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Domenica, 02 Agosto 2015 06:39

Qualche domanda sull'Islam all'Hojjatoleslam Abbas Di Palma (1)

Qualche domanda sull'Islam all'Hojjatoleslam Abbas Di Palma (1)

Da Costantino Ceoldo

Il mondo islamico come è noto agli occidentali, dal Nord Africa mediterraneo al lontano Caucaso passando per tutto il Medio Oriente, è squassato da guerre e violenze che non vedono fine. L’abbondanza di petrolio ne è una delle cause principali ma anche la sola posizione geografica dei singoli Stati ha sempre contato qualcosa al riguardo. Non è possibile capire i popoli che abitano quelle regioni ignorando la benché minima informazione sulla religione che hanno abbracciato secoli e secoli fa. L’Islam ha infatti permeato ogni aspetto della vita di quelle genti, caratterizzandole profondamente.

Dopo aver scritto varie volte di Libia e Siria, ho pensato fosse il momento di seguire anche un’altra direzione per cercare di capire meglio come alcune situazioni siano emerse.

Il mio interlocutore oggi è Damiano ’Abbas Di Palma che ha studiato le scienze islamiche in scuole religiose tradizionali, la Hawzah ‘Ilmiyyah di Londra,  di Damasco e  di Qom. Ha poi frequentato anche istituti accademici come l’Islamic College for Advanced Studies e la Middlesex University di Londra e la facoltà di lingua araba dell’Università di Damasco.  Shaykh Abbass è presidente dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi”, un incarico che ricopre sin dalla sua fondazione nel 2005.

1) In nome di Dio il Clemente, il Misericordioso.... Ho sempre trovato queste parole molto belle e piene di dolcezza e quindi, pur da laico, mi piace iniziare così questa nostra conversazione. Lei è d'accordo Shaykh Abbas?

R) Si, anche perché ogni cosa che non inizia in questi termini non vedrà mai realizzarsi i suoi legittimi intenti.

2) Può spiegare ai nostri lettori l'origine di questa formula iniziale?

R) La formula citata include misteri e segreti che difficilmente possono essere spiegati con le parole o compresi attraverso la mera razionalità. I Quattordici Purissimi della nobile Dimora, su tutti loro la pace, hanno presentato molti di questi significati ai loro discepoli, alcuni dei quali ci sono giunti attraverso le tradizioni e le opere scritturali tramandate generazione dopo generazione nel corso dei secoli. Al di la di tutto, comunque, possiamo dire che si tratta di un atto di amore in quanto senza di esso nessun tipo di clemenza e misericordia può essere riscontrabile. Nell'Islam i credenti sono esortati a fare tutto in nome di Dio e quindi tutto deve essere protratto con amore. Senza amore ogni nostra azione è vana, senza senso e non apporta frutto alcuno. L'amore, comunque, è un sentimento esistenziale forte e potente, non una mera pronuncia di belle parole. Ciò significa che la semplice ripetizione della formula "Con il nome di Dio..." non ne è, in se stessa, la realtà. Piuttosto si tratta di un simbolo convenzionale atto a esprimerne il contenuto. Comprendere il significato di questa formula implica dunque essere, vivere con amore ed agire per mezzo delle qualità divine onde afferrarlo presenzialmente, a Iddio piacendo.

3) Mi viene spontaneo chiederle questo: che cos'è l'Islam, Shaykh?

R) L'Islam è una religione e una via fondata sulla verità. La verità è universale ed innegabile e dunque non può essere confutata. Quel che i nemici dell'Umanità possono fare è celarla o mistificarla ed infatti è ciò che è avvenuto e avviene tutt'oggi per mano dei rinnegatori e degli ipocriti. Il suddetto celamento o la mistificazione hanno fatto allontanare molte genti dalla verità, seppur inconsciamente, una categoria di persone che noi definiamo "oppressi". L'Islam si offre come soluzione perenne ai problemi  dell'umanità ed è compito delle persone di animo più nobile quello di sensibilizzare gli oppressi ovunque si trovino per far loro abbracciare la verità. È dunque un errore quello di limitare l'Islam a una serie di regole che definiscono quel che il credente deve fare e quel che non deve fare, nonostante ciò abbia ovviamente la sua importanza: l'Islam non ha nient'altro da offrire che la verità, il resto è una imprescindibile conseguenza. In base a quanto detto, ne consegue che tutto ciò che viene fatto con spirito di verità, manifestando la verità e per la verità, abbia in qualche modo un pizzico di sapore islamico anche se compiuto da un non musulmano.

4) Tutte le religioni cercano di fornire una risposta a bisogni profondi dell'Uomo, bisogni che non possono essere soddisfatti con il denaro e i beni preziosi. Che cosa sono, per esempio, giustizia e libertà nell'Islam?

R) La giustizia e la libertà sono due espressioni della verità. Non è un caso che il termine arabo "adl" che noi traduciamo con "giustizia" significa qualcosa tipo "mettere ogni cosa al proprio posto", "dove dovrebbe essere" o, in altri termini, "equilibrio". Così come nel mondo naturale Dio ha creato ogni cosa nella giusta misura, l'essere umano deve cercare di riflettere questa qualità nel suo piccolo raggio di pensiero e di azione. In tal modo il volere divino potrà essere riflesso e testimoniato su larga e piccola scala. Per quanto concerne la libertà si potrebbe dire che limitarla e relativizzarla in base ai desideri del singolo individuo sarebbe fuorviante poiché fino a che egli non è libero dai condizionamenti del proprio ego non potrà mai partecipare all'Assoluto: oltre che a trattarsi di una impossibilità ontologica, non ne sarebbe neanche degno. La libertà si ha quando niente può imporci resistenza alcuna ma per giungere a ciò la nostra umiltà non deve conoscere limiti: quando ci si trova in uno stato di illimitata prostrazione ed è stato sciolto in noi ogni tipo di orgoglio ecco che si manifesterà la luce e l'uomo di Dio diventerà veramente re, libero e giusto, le cui qualità saranno evidenti sia per amici che nemici.

5) So che esistono due grandi correnti nell'Islam: Sciita e Sunnita. E che sono esistite ed esistono delle correnti minori. Potrebbe ricordarci le loro differenze principali?

R) Da un punto di vista storico si potrebbe dire che la differenza principale tra l'Islam sciita e quello sunnita sia la questione della successione del Profeta Muhammad, su di lui la pace e sulla sua famiglia: gli sciiti ritengono che essa riguardi i dodici Imam, su di loro la pace, mentre i sunniti rivendicano la successione di quattro califfi. Ovviamente la questione non potrà mai essere analizzata a dovere se non si tiene conto di tutte le implicazioni dottrinali e, soprattutto, spirituali inerenti alla questione. Gli sciiti infatti credono che la nomina della successione al Profeta debba essere decretata direttamente da Dio o da un Suo vicario puro e immacolato mentre i sunniti non considerano problematico conferire ad un gruppo di musulmani la responsabilità della nomina del califfo. 

- segue

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