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Domenica, 03 Luglio 2011 06:10

La storia delle morti silenziose

La storia delle morti silenziose
Passano oltre 23 anni dalla fine della Guerra imposta irachena contro la Repubblica Islamica dell’Iran. La sacra difesa dei giovani iraniani contro l’invasione del dittatore irachena ha durato per 8 anni.
I volontari iraniani con la loro bravura non hanno lasciato nemmeno un centimetro della loro terra nelle mani degli occupatori iracheni che avevano invaso all’improvviso e senza una formale dichiarazione di guerra, il territorio iraniano. La guerra imposta irachena contro l’Iran ha molte pagine oscure tra cui uso delle armi chimiche da parte del regime di Saddam contro i cittadini iraniani. Ne parleremo nel programma di oggi. Rimanete con noi!

 

L'invasione irachena dell'Iran, avvenne il 22 settembre 1980. Saddam Hussein tentò di approfittare della situazione iraniana in seguito alla vittoria della rivoluzione islamica per occupare alcuni territori petroliferi iraniani e per indebolire il prestigio iraniano. L'Iraq avanzò molto, inizialmente, in territorio iraniano, ma fu respinto dopo pochi mesi. Dalla metà del 1982, l'Iraq doveva difendersi dagli attacchi delle ondate umane iraniane. Gli Stati Uniti, avendo deciso che una vittoria iraniana non sarebbe stata di suo interesse, cominciò a sostenere l'Iraq: misure già in preparazione per migliorare le relazioni Stati Uniti - Iraq furono accelerate, rappresentanti di alto livello si scambiarono visite, ed a febbraio 1982 il Dipartimento di Stato tolse l'Iraq dal suo elenco di Stati che sostenevano il terrorismo internazionale. Continuare la guerra era terribilmente costoso. L'Iraq ricevette appoggio finanziario esterno e massiccio dai Paesi del Golfo, ed assistenza attraverso programmi di prestito dagli Stati Uniti. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato fecero pressioni sulla Banca di Import-Export per fornire all'Iraq finanziamenti, aumentare il suo credito e aiutarlo ad ottenere prestiti dagli altri istituti di credito internazionali.

Dall'estate del 1983 l'Iran stava riferendo sull'uso da parte Irachena di armi chimiche. Il protocollo di Ginevra richiede che la comunità internazionale risponda alla guerra chimica, ma un Iran -allora diplomaticamente isolato- ricevette solamente una risposta in sordina alle sue lagnanze. Essa tuttavia intensificò le sue accuse nell'ottobre del 1983, ed in novembre chiese un'indagine del Consiglio di Sicurezza ONU. Gli Stati Uniti, che seguivano gli sviluppi della guerra Iran-Iraq con straordinaria attenzione, avevano informazioni che confermavano le accuse dell'Iran, che descrivevano l'uso "quasi quotidiano" da parte dell'Iraq di armi chimiche, concomitanti con la sua revisione della sua politica e con la decisione di sostenere l'Iraq nella guerra. L'intelligence indicò che l'Iraq aveva usato armi chimiche contro le forze iraniane, e, secondo un promemoria del novembre 1983, anche contro "insorti curdi". L'Iran aveva sottoposto una risoluzione che chiedeva all'ONU di condannare le armi chimiche usate dall'Iraq. Il delegato Americano all'ONU fu istruito di fare pressioni sulle delegazioni amiche per ottenere un generale "nessuna decisione" sulla risoluzione. Se questo non fosse stato possibile, il delegato Americano si doveva astenere sul problema. L'ambasciatore dell'Iraq si incontrò con l'ambasciatore Americano all'ONU, Jeane Kirkpatrick, e chiese "di evitare" di rispondere alla questione - come fecero i rappresentanti di Francia e Gran Bretagna.

Tra 1980-1988 il dittatore iracheno attaccò l’Iran con le armi chimiche per ben 5003 volte, 30 di quali erano contro le zone residenziali. Uno degli attacchi più feroci fu’ la strage di Sardasht. I bombardamenti chimici dell’Iraq contro la zona Sardasht a ovest dell’Iran cominciarono intorno al mezzogiorno del 29 giugno 1988 e subito dopo l’attacco centinaia di civili sono rimasti uccisi mentre i sopravissuti all’attacco riportavano per sempre con loro, il ricordo della strage ovvero le pelle e gli occhi bruciati a causa dell’attacco chimico.

 

Dopo quel strage la Repubblica Islamica dell’Iran nominò Sardasht come la prima città vittime degli armamenti chimici nel mondo e 29 giugno fu nominato come “la giornata per combattere le armi chimiche e biologiche”. Fino alla fine di guerra, nonotante numerose denunce da parte dell’Iran, le autorità internazionali non reagirono e non condannarono l’uso delle armi chimiche da parte del dittatore iracheno. Ma quand finì la guerra, hanno imposto delle sanzioni contro il popolo iracheno e nel 2003, proprio con una simile accusa gli Stati Uniti hanno occupato l’Iraq. Baghdad dichiarava di aver distrutto tutto sotto il controllo dell’ONU. Ma chi gli aveva fornito questi armamenti pericolosi? Proprio gli Stati Uniti e i suoi alleati europei! Oltre 200 compagne occidentali tra cui 40 tedesche, erano tra i mega esportatori delle armi chimiche in Iraq. Uno di queste compagne era “Petrobraus” con Carlos Santana in veste del responsabile dell’ufficio delle vendite internazionali. Vicino a Samera, furono costruite molte fabbriche per la produzione delle armi chimiche. Tra 1983-1988 secondo il famoso giornalista del quotidiano inglese Observer, Saddam riuscì a produrre oltre 100,000 unità di armi chimiche. Gli americani erano al corrente di tutto e fornivano addirittura supporti militari e intelligence alle forze di Saddam, contro l’Iran.

 

Ma come mai la strage dell’attacco chimico iracheno contro le città iraniane di Halabche e Sardasht, è stata largamente ignorata dai media di tutto il mondo? Forse perche’ le autorita’ occidentali non sono riuscito a rispondere alle interrogative che poteva nascere per l’opinione pubblica sui fornitori di quelle armi chimiche all’Iraq. Questo sarebbe ancora oggi, una domanda molto scomoda per i governi occidentali.

 

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