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Venerdì, 01 Agosto 2014 06:21

30 luglio: la commemorazione del grande filoso e mistico persiano Sohravardi

Nel calendario ufficiale dell’Iran il 30 luglio viene commemorato come la giornata nazionale del grande filosofo e mistico iraniano  (il 8 mordad, il quinto mese nel calendario persiano).

 

Shihab al-Din Yaḥya Sohravardi  (Sohravard, 1155 – Aleppo, 29 luglio 1191) è stato un filosofo e mistico persiano.

Fondatore della teosofia orientale o filosofia illuminazionista o illuminativa, una forma di Filosofia islamica. Nacque in Persia, nel 1155 a Sohravard e morì il 29 luglio del 1191 a Aleppo nell'attuale Siria. Il suo nome significa "abitante di Sohravard", o "colui che viene da Sohravard".

Partì molto giovane per studiare a Maragha, presso lo shaykh Majd al-Din Jili che si occupò anche dell'istruzione di un altro filosofo, al-Rāzī. A seguito di una crisi religiosa provocata dalla visione estatica di Aristotele, si avvicinò al Sufismo nel tentativo di praticare al contempo l'esperienza mistica (tâ'âlloh) e la conoscenza filosofica (bath). Adottò uno stile di vita itinerante, frequentò le khanqa ("conventi" sufi), assisté spesso alle loro sessioni di danza e di musica (sama'i), che lui stesso apprezzò e raccomandò per raggiungere l'estasi.

L'originalità e la saggezza dell'Ishraq fondata da Sohravardi consiste nell'unificazione e sintesi dell'eredità zoroastriana con la filosofia platonica e la rivelazione islamica. L'"Oriente" descritto dalla sua "Saggezza orientale" è infatti un Oriente "interiore", il simbolo di una Luce di Conoscenza, opposta all'"esilio occidentale" che è oblio e allontanamento di questa conoscenza nelle tenebre della materia.

 

La filosofia illuminativa di Sohravardi si discosta radicalmente nell'uso di un linguaggio simbolico innestato principalmente nell'antica saggezza persiana, in cui convivono elementi comuni alle diverse culture del Vicino ed Estremo Oriente, grazie al quale Sohravardi sviluppa una ḥikmat al-ishrāq - concetto di difficile traduzione dal momento che Ishrāq significa in arabo "levar del Sole all'alba", e questa "saggezza", che il filosofo non pretende di inventare ma piuttosto invita a richiamare e a restaurare, è paragonabile a un Sole interiore che rischiara intellettualmente e spiritualmente, e ci fa godere della Verità.

Possiamo senz'altro dire che il filosofo iranianoMulla Sadra, Avicenna, sviluppò e perfezionò il pensiero della scuola illuminativa di Sohravardi e diede decisamente un apporto nuovo al processo filosofico dell'Islam riuscendo a condensare e sviluppare le idee di tutti i maggiori esponenti del pensiero islamico .

L'elemento fondamentale della filosofia di Sohravardi è la Luce, pura e immateriale, sorgente di tutte le altre manifestazioni, che si svelano man mano che questa Luce declina la sua intensità; mediante un'interazione complessa, queste luci provocano tutt'intorno una rifrazione di raggi luminosi orizzontali, paragonabili alle Forme platoniche che presiedono alle specie del mondo terrestre.

Secondo la cosmologia sohravardiana, tutte le creature provengono da emanazioni successive e graduali della luce, le quali provengono dalla Luce originaria, (Nūr al-anwār).

I discepoli di Sohravardi si rivolgevano al maestro col titolo onorifico di "Shaykh al-Ishrāq", Maestro dell'Illuminazione. Veniva anche chiamato Maestro della teosofia orientale. I suoi insegnamenti hanno esercitato una forte influenza sul pensiero iranico, ed è stato affermato più volte che la Saggezza orientale sta alla filosofia come il Sufismo sta alla teologia scolastica e canonica.

La maggior parte dei logici e filosofi musulmani considera l'idea di necessità decisiva una delle più importanti innovazioni di Sohravardi nella storia della speculazione.

Oltre a mistica e filosofia, Sohravardi scrisse di logica, di fisica e di epistemologia. Fu anche un eccellente matematico e, secondo il biografo Shahrazurî, "conosceva problemi dell'algebra che nessuno sapeva risolvere".

Elémire Zolla fu tra i pochi a menzionare il filosofo persiano. Sulla scorta delle speculazioni dell'iranista francese Henry Corbin, denunciò l'eclissi in età moderna dell'ʿalam-e mithal, mundus imaginalis e l'importanza del riacquistare un corretto uso dell'immaginazione.

 

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