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Giovedì, 27 Agosto 2015 12:36

Parte nona: l'arrivo degli arabi in Iran ed il neo-persiano

Salve cari amici e benvenuti all'appuntamento di questa settimana con "iraniani famosi". Proseguendo la premessa a quella che sarà la discussione vera e propria in questo programma, la settimana scorsa abbiamo parlato della diffusione della lingua persiana in diversi periodi storici ed abbiamo detto che furono gli iraniani stessi a postulare le precise regole grammaticali della lingua araba nel periodo islamico.
Con l'ingresso degli arabi in Iran, ci fu un importante cambiamento anche per quanto riguarda la lingua parlata dai persiani. Al Pahlavì del periodo Sasanide si sostituì velocemente l'arabo; il Pahlavì era una lingua complicata che a quanto pare non ebbe le caratteristiche giuste per divenire una lingua internazionale, cosa che avvenne invece per l'arabo. Gli iraniani introdussero questa lingua nelle loro terre insieme alla religione islamica e dopo averne posto le basi linguistiche la diffusero in tutto il mondo islamico.

La lingua araba letteraria e scientifica, che era proprio opera dei letterati iraniani, fino al quarto secolo dell'egira, ovvero fino all'anno mille cristiano, rimase la lingua dei popoli iranici.
Da questo secolo in poi, però, il persiano darì o più esattamente il neo-persiano iniziò la sua avventura e come abbiamo spiegato la settimana scorsa divenne la lingua internazionale e la lingua franca di tutta la regione, dall'India fino all'Anatolia.
Il persiano darì, era la lingua volgare parlata nel periodo Sasanide e non aveva risvolto nei testi letterari e scientifici dato che la lingua della corte era il Pahlavì. Dopo quattro secoli di dominio dell'arabo, però, intorno all'anno mille, la cultura e la lingua persiana rinacque all'improvviso ed il persiano darì venne usato anche per la diffusione della cultura, della letteratura e della scienza; questa lingua iniziò la sua avventura dall'est dell'Iran dove ebbe il sopravvento sul sogdese, il kharazmì ed altre lingue locali.
Nel periodo islamico, la grande innovazione, fu l'uso da parte degli iraniani delle lettere dell'alfabeto arabo che erano molto più semplici di quelle complicate del Pahlavì Sasanide e ciò fu naturalmente un passo in avanti. In questo modo il persiano darì assunse anche il suo aspetto scritto ed invece di essere solo la lingua della gente nelle strade e nei mercati ebbe la possibilità di accedere anche alle corti e di essere usata per la trasmissione della scienza.
Certo l'uso della calligrafia araba agevolò l'ingresso di molti termini arabi nel persiano; nelle prime dinastie iraniche post-islamiche, anche se i re stessi non conoscevano bene l'arabo usavano assolutamente ed unicamente l'arabo nel loro sistema burocratico e nei loro messaggi.
Taheridi, Samanidi e Ale Buyè usarono solo l'arabo alla loro corte.
Ma la situazione cambiò sotto il dominio della dinastia dei Selgiuchidi. Questa dinastia era di stirpe turca ma visto che era di cultura e lingua persiana introdusse il persiano come lingua ufficiale dell'impero in Iran e diedero grande sostegno ai poeti della lingua persiana.
In pratica la lingua persiana e la sua musicalità attirava particolarmente i sovrani turchi e mongoli ed i loro discendenti che in pratica avevano accettato la cultura persiana e si erano immersi in essa.
Una prova della massima diffusione della lingua persiana, giunta fino ai nostri giorni, è la lettera che il re mongolo Ghiuk Khan scrisse al Papa proprio in persiano; Marco Polo, alla corte di Qublai Khan, aveva appreso anche il Farsi ed aveva scritto in farsi i nomi delle regioni della Cina.

E' considerevole anche la presenza della lingua persiana in India che si diffuse attraverso il dominio delle dinastie di stirpe turca dei Ghaznavidi, dei Ghor e dei Khalaj; in seguito anche sotto i mogul ed insomma fino all'arrivo degli inglesi, il persiano fu la lingua delle corti indiane. Secondo il viaggiatore arabo Ibne Batute, alla corte indiana la reggia reale veniva detta "Dar Sara" (Casa in persiano), il boia veniva chiamato "Mir Ghazab" (l'emiro dell'ira) oppure i lingotti d'oro e d'argento venivano detti "Khesht" (mattoni). In India "Khorasani" significava straniero mentre il Khorasan e' una regione dell'Iran.
Anche l'Urdu, l'attuale lingua del Pakistan, ha una spina dorsale che richiama completamente la lingua farsi e sono tantissime, ancora oggi, le parole persiane nella lingua urdu.
Bisogna ricordare che l'influenza della lingua persiana sull'urdu fu tale che i poeti e scrittori urdu, invece di parlare dei miti indiani, nelle loro poesie parlavano di Rostam ed Esfandiar, personaggi del Libro dei Re di Ferdowsì mentre nelle poesie romantiche parlavano di Leili e Mejnun oppure Shirin e Farhad, i famosi innamorati citati nei poemi di Nezamì.

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