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Giovedì, 14 Gennaio 2016 14:17

Parte (12): il filosofo Abu Nasr Farabi' (seconda parte)

Parte (12): il filosofo Abu Nasr Farabi' (seconda parte)
In precedenza vi abbiamo esposto le informazioni generali su Abu Nasr Farabì, il grande filosofo persiano nato nell'870 d.C., e che come abbiamo spiegato nacque in una zona o dell'odierno Afghanistan, o dell'odierno Kazakistan in una famiglia iraniana e che si spostò in molte città per gli studi e che infine si spense a Baghdad nel 950 d.C.

 

Su di lui abbiamo detto che il suo contributo alla filosofia islamica ed in genere mondiale fu tale che dopo Aristotele, detto "primo maestro", venne denominato "secondo maestro" o in arabo Muallim al Thani.

Abbiamo accennato al fatto che Farabì descrive una "città ideale" secondo il suo pensiero. In questa il filosofo viene indicato come il capo della società, e l'amministratore di essa, proprio come Dio che e' amministratore di tutto il creato e degli uomini stessi.

Usando un termine odierno possiamo dire che Farabì era molto attento agli argomenti della filosofia politica. Nel suo pensiero la politica si suddivide in due categorie, quella civile e quella etica.

Quest'ultimo tipo di politica si basa sull'adorazione di Dio, la fede nel Giorno del Giudizio ed il rispetto degli insegnamenti dei profeti. La politica civile, invece, e' dettata dalle necessità sociali, ed e' caratterizzata dalla cooperazione e dalla partecipazione di tutti i cittadini. Il bello e' che Farabì cita come condizione della felicità, intesa in senso civile, la corrispondenza delle politiche civili con quelle della politica etica. Secondo il filosofo iraniano Ibrahimì Dinani: "Farabì era attento alle questioni sociali e passava dalla metafisica alla fisica e per questo viene considerato il filosofo della cultura".

In pratica, si può dire che proprio per la sua passione per la cultura, Farabì fa grande attenzione alla società ed in 14 secoli di vita dell'Islam, nessun filosofo risulta attento e scrupoloso come lui per quanto riguarda le questioni sociali.

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Secondo le testimonianze storiche sarebbero stati oltre 100 i libri scritti da Farabì che riguardavano le più disparate discipline scientifiche e purtroppo solo alcune di queste opere sono giunte fino ai giorni nostri.

La filosofia, la logica e la metafisica possono essere considerati i tre argomenti centrali del suo pensiero.

La grande opera di Farabì, secondo molti esperti, e' lo studio e la valorizzazione delle opere dell'antichità greca, soprattutto quelle di Platone ed Aristotele, ed il fatto di averle analizzate e criticate. In più Farabì, come e' stato detto, pose le basi di una nuova dottrina, nella quale accanto ai concetti della filosofia greca, vi erano anche gli insegnamenti ed i valori della religione musulmana.

Farabì usa soprattutto la filosofia per estirpare dalla religione islamica le superstizioni che lordavano essa al suo tempo. E si deve proprio a Farabì l'avvicinamento delle scienze teologiche islamiche alla filosofia.

Secondo il professor Davarì, filosofo iraniano autore dell'opera "Farabì, fondatore della filosofia islamica", Farabì raggruppò e classificò le scienze islamiche dando una base logica a queste.

Secondo Farabì, il primo principio della filosofia e' la fede nell'unicità di Dio, che e' anche il primo principio della religione.

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