in cui avevamo paura dei sionisti.

Elias – La popolazione civile soffre per la punizione di Israele.

Nasrallah – E’ vero che i sionisti hanno una forte aviazione ma l’esercito dell’entità sionista ha da tempo cessato di essere il leggendario esercito che era. Le uccisioni dei soldati israeliani morti nel Libano meridionale hanno posto fine al mito dell’invincibile esercito israeliano. La strategia dell’esercito era di combattere senza soffrire alcuna perdita. Ma cosa possono fare queste truppe contro persone che amano morire e vogliono morire come martiri? Non riesce a vedere questo nuovo sviluppo?

Elias – Il ministro per la sicurezza interna di Israele, recentemente ha intimato che se il terrorismo di Hezbollah non si fermerà, Israele distruggerà le infrastrutture libanesi, strade, ponti, elettricità, acqua, per far comprendere al Libano quale prezzo si debba pagare per gli attacchi a Israele. Lei vuole realmente rischiare tutto ciò che è stato ricostruito dopo quindici anni di guerra civile.

Nasrallah – Siamo ben consapevoli di queste minacce. Non sono nulla di nuovo. Non riflettono nient’altro che assoluta paura e disperazione e provano che i sionisti non sono più capaci di sconfiggerci con i mezzi militari.

Elias – Oh si! Lo sono!

Nasrallah – Che risposta militare hanno i sionisti? Invadere ancora il Libano come fecero nel 1982? Estendere la zona di sicurezza verso nord? Questo significherebbe l’allargamento della regione in cui offriamo resistenza. Questo sarebbe positivo per noi, perché i sionisti tornerebbero a casa in bare di legno. Netanyahu farebbe meglio a non dimenticare cosa accadde quando Rabin e Peres ebbero siffatti piani.

Elias – Non teme la possibilità di completa distruzione?

Nasrallah – I sionisti non dovrebbero credere che noi ed i nostri fratelli, i mujahiddin in Palestina, siamo incapaci di distruggere ogni obiettivo civile. Nell’eventualità di un attacco israeliano su obiettivi civili in Libano, noi siamo capaci di mettere l’entità sionista in una condizione che conduca al collasso del turismo. Consiglierei ai sionisti ed ai loro dirigenti politici di comprendere il messaggio della morte di mio figlio. I sionisti non possono nulla contro chi ama la morte e vuole essere un martire.

Elias – Fino a che punto hanno avuto successo i negoziati per lo scambio di prigionieri, soldati morti e combattenti tra voi e Israele? Chi agisce come mediatore tra voi e la parte israeliana?

Nasrallah – La Croce Rossa Internazionale. Ma non è abbastanza rapida per noi. Essi sono contenti di agire come postini. La situazione presente è che i sionisti vogliono scambiare solo cadaveri. Noi vogliamo ottenere anche i prigionieri libanesi liberi. Per ora i sionisti hanno rifiutato di discutere. Ed ecco perché la famiglia del soldato israeliano disperso Itamar Iljar dovrebbe sapere che non otterranno le spoglie di loro figlio finché non siano stati rilasciati in cambio i nostri prigionieri.

Elias – Gli israeliani cercano ancora il navigatore di volo Ron Arad, che è stato abbattuto in Libano nel 1986.

Nasrallah – Arad non è nelle nostre mani.

Elias – Dov’è?

Nasrallah – Non lo so. Sarei felice se l’avessimo noi. Ci permetterebbe di aumentare le nostre richieste.

Elias – La parte israeliana spera che la morte di suo figlio renderà i negoziati con lei più semplici, perché è importante per lei ottenere il suo cadavere.

Nasrallah – Non ha senso. Le nostre priorità sono chiare. Dipende se un combattente è morto o è stato fatto prigioniero. In base a ciò, mio figlio è alla fine della lista di scambio. Gli israeliani non dovrebbero nutrire false speranze. Mio figlio è un martire come tutti gli altri, egli non ottiene un trattamento preferenziale.

Elias – Durante l’ultimo scambio di morti e prigionieri, il coordinatore dei servizi segreti tedeschi Schmidbauer ha agito come mediatore. Intende che il governo tedesco sia nuovamente coinvolto?

Nasrallah – No, non vogliamo i tedeschi al momento. Si sono messi in contatto con noi immediatamente dopo la disfatta sionista del 5 settembre, offrendo il proprio aiuto; ma noi abbiamo rifiutato l’offerta.

Elias – Perché, potreste almeno accettare aiuti umanitari.

Nasrallah – No. Sin dal verdetto del processo di “Mikonos”(1), le relazioni tra Germania e Iran sono molto povere.

Elias – Ma questi sono problemi bilaterali, da cui Hezbollah non ha bisogno di sentirsi influenzato.

Nasrallah – Oh si che ce n’è bisogno. Ciò non riguarda solo Iran e Germania. Gli sciiti di tutto il mondo sono offesi e feriti dalle accuse contro la Guida Spirituale iraniana Alì Khamenei.

Elias – Le Corti tedesche sono indipendenti, il Governo Federale non ha influenzato il verdetto.

Nasrallah – La Corte tedesca ha emesso il suo verdetto sotto pressione del Governo Statunitense. Washington ha voluto fare un servizio all’entità sionista. La Germania ha dovuto accettare. L’Occidente deve ancora sviluppare molta sensibilità e capacità di comprendere quale sia la Guida Spirituale degli Sciiti. Posso assicurarle che il Governo iraniano manterrà la propria decisione di lasciare che l’ambasciatore tedesco ritorni a Tehran solo dopo che tutti gli altri inviati europei siano tornati indietro.

Elias – Ma il nuovo presidente iraniano Khatami sembra che stia adottando un corso più flessibile. Nessuno discuterà tale decisione?

Nasrallah – La nostra Guida Spirituale Khamenei è intoccabile, noi lo rispettiamo ed onoriamo.  Consiglierei al governo tedesco di accettare che l’ambasciatore tedesco sia l’ultimo a tornare in Iran. La Germania certamente non otterrà la posizione favorita che aveva prima del processo.

Elias – Suo figlio più grande, “parte del suo cuore e luce dei suoi occhi” come si dice in arabo, è morto. Lei ha un altro figlio. Lo sacrificherà allo stesso modo?

Nasrallah – Se questa è la volontà del mio secondo figlio, naturalmente. Egli ha appena raggiunto i quindici anni ed ha affermato di voler intraprendere il sentiero di suo fratello maggiore e diventare un martire. Non voglio frappormi su questo sentiero.

Elias – Cosa dice Sua moglie?

Nasrallah – Io ho solo voluto essere sicuro che mio figlio fosse maturo. Sua madre è stata più veloce di me: ha detto che sarà felice, se egli intraprenderà il sentiero di suo fratello maggiore

Elias – Vostra Eminenza, grazie per l’intervista.

NOTE

(1) Nel 1997 il tribunale di Berlino emise una sentenza a proposito dell'assassinio di quattro kurdi avvenuto nel 1992 in un ristorante greco di Berlino, il "Mikonos", secondo la quale le più alte autorità iraniane - in primis proprio l'Imam Seyyed Ali Khamenei - sarebbero implicate nell'organizzazione dell’omicidio. La cosa che suscitò maggiore incredulità tra le persone libere, fu il fatto che la magistratura ascoltò quali 'testimoni' di questo processo-farsa, alcuni sinistri personaggi ricercati dalla giustizia iraniana per aver commesso atti terroristici.

Traduzione a cura di Islamshia.org

 

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