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Domenica, 04 Ottobre 2015 09:28

Via della seta: Il giardino persiano

Per capire che cosa sia un giardino persiano, per comprenderne appieno la magia e la bellezza, non bastano certo una foto o un quadro, per quanto suggestivi. Anche la nostra esperienza, il riferimento ai tanti splendidi esempi che si trovano in Italia o in Europa, risulteranno del tutto fuorvianti.

 

Per intendere che cosa sia dovremo fare leva semmai sulla nostra immaginazione e immergerci negli spazi sterminati dell’Oriente: nel cuore della Persia storica, dove – in corrispondenza dell’Iran odierno – si situa un enorme territorio arido ma bello, l’altopiano iranico, che fu per secoli punto di passaggio dalle vie carovaniere, ma anche di numerosi eserciti. In esso, anche due grandi deserti, chiamati Dasht-e Kavir e Dasht-e Lut, dove si registrano temperature fra le più alte al mondo. Ebbene, per comprendere come per secoli si percepisse e si vivesse il giardino persiano, si devono immaginare prima di tutto intere giornate trascorse in viaggio in questi paesaggi ingrati, fra la sete, un caldo insopportabile, mancanza di cibo fresco, e l’impossibilità anche solo di scorgere un’ombra per riposarvi.

Solo allora, comprenderemo quale apparizione una simile visione rappresenti. Si palesa così in tutta la sua evidenza l’etimologia di una parola, “paradiso”, che passando dal greco paradeisos (con corrispettivi in siriaco e in ebraico) risale fino all’antico persiano paridaida, dove in origine stava a indicare proprio il giardino: luogo per eccellenza dove ogni grazia di Dio si manifesta. Da questa stessa radice, derivò anche il nome d’arte del poeta Ferdowsi (il “Paradisiaco”), l’autore del celebre Libro dei Re (Shahnameh), l’epica nazionale persiana composta attorno all’anno mille. Ma com’è dunque questa tipologia di giardino, quella persiana, la cui bellezza colpì così in profondo la mente dei popoli antichi, arrivando addirittura a influenzare il nostro immaginario religioso (e non solo il nostro, basti pensare al paradiso musulmano, che è un giardino appunto: dimora di ogni delizia)?

Innanzitutto dovremmo dire che questa tipologia di giardino è antichissima, risalendo già all’epoca di Ciro il Grande, fondatore dell’Impero persiano nel VI secolo a.C. Qui esso rappresentava, oltre alle valenze spirituali già ricordate, anche significati politici e simbolici precisi: riflesso del divino nel mondo, grazie alla mediazione del sovrano, esso assume anche il valore di una vittoria dell’armonia sul caos, del bene sul male, dell’ordine sull’anarchia. L’esemplare di giardino rinvenuto a Pasargade – residenza del grande imperatore già ricordato – denota così un’arte già matura, e caratteristiche che troveremo immutate nei secoli successivi, fino all’epoca moderna: una struttura quadripartita in cui dominano la simmetria e le proporzioni geometriche. Una parte preponderante, per i motivi di cui sopra, è svolta inoltre dall’irrigazione, cui spetta il compito di vincere il paesaggio infecondo.

Frutto di un sapiente connubio di ingegneristica e botanica, architettura e agronomia, il giardino persiano è un’arte capace di abbracciare tutti i nostri sensi. Un ambiente che, con i suoi piaceri e le sue armonie compositive, ha finito per influenzare tutte le arti, e non si può certo ignorare come questo sia l’ispiratore dei più diversi mezzi espressivi sviluppati da questa tradizione ricchissima, dal tappeto ai tessuti, dall’architettura alla calligrafia, fino anche alla musica.

Il giardino persiano è inoltre uno dei grandi protagonisti della poesia persiana d’epoca islamica. Gli eterni amori fra l’usignolo e la rosa che troviamo cantati da poeti come Hafez, lirico del XIV secolo, l’hanno come ambientazione fissa. Ma il suo potere simbolico viene anche sfruttato in pieno dai mistici, dove esso ritorna ad essere prefigurazione del paradiso e dell’incontro con Dio. Infine, ad esso è dedicato uno dei massimi capolavori della letteratura persiana: il Golestan di Sa‘di, opera trecentesca che potremmo rendere come “Il giardino fiorito”.

Oltre alla già citata Pasargade, che sarà curata dagli archeologi e restauratori italiani secondo quanto previsto di recente dal protocollo Italia-Iran, ricorderemo anche altri esemplari, fra i nove iscritti dall’UNESCO nella lista del patrimonio dell’umanità nel 2011. Nella città di Kashan, a poche di ore di macchina dalla capitale Teheran, troviamo il giardino di Fin, dove ebbe luogo fra l’altro l’assassinio del primo ministro Amir Kabir nel 1852. Un altro splendido esemplare è poi il giardino di Shahzadeh, che troviamo nei pressi di Mahan, nel sud est del paese. Questi ed altri, contribuirono a rendere celebre nel mondo quest’arte persiana, influenzando nei secoli una grande varietà di giardini, dalla Spagna fino all’India.

di Simone Zoppellaro

Fonte: treccani.it

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