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Domenica, 10 Luglio 2011 06:03

I giardini iraniani: patrimonio dell’UNESCO

I giardini iraniani: patrimonio dell’UNESCO
Si è tenuto la settimana scorsa il trentacinquesimo vertice del comitato per salvaguardare il patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. In questo vertice sono stati registrati nella lista del patrimonio dell’umanità 9 giardini storici dell’Iran.

“Il Patrimonio dell'Umanità” è la denominazione ufficiale delle aree registrate nella Lista del Patrimonio dell'Umanità, o nella sua accezione inglese World Heritage List, della Convenzione sul Patrimonio dell'Umanità. La Convenzione sul Patrimonio dell'Umanità, adottata dalla Conferenza generale, dell'UNESCO il 16 novembre 1972, ha lo scopo di identificare e mantenere la lista di quei siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. Il Comitato della Convenzione, chiamato Comitato per il Patrimonio dell'Umanità, ha sviluppato dei criteri precisi per l'inclusione dei siti nella lista. Secondo l'ultimo aggiornamento effettuato nella riunione del Comitato per il Patrimonio dell'Umanità a Parigi, la lista è composta da un totale di 936 siti (di cui 725 beni culturali, 183 naturali e 28 misti) presenti in 153 Nazioni del mondo.

Nel vertice di quest’anno, sono stati valutati 42 opere storiche e naturali candidati da oltre 40 paesi del mondo. D’ora in poi, 9 giardini storici dell’Iran faranno parte della World Heritage List dell'UNESCO. Nel rapporto dell’UNESCO si legge: “A base dei loro differenti stili, questi 9 giardini vengono divisi in 4 categorie. In questi giardini la presenza dell’acqua gioca un ruolo fondamentale”. Il rapporto prosegue: “i giardini persiani rappresentano un’immagine del paradiso. Inoltre l’archiettura persiana ha fortemente influenzato lo stile dei giardini in India e in Spagna”.

Dal 1975 la repubblica Islamica dell’Iran è membro del Comitato per salvaguardare il patrimonio culturale e naturale mondiale dell’UNESCO. Fin’ora sono 12 le opere storiche e artistiche dell’Iran, registrate come patrimonio dell’umanità nell’UNESCO. I 9 giardini iraniani riconosciuti come tale quest’anno, sono i seguenti:

Il Giardino di Pasargad, il Giardino di Eram, Il Giardino di Chehel Sotun, Il Giardino di Fin, Il Giardino di Abbas Abad, Il Giardino di Shazdeh, Il Giardino di Mahan, Il Giardino di Dolat Abad, Il Giardino di Pahlevanpoor, Il Giardino di Akbarie.

Va ricordato che questi giardini appartengono alle varie zone dell’Iran con diverse caratteristiche naturali e geografiche. Nonostante il fatto che ognuno risale ad un’epoca diversa della storia della Persia – dall’epoca achemenide (2500 anni fa) fino all’epoca Qajar(200 anni fa) - ma tutti rappresentano perfettamente le radici storici della cultura iraniana.

Nella memoria degli iraniani, giardino da sempre evoca un’immagine del paradiso (in persiano: Ferdows). Forse per questo motivo, anche prima dell’epoca islamica, gli iraniani si dedicavano appassionatamente a costruire giardini e credevano che i giardini rappresentino una natura modificata dalla fantasia umana.

I Persiani continuarono a sviluppare i loro parchi secondo le tradizioni Assiro-Babilonesi. Già gli Assiri, avevano considerato gli alberi elementi fondamentali del giardinaggio. I Persiani, poi, ebbero per essi un'autentica venerazione. Queste piante avevano anche una grande importanza dal punto di vista religiosa. Vi era l'albero della vita eterna ai cui piedi scorreva un corso d'acqua e vi era l'albero miracoloso che conteneva il seme di ogni cosa. Perciò tra i Persiani piantarli e coltivarli era addirittura considerata un'occupazione sacra e faceva parte dell'educazione che si impartiva la sera ai ragazzi.

Si mettevano alberi di alto fusto nei parchi e se ne metteva anche attorno alle tombe creando giardini e boschetti per la gioia delle anime dei defunti. Così la tomba di Ciro a Pasagardæ era circondata da alberi e suo figlio Cambise ne aveva affidato la cura ad una famiglia di Magi. Parchi alberati venivano a maggior ragione creati per i vivi. Così, con la parola che sta all'origine del "paradiso", termine oggi usato per descrivere il luogo più bello e più felice che esista, i Persiani usavano chiamare i loro giardini “Ferdows”.

Data questa adorazione che i Persiani avevano per i giardini era chiaro che chi volesse offenderli non poteva inventar niente di meglio che tagliare i loro alberi. Questo era infatti il primo atto ostile che veniva intrapreso dai nemici dei Persiani quando riuscivano a penetrare nel loro territorio. Non c'è dubbio che questo popolo ponesse gli alberi tra i più preziosi dei suoi monumenti e considerasse la loro distruzione un sacrilegio.

Purtroppo l'adorazione dei Persiani per i propri alberi non si esplicò nell'arte figurativa e, se nella letteratura troviamo tante notizie sui loro giardini, poco troviamo nei loro bassorilievi, qualche pianta ornamentale e qualche fiore, e tutti molto stilizzati.

Fortunatamente a Pasagardae sono emersi i resti del grande parco che circondava il palazzo di Ciro. Così ci è oggi possibile ricostruire come fossero organizzati i "paradisi" persiani. La residenza reale, vastissima e recintata, era costituita da lussuosi padiglioni sparsi nel giardino. Era nelle sue aiole ben squadrate che dovevano allungarsi quei filari di alberi, bellissimi e profumati, descritti nell'aneddoto di Ciro. Attorno per irrigarli girava una rete di canali decorativi rivestiti di marmo bianco, una lunghissima catena rotta ad intervalli regolari da pozzetti quadrati di 1 m per lato e 0.50 m di profondità. Lo scorrere di quest'acqua limpida e pura rallegrava il luogo che possiamo immaginare fresco, pieno del canto degli uccelli, del ronzio degli insetti, e di infinita pace: insomma, un vero paradiso.

Nella regione Fars, e in particolare nella città storica di Shiraz, è rimasta la tradizione per costruire i giardini e nel corso dei secoli, la città di Shiraz è rimasta famosa per i suoi bellissimi giardini. Il Giardino di Eram, è uno delle più belle di Shiraz, costruito 200 anni fa, nell’epoca Qajar. Il suo stile è uno delle più uniche in tutto l’Iran. Le sue fontane, i corsi d’acqua, i suoi vecchi alberi e i bellissimi musaici di vari colori. Il giardino persiano di solito viene diviso in quattro settori.

Addirittura il tappeto persiano, simbolo della vittoria sulla natura selvaggia del deserto, è spesso un tappeto-giardino cosparso di fiori, a volte diviso in quattro settori da un disegno cruciforme, come un vero ‘tetragiardino’ (chaharbagh). E’ un giardino che si può portare all’interno, in un continuo effetto dentro-fuori, è anche un pezzo di casa che si può portare all’esterno.

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