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Lunedì, 15 Giugno 2015 04:24

Iran e Italia: un rapporto da consolidare(1)

Iran e Italia: un rapporto da consolidare(1)
ntervista ad Alì Pourmarjan a cura di Emanuele Bossi . Prima parte:

 

 

D. Cosa si può dire della diffusione della cultura iraniana in Italia?

 

R. Risale al 1958(2) la stesura di un protocollo d’intesa culturale, scientifico e didattico regolato da accordi bilaterali tra l’Italia e l’Iran per lo scambio culturale e scientifico tra i due paesi, che ancora oggi è in vigore(3). Dopo questo protocollo, il programma esecutivo è stato firmato diverse volte dalle due parti. Storicamente l’Italia non ha un atteggiamento ostativo nei confronti dei progetti culturali iraniani sul suo territorio. Esistono infatti 400 anni di storia di rapporti culturali più o meno intensi tra le due nazioni(4). Anzi, i rapporti sono stati prima di tutto culturali e poi economici e politici. Intellettuali e artisti provenienti dai due paesi hanno da sempre intrecciato scambi, rapporti e spostamenti. Quella italiana e quella iraniana sono due civiltà antiche (l’Iran è culla della civiltà d’Oriente, l’Italia della civiltà romana), per cui è normale che i due Paesi siano propensi allo scambio ed al contatto. I rapporti economici politici e culturali sono, infatti, soddisfacenti. Molto fervida è per esempio la collaborazione iraniana con archeologi e intellettuali italiani. Di contro, molti docenti iraniani sono stati invitati a portare il loro sapere in Italia(5). Sono attivi programmi di scambi studenteschi e di docenti, lo studio delle rispettive lingue nazionali(6) è costante ed incentivato(7). Il fatto culturale sta alla base dei rapporti politici e non viceversa, per cui non si può dire che sia stato influenzato negativamente dall’appartenenza dell’Italia all’area atlantista. L’Iran intende sfruttare gli ottimi rapporti stabiliti con l’Italia per consolidare i propri rapporti culturali anche con il resto dell’Unione Europea; quindi anche il mondo istituzionale, e non solo quello intellettuale, è propenso ed interessato a farsi coinvolgere nell’ottica dello scambio culturale. Per esempio, sempre per quanto concerne l’Italia, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo durante il governo Letta (28 aprile 2013 – 22 febbraio 2014), on. Massimo Bray, è stato il primo ministro occidentale in materia di cultura ad andare in Iran dopo otto anni, nel gennaio 2014. Positivamente influenzato dall’ambiente iraniano, che conosceva poco, ha potuto smentire i luoghi comuni sull’Iran, approfondendo in maniera oggettiva ed autonoma alcuni aspetti principali e precipui della cultura iraniana(8).

 

D. Qual è la situazione in cui operano i mezzi di comunicazione iraniani?

 

R. Giornali e media iraniani hanno tutti un regolamento etico statutario basato su specifici regolamenti costituzionali presenti nella Costituzione Iraniana, voluta dal popolo e da esso sostenuta tramite suffragio, con un numero di voti a favore pari al 98,5% dei votanti(9). Possiamo quindi considerare la Costituzione e tutte le sue emanazioni una sintesi della volontà del popolo iraniano(10). In questo caso la legge sancisce la libertà di stampa, purché non vengano infrante alcune leggi specifiche, per esempio quelle che vietano di trattare temi di sesso e violenza(11), o di offendere in alcun modo una qualsiasi delle tre religioni abramiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Gli organi supremi dello stato vigilano attraverso tribunali speciali sul rispetto delle poche ma perentorie leggi, le quali tengono conto della legge islamica, la shari’a. Nel campo dei media il numero dei divieti è molto inferiore a quello delle attività concesse. Forse gli occidentali potranno considerare strani o eccessivi alcuni limiti, che sono perfettamente in linea con la sensibilità e con l’etica del popolo persiano nonché con la religione islamica, maggioritaria in Iran. Noi abbiamo il nostro modo di intendere la parola “limite” e riteniamo che i limiti imposti ai media siano un bene per il popolo; i genitori infatti li approvano per salvaguardare l’integrità morale e intellettuale dei loro figli. Qualsiasi persona munita di scarse difese, come un bambino o un adulto con difficoltà mentali, può tranquillamente guardare i programmi televisivi iraniani senza il controllo di un supervisore e senza essere influenzata negativamente o sconvolta(12); la misura ha particolare rilievo se si considera la grande maggioranza di giovani nella popolazione iraniana. Affinché possa essere mantenuto un controllo efficiente sulle produzioni dei media nazionali, l’ordinamento iraniano stabilisce che questi siano pubblici; l’impresa privata ha un regolamento particolare diverso. I media vanno controllati per la sicurezza della società e allo scopo di proteggerla da quelle influenze esterne che possono suggerire comportamenti estranei alla nostra cultura. Ecco il perché dell’esistenza di commissioni di controllo, come quella sulla stampa.

 

Al di là della questione morale, però, esiste anche un controllo della stampa sull’attività politica del governo e finalizzata a rispettare la neutralità dei commenti. Quest’attività di inchiesta e informazione è svolta con notevole senso critico da parte degli organi di stampa, che godono di una sostanziale libertà di critica verso i tre poteri dello Stato. La stampa iraniana è un osservatore attento ed imparziale. Bisogna considerare che i partiti iraniani sono oltre trenta(13), anche se sono i partiti politici religiosi(14) quelli in grado di influenzare veramente la vita politica iraniana; sono partiti di orientamento religioso con idee differenti circa gli assetti istituzionali e politici iraniani. Tuttavia l’attenzione dell’opinione pubblica si concentra molto più sui candidati che non loro partiti. La cultura politica in Iran è diversa da quella italiana, dove è l’adesione al partito ad essere considerata fondamentale; in Iran si tende a valutare di più il candidato.

 

D. Cosa sta facendo l’Iran per sopperire alla carenza di informazione imparziale ed esaustiva sulla sua situazione interna e sulla crisi siriana(15)?

 

R. Le sanzioni nei confronti dell’Iran risalgono a 35 anni fa, ovvero al periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione Islamica. Prima di tutto abbiamo iniziato a subire sanzioni contro le comunicazioni satellitari, paradossalmente ancor prima di avere un satellite per le comunicazioni(16). L’Iran ha molti canali televisivi in lingua araba(17) e in altre lingue, ma le trasmissioni di alcuni di essi sono molto limitate in Occidente, a causa delle sanzioni imposte ingiustamente dagli USA anche per l’Europa. Tuttavia alcuni canali satellitari come Press Tv ed Al-Alam trasmettono la realtà iraniana al mondo, anche se, data l’aggressione mediatica dell’Occidente contro l’Iran, in Occidente vengono diffuse false informazioni, finché attraverso i canali neutri iraniani a volte abbiamo la possibilità di informare i popoli occidentali sulla situazione mediorientale e iraniana secondo il nostro punto di vista(18).

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