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Martedì, 30 Settembre 2014 05:58

Allarme Ebola, l’Italia si prepara al contagio

Allarme Ebola, l’Italia si prepara al contagio
C’è da augurarsi che le autorità sanitarie italiane si attrezzino per fronteggiare quella che potrebbe diventare molto più che una semplice emergenza.

Allarme Ebola, l’Italia si prepara al contagio rispettando, anche se solo fino ad un certo punto, quelle che sono le raccomandazioni, anzi meglio, le prescrizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS. Secondo le autorità sanitarie, l’epidemia in Africa sembrerebbe essere ad un passo dall’essere incontrollabile, anche perché basta che un soggetto infetto, che ancora non sa di esserlo, si metta in viaggio, o anche solo in cammino, per portare il virus in giro per il Continente Nero. I dati sono poco rassicuranti. Nello specifico,fino a oggi, l’epidemia di ebola ha fatto 2.793 morti su un totale di 5.762 casi. La Liberia è il Paese più colpito, con 1.578 morti su 3.022 casi. Seguono poi la Guinea, con 623 morti su 965 casi, e la Sierra Leone con 584 morti su 1.753 casi. Sempre secondo l’OMS, se non vi sarà alcun cambiamento nelle misure di controllo dell’epidemia, a novembre il numero dei contagiati aumenterà, non è quindi solo una ipotesi remota, ma purtroppo una certezza, e si avranno, secondo le proiezioni che tengono conto delle attuali statistiche, 9.939 casi in Liberia, 5.925 in Guinea e 5.063 in Sierra Leone, secondo gli esperti.

Quindi, nel giro di un mese i soggetti infettati da Ebola potrebbero essere più meno 20.000, un numero decisamente preoccupante, anche perché un conto è tenere sotto controllo, anche negli spostamenti, qualche centinaio di persone, tutt’altra cosa è farlo con 20.000, e questo non fa altro che accrescere il pericolo di contagio. Contagio, che come si è già verificato, è sempre più difficile mantenere all’interno delle regioni dell’Africa più colpite perché oggi, con gli attuali mezzi di trasporto, portare il virus in giro per il mondo prima che si manifestino i sintomi, è cosa abbastanza facile, rappresenta un rischio da non sottovalutare. Ma come si prepara l’Italia a fronteggiare quello che rappresenta un serio pericolo per l’incolumità dei suoi figli?

ATIAll’aeroporto di Pratica Di Mare, un aeroporto militare, si è svolta un’esercitazione per sperimentare il trasporto di un paziente affetto o sospetto di essere affetto da Ebola, trasporto da effettuare ovviamente in tutta sicurezza. L’Aeronautica Militare ha utilizzato una unità di bio-contenimento per il trasporto di pazienti altamente infetti, la ATI-Aircraft Transit Isolator, che permette la somministrazione di cure intensive  al tempo stesso proteggendo al contempo il personale addetto al trasporto e i sanitari. Da quanto si apprende l’Italia è uno di pochi paesi in grado di fornire questo tipo di intervento specifico.

Ma quello che preoccupa non è certamente la procedura di trasporto perché certamente l’Italia è uno dei paesi in grado di affrontare con successo le emergenze sanitarie, bensì il numero di soggetti a rischio da trattare contemporaneamente. Un conto è affrontare una sola emergenza, altra cosa è affrontarne diverse contemporaneamente anche perché è difficile pensare che il paese disponga di un numero adeguato di strutture del genere. Non ci dimentichiamo che l’Italia è al centro del Mediterraneo, ad un tiro di schioppo dalle coste del Nord Africa, come del resto lo dimostrano i continui sbarchi di clandestini che si verificano praticamente ogni giorno.

Al momento il Nord Africa non è ancora stato interessato dal contagio del virus Ebola, ma nulla garantisce che non lo possa essere nelle prossime Ebolasettimane, così come nulla e nessuno è in grado di garantire che tra i profughi non vi posa esser qualche paziente infetto che è riuscito a sfuggire ai controlli in terra d’Africa. Sarebbe quindi opportuno prendere le adeguate misure di prevenzione in modo da evitare che i soccorritori possano entrare in contatto con il virus, anche perché basta un solo malato per contagiare quasi tutti i compagni di traversata. C’è da augurarsi che le autorità sanitarie italiane si attrezzino per fronteggiare quella che potrebbe diventare molto più che una semplice emergenza di routine.

Fonte: tuttasalute.net

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