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Mercoledì, 08 Maggio 2013 12:53

Iran, 15 maggio: giornata di commemorazione del grande Ferdowsi

Iran, 15 maggio: giornata di commemorazione del grande Ferdowsi
Nel corso dei suoi millenni di vita, il popolo iraniano ha dato i natali a tantissimi grandi che con le loro opere e le loro gesta, si sono resi per sempre motivo di gloria per il loro popolo.
Tra questi personaggi eterni uno dei più grandi è senza dubbio Ferdowsi, un poeta e un uomo che non ha eguali nella letturatura persiana. Per questo nel calendario ufficiale dell’Iran viene commemorato il 15 maggio (il 25 ordibehesht, il secondo mese nel calendario persiano) Ferdowsi, forse il più venerato poeta persiano.

 

Ferdowsi, che si colloca agli inizi della letteratura persiana di epoca islamica, nacque in un villaggio presso Tus in nord-est dell Persia. Suo padre fu un ricco proprietario terriero. La sua grandiosa opera epico-letteraria chiamata Shahnameh ("Libro dei Re"), alla quale dedicò 35 anni circa della propria vita, fu in origine composta per essere presentata ai sovrani samanidi, che erano i capofila del movimento di rinascita culturale iranica dopo la conquista del paese da parte degli Arabi nel corso del VII secolo.

Quando compì 23 anni, scoprì uno “Shāhnāmeh” scritto da Abu Mansur al-Mo'ammari, che tuttavia non era in forma poetica. Era una vecchia versione commissionata da Abu Mansur ibn Abdol-Razzaq. La scoperta avvenne in un momento particolare della vita del poeta. Ferdowsi avviò la composizione del suo “Shāhnāmeh” nel 977.Nel corso della vita di Ferdowsi, la dinastia samanide fu abbattuta dall'Impero ghaznavide.

Dopo trent'anni di duro lavoro, Ferdowsi completò la scrittura del poema e, due o tre anni dopo, egli si recò a Ghazni, capitale ghaznavide, per presentarlo al Sultano. Nei testi medioevali si cita in numerosi documenti lo scarso interesse mostrato dal nuovo sovrano, il Sultano Mahmud di Ghazni, nei confronti di Ferdowsi e del suo lavoro. Secondo gli storici Mahmud aveva promesso a Ferdowsi un dīnār per ogni distico scritto nello Shahnameh (per un totale di 60.000 dinar), ma in seguito ritrattò, e gli donò appena 20.000 dirham, che avevano un valore decisamente inferiore rispetto al dīnār (ci volevano 100 dirham per fare un dīnār). Alcuni pensano che questo tradimento fosse causato dalla gelosia e dalle invidie degli altri poeti che lavoravano alla corte reale; l'incidente così dette forza ai nemici di Ferdowsi presenti all'interno della corte stessa. Ferdowsi rifiutò il denaro e, secondo alcune fonti, lo donò ad un uomo povero che vendeva vino. Dopo aver peregrinato per un periodo nel Sistan e nel Mazandaran, egli ritornò infine a Tus, affranto ed adirato.

Lasciò un poema dedicato al sovrano, all'interno di un muro della stanza in cui aveva lavorato in tutti quegli anni. Era un lungo e rancoroso poema, più simile a un'invettiva, e finiva con le parole:

"La vendetta del Cielo non dimenticherà. Il tiranno arretrerà per le mie parole di fuoco, e tremerà per l'ira di un poeta".

Ferdowsi fu seppellito nel cortile della sua abitazione, dove oggi si trova il suo mausoleo. Questo monumento funerario per il grande poeta fu costruito solo nel 1925. A Roma nel 1958 è stata eretta una statua in marmo, opera dello scultore Sadighi, realizzata nello studio romano dello scultore Ugo Quaglieri.

Il 2010 è stato proclamato dalle Nazioni Unite come anno di Ferdowsi, proprio perchè il 2010 corrisponde al millesimo anniversario della stesura dello Shahname. quest’anno, l’Iran, ha promosso diverse iniziative per la presentazione di questo poeta a livello nazionale e mondiale.

La Danimarca secolo dal poeta epico persiano Ferdowsi, il 27 gennaio 2012.

L’ambasciatore iraniano in Danimarca Morteza Damanpak-Jami ha partecipato alla conferenza di Copenaghen insieme ad un numero di studiosi danesi e svedesi, professori universitari e studenti presso l'Università di Copenaghen

Ferdowsi è uno dei giganti indiscussi della letteratura persiana. Dopo il suo "Shahnameh", nell'area soggetta all'influenza della lingua persiana, nei secoli vennero scritti numerosi altri lavori simili. Tali opere, senza eccezioni, furono tutte basate sulla struttura e sullo stile del capolavoro di Ferdowsi, senza che però alcuna di esse potesse raggiungere lo stesso livello di fama e popolarità.

Ferdowsi ricopre un ruolo unico nella storia persiana, in virtù dei progressi da lui compiuti nel far rivivere e nel recuperare la lingua persiana e le tradizioni culturali. I suoi lavori sono annoverati come una componente cruciale della sopravvivenza della tradizione linguistica della Persia, in quanto tali opere hanno permesso a buona parte della lingua di rimanere intatta e codificata. A tal riguardo l'impatto di Ferdowsi sulla lingua e sulla cultura dell'odierna area culturale persiana sorpassa quello di Nezami, Omar Khayyam, Asadi Tusi, ed altre personalità letterarie di grande rilievo.

Secondo l'Enciclopedia Britannica, "i persiani ritengono Ferdowsi come il più sommo tra i loro poeti. Per circa un migliaio di anni essi hanno continuato a leggere ed a tramandarsi oralmente la sua opera principale, lo Shahnameh, nella quale l'epica nazionale persiana trovò la sua forma finale e maggiormente duratura.”

Il Libro dei Re di Ferdowsi, è un miscuglio unico di leggende e mitologia, azioni e gesta eroiche, vicende storiche e preistoriche, racconti e tragedie del passato, insomma una vera e propria enciclopedia per la Persia e i popoli iranici, un qualcosa che come dice lo stesso poeta in una famosa poesia, ha reso immortale il persiano e i persiani.

Oltre alla cultura orale, c'era poi anche quella scritta ed abbiamo detto che prima della stesura dello Shahname, il Libro dei Re, altri letterati avevano cercato di raccogliere in una sola opera i miti del passato, senza però riuscire.

Tanto ho sofferto in questi trenta anni, sì

ma in qual modo ho fatto rivivere il Farsì,

ho costruito con la poesia una regia elevata

che da vento e pioggia non può essere distrutta

non morrò d'ora in poi che son vivo io

poichè i semi della lingua li ho sparsi io

Lo Shahname è stato tradotto in diverse lingue europee,ad esempio la prima traduzione italiana è stata fatta da Italo Pizzi nel 1886. Certo la traduzione dell’opera non può contenere tutte le sue particolarità e non può trasmettere al lettore europeo il linguaggio speciale dello Shahname in maniera completa ma non per questo non ha affascinato storici e letterati.

Le copie illustrate dell'opera sono tra i più sontuosi esempi di miniatura persiana. Diverse copie rimangono oggi intatte, benché due delle più famose la Houghton Shahnameh e la Gran Mongol Shahnameh furono suddivise in fogli venduti separatamente nel XX secolo. Un unico foglio (ora al museo Aga Khan) è stato venduto per 1,7 milioni di dollari nel 2006. Il Bayasanghori Shâhnâmeh, una copia manoscritta (Palazzo Golestan, Iran), è stata inclusa dall'UNESCO nella lista della Memoria del mondo.

Jan Rypka, autore di “History of Iranian Literature”, riguardo allo Shahname scrive:

“È una verità che in tutto il mondo, è difficile trovare un’altro popolo con una simile epopea imponente che comprenda la storia, le tradizioni e la mitologia di un così vasto spazio di tempo”.

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