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Martedì, 15 Aprile 2014 13:39

Hamas e il ritorno del figliol prodigo

Hamas e il ritorno del figliol prodigo
Dopo momenti di grande confusione contrassegnati da liti e divisioni interne, il movimento di resistenza palestinese Hamas sta cercando di ristabilire i legami con la Siria.

Anche se il processo di riconciliazione sarà molto lungo e difficile, Hamas sta cercando di riallacciare i rapporti prima con l’Iran per poi aprire la strada a nuove relazioni con Damasco.

 In realtà, Khaled Mesh’al, capo dell’ufficio politico del movimento, dovrebbe visitare prossimamente l’Iran per chiedere ufficialmente a Teheran di mediare una riconciliazione tra Hamas e il governo siriano, riferiscono fonti vicine al movimento.

 Circa tre settimane fa, il segretario generale della Jihad islamica, Ramadan Abdullah Shallah, si è incontrato con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Mesh’al in Qatar, per finalizzare i preparativi per la visita di Mesh’al in Iran come primo passo verso la ripresa dei rapporti tra Teheran e Hamas.

 Mentre Teheran mantiene il suo sostegno ai partiti della resistenza, è in attesa che Hamas riveda seriamente le sue posizioni al fine di ristabilire nuovamente i legami con il partito. Secondo fonti informate della visita di Shallah a Doha, Hamas sta ancora soffrendo di una crisi interna a causa delle posizioni prese dal suo ufficio politico sugli sviluppi nella regione, che hanno mandato in frantumi le relazioni con l’Iran, la Siria ed Hezbollah.

 L’Iran è sempre stato il sostenitore principale del movimento e sta ancora finanziando e armando le Brigate Ezzeddin al-Qassam. Osama Hamdan, il capo delle relazioni con i Paesi arabi di Hamas, ha visitato Teheran di recente ed ha tenuto diversi incontri con i funzionari iraniani che lo hanno rassicurato circa il loro sostegno alla resistenza palestinese. Tali segnali positivi hanno spinto Hamas a prendere nuove decisioni, in parte già attuate.

 

Gli iraniani avrebbero accettato di incontrare prossimamente Mesh’al, poiché considerano ancora Hamas un alleato naturale, e la loro alleanza potrebbe riflettere l’unità islamica che l’Iran promuove costantemente. Tuttavia, una fazione dell’amministrazione iraniana si oppone per una rapida normalizzazione dei rapporti con il gruppo palestinese, non vedendo la necessità per il momento di tenere un incontro tra Mesh’al e Khamenei.

 

I palestinesi di Gaza sono consapevoli del grande sostegno fornito da Iran, Siria ed Hezbollah alla causa palestinese. Il presidente siriano Bashar al-Assad aveva dichiarato tempo fa che: “Hamas ha deciso di abbandonare l’asse della resistenza ed entrare a far parte della Fratellanza Musulmana. Spero che qualcuno sia in grado di convincerli a tornare ad essere di nuovo un gruppo di resistenza, ma ne dubito”.

 

Dopo la caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto, Hamas sta cercando di riprendere le sue relazioni con la Siria, oltre che con l’Iran ed Hezbollah. Isma’il Haniyeh, primo ministro del governo di Gaza, ha dichiarato durante una cerimonia commemorativa per il martire sceicco Ahmed Yassin: “Hamas è un movimento di liberazione nazionale ed è al fianco di tutte le forze che si battono per la causa palestinese”.

 

Un importante funzionario di Hamas ha sottolineato che: “Non abbiamo mai attaccato il regime siriano. Abbiamo detto che ci troviamo al fianco del popolo siriano e contro ogni intervento straniero”, aggiungendo che Meshaal, si è riunito qualche tempo fa con i leader dell’opposizione siriana in Qatar dichiarando loro che la soluzione per la crisi doveva essere politica, aggiungendo che il governo siriano ha sostenuto Hamas quando fu abbandonato dal mondo arabo.

 

A margine di queste dichiarazioni bisogna evidenziare la presenza accertata di diversi membri di Hamas – da distinguere con il braccio armato delle Brigate Ezzeddin al-Qassam – combattere al fianco dei “ribelli” siriani. Dall’inizio della crisi siriana, le Ezzeddin al-Qassam hanno evitato di attaccare il governo siriano chiedendo una soluzione politica del conflitto. Questa loro posizione ha suscitato diversi momenti di tensione con la dirigenza del movimento.

 

I membri delle Brigate al-Qassam, a Gaza e all’estero, sanno abbastanza bene ciò che Damasco ha fatto per loro, dagli ingressi speciali in aeroporto, ai convogli privati, agli appartamenti a Damasco, alla formazione eccetera. I membri delle al-Qassam affermano che dopo l’assedio egiziano di Gaza, non hanno potuto più visitare l’Iran, ma gli aiuti da Teheran continuano ad arrivare. Le Brigate sono riuscite a mantenere una connessione con l’Iran tramite i dirigenti di spicco come Mahmoud al-Zahar.

 

Avere buone relazioni con l’Iran significa automaticamente avere buoni rapporti con Hezbollah. In Libano, nonostante i disaccordi circa la posizione sulla Siria tra i libanesi e alcuni gruppi della resistenza palestinese, i legami tra le parti non sono mai stati rotti.

 

Hamas mantiene ancora uffici nei sobborghi meridionali di Beirut, mentre Hezbollah afferma che non può abbandonare Hamas perchè alla fine tutti stiamo lavorando per la causa palestinese, ed Hamas rimarrà sempre un movimento di resistenza.

Malgrado le divergenze sulla crisi siriana, ciò che unisce questi movimenti è molto più significativo di ciò che li divide.

di Giovanni Sorbello

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