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Giovedì, 17 Settembre 2015 10:53

Decima puntata: le lingue dell'altopiano iranico

Nei programmi precedenti abbiamo parlato della lingua persiana e della sua diffusione nel periodo islamico. Come ricorderete, in un primo momento, dopo la conquista islamica dell'Iran, l'arabo divenne lingua di corte e la lingua scientifica della nazione.
Per quattro secoli, quindi, il farsi rimase solo come lingua parlata dalla gente; dopo quattro secoli con la salita al potere delle prime dinastie persiane e l'indipendenza dal califfo di Baghdad, questa lingua si rafforzò ed alla fine, quando in Iran raggiunsero il potere dinastie d'etnia turca, questa lingua venne re-introdotta come lingua scientifica e letteraria e si diffuse dall'Asia minore fino all'India.
Emblematico fu il caso dell'odierna Turchia che sotto il dominio dei Selgiuchidi romani adottò la lingua persiana e persino I re usarono nomi persiani come Keiqobad e Keikhosrò.
Nel sesto secolo dell'egira, 13esimo secolo cristiano, quando Maulana Jalaleddin, noto come Rumì, migrò dalla sua città natale Balkh fino a Qonya, nell'odierna Turchia, la lingua persiana era talmente diffusa che sul suo tragitto lui non incontrò mai gente che non conoscesse la lingua persiana.
Anche la dinastia ottomana, che era discendente dei Selgiuchidi, era influenzata dalla lingua persiana, forse ancor più dei loro contemporanei Safavidi in Iran. La maggiorparte dei sultani ottomani conoscevano perfettamente il Farsi e come gli iraniani consultavano la raccolta di poesie di Hafez come un oracolo e quando i loro desideri venivano esauditi mandavano regali presso la tomba del poeta persiano Hafez a Shiraz.
E' famosa la vicenda del sultano ottomano Abdul Hamid che chiese a Hafez se andare o meno a guidare la preghiera nella moschea di Ayasofia e la poesia gli intimò di non farlo; il sultano mandò la sua carrozza vuota che esplose sul tragitto. Dopo questo fatto il sultano mandò regali preziosi presso la tomba di Hafez.
Secondo lo studioso Arnold Toynbee, quando il sultano ottomano Salim conquistò metà dell'Europa, era in realtà la civiltà persiana che arrivava in Europa e riusciva ad espandersi, attraverso gli ottomani, anche in Egitto e fino al Cairo.
In pratica questo studioso ritiene sia Sha Ismail di Persia, della dinastia Safavide, che il sultano Salim, di dinastia Ottomana, due regnanti che pur essendo rivali, erano entrambi allevati dalla cultura persiana.
Il sultano Salim scriveva poesie in Farsi, mentre il sultano Bayazid dava soldi e regali a poeti persiani come Jamì.
Al momento della conquista di Costantinopoli, il sultano ottomano Mohammad Fatih recitò a memoria la poesia del poeta persiano Khaqanì, sempre in lingua persiana.
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Persino la poesia turca classica e' in debito con la lingua persiana. La prima poesia in turco la scrisse Bahaoddin, figlio di Rumi e da lì in poi le poesie turche ripresero i concetti e le metafore tipiche della poesia persiana. Per i circa 100 anni d'inizio della sua storia la letteratura turca imitò praticamente lo stile dei persiani Jamì e Amir Alishir Navaì; i primi poeti turchi conoscevano perfettamente il persiano da cui prendevano spunto per le loro composizioni in turco; tra questi citiamo Imaduddin Nasimì.
La lingua persiana, attraverso le truppe ottomane, arrivò fino in Europa e soprattutto nei balcani. Una delle interpretazioni più complete della raccolta di poesie di Hafez e' del bosniaco Mohammad Sudi.
Anche nell'Asia centrale e nella mongolia il persiano si diffuse e divenne lingua di corte.
Anche a Toledo, in Spagna, nel periodo della conquista islamica, il persiano era una delle lingue parlate e studiate ed i testi di Farabì, Avicenna ed altri scienziati iraniani venivano venduti a prezzi elevati; la biblioteca di Toledo aveva migliaia di libri persiani.
Anche in Cina l'Islam si diffuse con la lingua persiana tant'e' vero che secondo il professor Sheffer la maggiorparte dei musulmani cinesi sono di origini persiane ed ancora oggi, gli uiguri, parlano un idioma persiano.

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