Questo sito e’ chiuso. Ci siamo trasferiti su: Parstoday Italian
Mercoledì, 08 Dicembre 2010 19:31

Iran/ breve storia: dai Medi all'impero Sasanide, dall'arrivo dell'islam alla dinastia Qajar

Dalle origini alla dominazione arsacidica

 

La più antica formazione politica a noi nota sul suolo persiano è l’Impero dei Medi, gente iranica che tra il sec. 8° e il 6° a.C. dominò nella zona settentrionale dell’altopiano.

Alla supremazia dei Medi dapprima si affiancò e poi si sostituì quella dei Persiani veri e propri stanziati nella zona meridionale del Paese (Perside). Con la famiglia reale degli Achemenidi, e il suo gran capostipite Ciro, l’Impero persiano assunse una posizione di primo piano nella storia non solo dell’Asia ma di tutto il mondo antico.

Ciro il Vecchio, una delle più grandi figure dell’antichità, spicca su ogni altra per aver temperato il valore e l’intraprendenza in guerra con la sapienza organizzativa e con un raro senso di tolleranza e di umanità. Sotto di lui fu abbattuto il regno dei Medi (550 a.C.) poi il regno lidio e infine quello babilonese. Quando nel 528 Ciro morì, l’Impero si estendeva dal Caucaso all’Oceano Indiano, dal Mediterraneo all’Asia Centrale. Il figlio di Ciro, Cambise, intraprese la conquista dell’Egitto (525) ma morì nel 522 mentre faceva ritorno in Persia. Dai drammatici ed oscuri eventi che seguirono emerse il ramo cadetto degli Achemenidi, asceso al trono con Dario I figlio di Istaspe (522-485), che compì l’opera di Ciro e portò l’Impero persiano all’apogeo della potenza. Il regno di Dario ci è noto oltre che per le fonti greche, per le iscrizioni stesse del Gran Re, soprattutto quelle di Persepoli. L’immenso Impero fu diviso in venti satrapie, collegate da una mirabile rete stradale e governate da una salda ed elastica organizzazione burocratica facente capo al sovrano: il potere centrale rispettava la libertà religiosa e assicurava la prosperità economica dei singoli popoli sottomessi, traendone a un tempo, con i tributi e le prestazioni in natura, i mezzi per una fastosa vita di corte e per un’imponente attività edilizia. L’espansione persiana portò Dario a guerreggiare contro i Greci (insurrezione ionica: 498-94; spedizione punitiva del 490, battaglia di Maratona).

Morto Dario, la sua politica anti-ellenica fu ripresa dal figlio Serse (battaglie di Salamina -480- e di Platea -479-) e la ulteriore storia degli Achemenidi sino alla conquista di Alessandro ci è nota quasi esclusivamente da fonti greche. Gli episodi principali di questa storia sono le contese per il regno tra Artaserse II e Ciro il Giovane, terminate con la disfatta di questo a Cunassa (401) e la pace di Antalcida (386) che ribadiva il dominio persiano sulle colonie greche d’Asia Minore. La riscossa della Grecia, che pose termine al bisecolare duello dell’Europa ellenica contro l’Asia persiana, si compì poi con meravigliosa rapidità con la spedizione di Alessandro e il crollo dell’antico Impero persiano (morte dell’ultimo Achemenide, Dario III, nel 330 a.C.). ma neanche Alessandro Magno potè realizzare il suo gran disegno di fondere in un unico impero universale Elleni ed asiatici, e la morte di lui nel 323 a.C. concluse per la Persia, privata dell’indipendenza e della sovranità, il più antico periodo della sua storia.

Per qualche decennio la Persia gravitò nell’orbita del Regno Seleucidico, ma tali vincoli diretti di sudditanza si allentarono rapidamente, e alla metà del 3° secolo nuove formazioni politiche si profilarono sul suolo iranico: all’estremo est il regno di Battriana, più a occidente il regno degli Arsacidi di Partia il cui fondatore Arsace, assunto il titolo di re nel 250, fissò la sua capitale a Ecatompilo.

Sorgeva così, con centro nella Mesopotamia e nella Media, lo stato feudale e militare dei Parti, per cinque secoli il più vitale e aggressivo avversario prima dei Seleucidi e poi di Roma. Nei primi decenni del 3° secolo d.C. la vecchia compagine arsacide fu attaccata, dal sud, da un movimento interno di rivolta che ebbe il suo focolaio nella Perside e il suo capo in Ardashir, d’una nobile stirpe meridionale che pretendeva di riconnettersi agli antichi Achemenidi.

Il trionfo di Ardashir, che nel 226 d.C. entrava nella capitale partica Ctesifonte, inaugurò l’ultimi periodo di potenza della Persia pre-musulmana.

L'impero Sasanide

Il nome deriva da quello di Sasan, avo di Ardashir. L’Impero durò quattro secoli, e in politica estera continuò la tradizione partica, in una cronica guerra contro Roma prima e poi, dal sec. 5°, contro Bisanzio. La lotta sul fronte occidentale continuò con alterne vicende, devastando la Mesopotamia, l’Armenia e la Siria; sotto il secondo Sasanide, Sapore I, lo stesso Imperatore Valeriano cadeva, a Edessa, nel 260, in prigionia. Nel 613-616, alla vigilia della caduta dei Sasanidi, le loro armi vittoriose giungevano fino a Damasco, a Gerusalemme e in Egitto, come già prima (570) erano giunte nello Yemen. A oriente i Sasanidi lottarono per arginare l’infiltrazione e l’offensiva dei Turchi, comparsi nel 6° secolo nell’Asia Anteriore. Si compì sotto i Sasanidi la piena restaurazione della tradizione religiosa zoroastriana, col mazdeismo eretto per la prima volta a religione di stato. La maggiore figura della dinastia Sasanide è Khusraw I Anusharwan (531-579), il contemporaneo e rivale di Giustiniano. Dopo aver con lui conosciuto il più alto grado di potenza politica e di splendore culturale lo stato sasanide cadde nei decenni seguenti in una serie di crisi dinastiche, economiche e sociali, da cui non si sollevò più. E a partire dal 632 si trovò esposto, quasi senza difesa, all’inatteso violento urto degli Arabi, che in pochi anni distrussero l’Impero modificando profondamente la società e la cultura persiana.

Dalla conquista dell'islam alle dinastie turcomanne

L’invasione araba, cominciata quasi subito dopo la morte di Maometto, spazzò via in pochi anni l’Impero Sasanide e inaugurò per la Persia un nuovo periodo della sua storia , modificandone profondamente l’assetto sociale e la vita spirituale. Lo zoroastrismo decadde rapidamente di fronte ad un’intensiva islamizzazione; l’Islam fu abbracciato dalla maggior parte del popolo iranico e lo permeò profondamente ricevendone in cambio influssi e reazioni che si fecero sentire nella ulteriore sua evoluzione religiosa e culturale. Non si può parlare, qui come altrove, di conversione violenta, ma della genuina forza attrattiva di una nuova fede, aiutata da motivi economici e sociali. Nel 651 cadde assassinato l’ultimo sovrano Sasanide, Yezdegerd III. Verso il 650 può dirsi terminata la conquista araba. La Persia propria fu per quasi due secoli una provincia dell’Impero dei califfi. Ma rivalità tribali arabe e fermenti nazionali e sociali iranici al servizio di ambizioni dinastiche fecero esplodere, verso la metà del sec. 8°, dalla provincia di frontiera del Khorasan, quella rivoluzione che abbattè il califfato degli Omayyadi (661-750) e vi sostituì quello degli Abbasidi (750-1258), arabi anch’essi ma appoggiantisi a forze militari e civili in buona parte iraniche. Pochi decenni dopo, del resto, si cominciarono a formare nella Persia di nord-est quelle autonome dinastie periferiche con cui si inizia lo sfaldamento del califfato arabo unitario. L’avvento dei Selgiuchidi, turchi di stirpe, a metà del sec. 11° ricreò un grande stato unitario nelle provincie orientali del califfato: fu questo un periodo di grande floridezza economica e di rigoglio culturale per la Persia islamizzata, essendosi i Selgiuchidi interessati non solo alla conquista ma alla pacifica organizzazione e alla prosperità del Paese. Lo stato selgiuchide cadde verso la metà del sec. 12°. Iniziava poco dopo (nel 1220) la turbinosa conquista dei Mongoli di Genghiz Khan, che causò perdite incalcolabili di vite e beni nelle provincie iraniche. Questi stessi nomadi furono assimilati dalla civiltà islamica e lo stato mongolo dei Timuridi (1369-1349) segnò per la Persia, a compenso delle iniziali rovine, un periodo di rinnovato splendore economico e culturale. Ai Timuridi successe un periodo di anarchia, con frazionamento territoriale della Persia: il Paese fu riunificato ai primi del sec. 16° sotto i Safavidi, il cui regno (1502-1730) inaugurò la storia moderna della nazione persiana.

Dai Safavidi alla dinastia Qajar

Sotto i Safavidi, la cui dinastia iniziò con Shah Esma’il (1499-1524) fu adottato, anche in funzione anti-ottomana, come religione nazionale l’Islam sciita L’unità territoriale del Pese fu ricostituita all’incirca negli stessi confini dell’Impero sasanide. A occidente fu contenuta la spinta ottomana, fino a raggiungere, durante il regno di Abbas il Grande (1587-1628), un periodo di floridezza economica e solidità amministrativa. I successori di Abbas non ne mantennero le acquisizioni e nel 1722 la nazione fu travolta da un’invasione afghana. Il regno risorse per opera dell’avventuriero sunnita del Khorasan Nadir Shah (1736-47) che cacciò gli afghani. Ma alla sua scomparsa la Persia ripiombò nel caos e, dopo l’effimera dinastia degli Zand, seguì un nuovo periodo di sanguinose guerre civili, terminate con l'insediamento della dinastia turca dei Qajar (1794-1925). Questa, che si protrasse fino al 1925, si caratterizzò come un regime di oppressione politica, mentre, sul terreno economico, cedette al controllo europeo parti cospicue del territorio nazionale e lo sfruttamento delle più importanti risorse del Paese. Agli inizi dell’età Qajar risale infatti la penetrazione russa e inglese. Si videro però anche i primi accenni di risveglio nazionale grazie all’opera di una èlite di intellettuali, religiosi e laici, che tra la fine del 19° e gli inizi del 20° secolo cercò di ottenere la Costituzione (1905-09) e di mantenere intatti i beni del Paese. Dopo la prima guerra mondiale emerse Reza Pahlavi, militare nazionalista che, con l’aiuto soprattutto britannico, assunse il titolo di scià e fondò una propria dinastia in luogo degli espulsi Qajar (1925).


Altro in questa categoria: Grande Persia: impero dei Sasanidi »

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna