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Mercoledì, 10 Luglio 2013 17:22

Ramadan in Italia

di VLADIMIRO POLCHI ROMA - In questo momento, durante il giorno, oltre un milione e mezzo di persone in Italia sta digiunando. È il Ramadan: il mese sacro dedicato, dall'alba al tramonto, alla preghiera e al digiuno.
L'8 luglio scorso, nella messa a Lampedusa, lo ha ricordato anche papa Francesco, rivolgendo un pensiero "ai cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali". Ma come si vive questo mese in Italia? E quali ostacoli incontrano i fedeli musulmani?

I musulmani d'Italia. Un passo indietro: la galassia musulmana in Italia è ricca e articolata. Qualche numero per capire: 1.650.902 sono i musulmani residenti nel nostro Paese nel 2011 (erano 1.202.396 nel 2006). Circa 70mila i convertiti: "Stando alle nostre stime, i "convertiti d'Italia" superano i 70mila - sostengono infatti dall'Ucoii - le conversioni degli italiani all'Islam sono sempre più frequenti, una scelta figlia anche della crisi economica e morale di questi anni".

La mappa dell'Islam. La mappa dell'Islam italiano si compone di 164 moschee, 222 luoghi di culto, 120 centri culturali e 275 associazioni (censimento di maggio 2010 della Direzione della Polizia di prevenzione del Dipartimento della Pubblica sicurezza). Al confronto, si registrano 2600 spazi per la preghiera in Germania e 2100 in Francia. E ancora: quasi 300 gli imam in Italia, la maggior parte di origine marocchina (57%), seguiti da tunisini (11%) e algerini (5%).

Il Ramadan in Italia. Ma come viene vissuto il Ramadan da noi? "In passato abbiamo avuto dei momenti difficili, soprattutto dopo la tragedia dell'11 settembre - fa sapere Izzedin Elzir, imam a Firenze e presidente dell'Ucoii (l'Unione delle comunità islamiche d'Italia, che riunisce oltre 150 organizzazioni) - ma almeno da un paio d'anni le cose vanno meglio e i nostri concittadini mostrano maggiore comprensione verso la nostra fede. Il Ramadan richiede di non mangiare, né bere, dall'alba al tramonto, e questo soprattutto nei primi giorni è duro, perché il corpo non è abituato. Inoltre durante questo mese preghiamo di più e frequentiamo più assiduamente la moschea. Alle cinque preghiere tradizionali, infatti, se ne aggiunge una sesta, lunga circa un'ora, che si tiene verso le 10 di sera". Quali gli ostacoli sul posto di lavoro? "In generale pochi, certo c'è qualche impiego più impegnativo di altri. In tal caso si tratta di accordarsi col datore di lavoro, chiedendo per esempio di entrare due ore prima in fabbrica per poter uscire due ore in anticipo".

Luci e ombre. Che accanto alla luci, non manchino le ombre, lo denuncia però un sondaggio realizzato in questi giorni dalla Fondazione Leone Moressa: sulla libertà di culto nessun italiano obietta (solo l'8,4%), la maggioranza è anche favorevole alla costruzione di luoghi di preghiera, comprese le moschee (il 70,4%). E ancora: solo il 21% ritiene che a scuola si debba insegnare solo la religione cattolica. Tuttavia, il 52% degli italiani considera alcune religioni più problematiche: tra questi, ben l'82% indica l'islam quale "religione che crea più problemi sul territorio".

Il Ramadan ha un significato spirituale più importante rispetto a quello materiale perché l’uomo obbedisce a un ordine divino: impara, o dovrebbe farlo, a tenere sotto controllo i suoi desideri fisici ed a superare la sua natura umana.

Il digiuno, come la la preghiera , non è valido se non è preceduto dalla niyyah (intenzione). Dopo la pronuncia della niyyah, si comincia a digiunare quando albeggia. Al tramonto del sole l’astinenza viene interrotta mangiando dei datteri o bevendo dell’acqua. Il Ramadan è anche un mese di carità, durante il quale il credente deve dividere i suoi beni con coloro che ne hanno bisogno.

La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna punizione, purché si riprenda subito dopo aver preso coscienza di tale rottura. In caso di interruzione consapevole, bisogna rimediare con l’offerta di un pasto a un certo numero di musulmani bisognosi, oppure dare l’equivalente in denaro; altrimenti bisogna digiunare per sessanta giorni.

Fonte: http://www.repubblica.it/

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