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Domenica, 23 Gennaio 2011 15:57

Persia, storia: impero Sasanide

Persia, storia: impero Sasanide
L’Impero Sasanide durò quattro secoli, e in politica estera continuò la tradizione partica, in una cronica guerra contro Roma prima e poi, dal sec. 5°, contro Bisanzio ...

Storia

I Sasanidi furono l'ultima dinastia indigena a governare la Persia prima dell'arrivo dell'islam.

La storia della Persia sasanide iniziò con Ardashir I che, dopo aver deposto l'ultimo arsacide Artabano IV, diventò Šāhanšāh nel 226 e si concluse con Yazdgard III nel 651, quando la conquista araba mise fine all'indipendenza persiana.

Il nome della dinastia deriva da quello di Sāsān, sacerdote del Tempio di Anahita, e padre di Papak (o Babak) che governava una piccola città della Persia. A quel tempo le province dell'impero parto costituivano dei regni quasi autonomi dal potere degli Arsacidi e la Persia, su cui regnava Gocir, era uno di questi. Papak, la cui condizione era quella di vassallo, approfittando della guerra dinastica scoppiata tra l'arsacide Vologase VI e suo fratello Artabano IV, si ribellò a Gocir e si proclamò re di Persia.

Ardašir I, succeduto al padre, estese il suo potere sulle province confinanti finché Artabano IV decise di muovere guerra al suo ambizioso sottoposto. A Hormizdeghan nel 224 l'esercito arsacide fu sconfitto da quello persiano e lo stesso Artabano perse la vita, lasciando via libera ad Ardašir per la conquista del resto delle province occidentali dell'Iran. Nel 226 Ardašir fu incoronato Šāhanšāh a Ctesifonte.

Ardašir proclamò la sua dinastia erede di quella achemenide e operò per annullare le influenze culturali ellenistiche e ristabilire le antiche tradizioni della cultura persiana. Lo Zoroastrismo divenne religione di stato e i Magi, il clero zoroastriano, acquisirono grandi privilegi e potere. Ardašir rivendicò anche la sovranità su tutti i territori degli achemenidi, comprese Armenia e Mesopotamia, arrivando fatalmente allo scontro con l'impero romano.

Il figlio Šāpūr (Sapore I) salì al trono nel 241 e continuò la politica estera del padre. Dopo aver espanso i suoi domini a oriente, penetrò in territorio romano conquistando Antiochia di Siria e sconfiggendo ripetutamente gli imperatori Gordiano III e Filippo l'Arabo. Nel 260 a Edessa sconfisse e fece prigioniero Valeriano, un'inaudita umiliazione per i romani. Odenato, Caro e Diocleziano riuscirono in seguito a riconquistare la gran parte dei territori perduti e una pace fu sancita nel 298 che ratificava il nuovo equilibrio.

Šapur promosse il commercio con l'India e l'Arabia e fondò diverse città nei territori spopolati della Persia, dove insediò immigranti dai territori romani, per lo più cristiani perseguitati in patria ai quali lo scià garantiva la completa tolleranza religiosa. Fu protettore di Mani, fondatore del Manicheismo, e delle comunità ebraiche.

I successori di Sapore I, istigati dai Magi, non furono altrettanto tolleranti e perseguitarono tutti i culti diversi dallo Zoroastrismo. Le persecuzioni contro i cristiani furono la causa di diverse guerre con i romani. Narseh fu sconfitto e costretto a cedere tutti i territori a ovest del Tigri.

Espansione sotto Sapore II (309-379)

In seguito alla morte di Hormizd II, gli Arabi iniziarono a devastare e a saccheggiare le città meridionali dell'impero, attaccando tra l'altro anche la provincia di Fars, il luogo in cui nacque il fondatore della dinastia Sasanide. Nel frattempo, i nobili Persiani uccisero il primogenito di Hormizd II, accecarono il secondogenito e imprigionarono il terzogenito (che in seguito fuggì in territorio romano). Salì al trono il figlio non ancora nato di una delle mogli di Hormizd II, Sapore II. Sapore II (309–379) potrebbe essere stato l'unico re in tutta la storia a venire incoronato nell'utero materno: la corona venne posta sul pancione della madre. Sapore II era quindi già nato re. Durante la sua giovinezza l'impero venne governato dalla madre e dai nobili. Quando divenne maggiorenne, assunse le redini del potere e dimostrò rapidamente il suo talento.

Sapore II per prima cosa condusse il suo piccolo ma disciplinato esercito a sud per respingere gli Arabi; li sconfisse e li cacciò dall'impero, mettendo al sicuro la parte meridionale dell'impero.[1] Poi iniziò la sua prima campagna militare contro i Romani a occidente, dove i Persiani vinsero una serie di battaglie ma non riuscirono a annettere al loro impero nessun territorio a causa dei falliti assedi all'importante città di frontiera di Nisibis e alla riconquista romana delle città di Singara e Amida che erano cadute durante la guerra in mano Persiana. All'insuccesso persiano contribuirono le incursioni dei nomadi ai confini orientali dell'impero, che minacciavano la Transoxiana. Sapore, per fermare queste incursioni, decise di interrompere la guerra contro i romani e firmò un trattato di pace con Costanzo II (353–361).

Sapore II marciò poi a est verso Transoxiana per combattere contro le tribù nomadi dell'Asia Centrale, le sconfisse e annesse l'area conquistata all'Impero Sasanide. Completò inoltre la conquista dell'Afghanistan strappandolo ai Kushiti e si espanse a sud verso l'Arabia.

Sapore II, insieme al re nomade Grumbate, attaccò i Romani nel 359, e prese in poco tempo le città di confine di Singara e Amida. L'imperatore romano Giuliano (361–363) rispose penetrando in territorio sasanide e sconfiggendo l'esercito di Sapore a Ctesifonte, ma non essendo riuscito a prendere la capitale, Giuliano venne ucciso mentre cercava di ritirarsi in territorio Romano. Il suo successore Gioviano (363–364) dovette cedere tutte le province che i sasanidi avevano ceduto a Roma nel 298 oltre a Nisibis e Singara.

Periodo intermedio (379-498)

Dalla morte di Sapore II fino alla prima incoronazione di Kavadh I (488–531) la Persia conobbe un periodo di stabilità con poche guerre contro l'impero romano d'oriente (meglio conosciuto come impero bizantino). In questo periodo la politica religiosa dei sasanidi variava da re a re. Nonostante una serie di re deboli, il sistema amministrativo fondato da Sapore II rimase forte, e l'impero continuò a funzionare efficacemente.

Alla sua morte nel 379, Sapore II lasciò un potente impero al fratellastro Ardašir II (379–383; figlio di Vahram di Kushan) e al figlio Sapore III (383–388), nessuno dei quali si dimostrò però alla sua altezza. In questo periodo l'Armenia, in seguito a un trattato di pace, era stata spartita in due parti: una faceva parte dell'impero romano d'oriente e l'altra apparteneva ai Sasanidi.

Il figlio di Bahram IV Yazdgard I (399–421) viene spesso paragonato a Costantino I. Come lui, era forte sia nel fisico sia nella diplomazia. Come la sua controparte Romana, Yazdgard I era opportunista. Come Costantino il Grande, Yazdgard I fu tollerante verso tutte le religioni, anche quelle in passato perseguitate dai suoi predecessori. Fermò le persecuzioni contro i Cristiani e punì i nobili e i sacerdoti che li perseguitavano. Il suo regno fu un periodo di pace relativa ed ebbe buoni rapporti con i romani. Sposò pure una principessa ebrea che gli diede un figlio, Narsi.

Il successore di Yazdegerd I fu il figlio Bahram V (421–438), uno dei re sasanidi più noti e l'eroe di molti miti. Questi miti persistettero anche dopo la distruzione dell'Impero sasanide ad opera degli Arabi. Bahram V, meglio noto come Bahram-e Gur, salì al potere dopo l'improvvisa morte (o assassinio) di Yazdgard I nonostante l'opposizione dei nobili grazie all' aiuto di al-Mundhir, re arabo di al-Hira. La madre di Bahram V era Soshandukht, la figlia dell'Esiliarca ebraico. Nel 427 fronteggiò un'invasione di Eftaliti e li sbaragliò, estendendo la sua influenza nell'Asia Centrale. Venne però sconfitto dai romani (ormai bizantini) nel 421 e costretto a concedere libertà di culto ai sudditi cristiani. Bahram V depose il re vassallo della parte Persiana dell' Armenia e la rese una provincia.

Il figlio di Bahram V Yazdgard II (438–457) fu un re giusto e moderato ma, al contrario di Yazdgard I, perseguitò le minoranze religiose, in particolare i Cristiani.

All'inizio del suo regno, Yazdgard II formò un esercito multietnico, comprendente anche i suoi alleati Indiani, e attaccò l'Impero Romano d'Oriente nel 441 senza riuscire a conquistare niente. Radunò poi le sue forze a Nishapur nel 443 e lanciò una prolungata campagna militare contro i Kidariti. Alla fine li sconfisse e li cacciò oltre il fiume Oxus nel 450.

Durante questa guerra, Yazdgard II divenne sospettoso dei Cristiani nell'esercito e li espulse dall'esercito e dalla politica. Perseguitò poi i cristiani e, seppur di meno, gli ebrei.[4] Per ristabilire il Zoroastrismo in Armenia, sconfisse dei cristiani armeni ribelli nella Battaglia di Vartanantz nel 451. Gli Armeni rimasero, nonostante tutto, per la maggior parte Cristiani. Combatté di nuovo poi i Kidariti fino alla sua morte nel 457.

Ormisda III (457–459), il figlio più giovane di Yazdgard II, salì al trono. Durante il suo breve regnò, dovette combattere il fratello maggiore Peroz, che godeva dell'appoggio della nobiltà,[5] e dei Eftaliti in Bactria. Venne ucciso da suo fratello Peroz nel 459.

All'inizio del V secolo, gli Eftaliti (Unni bianchi), insieme ad altre tribù nomadi, attaccarono la Persia. In un primo momento Bahram V e Yazdgard II inflissero loro decisive sconfitte e riuscirono a cacciarli dall'Impero. Ma alla fine del V secolo gli Unni ci riprovarono e sconfissero Peroz I (457–484) nel 483. In seguito a questa vittoria gli unni invasero e saccheggiarono parti della Persia orientale per due anni. I Sasanidi per alcuni anni dovettero pagare pesanti tributi agli Eftaliti.

L'apogeo dell'Impero (498-622)

Per pagare i tributi agli Eftaliti, l'imperatore Kavadh I chiese un prestito ai bizantini. Al rifiuto dell'imperatore bizantino, Kavadh I decise di iniziare una nuova guerra contro i bizantini (o Romani d'Oriente). Con il supporto dei Eftaliti, nel 502 l'esercito sasanide prese Teodosiopoli (Erzurum) nella moderna Turchia, ma la riperse subito dopo. Nel 503 prese Amida (Diarbekr) sul Tigri. Nel 504 un'invasione dell'Armenia da parte degli unni dal Caucaso costrinse però i Sasanidi a firmare un armistizio, che prevedeva la cessione della città di Amida ai Romani d'Oriente, e un trattato di pace firmato nel 506.

Nel 521/2 Kavadh perse il controllo della Lazica, che era diventata fedele ai Romani d'Oriente; un tentativo da parte dei Iberiani nel 524/5 di fare lo stesso fece scoppiare una guerra tra l'impero romano d'Oriente e la Persia. Nel 527 un'offensiva bizantina contro Nisibis venne respinta e i tentativi di fortificare le posizioni vicino la frontiera vennero ostacolati. Nel 530, Kavadh mandò un esercito comandato da Firouz il Mirrane ad attaccare l'importante città bizantina di confine di Dara. L'esercito sasanide si scontrò con l'esercito bizantino condotto dal generale Belisario, e sebbene fosse superiore in numero, fu sconfitto nella Battaglia di Dara. Nello stesso anno, un secondo esercito persiano condotto da Mihr-Mihroe venne sconfitto a Satala dai bizantini comandati da Sittas e Doroteo, ma nel 531 un esercito Persiano, appoggiato da un contingente lakhmide condotto da al-Mundhir IV, sconfisse Belisario nella Battaglia di Callinico e nel 532 fu concluso un trattato di pace "eterna".[6] Sebbene non fosse riuscito a liberarsi dal giogo degli Eftaliti, Kavadh riuscì a riportare l'ordine nello Stato con alcuni provvedimenti di politica interna, combatté con successo i romani d'oriente e fondò alcune città.

Alla morte di Kavadh I, salì al trono il figlio Cosroe I, anche conosciuto come Anushirvan ("anima immortale"; regnò tra il 531–579). È il più celebrato dei re sasanidi. Sebbene l'imperatore bizantino Giustiniano (527–565) avesse pagato 440.000 pezzi d'oro per mantenere la pace, nel 540 Cosroe I ruppe la "pace eterna" del 532 e invase la Siria, dove saccheggiò la città di Antiochia deportandone la popolazione in Persia. A questo seguirono altri successi: nel 541 Lazica ritornò in mano persiana, e nel 542 un'offensiva bizantina in Armenia fu sconfitta a Anglon. Una tregua di cinque anni firmata nel 545 venne interrotta nel 547 quando Lazica ritornò in mano bizantina; la guerra venne ripresa, ma rimase limitata alla zona di Lazica, che venne conservata dai Bizantini quando la pace fu conclusa nel 562.

Nel 565, Giustiniano I morì e gli succedette al trono Giustino II (565–578). Un anno prima il governatore sasanide di Armenia, della famiglia Suren, costruì un tempio del fuoco a Dvin presso la moderna Yerevan, e fece uccidere un membro influente della famiglia mamikoniana, scatenando una rivolta che portò al massacro del governatore persiano e della sua guardia nel 571, mentre la ribellione si era estesa anche all'Iberia. Giustino II approfittò della rivolta armena per interrompere i tributi annuali ai Sasanidi di Cosroe I per la difesa del Caucaso. Gli Armeni furono accolti come alleati, e un esercito fu mandato in territorio sasanide e assediò Nisibis nel 573. Tuttavia l'assedio fallì e i persiani contrattaccarono assediando e prendendo Dara e devastando la Siria. Giustino II fu costretto a accettare di pagare tributi annuali in cambio di una tregua di cinque anni sul Mesopotamico, sebbene la guerra continuò altrove. Nel 576 Cosroe I attaccò l'Anatolia saccheggiando Sebasteia e Melitene, ma l'offensiva sasanide terminò con una disfatta: sconfitti fuori dalle mura di Melitene, i Persiani subirono pesanti perdite e furono costretti a ritirarsi al di là dell'Eufrate sotto attacco bizantino. Approfittando della momentanea vulnerabilità persiana, i Bizantini irruppero in territorio sasanide. Khosrau chiese la pace, ma decise di continuare la guerra dopo una vittoria del suo generale Tamkhosrau in Armenia nel 577 e la guerra riprese anche in Mesopotamia. La rivolta armena terminò con un'amnistia generale e l'Armenia ritornò in mano sasanide.

Alla morte di Cosroe I, Ormisda IV (579–590) salì al trono. La guerra con i bizantini continuò fino a quando il generale Bahram Chobin, messo da parte e umiliato da Ormisda, organizzò una rivolta nel 589. L'anno successivo Ormisda venne assassinato e gli successe al trono il figlio Cosroe II (590–628), ma il cambio di re non riuscì a placare l'ira di Bahram, che sconfisse Cosroe, costringendolo a rifugiarsi in territorio bizantino, e salendo al trono come Bahram VI. Con l'aiuto di truppe fornitegli dall'Imperatore bizantino Maurizio (582–602), Cosroe II riuscì a ottenere una vittoria decisiva sull'esercito di Bahram a Ganzak (591), riuscendo così a ritornare al potere. In cambio dell'aiuto di Maurizio, Cosroe dovette cedere ai Bizantini tutti i territori occupati dai persiani durante la guerra, l'Armenia e l'Iberia orientale.

Quando Maurizio venne deposto e ucciso dall'usurpatore Foca (602–610) nel 602, Cosroe II usò l'omicidio del suo benefattore come pretesto per iniziare una nuova invasione. Approfittando della guerra civile a Bisanzio, Cosroe II conquistò la Siria e Antiochia nel 611. Nel 613 i Bizantini, guidati dall'imperatore Eraclio (610–641), contrattaccarono ma furono sconfitti presso Antiochia dai generali sasanidi Shahrbaraz e Shahin. Gerusalemme cadde nel 614, Alessandria nel 619 e il resto dell'Egitto nel 621. Il sogno sasanide di restaurare l'impero achemenide stava quasi per realizzarsi. L'impero bizantino era sull'orlo del collasso.

Declino e caduta (622–651)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Caduta dell'Impero Sasanide e Conquista islamica della Persia.

All'espansione sotto Cosroe II, seguì però il declino. L'imperatore bizantino Eraclio (610–641) aveva infatti riorganizzato il suo esercito e aveva contrattaccato. Tra il 622 e il 627 Eraclio combatté i Persiani in Anatolia e nel Caucaso, infliggendo una serie di sconfitte all'esercito sasanide comandato da Cosroe, Shahrbaraz, Shahin e Shahraplakan, saccheggiando il grande tempio zoroastriano a Ganzak e stringendo delle alleanze con i Khazar e il Khaganato turco occidentale. Nel 626 Costantinopoli venne assediata dagli Slavi e gli Avari, che erano appoggiati dall'esercito persiano comandato da Shahrbaraz, ma i tentativi di traghettare i Sasanidi in Europa vennero bloccati dalla flotta bizantina e l'assedio fallì. Nell'inverno 627-8 Eraclio invase la Mesopotamia e, nonostante la partenza dei suoi alleati Khazar, sconfisse l'esercito sasanide comandato da Rhahzadh nella Battaglia di Ninive. Marciò poi verso il Tigri, devastando il paese e saccheggiando il palazzo di Cosroe a Dastagerd. La distruzione dei ponti sul Canale Nahrawan gli impedì di attaccare Ctesifonte e condusse ulteriori incursioni prima di ritirarsi nell'Iran nordoccidentale.

L'impatto delle vittorie di Eraclio, della devastazione dei territori più ricchi dell'Impero sasanide e le umilianti distruzioni di Ganzak e Dastagerd aveva fatalmente fatto perdere a Cosroe il suo prestigio e il supporto datogli dall'aristocrazia sasanide, e nei primi mesi del 628 venne deposto e assassinato da suo figlio Kavadh II (628), che pose immediatamente fine alla guerra, accettando di ritirarsi da tutti i territori occupati. Kavadh morì in pochi mesi e alla sua morte seguì il caos e una guerra civile. Nei quattro anni successivi si succedettero ben cinque re, incluse due figlie di Cosroe II e Shahrbaraz, e l'impero sasanide si indebolì considerevolmente. Il potere, prima detenuto dalle autorità centrali, passò nelle mani dei generali.

Nella primavera del 632, un nipote di Cosroe I, Yazdegerd III, salì al trono. Nello stesso anno i musulmani fecero le prime incursioni nel territorio sasanide. Anni di guerra continua avevano indebolito sia i Bizantini che i Sasanidi. I Sasanidi vennero indeboliti anche da una crisi economica, da tasse elevate, malcontento religioso, rigida stratificazione sociale, ascesa dei proprietari terrieri provinciali e un rapido susseguirsi di re. Questi fattori facilitarono la Conquista islamica della Persia.

Yazdegerd era un ragazzo alla mercé dei suoi consiglieri ed era incapace di unire un paese vasto sbriciolatesi in piccoli regni feudali, nonostante i Bizantini, impegnati a respingere gli attacchi dei musulmani, non fossero più una minaccia. Il primo scontro tra Sasanidi e l'esercito islamico avvenne nella Battaglia del Ponte nel 634 e venne vinto dai Sasanidi; tuttavia gli Arabi non si arresero e poco dopo le truppe disciplinate di Khalid ibn al-Walid, generale dell'esercito arabo, sconfissero l'esercito persiano comandati dal generale Rostam Farrokhzad nelle pianure di al-Qādisiyyah nel 637 e assediarono Ctesifonte. Ctesifonte cadde dopo un prolungato assedio. I governatori sasanidi provarono a unire le loro forze per respingere gli invasori, ma il tentativo fallì a causa dell'assenza di una forte autorità centrale, e i governatori vennero sconfitti nella Battaglia di Nihawānd.

In cinque anni la maggior parte del territorio sasanide venne annesso al califfato Islamico. Con l'assassinio di Yazdgard III a Merv nel 651 si concludeva la storia dei Sasanidi e iniziava quella della Persia islamica.

Economia, cultura e religione dell'Impero sasanide

Il benessere dell'Impero sasanide derivava in gran parte dal commercio: infatti, argenterie romane e sete cinesi arricchivano i mercati persiani. Il commercio arricchì anche le conoscenze culturali sasanidi, perché i commercianti diffondevano libri che trattavano di astronomia indiana e medicina greca. Inoltre, l'arte persiana influenzò positivamente anche altre culture, come quella della lontana Cina. Come si sa, la religione di Stato era lo Zoroastrismo: ma nacque un nuovo entusiasmo religioso, il Manicheismo, fondato dal profeta Mani, che fondeva elementi religiosi cristiani, buddisti e zoroastriani. Questa nuova religione, mal vista dai sacerdoti zoroastriani, raggiunse anche la Cina, il Turkestan, la Sogdiana e l'Adiabene.

Lista dei sovrani sasanidi

* Ardašir I (Artaserse) 224-241

* Sapore I (Šapur) 241-272

* Ormisda I (Hormoz) 272-273

* Bahram I 273-276

* Bahram II 276-293

* Bahram III 293-293

* Narsete (Narseh) 293-302

* Ormisda II 302-309

* Sapore II 309-379

* Ardašir II 379-383

* Sapore III 383-388

* Bahram IV 388-399

* Yazdgard I 399-420

* Bahram V 420-438

* Yazdgard II 438-457

* Ormisda III 457-459

* Peroz 459-484

* Balash 484-488

* Kaveh I 488-496 (primo regno)

* Zamasp 496-498

* Kaveh I 498-531 (secondo regno)

* Cosroe I Anushirvan 531-579

* Ormisda IV 579-590

* Bahram VI Chobin 590-590

* Cosroe II Parviz 590-628

* Kavadh II 628-628

* Ardašir III 628-629

* Shahvaraz di Persia 629-629

* Porandoxt 629-630

* Ormisda V 630-632

* Yazdgard III 632-651

 


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