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Sabato, 03 Agosto 2013 05:36

Giornata mondiale di al-Quds (prima parte)

Giornata mondiale di al-Quds (prima parte)
Come ogni anno, nell’ultimo venerdì del mese di Ramadan, mese di digiuno e preghiera per i musulmani, ci apprestiamo a celebrare la Giornata mondiale di Quds, di Gerusalemme.

Questa Giornata fu istituita dall’Imam Khomeyni nel 1979 onde sensibilizzare i musulmani e le persone libere di tutto il mondo in merito all’importanza che ha questa terra santa, per sollecitare la solidarietà e la vicinanza di tutti gli amanti della libertà e della giustizia del mondo verso il popolo palestinese ed invitare alla resistenza contro i crimini di Israele.

Questa data, simbolica, naturalmente non deve essere vista come una mera celebrazione retorica; essa ci consente (anche quando i mass media non ne parlano più) di attualizzare e di occuparci dell’irrisolto problema di Quds/Gerusalemme e dell’irrisolto problema israeliano e della conseguente mancata nascita di uno Stato palestinese dove tutti i cittadini godano di pari dignità.

Oggi vediamo, purtroppo, come la questione palestinese sia passata pressoché sotto silenzio, non ottenga più l’interesse che dovrebbe, mentre nostro compito è quello di favorire la conoscenza, la storia dei crimini che il popolo palestinese ha subito e continua a subire. Purtroppo, la convocazione alla mobilitazione per chiedere che i palestinesi abbiano uno Stato sovrano, ha subito negli anni numerosi alti e bassi. Abbiamo assistito a fiammate di entusiasmo e di mobilitazione popolare con raccolte di fondi per i profughi, manifestazioni, sit-in e altre attività, poi magari, per lunghi anni il silenzio attorno ai legittimi diritti del popolo palestinese. Questi fatti ci convincono ancora maggiormente dell’importanza della Giornata mondiale di Quds: quando si è coinvolti nella Resistenza la mobilitazione deve essere costante, non ci devono essere fuochi di paglia, e poi fredde gelate, non ci devono essere mobilitazioni costanti per un periodo e poi magari il silenzio ottenebrante per svariati anni. No, la mobilitazione perché possa nascere uno Stato palestinese forte, libero, armato e indipendente deve essere costante. Questo è il vero significato della Giornata di Quds!

Dove sono oggi, tutti quegli intellettuali europei che si facevano fotografare vicino a cumuli di immondizia nei campi profughi di questo martoriato popolo? Dove sono i militanti europei che fino a qualche anno fa erano in piazza per la Palestina? Tutto si è risolto laggiù? I palestinesi hanno finalmente uno Stato libero e indipendente che non viva delle elemosine dell’ONU?

No, lungi da noi dimenticarci della Palestina, dimenticarci delle sofferenza dei profughi palestinesi sparsi per mezzo mondo. Dimenticarci dei massacri di Sabra e Chatila, dei massacri compiuti dai sionisti in Libano e in altri paesi arabi.

La Palestina deve essere amata, abbracciata, non dimenticata, come se appoggiare la causa palestinese fosse una moda del momento, un vestito che si può cambiare quando cambia la stagione.

Come è possibile rimanere in silenzio riguardo al problema sionista? Alcuni oggi sono troppo preoccupati a spargere veleno contro la Siria, confinante proprio con la Palestina occupata, che non ha firmato un trattato di pace con l’entità sionista; sono tutti troppo occupati a raccogliere fondi da inviare ai terroristi ed alle milizie “islamiche” della Nato che in Siria compiono ogni genere di nefandezze.

Per questo la Giornata di Quds/Gerusalemme deve essere oggi, nel 2013, un segnale dichiarante che non cessiamo di sostenere la resistenza dei palestinesi affinché possano avere un loro Stato libero, sovrano, autonomo, con capitale Gerusalemme. La lotta per i legittimi diritti del popolo palestinese non può e non deve fermarsi.

Noi affermiamo che la bandiera della resistenza che idealmente l’Imam Khomeyni ha consegnato a tutti gli oppressi di questa terra è ancora in strette mani e che essa sventolerà un domani non molto lontano sulla Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, una Gerusalemme liberata.

Non possiamo non ricordare in questa sede, le parole che l’Imam Husayn a Kerbala, contro il califfo usurpatore Yazid, antesignano di tutti gli usurpatori che da Washington, Tel Aviv, Londra vampirizzano il mondo: “Non accetteremo mai l’umiliazione”.

La Giornata mondiale di Gerusalemme (Al-Quds) quindi, fu istituita per volontà della Guida della Rivoluzione Islamica dell’Iran, l’Imam Khomeyni, nel 1979, all’indomani della caduta della monarchia filoisraeliana che governava con pungo di ferro il paese persiano. La proclamazione dell’Imam coincideva a grandi linee con la chiusura dell’Ambasciata di Tel Aviv a Tehran. Era la prima volta che un paese del Vicino Oriente, dopo aver riconosciuto la legittimità dell’entità sionista, tornava sui suoi passi e interrompeva unilateralmente le relazioni diplomatiche. Oggi nel Vicino Oriente, paesi come l’Egitto, la Giordania e la Turchia intrattengono normali relazioni diplomatiche con il regime di Tel Aviv, tradendo così gli ideali della causa palestinese. Non a caso poi, nel comunicato ufficiale in cui l’Imam Khomeyni istituiva la Giornata mondiale di Gerusalemme, da celebrare in tutto il globo ogni ultimo venerdì del mese sacro di Ramadan, mese di digiuno e preghiera per i musulmani, possiamo leggere: “Israele sta bombardando in continuazione le case dei combattenti palestinesi ed i loro rifugi, soprattutto nel sud del Libano. Ci rivolgiamo ai musulmani del mondo, nonché ai governi dei paesi musulmani, affinché uniscano le loro forze contro Israele al fine di tagliare le mani degli aggressori e degli usurpatori della Palestina e dei loro sostenitori.” La causa palestinese allora come oggi rappresenta la madre di tutte le questioni, sia per i musulmani che per tutti gli uomini liberi del mondo. Senza la libertà per la Palestina e i palestinesi nessun essere umano coscienzioso potrà mai sentirsi libero. Ed è per questo che in diversi paesi europei, tra i quali l’Italia, anche i non musulmani partecipano alle celebrazioni di questa importante ricorrenza internazionale. La nostra libertà passa per la libertà di Gerusalemme e della Palestina.

Fonte: islamshia.org

 

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